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IL SAPERE
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Lo Scorpione (seconda Parte). Il Mediatore [R]

Lo Scorpione (seconda Parte). Il Mediatore [R]

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IL MEDIATORE.

PSICOLOGIA, SOCIOLOGIA E POLITICA: L’ARTE POLITICA DI NIKITA KRUSCEV.

Si è concluso il precedente capitolo enunciando l’idea di un legame tra simbolo dello Scorpione e immagine corrispondente nei sogni dei pazienti in analisi, accennando al senso comunitario e alla forte valenza mediatrice inscritta nella storia del simbolo stesso, come delineato nelle pagine precedenti.

Volendo affidarci ad una disamina di carattere socio-politico-culturale, appare lecito soffermarsi sulla figura storica di uno dei protagonisti della Guerra Fredda, tra il blocco occidentale, che vedeva a capo gli Stati Uniti d’America da una parte, e dall’altra il blocco sovietico, appena uscito dal repressivo regime socialista-comunista di Stalin, Nikita Kruscev.

L’arte politica dello statista illuminato Kruscev, non è stata rintracciata nella benché minima attività svolta da costui negli anni del segretariato del Partito Comunista russo.

Nel 1956 il Politburo del Partito Comunista Russo vive un periodo molto turbolento a causa di tensioni internazionali, che generano stravolgimenti nella geopolitica e nella distribuzione del peso politico tra le forze in campo: crisi nel blocco sovietico e tensioni nell’area mediorientale. L’arte diplomatica necessita di un intervento atto a determinare la posta in palio. Kruscev non può non intervenire con creatività per tentare di ammortizzare i cambiamenti che stanno succedendosi nelle varie parti del mondo.

Oggi, quanto fatto dal politico russo è davanti agli occhi di tutti: aver mosso le pedine iniziali di una partita a scacchi, dove la strategia della destalinizzazione ha comportato la semina di un raccolto che ancor oggi presenta i frutti. L’operato di Kruscev ha significato il palesamento dell’arte divinizzante che lo Scorpione cela in sé ogni qual volta ha davanti la possibilità di apportare l’energia necessaria perché prenda il via il cambiamento. Il carattere scorpionico del fine politico russo, dimenticato dai compatrioti, ma ancor di più dalla Storia, che oggi si fonda sull’interpretazione che ne dà l’interprete (Storia ritagliata a misura dei manuali), e non sui fatti e sull’attore che li ha agiti – come ben definito da Nietzsche – lo si può notare nell’attività di destrutturazione di tutto l’apparato politico e propagandistico della Russia comunista, a partire dallo scioglimento della polizia segreta che tante vittime innocenti o ree di aver voluto affermare la propria opinione, ha fatto. Lo scorpione è colui che culla più di cento piccoli scorpioncini senza che ne sia percezione; questo sta ad indicare come lo statista ucraino abbia avuto il coraggio, tipico dell’ essere scorpionico, di condurre un’ opera atta a mostrare tutte le debolezze di un sistema che su un falso mito ha creato la propria sussistenza, basato sul vassallaggio conducente ad una sottomissione apportante talenti, afferenti ad una connaturata realtà mistificatoria dove il potente meccanismo proiettivo ha come base la volontà assoggettante del collettivo, inteso nella sua valenza negativa, ed il produrre prove perchè vi potesse essere lo smascheramento dell’opera distruttiva perpetrata dalla propaganda comunista. È propriamente questa l’arte dello Scorpione: il simbolo, unendo costanza e rispetto dei valori di giustizia, perseveranza e accettazione del cambiamento, genera la necessaria energia perché avvenga il processo trasformativo atto a indicare, disciplinandolo, il potenziale creativo nelle attitudini proprie del soggetto che ne è incarnazione; beninteso che si sta cercando di unire quanto la storia ha posto in luce, attraverso una modalità di lettura del simbolo che è avulso dal contesto individuale del Nikita Kruscev, con l’analisi puramente intellettual-creativa presa in prestito dalla psicologia analitica, in particolare dalla lettura delle amplificazioni culturali intorno a tale configurazione caratterologica (dello Scorpione).

