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IL SAPERE

Teologia della Liberazione (Parte Quinta)

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05La Tavola Microcosmica

La vita è un’asse lunga e sottile lanciata sopra l’Abisso e alle estremità della quale sono Nascita e Morte.

Fin che siamo bambini ci muoviamo felici sull’asse, a volte camminando, altre danzando.

Tuttavia, presto qualcuno c’insegna ad avere paura dell’abisso…”attenti”, ci dicono,

“potreste cadere se non prendete le cose abbastanza sul serio”.

E’ da quell’istante che iniziamo a cambiare, cominciando, per paura, ad aggrapparci all’asse.

Così, già alle soglie dell’età adulta, la paura ha ragione di noi costringendoci,

per il resto della nostra esistenza, a vivere aggrappati all’asse come morbi o come cancri,

tanto da sviluppare dentro i nostri corpi quegli stessi morbi e cancri che,

in un tempo più o meno lungo, ci consegneranno alla Morte.

La Tavola Microcosmica è la mappa che disegna il percorso verso la Libertà. E’ integralmente riportata in “Tabella 1” e, poiché il suo valore è talmente elevato che nessuna persona al mondo, per quanto ricca sia, potrebbe mai pensare di ottenerla con il denaro, ho deciso di farvene dono.

La Tavola compara tre sistemi: la Quarta Via (per alcune parti), i Tarocchi (per la sola parte relativa ai Trionfi) e la gnosi esposta in questo libro. Gnosi della quale, ora e finalmente, diremo il nome: Il Filo Del Rasoio (il Filo Del Rasoio è il nome della Via Somma. C’è stato un momento nel quale, durante il cammino, ho creduto che Il Filo Del Rasoio fosse la Via Secca, ma non è così. La Via Secca conosce maestri incarnati. Pochi, ma esistono. Il Filo Del Rasoio conosce un unico maestro: lo Spirito).

Brevemente, la Tavola Microcosmica (v. Tabella 1) è anzitutto suddivisa in nove Colonne denominate: “Grado”, “Monadi”, “GOLEM”, “Monadi per Golem”, “Mondo”, “Salto Quantico”, “Stato”, “N. Trionfo”, “Nome Guerriero”.

La Tavola presenta, altresì, novantasei righe o Gradi (dal 1° al 96°) a loro volta suddivisi in modo da disegnare quel che Gurdjieff chiamava Raggio di Creazione.

Vediamo, anzitutto, la suddivisione per Colonne.

Grado.

Indica, in relazione alla Via, il Grado di Sviluppo della singola Totalità posto che, ad esempio, il 47° Grado è superiore al 48°.

Monadi.

Indica il numero complessivo delle Monadi presenti in ciascuna Totalità (144.000).

GOLEM.

Indica il numero dei Golem presenti nella Totalità riguardo a uno specifico Grado. Stante il principio d’indivisibilità della Monade, tale numero è dato dal quoziente intero di 144.000 diviso un numero variabile da 144.000 ad uno. Questo genera esattamente 96 interi, corrispondenti ai 96 Gradi della Tavola.

Monadi per Golem.

E’ il divisore del rapporto di cui al punto precedente.

Mondo.

Relaziona i diversi intervalli di Gradi con il Raggio di Creazione di Gurdjieff.

Salto Quantico.

Sulla scorta del principio d’indivisibilità della Monade, appare evidente che il mutamento della configurazione Golemica all’interno della singola Totalità può avvenire solo rispettando il suddetto principio. Ciò comporta che, ad esempio, il passaggio dal 37° al 36° Grado (così come quello dal 37° al 38°) possa avvenire solo qualora l’energia disponibile alla Totalità sia sufficiente a distruggere i Golem esistenti (Solve) e a ricrearne di nuovi (Coagula) raggiungendo, così, il nuovo assetto. E’ chiaro che quando il processo si volge verso il basso (regresso, malattia, con aumento del numero dei Golem e corrispondente diminuzione delle Monadi che li compongono), tale fenomeno s’innesca in modo automatico giacché, a livelli d’energia determinati (quantizzati), il medesimo avviene naturalmente.

