Monday, 14/10/2019 UTC+2
IL SAPERE
IL SAPERE

Teologia della Liberazione (Parte Prima)

Teologia della Liberazione (Parte Prima)

Post by relatedRelated post

Prefazione

Ho avvertito l’esigenza d’inserire questa prefazione perché il testo che pubblico di seguito, per taluni aspetti, soprattutto terminologici (ma non solo), potrebbe apparire datato. In effetti, la “Teologia” risale alla primavera del 2002 e ciò comporta che l’intera descrizione, pur formalmente corretta, sia mediata da un linguaggio particolare, dedicato. Nel tempo, quel linguaggio, quella descrizione formale, grazie anche ai progressi permessi dall’osservazione in vivo dell’attività cerebrale, si è evoluta al punto che, oggi, posso sostituire il concetto di golem con quello di concrezione neurale senza variare in alcun modo il senso di quanto descritto. Ho mantenuto l’impostazione tipografica originale, salvo e come per gli altri lavori qui pubblicati, spostare le note, originariamente in calce, all’interno della pagina, aggiungendole fra parentesi o con rientri dei paragrafi. Il lettore attento, poi, non tarderà a notare una certa tendenza all’esoterismo. Tratto che, negli anni, ho abbandonato quasi completamente. A parte quanto detto, l’impianto teorico è rimasto intatto.

Teologia della Liberazione – Il Filo del Rasoio

Il primo scende rapido e furtivo

Come un bravo ladro o un assassino vero

Sino a lambire l’orlo dell’Abisso.

 

Il secondo, spavaldo, distribuisce doni

Come un mercante generoso

E intenzionato a guadagnarsi il Cielo.

 

Ma il terzo, regale come la Vergine in processione,

Fa strame d’ogni oscurità,

Spandendo la luce di diecimila soli.

 

E tutti sono figli del medesimo padre

Cresciuto nel Paradiso Terrestre

All’Inizio dei Tempi.

 

Prolusione

Brutalmente, senza fronzoli, entriamo nel Corpo e lo facciamo nostro. Questo è un punto di partenza d’assoluto valore, davanti al quale anche la coscienza più ritratta reagisce in modo rilevante.

 Di fronte alla verità e alla forza sono in molti a fuggire, ma che importanza può avere perdere i più se a rimanere è colui che vale?

 Morte, Vita e Consapevolezza costituiscono la Triade Superna (l’assonanza può apparire qabbalistica e, per certi versi, lo è), in altre parole la radice causale di ognuno dei sei Mondi Duali. Tali forze primigenie nel loro insieme descrivono in modo compiuto il funzionamento di ciò che va sotto il nome di “Vaso Alchemico Cosmico” o, anche, “Macello Cosmico” o, ancora e in modo più pragmatico, “Prigione Cosmica”.

 Molto bene. Alla luce di quanto sopra posso ora dichiarare lo scopo del presente lavoro: indicare a chiunque ritenga di averne interesse il modo per fuggire dalla Prigione Cosmica.

 Sotto questo profilo ed in virtù del conseguimento di tale fine, consiglio l’uso di questo scritto quasi fosse una mappa o, per usare un antico linguaggio marinaresco, un “portolano” dal quale trarre le coordinate necessarie a realizzare il cammino verso la più grande, tremenda, sacrilega e blasfema idea che l’uomo possa sperare di concepire: la Libertà Totale.

 Fonti eccellenti, senza le quali questo lavoro non sarebbe in alcun modo stato possibile (e di cui consiglio la lettura), sono le opere di Georges Ivanovich Gurdjieff, di Carl Gustav Jung e di Carlos Castaneda.

Altre eventuali fonti saranno indicate nel corso dell’opera.

Ouroboros

Quella che stiamo vivendo è la “Fine del Tempo”.

 Con la scoperta dei limiti estremi del sistema fisico (l’elettrone, limite inferiore e la velocità della luce, limite superiore) durante il secolo scorso si è definitivamente compiuto il cammino intrapreso dall’Homo Sapiens. Cammino iniziatosi al tempo del peccato originale quando alcuni primati, forse per caso e forse no, presero a mangiare il “frutto della conoscenza”. Frutto proibito e raccolto in forma di fungo (Psilocybe Cubensis) nelle praterie del continente africano, dai dieci ai quindicimila anni fa (Terence McKenna, Il nutrimento degli Dei, Ed. Urra 1995. Ritrovamenti archeologici successivi spostano questo momento a circa 35000/40000 anni fa).

