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Santorini e Atlantide: tra Mito e Storia

Santorini e Atlantide: tra Mito e Storia

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Santorini è una delle più famose isole greche, la più meridionale dell’arcipelago delle Cicladi

I suoi abitanti, col passare dei secoli, le hanno attribuito diversi nomi. E’ stata, infatti, chiamata: “Stronghyle”, “Kalliste”, “Thera”, “Philotera”, fino all’attuale nome di “Santorini”.

Nel ventesimo secolo una certa letteratura fantastica ha perfino correlato il suo agitato passato con la tragica sorte della leggendaria Atlantide. I ricercatori, soprattutto geologi ed archeologi, hanno circondato di ammirazione e di interesse quest’isola, cercando di ricostuire, in base ai dati raccolti, la sua lunga storia.

Il mito racconta che Santorini, denominata dal geologo francese Fouquè la “Pompei dell’Egeo”, fu originata da una zolla di terra della lontana Libia. In realtà, per poter seguire il cammino di Santorini attraverso i secoli, si dovrà prima cercare di immaginarci il territorio greco come si presentava centinaia di milioni di anni fa. In principio esso era quasi completamente ricoperto dal mare; in maniera graduale, poi, a seguito di sconvolgimenti cosmogonici del nostro pianeta, alcune sezioni di terra si elevarono al di sopra dell’acqua e crearono, all’incirca trenta milioni di anni fa, l’Egeide. Essa costituiva una massa unitaria di terraferma che si estendeva dal Mar Ionio fino all’Asia Minore, ma i grandi movimenti geologici continuarono, finché il mare non riuscì a penetrare all’interno dell’Egeide, frammentandola in tante parti. La zona che ora è ricoperta dal Mar Egeo fu allora sommersa, ad eccezione delle cime dei monti, che rimasero come isolotti emergenti. Al posto di Santorini era rimasto un isolotto roccioso e la successiva evoluzione dell’isola, nella sua forma attuale, è il risultato della lunghissima attività dei vulcani che erano già apparsi circa 26 milioni di anni prima in quella zona. I coni vulcanici e l’isolotto roccioso preeesistente si unirono gradualmente ad opera dei materiali prodotti durante le eruzioni e così col passar del tempo si formò un’unica isola, che, per la sua particolare forma, secondo la testimonianza di Erodoto, fu chiamata “Stronghyle”. Il terreno diventato fertile durante la tarda e la media età del bronzo (tra il terzo e il secondo millennio a.C.), a seguito della cessata attività dei vulcani, attirò tanti coloni, che fondarono vari centri abitati, tra cui quello di Akrotiri. Un grande sviluppo dell’isola si ebbe durante la tarda età del bronzo (intorno al 1500 a.C.), periodo in cui i Minoici di Creta dominarono l’Egeo ed influenzarono notevolamente la civiltà di Thera. Ma proprio nell’epoca di maggiore fulgore, Thera fu distrutta dalla violenta eruzione del vulcano.

Ci troviamo verso la metà del XVI sec. a.C. e non esistono fonti storiche che attestino cosa accadde precisamente. Gli storici hanno cercato di ricostruire la catastrofe, grazie ai dati in loro possesso.

Sembra che nella zona i terremoti si susseguissero con sempre maggiore frequenza e che proprio un sisma particolarmente violento avesse causato il risveglio del temibile vulcano. La maggior parte degli abitanti aveva abbandonato l’isola prima del tragico evento, forse allarmati da segni premonitori e con loro portarono anche gli oggetti più preziosi. Infatti gli scavi non hanno rivelato né scheletri umani, né animali, tranne quello di un maiale, e nemmeno sono stati rinvenuti oggetti di pregio. L’intera isola fu sepolta da uno spesso strato di pomice, che in molti punti superava i trenta metri e la crosta terrestre cedette fino a formare una vera e propria voragine, dove sprofondò la maggior parte della sezione centrale dell’isola. E’ stato verosimilmente ipotizzato che la catastrofe sia stata accompagnata anche da enormi onde di marea e della vecchia Stronghyle rimasero solo l’odierna Santorini, Thirasia e Aspronissi. Secondo la valutazioni degli esperti le onde raggiungevano l’altezza iniziale di circa 210 metri, così che furono colpite con una furia immane le coste dell’Egeo. La “notte di Eracle che ne durò tre” ed altri miti dell’Attica, dell’Argolide, di alcune isole dell’Egeo e della Licia non devono essere altro che trasfigurazioni del ricordo di quelle persone che avevano vissuto la grande catastrofe e che cercarono di spiegare con miti i grandi fenomeni naturali.

Alcuni studi condotti durante gli scavi a Creta nel 1932, portarono il prof. Spyridon Marinatos a formulare l’ipotesi secondo cui la fine della civiltà minoica nel XV sec. a.C. era stata causata dal colpo infertole dalla spaventosa eruzione di Santorini. Probabilmente le onde di marea avevano colpito le coste di Creta, dove si trovavano i palazzi di Cnosso, Mallia e Zakros, come pure importanti centri abitati.