Le vicende dell’uomo politico nascono dalle campagne della assai rigogliosa e fertile Ucraina, dove la carriera ha avuto inizio come governatore e segretario del partito in una piccola cittadina.

Leggi che hanno provveduto a rendere l’Ucraina un paese tanto caro quanto maledetto per i russi, hanno facilitato la crescita rurale di quella nazione conosciuta come il granaio d’Europa; oggi sentiamo parlare di questa zona geografica come di territori dove da secoli vi sono russi, russofoni o semplici criminali asserviti al potente di turno. Oggi si assiste allo smantellamento di un apparato statale finalizzato alla crescita sociale ed economica della popolazione, come di una nazione in cui vige un regime che non è regime. Sovviene una domanda che risulta essere, ad occhio, stimolante per l’interpretazione che questo scritto tenta: quanto l’archetipo del potere risente di modalità filogenetiche e quanto su di esse vengono edificate notizie atte alla distruzione di un ordine basato sul rispetto dell’individuo? I fatti storici ci insegnano che l’archetipo è sempre attivo, lascia tracce in ogni agito, in questo caso del popolo, che si appresta a rendere il conto del meccanismo proiettivo. Ciò che appare democratico, cela sotto mentite spoglie, l’attivante furia dell’archetipo del potere fuorviante per coloro che ne subiscono il fascino; si pensi a quanto sia destabilizzante la furia cieca di una volontà sopraffacente il principio di democrazia: il potere dei pochi, illegittimi, diviene la democrazia sbandierata come difesa della costituzione e della libertà. A questo fare politichese si oppone la capacità diplomatica dello scorpione, che nutre dentro di sé una potenza tanto distruttiva, quanto strutturante perché creativa: Nikita Kruscev è il mediatore, è il politico illuminato che plasma ciò che indica il cambiamento. E’ colui che nei non luoghi riesce a creare il senso di comunità che fortifica e rende certi i cittadini di avere un futuro. L’idea base su cui ha fondato ogni sua azione politica Il Mediatore Nikita, consiste nel porre in essere il riconoscimento del diverso come elemento concorrente alla trasformazione dell’intero sistema, collassante sotto ogni singolo ingranaggio, dall’apparato politico-giudiziario, a quello più strettamente strategico-militare.

E’ stata citata la situazione geopolitica del globo nel 1956: lasciamo passare in rassegna i fatti, attraverso il supporto del racconto di un grande conoscitore quale Demetrio Volcic, voce italica nella Russia dei soviet.

Il racconto di Volcic spinge a porci una domanda: ogni grande statista sovietico, a prescindere se si è comunisti o meno, a prescindere che si tratti di dittatori o di statisti mediatori, perchè non è mai russo? Sembrerebbe un paradosso ciò che sto cercando di spiegare, ma la realtà storica, in tutte le versioni possibili, non fa altro che rendere visibile un meccanismo attraverso cui la razza russa, intesa come popolo e territorio afferente alla Russia attuale, non ha mai espresso un grande uomo politico nel XX secolo: Stalin (georgiano), Kruscev (ucraino), Leonidas Breznev (ucraino) etc. archetipicamente vuol dire che tanto alta è la forza delle saettanti proiezioni, che finiscono con l’essere artefici di grandi conflitti, in primis con loro stessi. Come ricordano insigni analisti junghiani, l’archetipo è sempre attivo pur appartenendo all’ordine involutivo, risultando inafferrabile e riconosciuto soltanto analogicamente, fino a quando la sua evoluzione non si presenta nella proiezione degli agenti: ciò avviene attraverso un meccanismo intuitivo, tanto nell’oppressore, quanto nell’oppresso. Ciò ci avvicina alla titolarità delle valenze dello Scorpione ben delineate in Kruscev, che si caratterizza come manifestazione evolutiva di un archetipo di natura involutiva: con questo si vuole affermare, a mio avviso, che le potenzialità trasformative, da una parte, e la distruttività della proiezione dall’altra, siano indicate in nuce nei meandri della filogenesi che si ripercuote inevitabilmente sulla sfera ontogenetica del singolo individuo.