Nell’individuo comune il processo vitale, osservato dal punto di vista della configurazione Golemica, disegna una curva precisa e, diremo, sostanzialmente eguale per la stragrande maggioranza delle persone. La curva, che conosce tre possibili varianti secondo il tipo d’uomo al quale si riferisce (fisico, emozionale, intellettuale), sull’asse delle categorie ha i Gradi della Tavola (dal 96° ad uno dei Gradi posti fra il 48° e il 37°), mentre sull’asse dei valori ha il numero di Golem presenti normalmente nella Totalità.

Di seguito la curva dell’Uomo N.1 o Fisico e per 375 Golem presenti, il dato minimo riferibile ad un individuo adulto:

Grafico_Teo

Nei primi anni di vita e durante buona parte del periodo dell’educazione la curva cresce in modo vertiginoso e inversamente proporzionale al numero dei Golem, in buona sostanza simulando un’evoluzione che, in realtà, è solo fittizia. Accade, infatti, che la Totalità evolve non tanto per uno sforzo auto-generato, quanto per due motivi specifici: l’azione dell’enorme energia disponibile nel neonato e la forza applicata dall’educazione. Alle soglie dell’età adulta la curva si flette per rimanere, sino alla morte, all’interno del range specifico di quel tipo d’individuo. Certo, la curva potrà conoscere ancora piccole variazioni ma queste, verosimilmente, saranno sempre verso il basso.

Ad ogni buon conto, designiamo con “salto quantico” la differenza del numero di Monadi per Golem fra Gradi contigui moltiplicato per il numero di Golem del Grado superiore (ove si assume, come abbiamo detto, che il Grado 36° è superiore al 37°).

In altre parole, “salto quantico” indica il numero di Monadi che entrano in gioco ogniqualvolta l’energia complessiva della Totalità travalica confini precisi, oltre i quali i Golem sono prima distrutti e, quindi, ricreati sulla scorta di una superiore configurazione. Ovviamente, questo vale solo per le Totalità che conducono un’esistenza guerriera, giacché senza sforzi consapevoli e quantitativamente importanti, non vi è alcuna possibilità per l’energia totale di crescere e di generare tale fenomeno oltre i limiti di quella che abbiamo chiamato “fascia dell’uomo”.

Ebbene, sono possibili solo undici tipi di “salti” dal più piccolo che vede la redistribuzione di 3.375 Monadi, al più grande dove le Monadi interessate al processo sono 72.000. Quest’ultimo, assieme al “salto” di 48.000 Monadi, compare due sole volte e si trova nelle posizioni estreme della Tavola.

Stato.

Rapporta i diversi intervalli di Gradi con la suddivisione Gurdjieffiana dei tipi di “Uomo”. Tuttavia e qui sta una delle novità della Tavola, lo schema di Gurdjieff viene ampliato drasticamente introducendo, oltre a quello di Uomo N.7, altri due stadi: Uomo N.8 e Libertà Totale.

N. Trionfo.

E’ il numerale legato al rispettivo Trionfo (o Arcano Maggiore) del mazzo dei Tarocchi.

La vicinanza con la Cabala si fa più stretta.

Nome Guerriero.

Nel momento in cui il guerriero raggiunge uno dei Gradi compresi fra il 22° e il 1° (scala della Tavola), acquisisce il diritto a fregiarsi del nome del Trionfo relativo. Da notare che vi è lo scarto di un’unità fra la scala della Tavola e quella dei Trionfi (es.: 22° = 21).

Vediamo ora e in prima battuta, la suddivisione per Gradi.

I Gradi dal 96° al 49° individuano il Mondo della Luna e della Follia.

