Wednesday, 22/1/2020 UTC+2
IL SAPERE

Un Sentiero Stellato: Paradiso o Inferno; cosa scegli?

Un Sentiero Stellato: Paradiso o Inferno; cosa scegli?

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E’ giorno, ma un giorno d’Inferno…

…sì, perché l’Inferno non è sempre buio, rosso e cupo; talvolta è lucido e brillante, patinato e setoso, come c’immaginiamo possa essere il Paradiso; ma sempre un Inferno è.

Il Paradiso sembrerebbe preferibile all’Inferno, ma non è proprio così: è questione di sensazioni, di punti di vista e attimi di vita. Infatti ciò che per uno è Paradiso, può essere Inferno per un altro; ciò che sembra paradisiaco in un dato momento, è orrore per la stessa persona in un altro istante della sua esistenza terrena.

Dunque: perché parlare d’Inferno e non di Paradiso?

Semplice come bere un bicchiere d’acqua: vivere il Paradiso rende felici, tuttavia il Paradiso va costruito, conquistato col sudore della fronte e con le azioni, oltre che coi pensieri quotidiani. Non conosciamo il Paradiso, ciò nonostante possiamo raggiungerlo consapevolmente; e questo è il nocciolo del problema. Viviamo in un paradosso, poiché in assenza di consapevolezza non può esserci vera felicità costante ed equilibrata nel tempo, ma solo pochi attimi fugaci che se non ci vedono consapevoli, possono sfuggire via lasciandoci un vuoto, terribile vuoto.

Il “Paradiso” è un luogo per certi versi asettico, staccato e al contempo traboccante Amore ed è in nome di quell’Amore che l’Uomo tende ad avvicinarsi ad esso. Il punto cruciale è del resto imparare a sentire e provare quell’Amore per poterlo alfine rag-giungere; quindi fintanto che non si vive nell’Amore, imparando ad essere essi stessi “Amore”, il “Paradiso” è un luogo inaccessibile e la felicità una chimera favoleggiante.

Pertanto è più facile vivere l’ “Inferno”, decisamente più consono alle nostre paure, perché tuttalpiù è un pallido riflesso di ciò che riteniamo sia Paradiso, quando non lo è davvero.

Allora esaminiamo l’Inferno:

          È arancione , se lo si paragona alle divise dei “Condannati a morte” dai terroristi islamici;

          È rosso, per il sangue versato dagli stessi e da tutte le azioni di guerriglia e di violenza (anche domestica), perpetuate in famiglie “normali”, dove tuttavia basta un nonnulla e scatta la scintilla dell’odio;

          E’ marrone per il senso di oppressione che stringe il Cuore di fronte a siffatti atti di puro terrore, terrore che si prova persino al sopraggiungere delle notizie di delitti efferati o stragi e calamità; terrore a cui non ci si può assuefare, ma che si può imparare a superare ed ecco perché il colore del lutto diventa marrone e non rimane “buio”.      

L’Inferno è vivere quotidianamente pensando che le “colpe” siano altrui, negando a se stessi le proprie responsabilità.

Se ci fermassimo a cancellare tutto il dolore e provassimo invece con convinzione a costruire, anziché distruggere; ad amare anziché odiare; a dimostrare come l’Uomo possa usare l’Ingegno per strutturare anziché compatirsi, allora vedremo decadere sempre più il portone che dà sull’Inferno e solcheremo sentieri inesplorati di noi stessi… sentieri stellati che danno accesso alla crescita personale e spirituale, anticamera del Paradiso; e vedremo infine splendere l’intera gamma dei colori nel firmamento di noi stessi e nelle nostre esistenze..

Non più Inferno dunque, ma la felicità in noi…e per noi… ovvero il Paradiso è ora …. qui.

CARPE DIEM!

Cinzia Vasone (10/02/017)

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