 Da allora e sotto il formidabile stimolo iniziale della psilocibina, un gruppo di scimmie bipedi ha preso a evolvere aprendosi faticosamente la strada in un mondo che, durante quei fantastici albori, doveva essere vissuto come straordinariamente sconosciuto e potente.

 Così, il fuoco della consapevolezza individuale e collettiva, acceso dal sacro fungo, ha preso a crescere sempre più e ha fatto la storia del mondo esattamente come la conosciamo, in un processo evolutivo che ha portato i primati attraverso le epoche e sino al traguardo assoluto e obbiettivamente insuperabile di toccare il limite estremo del nostro universo, quello oltre il quale è il Nulla, il Tremendum, il mostro che popola i sogni più spaventosi e potenti dei viventi. Sinteticamente: la Morte.

“Elettrone” e “velocità della luce”. Entro queste due grandezze, determinate entrambe dal medesimo oggetto quasi a scimmiottare l’antico Ouroboros, nasce, si modifica e termina d’esistere ogni fenomeno pensabile in termini fisici.

 Così, per millenni abbiamo sgrullato e steso i lembi della nostra piccola Mente sino al massimo delle sue possibilità ed ora, incapaci di sostenere l’enormità di un tal evento, stiamo lentamente soccombendo alla sua devastante pressione.

 Come dicevo è la Fine del Tempo, giacché l’esaurimento del compito affidato alla Mente determina, nell’economia cosmica, l’inutilità della Mente stessa. Questo perché ogni cosa che abbia ottenuto il privilegio d’esistere è tenuta a pagarne il prezzo.

 Quale prezzo per l’esistenza della mente? Semplice: la distillazione della consapevolezza, il nutrimento degli dei.

 Durante gli eoni passati, tale compito è stato scrupolosamente adempiuto dai rappresentanti della razza umana che, in tal modo, hanno pagato il tributo più grande in termini di sofferenza portando, come detto, la consapevolezza collettiva dal flebile bagliore degli inizi al fulgido (si fa per dire) splendore del tempo attuale.

 Oltre, però, non si può andare. La Mente non può poiché di là del confine raggiunto è l’eterno e indifferenziato Pleroma, di fronte al quale la Mente può solamente dissolversi. Questo significa che “il disegno di Dio”, com’era solito chiamarlo un dotto esegeta di mia conoscenza, è compiuto e ciò comporta che la presenza dell’uomo nel cosmo è divenuta superflua.

 Difficile dire quanto tempo ci resti. Valutando ciò che sta accadendo in questo momento nel mondo (scrivo mentre in Afghanistan la gente muore sotto le bombe e in America muore di carbonchio) sarei portato a pensare che ce ne rimanga davvero poco.

Certo è che se riusciremo a superare questa crisi, a breve ne seguirà un’altra più difficile e poi un’altra ancora, sino al momento in cui il crollo definitivo sarà inevitabile.

 Dieci, venti, quarant’anni? Non è molto importante. Quel che conta è che l’umanità è giunta alla fine del suo viaggio.

 Ora, se collettivamente il disastro appare inevitabile, individualmente è proprio da tale tempo funesto che è possibile trarre un’opportunità unica e mai presente, prima d’ora, nella storia del mondo.

Accade, infatti, che in questo tempo la “spinta della Morte” diviene (e diverrà) sempre più forte. Tanto da offrire ai pochi di noi che ne saranno capaci la concreta possibilità d’operare il miracolo più grande: realizzare la Libertà Totale.

L’idea è semplice: usare la spinta della Tumbadora per compiere il balzo nella Libertà Totale trasformando l’attuale impasse, questa volta individuale, nella nostra unica e migliore occasione (secondo quanto riferisce Castaneda, “Tumbadora” è il nome dato alla morte dagli antichi veggenti toltechi; da questi appunto “vista” come forza rotante).