A questo range appartengono i seguenti due ordini d’individui:

  • Individui adulti nei quali si possono riscontrare disturbi psichici di qualsiasi natura (dalle nevrosi alle psicosi), purché tali disturbi possano qualificarsi, sulla scorta di una valutazione clinica, come “malattia”.
  • Bambini e adolescenti.

Poiché esula dagli scopi del presente lavoro individuare rimedi per le malattie mentali e che le problematiche riguardanti il periodo educativo sono già state trattate, l’intervallo dal 96°-49° Grado sarà ora ignorato.

I Gradi dal 48° al 37° disegnano, come si è già avuto occasione di sottolineare, la fascia propria dell’uomo così come lo conosciamo. Questo significa che, in tale fascia, troviamo uomini N. 1 (fisici 48°-45° Grado), uomini N. 2 (emotivi 44°-41° Grado) e uomini N. 3 (intellettuali 40°-37° Grado). L’individuo che incontra la Via può trovarsi in uno qualsiasi di questi Gradi; non fa gran differenza giacché stiamo parlando, in ogni caso, d’individui totalmente meccanici e privi di Volontà.

I Gradi dal 36° al 15° disegnano ciò che Gurdjieff chiama l’uomo seduto su due sedie, ossia un individuo che, avendo preso a camminare nella direzione del Risveglio ed avendo, per questo, abbandonato ciò che era, si trova senza una casa. Questa è la situazione propria sia dell’uomo N. 4, sia (in gran parte) dell’uomo N. 5, ossia di coloro che chiamiamo “guerrieri”.

I Gradi dal 21° al 16° costituiscono quella che si può chiamare anticamera del Risveglio.

I Gradi dal 15° al 2° esprimono, in modo progressivo, il Risveglio.

Il 1° Grado è la Libertà Totale.

Possiamo affermare che i Gradi della Tavola disegnano livelli energetici quantizzati giacché, come detto, solo a tali e specifici livelli d’energia psichica la Totalità può funzionare.

Tuttavia, è importante precisare che sino alle soglie dell’età adulta e per effetto dell’enorme energia propria del neonato, il processo d’aggregazione progressiva delle Monadi è del tutto meccanico e funzionale al raggiungimento di ciò che potremmo chiamare “equilibrio-uomo”. Viceversa, è importante rilevare che, ai fini del Risveglio, l’energia di cui si parla è solamente quella prodotta volontariamente in epoca in cui l’”equilibrio-uomo” è già formato ed è tesa, come ormai dovrebbe esser chiaro, a divellere quell’equilibrio.

L’individuo entra nel mondo al momento della nascita, quando prende a respirare. In quell’istante e a seguito del parto, il suo patrimonio monadico ha già subito una prima modificazione ed egli si trova inserito nel 95° Grado della Tavola Microcosmica (la permanenza nel 96° Grado riguarda l’ultimo periodo prenatale). Ne consegue che da quell’istante e sino a che non giungerà alle soglie dell’età adulta egli, come abbiamo visto, si troverà a compiere, mercé sia l’enorme energia della quale dispone, sia il processo educativo, un percorso che lo porterà fin dentro la fascia dell’uomo. La prigione dalla quale uscirà solo con la morte.

E’ solo a questo punto che ha un senso la scelta guerriera.

Vediamo le conseguenze di questa scelta, proprio a proposito della Tavola Microcosmica ma non prima d’avere precisato alcune cose riguardanti ciò che Gurdjieff chiamava “l’uomo seduto su due sedie” (anche se per tale individuo noi preferiamo l’appellativo di guerriero, proprio per la connotazione eroica e certamente “forte” che questo lemma reca con sé).