Ora v’è necessità di raccontare l’attività di Kruscev, analizzando lo scritto di Demetrio Volcic, il cui titolo è “1956 KRUSCEV CONTRO STALIN”.

L’ analisi condotta da Volcic nel suo libro, pone in essere una rivalutazione dell’uomo politico Krusciov, in quanto ogni atto seguito alla morte di Stalin, ha un significato riconducente alla graduale ristrutturazione della galassia comunista, che si apriva a mutamenti, come già ho scritto, epocali, dove ogni azione prevede una reazione atta a legittimare il nuovo apparato dirigente.

La figura del mediatore “rivoluzionario” quale è Nikita, trova terreno fertile dinanzi ad un apparato politico che risente totalmente del servilismo e della incapacità di sciogliersi dalle catene del collettivo, intese qui come milizie private di un dittatore che con la forza ha tacitato ogni virgulto tendente alla democrazia decantata dal pensiero del Marx comunista (è lecito affermare che il vero Marx, non quello destrutturato dal regime sovietico, è socialista), perché potesse tacitare ogni istinto distruttivo presente nella sua natura; in questo contesto si inerisce l’attività mediatrice di Krusciov, che avvia un lento e faticoso, oltre che naturalmente eroico e meraviglioso, processo di destanilizzazione conducente allo scioglimento, quarant’anni dopo, allo scioglimento dell’Unione Sovietica.

Il simbolo dello Scorpione, unisce caratteristiche conducenti da un lato ad una potenza misteriosa, ancestrale, dall’altro ad una razionalità feroce che sembra ricalcare quanto affermato da Marcell Detiennè nella sua opera “APOLLO CON IL COLTELLLO IN MANO”: la lucida, ferrea, granitica razionalità, gli esponenti dello junghismo la definiscono funzione pensiero, distruttrice della concretezza che non risponde ai canoni dettati dal contesto in cui questa è inserita.

Con questo rimando ad Apollo, si pone in risalto la capacità del mediatore, attraverso l’ars politica, di rendere fertile ciò che per sua natura fertile non è. Per realizzare il progetto di fertilizzare ciò che è reso deserto dalla condotta portata avanti dai dissipatori di libertà, lo Scorpione, ricordando quanto affermato in relazione ad Artemide, alleva nel suo grembo miriadi di scorpioncini che prolifereranno nel corso dei mutamenti che la storia presenterà loro davanti: pensiamo a Michail Gorbaciov; costui è un figlio del mediatore Krusciov, è frutto di una politica che poneva al centro la conquista della libertà e non il dissipamento di ogni struttura portante della cultura, della scienza e della società di una nazione.

Come ben definisce Volcic “ … Krusciov contro Stalin, è una semplificazione, ‘un bartalicoppi’ che piace, deformante e primitivo, ma non del tutto fasullo. In un grande duello, anche virtuale e a distanza di tempo, si ricordano i momenti in cui i due campioni si trovano soli” (VOLCIC, 1956 KRUSCIOV CONTRO STALIN, PAG. 9, SELLERIO EDITORE, 2006, PALERMO).

Alla morte di Stalin, Krusciov inizia a delineare le fasi del suo intervento all’interno del partito comunista, immaginando le facce che si sarebbero affacciate nella platea del politburo quando verranno pronunciate, e snocciolate come fossero contenute in compartimenti stagni, tutte le accuse e le false verità gettate come fumo negli occhi da Stalin e dai suoi fedeli segugi, su tutti il Ministro dell’Interno: Lavrentij Beria. L’intervento al congresso dure tre ore, tre ore nelle quali si affaccia più volte l’alone indeterminato che soltanto l’eroe può apportare, facendo fede sulle proprie forze, avendo come zenit il rispetto dei valori formanti l’unità di un popolo e la salvaguardia di esso.