Il presente manuale, quindi, si propone di divulgare informazioni pratiche su come prepararsi a quest’evento, nonché sulla sua reale natura. Prima, però, alcuni cenni alla storia recente.

Il secolo scorso ha conosciuto quattro Cavalieri, tre dei quali già scomparsi. Il primo (non in senso cronologico) è Georges Ivanovich Gurdjieff, il secondo è Carl Gustav Jung, il terzo è Carlos Castaneda ed il quarto è nascosto e vivente e, di conseguenza, sarà chiamato semplicemente “il Quarto”.

Gurdjieff è stato il primo ed ha avuto come compito quello di portare dentro il mondo occidentale, troppo spesso simbolo atroce della Mente Collettiva, le tracce di un insegnamento perduto (P.D.Ouspensky, “Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto” e “La Quarta Via” Ed. Astrolabio 1974).

Il cuore di tale insegnamento è costituito dall’affermazione che lo stato di veglia negli individui corrisponde, in realtà, a un sonno profondo durante il quale l’individuo stesso è incapace di qualsiasi azione volontaria agendo, anzi, in modo del tutto reattivo e meccanico e, quindi, predeterminato.

In sostanza, Gurdjieff entra nella Mente Collettiva semplicemente negando alla stessa il diritto a un’esistenza autonoma e, per questo, passa alla storia nella migliore delle ipotesi come un mistagogo, nella peggiore come un ciarlatano. Eppure, alla faccia del Pensiero Positivo, incide la Mente Collettiva come mai nessuno aveva fatto prima. In effetti e da quel momento, un copioso fiotto di sangue prende a scorrere dal corpo di questa. L’impianto è minato.

Jung è il secondo. E’ uno scienziato ed il suo agire si compie tutto all’interno della comunità scientifica e, accanto a Gurdjieff, ha cura di suggerire alla Mente Collettiva che, forse (ma l’uomo non lo dirà mai in modo esplicito), ad avere esistenza oggettiva non è la mente bensì la psiche (che Jung, a questo punto e per ovvie ragioni, deve promuovere ad entità superiore con la teorizzazione del c.d. Inconscio Collettivo).

Il colpo inferto dal secondo cavaliere è ferale. Lo testimonia la profonda crisi nella quale cade lo stesso Freud dopo la pubblicazione dei Simboli della trasformazione (C.G.Jung, Simboli della Trasformazione, Ed. Boringhieri 1970), così come la reazione dicotomica del milieu colto del mondo occidentale alla provocazione dello scienziato.

In effetti, Jung, anche in forza della cura messa nel non esporsi oltre certi limiti, non è mai sconfessato dalla comunità scientifica, anzi, la Psicologia del Profondo diviene disciplina insegnata negli atenei e praticata negli studi di molti analisti. Viceversa, in ambiente ecclesiastico lo psicologo è additato come pericoloso eretico.

La Mente Collettiva, già su di un piano inclinato per opera di Gurdjieff, accelera il proprio moto verso il basso e si appresta a incassare il colpo successivo.

A portarlo è Carlos Castaneda che, come i due predecessori, è responsabile di una produzione tanto geniale quanto esiziale per la Mente Collettiva. A lui dobbiamo l’evoluzione e la divulgazione del concetto (introdotto da Ron Hubbard nel 1952) di Libertà Totale (Carlos Castaneda, Il Dono dell’Aquila Ed. Rizzoli 1983 e Il Fuoco dal profondo, Ed. Rizzoli 1985), in altre parole di qualcosa che non ha mai trovato stanza prima d’ora nella coscienza dei primati. Per la prima volta si parla di uno stato dell’essere che gabba in un sol colpo: cattolici, musulmani, ebrei e buddisti. Uno stato che vede, senza mezzi termini, l’Io divenire Dio.

Di là dallo scempio operato da Hubbard (che, in ogni modo, testimonia l’attività dell’archetipo sin dalla seconda metà del secolo scorso), Castaneda, tramite la sua intera opera e, soprattutto, attraverso l’elaborazione del concetto di Libertà Totale, abbozza la sintesi fra finalismo religioso Orientale e Occidentale. Sintesi che sarà portata a definitivo compimento dal Quarto.