Non esiste situazione peggiore di questa e ciò per due ordini di motivi. Anzitutto, l’uomo seduto su due sedie non ha riferimenti d’alcun tipo non potendo più contare su quelli di un uomo comune e non avendone, nello stesso tempo, acquisiti di nuovi egli è, di fatto, perduto. Ciò pone quest’uomo in una condizione d’estrema delicatezza e pericolo giacché, in una situazione siffatta e quando la pressione esterna cresce per effetto dell’azione delle ottave, il rischio di un crash dell’intera Totalità è sempre drammaticamente presente. In secondo luogo, tale condizione d’assoluta precarietà è destinata a durare sino al raggiungimento del 15° Grado. Vi è da ricordare che è solo con la conquista del 6° Grado (Uomo n. 7), che il guerriero ha certezza di non poter più perdere ciò che ha guadagnato. Viceversa, prima del raggiungimento del 6° Grado è facile perdere ciò che si è appena conseguito e ritrovarsi, così, a dover risalire il tratto di china prima faticosamente percorsa.

Entrambi questi due inciampi possono essere superati. Il primo tramite ciò che si chiama “dover credere” del guerriero (ossia tenendo sempre desta, dentro di sé, la convinzione che il mondo che ci circonda sia misterioso e insondabile), il secondo mantenendo inflessibile il proprio intento e sostenuto il proprio sforzo sine die, senza termine.

Questo è molto importante, giacché è possibile affermare che un guerriero può avere una chance di riuscita solo nella misura in cui è in grado di mantenere assolutamente inflessibile il proprio intento e di sostenere il proprio sforzo per un tempo molto, molto lungo.

Veniamo, ora, alla Tavola e ad alcune delle sue particolarità.

Del Tirocinio (o Scala), dell’Arte dell’Agguato, dell’entrata del guerriero nel mondo, della meditazione in cammino e dell’Inizio del Risveglio (48°-13° Grado)

Un individuo entra nel Tirocinio nel momento in cui è accettato dallo Spirito e questo, come abbiamo detto, accade solitamente alle soglie dell’età adulta, in occasione di un sogno specifico.

Può trattarsi di un sogno lucido, così come di un sogno ordinario (anche se, in questo caso, si tratta in ogni modo di un sogno forte) all’interno del quale il sognatore incontra un guerriero. Inutile entrare nella descrizione di tale guerriero giacché può essere la più diversa, secondo la storia personale del sognatore. Ciò che non cambia sono gli occhi di costui.

Occhi profondi e carichi di forza, capaci di agganciare il sognatore al punto da farlo piangere senza ritegno. Inoltre, l’archetipo (perché di questo si tratta) deve parlare al sognatore. Ciò che l’archetipo dice è un fatto che riguarda esclusivamente il guerriero, nondimeno vi sono guerrieri che ricordano solo che la figura ha parlato e non quanto ha detto.

In sostanza, dopo questo sogno l’individuo sa di essere stato accettato dallo Spirito e di avere acquisito lo status di “guerriero”.

Nome appropriato giacché, da quell’istante, per quell’individuo s’inizia un cammino di lotta che potrà essere anche molto lungo.

Dieci, vent’anni, chi può dirlo. Molto dipende dalle caratteristiche della singola Totalità, così come da diversi altri fattori. Ad esempio, il Grado nel quale la Totalità stessa si trova nel momento in cui entra nel Tirocinio.

Ritengo, però, possibile indicare un intervallo preciso e teoricamente applicabile alla quasi totalità dei guerrieri: ventidue anni.

L’uomo comune muove comunemente da uno dei Gradi posti fra il 48° e il 37° se facciamo riferimento alla Tavola Microcosmica, in altre parole dall’Uomo n.1, n.2 o n.3 se ci riferiamo alla terminologia della Quarta Via.

Tuttavia, di là del Grado dal quale muove, nel momento in cui è accettato dallo Spirito il guerriero è tenuto a lasciare ogni cosa.

Il passo necessita di spiegazione poiché non deve essere inteso in senso materiale.

Anzi, condizioni di vita decorose sono assolutamente necessarie. La Regola recita “né poveri, né ricchi”, giacché la povertà così come la ricchezza eccessive sono di serio ostacolo al procedere (anche se, infine e dovendo scegliere, meglio troppo poveri che troppo ricchi).