Santorini è stata spesso messa in relazione al mito di Atlantide, il leggendario continente sommerso mentre si trovava all’apice della sua civiltà. Il mistero che ha avvolto la catastrofe mediterranea e la scomparsa di Atlantide ha affascinato scienziati e filosofi. Le tracce che hanno suscitato maggiore interesse sono le citazioni di Platone nei suoi dialoghi “Timeo” e “Crizia”. Secondo il primo riferimento narrato nel “Timeo”, quando il legislatore Solone visitò l’Egitto intorno al 590 a.C., un sacerdote di Sais gli aveva narrato la storia di Atlantide, “un grande ed ammirevole stato che dominava sulle altre isole”, che aveva sviluppato una notevolissima civiltà. Era un regno formato da due isole, una “maggiore” e l’altra “minore”, che a loro volta comprendevano dieci stati vassalli. Di questi ne vengono menzionati soltanto due, la “Metropoli” e lo “Stato Reale”. Gli abitanti di Atlantide avrebbero attaccato Atene 900 anni prima dell’epoca di Solone, dopo aver conquistato già molti altri territori dalla Libia, all’Egitto e all’Europa. Secondo Platone, gli Ateniesi li respinsero e liberarono pure tutte le città che erano state sottomesse, ma tempo dopo Atlantide fu colpita da un violento terremoto e da tremende inondazioni, che la fecero sprofondare completamente, rendendo la zona di mare ad essa circostante molto profonda, fangosa ed inavvicinabile.

Nel “Crizia”, invece, Platone delinea un quadro più preciso di Atlantide, descrivendo la sua fondazione ad opera di Poseidone, i re, l’amministrazione, le classi, le occupazioni, le abitudini degli abitanti, il clima, la geomorfologia, l’architettura e le opere tecniche del suo porto. Proprio per la sua bellezza e prosperità avrebbe suscitato l’invidia degli dèi, che avrebbero preso la decisione di distruggerla, ma il racconto di Platone si interrompe bruscamente nel momento in cui Zeus convoca un’assemblea e si prepara a parlare.

I ritrovamenti degli scavi di Akrotiri, che dimostrarono la fioritura nell’isola di un altissimo livello di civiltà, nonché la sua violenta interruzione e la coincidenza delle datazioni delle due catastrofi, portarono molti ricercatori alla deduzione che l’Atlantide descritta da Platone non fosse altro che Santorini. A tal proposito, il professor Spyridion Marinatos diede al mito un’interpretazione diversa e più estensivamente verosimile, secondo la quale Atlantide poteva essere identificata con la Creta minoica, dal momento che le catastrofi subìte da Creta, a causa dell’eruzione vulcanica, furono fatali per la sua eccessiva evoluzione. Ad avvalorare maggiormente tale tesi, interveniva la considerazione che la morfologia e la forma di Atlantide, così come descritte da Platone, assomigliavano alla pianura della Messarà cretese. Di conseguenza, secondo tale ricostruzione, Creta era l’isola “maggiore”, lo “Stato reale”, mentre Santorini era l’isola “minore”, la cd. “Metropoli”. Nella trasfigurazione dei fatti tramandati, il decadimento di una civiltà, quella Minoica, fu attribuita allo sprofondamento di un’isola, anche se non fu Creta ad essere invasa dall’acqua del mare, ma gran parte di Santorini.

Il quesito però tuttora permane.. Atlantide è esistita? Se non si tratta di isole dell’Egeo, potrebbe essere stata una leggenda proveniente da epoche ancora più antiche, sopravvissuta nella tradizione orale dei superstiti magari arrivati da territori lontanissimi e poi utilizzata come insegnamento simbolico dall’arguto Platone. O forse il filosofo, volendo illustrare ai suoi concittadini le conseguenze che può provocare l’irriverenza dei mortali verso gli dèi, inventò il mito del continente scomparso dal proprio vasto immaginario?

Luigi Angelino (11-07-2017)

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Luigi Angelino
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Luigi Angelino ha conseguito la maturità classica a Napoli e poi la laurea in giurisprudenza presso l'Università Federico II. A seguire, ha ottenuto l'abilitazione all'esercizio della professione forense presso la Corte di Appello di Roma ed un master di secondo livello in diritto internazionale presso l'Università di Roma tre. Non ha mai abbandonato la passione per le materie classiche, filosofiche e teologiche, partecipando a molteplici corsi e seminari parauniversitari, conseguendo una laurea in scienze religiose presso l'Istituto Superiore di scienze religiose di La Spezia. Ha pubblicato un romanzo di ampio respiro con la Cavinato editore international dal titolo "Le tenebre dell'anima" nel 2017, che è stato tradotto con il titolo "The darkness of the soul". Nel 2018 ha pubblicato un libro sui grandi misteri religiosi, filosofici e di costume dal titolo "I Miti- luci e ombre", che dopo una settimana è entrato nei primi 100 consigliati su Ibs. Nel 2019 ha pubblicato il thriller filosofico "La redenzione di Satana-Apocatastasi". Scrive, inoltre, per alcuni importanti blog culturali. Attualmente vive a La Spezia, dove lavora come dirigente presso un'Amministrazione pubblica.

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