Grazie all’azione del Terzo Cavaliere, le modificazioni apportate alla radice dell’impianto che sostiene la Mente Collettiva appaiono talmente profonde e definitive che la medesima Mente Collettiva è pronta per la venuta del Quarto: “colui il cui nome è Morte, che monta un cavallo verdastro e che si porta dietro l’inferno. A questi è dato potere sulla quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra” (Apocalisse di Giovanni 6, 8).

Niente da dire, il pazzo e visionario autore dell’Apocalisse vedeva lontano.

Ebbene, il Quarto è colui grazie al quale la Libertà Totale teorizzata da Castaneda diviene obiettivo perseguibile, qui e ora. Nei prossimi capitoli spiegherò come.

Nick

Chi lotta per conseguire la Libertà è chiamato guerriero.

Il lemma guerriero sta a indicare un modo dell’essere, un modo dentro il quale possono stare molte, diverse cose secondo lo specifico grado di sviluppo raggiunto dalla singola Totalità, intendendo per Totalità la sommatoria di tutti i possibili fattori fisici, psichici e spirituali che costituiscono la persona.

Nick ora è un guerriero e lo è da diversi anni, ma non è sempre stato così. Anch’egli ha vissuto un’infanzia in parte difficile e un’adolescenza in cui ha dovuto fare i conti con orde d’ormoni sciamanti, forze endogene che lo hanno rivoltato come un calzino lasciandolo, alle soglie dell’età adulta, da solo di fronte a se stesso.

A quel punto e come gli altri suoi coetanei, Nick sperimenta uno smarrimento profondo, una prima “notte dell’anima” nella quale si trova di fronte ad un bivio ferale: morire o vivere.

Per la verità Nick non è in grado di percepire sino in fondo l’importanza e la gravità del momento. Non ha alcuna esperienza e ciò che sente in modo conscio non va oltre un indistinto desiderio di potenza, un afflato di libertà vera che seduce il suo centro emozionale. Tuttavia, ciò basta a renderlo nervoso e consapevole del fatto che QUALCUNO GLI STA CHIEDENDO QUALCOSA.

Badate, tale processo è per tutti ma solo per alcuni è percepibile. Per molti (bisognerebbe fare una statistica) passa quasi del tutto inosservato. Requiescant in pace.

In verità, nel momento in cui l’individuo esce dall’adolescenza, lo Spirito gli spalanca una porta oltre la quale è una Scala. Con ciò offre a ognuno una pseudo-scelta (che, ripeto, per i più è una non-scelta): passare quel confine accettando di mettersi in gioco senza, per altro, sapere alcunché di quanto l’aspetta, ovvero vivere una vita normale, serena per quanto gli sarà concesso e, quindi, morire.

Torniamo a Nick e alla sua pseudo-scelta. Abbiamo affermato che oggi è un guerriero, ne consegue che nel momento in cui lo Spirito gli ha aperto quella porta egli è stato spinto a varcarla e ad iniziare la salita della Scala.

Insisto ad usare termini quali “psuedo-scelta” e locuzioni del tipo “è stato spinto” giacché, a questo livello, è davvero impossibile che Nick (così come qualsiasi altro individuo) abbia potuto sviluppare una volontà vera.

Nella migliore delle ipotesi Nick possiede quel che chiamiamo un “centro magnetico”, in altre parole una parte di sé fortemente attratta dall’idea del trascendente. Quella parte Nick l’ha costruita durante gli anni dell’adolescenza leggendo di religione, di filosofia, d’occultismo, di stregoneria ed ora essa sembra vivere di vita propria, infiammandosi ogniqualvolta il giovane uomo è sfiorato da un’immagine inconsueta, da un suono profondo, da un profumo sconosciuto.

Dunque, Nick è sulla Scala. All’inizio non capisce bene ciò che deve fare, intuisce solo che per lui è vitale divenire migliore di quel che è. Tuttavia, gli unici riferimenti che ha sono la sua educazione religiosa e i libri che ha letto.