Il senso del “lasciare ogni cosa” è, dunque, diverso da quello attribuito all’espressione dal “poverello d’Assisi”. La frase, in realtà, significa per l’appunto rinunciare ai propri sogni.

Sembra una banalità e, invece, si tratta della cosa più difficile che si possa chiedere ad una persona.

Si badi che il lemma “sogni” è qui usato sia nel senso di fantasie o idee, sia in quello di desideri sentiti o in ogni modo perseguiti dal singolo. Ed è chiaro che questo è propriamente il fine al quale il Tirocinio tende, giacché è escluso che un tale prodigio si possa verificare solamente dichiarando di volerlo fare.

Tuttavia, questo “progetto di rinuncia” è il fondamento e il presupposto d’ogni altra cosa ed è richiesto al guerriero da subito, sotto forma di consapevolezza profonda. Per usare una metafora castanediana, sotto forma d’intima predilezione.

 Sosteniamo che il luogo privo di sogni, altrimenti conosciuto anche come luogo della non pietà, costituisce l’obiettivo a medio termine che è necessario realizzare per dare inizio al Risveglio.

Dunque e allorché lo Spirito accetta l’uomo, costruisce attorno a quest’ultimo condizioni di vita tanto rigorose quanto appropriate al perseguimento, anzitutto, di ciò che abbiamo indicato come “obbiettivo a medio termine” e tutto ciò sulla scorta di un processo che si svolge contemporaneamente su due piani.

Così, il guerriero è spinto in un progressivo isolamento, come se qualcuno avesse improvvisamente messo la sua vita dentro barriere ferree, impossibili da valicare, pena la perdita d’ogni opportunità di progresso.

E’ bene non fraintendere il punto; il guerriero non è trasformato in un eremita, anzi. Egli è tenuto ad integrarsi sempre di più nel suo ambiente, perseguendo una vita normale con famiglia, lavoro e figli.

In sostanza, egli è chiamato da un lato a un totale coinvolgimento nel suo “quotidiano”, dall’altro a sviluppare il distacco più assoluto da quel “quotidiano”.

In questo modo il guerriero impara a usare la vita d’ogni giorno per divenire libero attraverso l’apprendimento dell’Arte dell’Agguato.

Forte del coraggio e della determinazione promananti dalla Testa, il guerriero cerca un varco nella cortina di ferro che abbiamo chiamato “sonno fattuale” esercitando l’antichissima e, almeno sino ad oggi, quasi del tutto sconosciuta “Arte dell’Agguato”.

Durante questa fase lo Spirito porta il guerriero direttamente in zona di guerra, mettendolo nelle condizioni necessarie a comprendere la vera natura di quest’Arte. Lo fa servendosi di quelle che Gurdjieff chiamava ottave, ossia di specifiche, critiche situazioni di vita capaci di portare colpi mirati al Sistema Golemico o, per dirla ancora con Gurdjieff, capaci di shockare la falsa personalità. Ciò al fine di smantellare, pezzo dopo pezzo, ciò che Castaneda chiamava il “senso d’importanza personale”.

Una volta accettato dallo Spirito, il guerriero è da questi incalzato senza pietà. Nulla è risparmiato dalle ottave che s’avvicendano in lenta ed inesorabile successione, colpendo con divina precisione ogni aspetto della Falsa Personalità.

E’ a questo punto che il guerriero ha la possibilità concreta di capire la chiave dell’Agguato.

L’Agguato è un modo per volgere a nostro vantaggio ogni situazione di vita (il lemma “vantaggio” è qui usato in senso pragmatico. Si ritiene vantaggioso tutto ciò che ci avvicina alla meta, alla Libertà. Viceversa, è svantaggioso tutto ciò che ce ne allontana), trasformando la forza dissolvente delle singole ottave in energia e consapevolezza personali.

Il presupposto è che qualsiasi cosa o situazione pensabile vive sui termini di una contraddizione assoluta: bene e male, vero e falso, bello e brutto, facile e difficile, vantaggioso e svantaggioso e via dicendo.