Denotandosi uno scontro a distanza, come il fine giornalista inviato della Rai e infine deputato europeo mette in evidenza, lo scenario che assume forma, si caratterizza come uno scontro tra due modalità d’agire, diverse per natura e per formazione sociale, ove l’incipit che guida il mediatore, in primis vede protagonista la critica ad avvenimenti accaduti, in secondo luogo la disamina di una pulizia etnica, ove il diverso è colui che afferma la propria opinione e per questo viene eliminato (vedi Gulag). L’arte politica di Krusciov ha inizio nel 1953, quando viene attivata una vera e propria critica all’interno del centro di potere che porta al processo a Berija e alla sua condanna a morte: il mediatore, facente parte dei più stretti collaboratori del fu Stalin, ha caricato su di sé la responsabilità, inizialmente non riconosciuta, di porre in essere il discutibile operato di un fine dittatore, palesante errori fatali, quali ad esempio l’alleanza con la Germania nazista, che hanno condotto l’Unione sovietica allo scontro con una potenza capace di arrivare fino a San Pietroburgo.

Il timore che Nikita ha concerne la volontà di non apparire mai come un accentratore che smantella un culto per crearne uno proprio e personalissimo: il rispetto dei ruoli è preminenza dello Scorpione; oggi sembra che questa capacità di rispettare i propri ruoli e le proprie competenze siano del tutto ignorati e finiscano con l’essere ritenuti meri titoli che relegano la competenza e il saper accordare decisioni valide nell’antro più recondito dell’agire umano. Non v’è più un rimando alla massima kantiana “il dovere per il dovere”, bensì si esalta la supponenza di chi pur non avendo competenze può al contempo detenere il potere per rendere soggetti uniformati coloro che non hanno spirito critico.

Nell’Unione Sovietica, essere un segretario del comitato centrale, non è essere il Segretario del comitato centrale: come afferma Volcic, sta tutto nello spazio a disposizione, nella capacità e possibilità d’azione e, naturaliter, nell’autorità che si ha.

Lo Scorpione sta nell’Ombra, vive negli antri nascosti e la sua solerte razionalità folle, vige là dove impera l’insensatezza. Prende spazio ove regna il caos e delimita i confini entro i quali il Chaos deve, per ragioni di Stato, edificare, strutturare le travi cui poggia il futuro, sia esso del singolo individuo, sia di una intera nazione.

Alla vigilia del XX Congresso del Partito Comunista russo, si creano le condizioni necessarie perché Nikita Krusciov venga designato come segretario dello stesso partito e plenipotenziario della macchina statale russa.

È in questo periodo che l’astuto uomo politico affina le armi elaborando un discorso che si presenterà come una minuziosa descrizione e valutazione critica degli avvenimenti avvenuti sotto il dominio di Stalin, il terribile georgiano, che sulla sua persona ha gettato le fondamenta di una modalità d’ agire politica che a tutt’oggi vige in quella parte di globo terrestre; la maestria del Mediatore si rintraccia nella stesura del documento stesso e nella capacità di sottoporlo al comitato centrale del partito senza che venisse mai pronunciato il nome di Stalin. Anche la lettura dei nomi dei dignitari del partito venuti a mancare, segue un ritmo che palesa come l’arte dell’uomo le cui origini sono confuse, predisponesse ad una costante e meticolosa destrutturazione della figura e della politica che lo aveva visto partecipe come comprimario. Magistrale l’affermazione inerente l’influenza del socialismo sulle popolazioni da questo raggiunte, mettendo in evidenza come ogni rivoluzione socialista, per sua natura, non debba essere considerata come guerra civile o come portatrice di conflitti generanti malcontento e abulia nel popolo assuefatto da uno stato oppressivo perdurante.