Ricorda Castaneda e il vivere guerriero, ricorda vagamente gli insegnamenti della Quarta Via e ha in mente alcune timide idee sull’impeccabilità e sull’equilibrio dei centri. Niente di più. Eppure, lo Spirito si fa sentire da lui. Lo pungola e lo sprona mandandogli segnali forti, che lo sorprendono e che gli accendono il cuore e la mente.

Quello descritto è l’inizio. Il fragile e timido inizio durante il quale per il guerriero diviene imperativo comprendere a fondo la struttura della Totalità, sulla scorta dell’antico insegnamento “conosci te stesso”.

La Totalità dell’uomo ha una struttura che potremmo, almeno per il momento e molto sommariamente, definire “a grappolo” essendo composta di un numero enorme di “io” elementari, monadici, gli uni “attaccati” agli altri a formare strutture.

Tali “io” monadici, che d’ora in avanti chiamerò semplicemente Monadi (tale termine è mutuato da Bruno e da Leibniz ai quali va il merito di averne, per primi, intuito e teorizzato l’esistenza; il senso qui dato al termine è assai più vicino a quello teorizzato da Giordano Bruno) costituiscono le particelle elementari della coscienza e, siccome tali, espongono tutte le proprietà basilari di questa. In particolare:

  • Intellettualità;
  • Emotività;
  • Sensitività;
  • Intuitività.

In sostanza e sotto questo profilo, la Monade sta alla psiche (intesa nel senso di coscienza sia individuale, sia collettiva) come l’atomo sta alla materia costituendone, perciò, l’aspetto più elementare, indivisibile e, dobbiamo ritenere, indistruttibile.

Dunque, la Totalità ha la forma di un grappolo (ma si tratta di una semplificazione temporanea), ossia di un agglomerato di Monadi costrette in questa struttura dalla forza della vita.

In ogni individuo sono in numero fisso di 144.000, ognuna con una propria elementare volontà ed ognuna, almeno all’inizio, inconsapevole dell’esistenza di tutte le altre.

Apocalisse di Giovanni: “…dalla tribù di Giuda dodicimila; dalla tribù di Ruben dodicimila; dalla tribù di Gad dodicimila; dalla tribù di Aser dodicimila; dalla tribù di Nèftali dodicimila; dalla tribù di Manàsse dodicimila; dalla tribù di Simeone dodicimila; dalla tribù di Levi dodicimila; dalla tribù di Issacar dodicimila; dalla tribù di Zàbulon dodicimila; dalla tribù di Giuseppe dodicimila; dalla tribù di Beniamino dodicimila.”

Tutte insieme, le monadi foggiano (stiamo parlando d’individui sani di mente e completamente formati) un’unità fornita di coerenza e di coesione (la Totalità) la quale ha l’ancestrale e specifico compito di produrre consapevolezza.

In effetti, la vita serve a questo. Ha durata e intensità tali da assicurare che ognuna delle 144.000 Monadi sia sottoposta ad una pressione sufficiente a produrre, nel modo che vedremo, un determinato quantitativo di consapevolezza.

Ho sostenuto che la Totalità (intesa come agglomerato di Monadi) è fornita di coerenza e coesione. Intendo per coerenza la naturale tendenza, insita in ogni Monade, ad identificarsi con la Totalità della quale fa parte.

Per coesione, altrimenti, intendo il risultato di una forza esterna alla Totalità. Forza che costringe le Monadi dentro la struttura che Castaneda ha chiamato “forma umana”, in sostanza impedendo che durante lo svolgersi dell’esistenza, le Monadi stesse abbandonino la Totalità.

Dobbiamo pensare alla “forma umana” come ad una sorta di stampo dentro cui è imprigionata la Totalità. In termini assoluti e sotto questo profilo (lo dico a futura memoria) la Totalità, alla stessa strega d’Abraxas, confina con il Pleroma.

 La coerenza produce uniformità e il suo venire meno produce follia, mentre la coesione produce durata e il suo venir meno produce la morte. Quindi, la Totalità che abbia uniformità e durata riesce ad interagire per un tempo sufficiente con altre Totalità. Il tempo necessario a svolgere il proprio compito.