Dunque, la prima cosa da fare è individuare tali termini. Ora e ammesso di esserci riusciti, i termini della contraddizione vanno portati entrambi dentro la coscienza e tenuti lì in piena consapevolezza.

In sostanza e per tutto il tempo che durerà la specifica situazione, l’individuo non deve perdere la consapevolezza della loro esistenza e del rapporto contraddittorio che li accomuna, così come del fatto che ciascuna di tali eventualità potrebbe, in fine, avverarsi. Tuttavia, mantenendo profondo distacco sia dall’una, sia dall’altra possibilità.

Questo porta a un risultato molto interessante, poiché la forza di ciascuno dei due termini è annullata dalla presenza del proprio opposto, permettendo a noi di passare indenni attraverso lo stretto e pericoloso tratto di mare che li separa. In sostanza, è usata la tensione insita nel principio di contraddizione al fine di risolverla.

Pensiamo, ad esempio, alla possibilità di trovarci di fronte ad una scelta importante come il sacrificio di qualcosa di nostro a beneficio di qualcun altro senza, tuttavia, avere certezza che tale sacrificio possa tradursi un effettivo aiuto per questa persona.

In tal caso i termini della contraddizione sono: successo e insuccesso. Ora e se assumiamo un atteggiamento ottimista, siamo calamitati dal primo termine e questo può portarci a procedere troppo velocemente e, magari, sventatamente. Se, viceversa, assumiamo un atteggiamento  pessimista  il rischio è di non muoverci per niente giacché sarà stato il secondo termine ad incatenarci.

Teniamo questi due esseri deformi bene in luce dentro di noi e allora passeremo fra loro senza problemi.

Sembra cosa da poco, eppure quest’atteggiamento, da solo, garantisce un successo “interno” infinitamente più importante di quello legato al nostro primitivo scopo (che, quindi, chiameremo scopo minore) poiché sfrutta la tensione provocata dal principio di contraddizione per trasformare in consapevolezza una parte sempre crescente dell’energia dei Golem.

Reiterando questa tecnica il ricorso all’indulgenza diminuisce gradatamente, mentre la produzione di consapevolezza aumenta d’uguale misura.

Tuttavia, è importante capire che non basta una semplice comprensione intellettuale della contraddizione e nemmeno una fugace accettazione di essa. Successo e insuccesso devono essere in ugual modo accettati dall’intera Totalità, senza ombra di riserve mentali. Vanno, altresì, tenuti in piena luce dentro di noi per tutto il tempo necessario al “passaggio” dell’ottava.

E’ chiaro che per far questo è necessario sviluppare distacco e abilità di “tenere l’angoscia” generata dalle singole ottave.

Inoltre, all’inizio è opportuno limitarsi all’approccio di situazioni relativamente innocue poiché, com’era solito dire il venerato Mullah Nassr Eddin, “voler abbattere i muri a cornate non vi otterrà altro risultato che quello di frantumarvi le corna”.

In sostanza, l’Agguato funziona su due livelli. Il primo riguarda lo scopo minore. Il secondo, lo scopo vero. Così, in essenza, ciò che il guerriero fa quando pratica l’Agguato è di usare lo scopo minore per conseguire lo scopo vero.

Tempo fa un’amica mi chiese come applicare l’Agguato nel caso i suoi vicini facessero suonare il loro stereo a tutto volume. Le risposi pressappoco così.