All’apparenza quanto descritto, pone in risalto come Krusciov, rispettoso delle regole, così come ogni individuo scorpione, ritenga le regole non semplici orpelli cui far riferimento a seconda del tornaconto personale, bensì elementi centrali nel processo di sviluppo di ogni singolo individuo che pone al servizio di altri la propria arte. Quanto spesso si sente affermare di insigni terapeuti che le regole devono essere rispettate? Troppo spesso le si vive come strumenti atti a imprigionare l’individuo con catene difficili da spezzare. Krusciov vede nel rito e nelle regole il nodo centrale attraverso cui dare inizio all’opera di destalinizzazione tendente ad affermare quei principi che ancor oggi permettono sia possibile il rispetto della libertà, tanto individuale quanto d’opinione.

Il rispetto del protocollo è caratteristica di coloro che silentemente si accingono a creare rivoluzioni epocali, che la Storia pone al cantuccio perché scomode verità: lo stesso Nikita, come descritto dai documenti raccolti da Demetrio Volcic, sa che il mancato pronunciamento in merito alle migliaia di persone uccise dalle purghe staliniane, è sbagliato seppur strumentale ai fini di un attacco più diretto: la giustizia, la riconoscenza per il lavoro svolto da esponenti di partito ingiustamente uccisi dalle purghe, va decantata; il Mediatore sa quando e dove e in quali modalità: al momento giusto l’insieme dei misfatti commessi risulterà fatale, per quella parte di individui che ha posto in essere il meccanismo distruttivo presente in personalità deviate quale quella di Stalin. Necessariamente, aggiungo, non si può apportare rivoluzione se prima non si è fatto parte del medesimo meccanismo distruttivo. A supporto della mia affermazione, mi rifaccio a Sheldon B. Kopp, che candidamente afferma che bisogna uccidere la propria immagine interiore del capo (lo psicoanalista parla di Buddha), perché ci si possa emancipare e svincolarsi da coloro che hanno forgiato, e reso possibile, la crescita di un individuo, che pur essendo loro diretta emanazione, è capace di moti interiori propri facenti riferimento a capacità assimilate e trasformate nel corso dell’esperienza. Ciò comporta, un atto eroico, che come tale vuole la traversata di peripezie che conducono all’inferno colui che riesce a porsi dinanzi al misfatto come richiedente un supporto soprannaturale, tanto fuorviante quanto supportante l’agire di colui che per emancipare l’intera comunità, decide di porsi come cavaliere errante facente leva su energie individuali, frutto d’esperienza e militanza all’interno dell’ambiente ove si ritiene debba essere effettuata una rivoluzione silente.

Il 25 febbraio del 1956, Krusciov, dopo una attenta valutazione durante la riunione del comitato, decide di presentare il rapporto segreto che dà inizio alla politica mediatrice e costruttiva del fine uomo politico Nikita Krusciov: parla per tre ore, presentando una relazione il cui titolo si presenta come una messa in accusa dell’intero periodo staliniano: CULTO DELLA PERSONALITA’ DI STALIN E LE CONSEGUENZE.

Vengono passate in rassegna tutte le decisioni e tutti misfatti compiuti da Stalin e dai suoi attendenti comunisti. Krusciov accusa l’intero comitato di essere connivente con Stalin, e quindi d’esser reo di crimini contro l’umanità (diremmo oggi). L’affermazione che pone in essere una modalità d’agire scorpionica è l’affermazione secondo cui un allontanamento del dittatore georgiano, non sarebbe stato possibile, perché avrebbe consentito una spirale violenta. Certamente ogni singolo dignitario di corte ha svolto il suo ruolo, ma il centro d’ogni attività paranoide staliniana, è certamente Beria, capo della polizia segreta.