 Ora, le Monadi sono aggregate in gruppi chiamati Golem e il numero di Monadi costituenti ciascun Golem è dato dal quoziente intero di 144.000 diviso un numero variabile da 144.000 ad uno, essendo il valore del divisore determinato dallo specifico grado di sviluppo (o di degrado) della singola Totalità (vedi la Tabella 1).

Così la tradizione talmudica: ” Dodici ore ebbe il giorno; nella prima fu ammucchiata la terra, nella seconda esso divenne Golem, nella quarta fu infusa in lui l’anima”. Il Golem, inteso come automa o come creatura senza spirito, è ritenuto opera dei maestri Cabalisti. Celebre fu Yossel, il Golem praghese creato nel XVI sec. dal “Marahal” o Morenu Ha-Ray Loew (Maestro Loew, 1520-1609) per difendere gli ebrei dalle persecuzioni. Per quel che qui rileva, Golem è da intendere esattamente come “creatura (psichica) senza spirito”, via di mezzo fra l’universo monadico e l’Uomo Compiuto.

La suddetta legge è determinata dal principio d’indivisibilità della Monade e permette complessivamente un massimo di 96 configurazioni diverse: dall’estremo di 144.000 Golem presenti contemporaneamente nella medesima Totalità, all’estremo di un’unica entità composta da tutte le Monadi. Tale stato prende il nome di Libertà Totale.

Per tutti Luca, 30. Il caso dell’indemoniato di Gerasa narrato da Luca è paradigmatico e l’indicazione è specifica dell’esistenza, all’intero dello sventurato individuo, di un numero enorme d’individualità. In effetti, alla domanda posta da Cristo egli risponde di chiamarsi “Legione”.

Corollario di quanto sopra è che il grado di sviluppo della Totalità, oltre che a essere determinato dall’intera economia psichica (Karma), è inversamente proporzionale al numero dei Golem presenti.

Abbiamo affermato che all’inizio della vita, ma è condizione che in pratica si protrae sino alla morte di quasi ogni individuo, le singole Monadi sono inconsapevoli dell’esistenza d’altre Monadi all’interno della Totalità. Ciò a causa della loro struttura elementare che rende veramente difficile la comprensione di qualcosa di “diverso da sé” (tuttavia, sembra di poter dire, diversamente da Leibniz, che le Monadi sono dotate di finestre che servono loro per costituire legami con altre Monadi).

Per il vero, in un tempo come quello presente appare più consono adottare un linguaggio diverso magari sostituendo il lemma “finestra” con “valenza”, ovvero con “capacità di legame”. Questo spinge verso una visione fortemente psicochimica della struttura psichica e, quindi, verso la creazione di modelli monadici sorprendentemente simili a quelli proposti sino a oggi per l’atomo. Sul punto vedi l’Appendice.

In sostanza, ogni Monade è convinta d’essere unica e tale convinzione è rafforzata dal fatto che le Monadi, tramite i Golem ai quali appartengono e per effetto dell’azione di forze endogene ed esogene, durante l’intero arco della vita si avvicendano alla guida della Totalità, ossia occupano a turno e in base ad una sequenza casuale un luogo preciso all’interno della Totalità stessa: durante la veglia è il luogo fra gli occhi, durante il sonno fisico è nel fegato (Lü-Tzu, Il Mistero del Fiore d’Oro, Ed. Mediterranee 1971).

(Continua … )

Honros  (07/01/2016)

PulsanteLibriConsigliati

 

VISITA ANCHE IL SITO UFFICIALE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE

 
honros
About

Le persone spesso si spaventano per quello che dico e che scrivo perché temono, a ragione, che uccida i loro sogni. E nessuno rinuncia facilmente ai propri sogni perché l'illusione che esista qualcosa di misterioso e potente dal quale dipendono i nostri destini, qualunque forma o dimensione abbia, permette loro di continuare ad ignorare il fatto d'essere loro stessi i creatori di tutto quanto li circonda. Io, però, non mollo. Forse, perché seminare il panico, in fondo, mi piace.

POST YOUR COMMENTS

Privacy Policy Cookie Policy

BANNER

Contact IT

Contact

Email: redazione@ilsapere.org

Phone: 392 3377372

Translate »