Nel caso dello stereo i termini li hai indicati tu stessa: accettazione passiva (piangersi addosso) e reazione violenta (arrabbiatura, sino al limite dello scontro fisico). Bene, queste sono due leve, due poli d’energia da usare per conseguire lo scopo vero. Tienili dentro di te in piena consapevolezza e, nel contempo, sviluppa il distacco necessario a vincerli. Fai questo ridendo. Se riesci a ridere in questa situazione (mentre 90 Db fanno tremare il tuo servizio da caffè) sviluppi il distacco sufficiente a rendere la tua Totalità simile ad un sughero. Vale a dire che il distacco (il riso) ti porta in superficie. Il problema è che per fare questo devi avere LUCIDITA’ (secondo nemico) sufficiente per azionare l’Agguato con adeguata velocità e maestria. Tuttavia, per avere lucidità devi aver vinto la PAURA (primo nemico). Molto bene, ammettiamo che tu sia riuscita a ridere mentre i vicini stavano facendo andare il loro stereo a palla….ora galleggi sull’ottava generata da quei degenerati. Cosa pensi sia accaduto? Semplice: tu hai potere su quell’ottava. Non mi stupirei se, magari il giorno successivo, tu non sentissi più lo stereo e per un motivo qualsiasi, anche apparentemente slegato dal tuo agire. Tuttavia questo è nulla. E’ lo scopo minore, il POTERE, il terzo nemico. Quel che davvero hai conseguito è un centimetro in più sulla Via della Libertà. L’obbiettivo, con il tempo e la pratica, è di affinare talmente l’Agguato da riuscire a cavalcare ottave di dimensioni gigantesche in assoluta tranquillità e scioltezza (Nel passo sono citati i primi tre nemici dell’Uomo di Conoscenza. Il primo è la paura, il più facile da vincere in quanto basta ignorarla. Quando la paura è vinta l’Uomo di Conoscenza diventa lucido e incontra così il secondo nemico: la lucidità. Se si arrende a tale nemico egli diventerà un guerriero ridanciano e mattacchione ma non farà un passo in più verso la Libertà. Il modo per vincere la lucidità è trattarla come uno strumento, una lente posta davanti a sé e usata per spostare rapidamente il fuoco dell’attenzione in modo da rendere mortale il proprio agguato. Se riesce a fare questo l’Uomo di Conoscenza acquisisce vero potere; il terzo nemico. Il più temibile, che viene vinto solo se ci si rende conto che il potere non è qualcosa di positivo, bensì un fardello gravoso e che richiede l’impeccabilità più assoluta. Quando questo accade l’Uomo di Conoscenza è ormai vecchio, tanto che ha modo d’incontrare l’ultimo nemico: la vecchiaia. L’unico che non può respingere).

In sostanza, praticare l’Agguato porta il guerriero a condurre una doppia vita e questo perché l’Agguato stesso, per essere efficace, deve essere silenzioso, segreto.

Nulla di ciò che, in realtà, andate facendo deve trasparire dal vostro modo d’essere poiché solo così i vostri progressi saranno reali.

Dovrete arrivare ad essere persone assolutamente normali, con una vita più che normale e che la pensano (almeno a prima vista) in modo fantasticamente normale.

Dovrete esser capaci di realizzare un modello fatto di perbenismo e di buone qualità, tanto da riuscire a sedurre (in senso lato) persino il vostro parroco; se e quando riuscirete a fare questo, il vostro Agguato sarà davvero mortale.

Non parlate mai dei vostri progressi, nemmeno con altri guerrieri. Non fareste altro che sciupare tali progressi in uno stupido esercizio di vanità.

Siate feroci e spietati con voi stessi e dolci e comprensivi con i vostri piccoli tiranni, giacché è solo per mezzo loro che voi potrete avere qualche possibilità di riuscita.

Curate finanche le cose più piccole, anzi, soprattutto quelle più piccole e insignificanti giacché saranno quelle a darvi i risultati migliori e più duraturi.

Controllo, disciplina, pazienza e tempismo. Applicateli ad ogni situazione di vita e, prima o dopo, l’Intento arriverà.

Il ridere guerriero.

La tecnica migliore per realizzare tutto quanto esposto in tema d’Agguato è il ridere guerriero.