Nominare Beria equivale a mostrare interamente l’aspetto caratteriale precipuo dello Scorpione: ogni personalità ritenuta indegna,o comunque afferente a mancanza di rispetto, o rea d’azioni contro quelle che sono le regole, l’etica e la morale nonché la giustizia, è soggetta all’ira distruttiva di tale archetipo: in fin dei conti già il mito di Orione ci mostra questo aspetto. Da un punto di vista meramente psicologico, si vuole affermare la possibilità di questa tipologia caratterologica, d’essere portatrice della funzione Pensiero, che attraverso l’uso della logica destrutturante e separante, pone innanzi alla distruzione progressiva colui che si macchia di oltraggio all’ordine dato, ove con ciò si intende una messa al bando di tale soggetto e riflessioni che possano darne atto. Se il male, se il negativo è Beria, allora un processo che lo ponga alla sbarra e lo ritenga colpevole d’ogni azione è il giusto modo per tagliare – come con una lama del gladio – il prima e il dopo dell’Unione Sovietica.

Per comprendere meglio chi fosse Beria, ci affidiamo alle parole di Volcic, quando dice che “ (…) è condannato a morte nel ’53, ma la sua ombra continua a proiettare una luce sinistra per parecchi anni. Non possono essere comprese le vicende che si svolsero dietro le quinte, senza ricordarlo. Non si sa come si formarono le alleanze e come le cordate dei massimi dirigenti si misero d’accordo per eliminarlo dalla vita politica, un esercizio di grandi rischi. (…) Il 4 aprile, un mese dopo l’annuncio della morte di Stalin, il ministero degli interni comunica che i medici ebrei arrestati per una delle congiure sono innocenti, le loro confessioni estorte – dice il comunicato – con metodi severamente vietati dalla legge. L’iniziativa è stata presa proprio da Beria, lui promotore e inventore dei complotti, compreso quelli dei medici. Beria cerca di costruirsi una nuova identità, sottolineando come fosse Stalin a inventarsi complotti e nemici” (DEMETRIO VOLCIC, 1956 KRUSCIOV CONTRO STALIN, PAG 57).

Quanto riportato dal Volcic, permette di notare come la furia distruttiva dello Scorpione, visto fin dai tempi dell’antichità classica come paranoico e capace d’accessi d’ira, in realtà poggia la sua furia su elementi posti in essere dai fatti stessi. Come da me scritto in precedenza, il carattere scorpionico, ha come zenit il rispetto e la sincerità, che a loro volta hanno in nuce la verità: ciò che pare paranoico, ovvero questo atteggiamento, difende la collettività da bramosia e potere assoggettante singole comunità. Ecco che il mediatore si serve del medesimo meccanismo distruttivo che il vero paranoico usa perché temente la propria sconfitta: così Krusciov ottiene l’appoggio dei militari che rendono possibile l’arresto e la condanna a morte di Beria, reo d’essere lui stesso fautore di quanto Stalin ha compiuto. Il Capo della Polizia segreta viene arrestato, condannato a morte e probabilmente ucciso la stessa notte dell’arresto. Corre l’anno 1953.

La pretesa di Berija di assoggettare tutta la classe politica avente peso nella segreteria affinché potesse esserci un colpo di stato, generò in Krusciov la furia classica della caratterologia dello Scorpione: distruzione totale del nemico o supposto tale anche senza che vi fosse l’evidenza dei fatti, che molti decenni dopo confermeranno quanto affermato dal grande politico russo.

La caduta di Stalin e la conseguente friabilità dell’intero sistema politico russo, conducono a conflitti con le potenze allineate al regime comunista sovietico: è il periodo delle prime insurrezioni in Polonia, Germania (la prima a risentire della caduta di un sistema oppressivo in cui la deformazione come prassi consente di arginare movimenti tendenti al ridimensionamento), e maggiormente corrono gli anni in cui si arriva al fallimento della politica espansionistica del regime, con la guerra in Ungheria e con l’occupazione di Budapest.

La capacità di mediazione comporta sempre una grande dose di coraggio unita a follia, permettenti l’attraversamento di crisi che nessuna personalità politica ha meglio gestito di quanto fatto da Krusciov.