Abbiamo affermato che quando il guerriero è accettato per lui inizia la guerra e che tale guerra è scandita e caratterizzata dalla venuta di una serie molto lunga d’ottave poste, quanto a durezza, in progressione ascendente e inviategli dallo Spirito al fine di renderlo perfetto (candido e potente come il primo dei due gigli).

Ora, quando una qualunque ottava investe il guerriero, in termini assoluti questi si trova a diretto contatto con la Morte e ciò scatena la sua paura. Una paura che sgorga direttamente dal centro emozionale e che, tramite un processo meccanico e tremendamente veloce, si trasforma in ciò che Gurdjieff chiamava emozione negativa.

Divenire preda di tali emozioni negative è fatto tanto repentino, quanto inevitabile.

Questo accade perché il centro emozionale lavora ad una velocità molto superiore a quella propria del centro intellettuale; ne consegue che per noi, almeno all’inizio e per diverso tempo, risulta impossibile controllare tali emozioni. Siamo troppo lenti.

Praticare l’Agguato significa rendere il centro intellettuale tanto veloce e tanto fluido da riuscire a controllare il centro emozionale, rendendo in tal modo possibile il vero “miracolo”: la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.

Questo si può fare solo cercando di ridere ogniqualvolta le emozioni negative si manifestano. Si tratta di una tecnica che va messa in atto da subito, anche se all’inizio e per chissà quanto tempo, sembrerà impossibile da realizzare.

Quando angoscia e paura erompono in voi per effetto della pressione esterna o interna, ciò che dovete cercare di fare è proprio e solo questo: ridere.

Ciò richiede quel che chiamiamo un enorme sforzo consapevole giacché, per riuscire a ridere quando ci troviamo sotto il tiro della Morte, noi dobbiamo ricordarci di noi stessi e dello scopo che ci siamo dati.

Per questo le situazioni difficili sono così importanti, perché ci mettono nella condizione di ricordarci di noi stessi.

Ridere in faccia alla Morte quando questa sta premendo su di noi ci mena al Risveglio poiché, questo semplice atto, ha l’effetto di impedire il ricorso all’indulgenza. In altre parole, ridere c’impedisce di sprecare la nostra energia, aumentandola di conseguenza e con ciò arrivando, attraverso la distruzione (Solve) e la successiva ricreazione (Coagula) dei Golem, dapprima al conseguimento dello status d’Uomo n.4 (con l’abbandono della c.d. fascia dell’uomo) e, quindi, alla conquista dei livelli superiori di realizzazione.

Sino alla realizzazione suprema: la Libertà Totale.

Tuttavia, rendetevi conto che, soprattutto all’inizio, tutto questo è quasi impossibile. Non solo, accade che, sino alla fine, con voi sarà ciò abbiamo chiamato “il Cronico”. Un’entità potente che cercherà in ogni modo di vanificare qualunque vostro progresso. Il Cronico è la silenziosa presenza che vi spinge verso il vostro specifico modo d’indulgere, giacché si tratta del suo nutrimento.

Inutile cercare uno scontro totale con lui. Anzi, pensare di domarlo facilmente o sottovalutarlo equivale a condannarsi al fallimento.

In proposito Gold suggerisce una tecnica assai efficace e che prende il nome di fattore di contrattazione. Consiste nel concedere qualcosa per avere in cambio qualcos’altro.

Ciò, tuttavia, comporta che abbiate già una certa conoscenza di voi stessi e che, a tale proposito, abbiate già stilato un inventario dei vostri punti deboli.

(Continua …)

Honros  (07/01/2016)

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Le persone spesso si spaventano per quello che dico e che scrivo perché temono, a ragione, che uccida i loro sogni. E nessuno rinuncia facilmente ai propri sogni perché l'illusione che esista qualcosa di misterioso e potente dal quale dipendono i nostri destini, qualunque forma o dimensione abbia, permette loro di continuare ad ignorare il fatto d'essere loro stessi i creatori di tutto quanto li circonda. Io, però, non mollo. Forse, perché seminare il panico, in fondo, mi piace.

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