Vi sono degli aneddoti che confermano quanto vi sia una fondamentale attenzione ai dettagli, che risulta invalidante per lo stesso interprete di siffatte connessioni, in quanto non vi sono riscontri a supporto. Lo Scorpione tende ad attirare su di sé ogni tipologia di proiezione: lo si può osannare o lo si può gettare negli inferi facendo in modo che lo stesso Satana ne abbia ribrezzo; tutto attraverso un mero meccanismo proiettivo che prende forma e si nutre dagli agiti dello scorpione in erba. Essendo lo scorpione un abitante di luoghi oscuri e difesi da demoni afferenti alla terra, riceve la più grande accusa che gli si possa fare: è puro spirito. La psicologia junghiana ben delinea la linea di demarcazione tra spirito e pensiero: all’apparenza affini, etimologicamente diversi, sono espressioni che nel corso degli anni hanno generato confusione negli stessi esperti di psicologia analitica. Secondo quanto ci dice l’etimologia, spirito deriva dalla radice inglese spirit, dal provenzale peritz, dal francese esprit: come questa digressione vuole dimostrare, tutto ciò è afferente al soffio vitale, all’Anima, alla dimensione volatile. In definitiva tutto ciò che è incorporeo e che si avvicina ad una qualità d’animo. Già da quanto scritto, si evince come la controversia sia a favore di coloro che notano nella caratterologia dello Scorpione qualità riconducibili alla Madre Terra. Infatti è ancora l’etimologia che attesta la differenza dichiarando chiuso lo scontro. Leggiamo nei dizionari etimologici: pensiero deriva dal francese pensèe, dal latino PENSUM, ovvero con significato conducente all’attività filatrice delle schiave romane, chiamate ANCELLAE PENSILES. Da quanto scritto, è evidente che il pensiero è attinente alla facoltà osservativa, ragionante e riflessiva, che richiede un atto meditativo. Ecco che la spiccata contrarietà causata dalla personalità scorpionica, avente come fare la facoltà di pensare, e quindi tipologicamente Funzione Pensiero, suscita attacchi d’ira direttamente proporzionali alla reattività del partecipante alla diatriba.

Quanto detto risulta in toto dagli interventi svolti in politica internazionale da Krusciov, che fin dai tumulti in Polonia, dirige con solerte imprevedibilità le operazioni che disinnescano la bomba ad orologeria creata dalla fine del culto della personalità, narcisistica e paranoica, di Giuseppe Stalin.

Krusciov incontra Gomulka, esponente del partito comunista polacco che ha trascorso gli ultimi anni, per l’esattezza gli ultimi tre, in prigione. È al corrente delle vicende personali di costui, che rimane in disparte durante il reprimenda di Krusciov ai compagni polacchi. Molto scientemente finge di non essere a conoscenza del fatto che chi è in disparte è stato da loro stessi posto all’angolo.

Da consumato attore del varietà teatrale, Krusciov il mediatore, ascolta quanto Gomulka ha da comunicargli attraverso il suo racconto. Naturalmente la dote del mediatore, tipica dello Scorpione (stiamo parlando sempre del simbolo che sussume il tutto in un unicum), è ben delineata dalla capacità di recitare un copione che non andrebbe recitato laddove si voglia risultare sinceri. In concreto la dote di personalità siffatte, è nella capacità di celare l’ira che consente agli altri, in questo caso ai nemici sovietici in seno al Cremlino, di usare la stessa ira riversandogliela sopra.

Naturaliter non si arriva ad una rapida conclusione fino a quando non c’è l’incontro nella casa privata in cui il fine politico russo, partendo da una posizione d’attacco (che se sviscerata bene è di fragilità), riesce a trovare un accordo col politico polacco divenendone amico. Questo è il mediatore. Questo è lo Scorpione che protegge Artemide e risulta letale più del serpente.

Altro esempio di mediazione è l’apertura a Tito, plenipotenziario dittatore slavo; riesce nel 1955 a stabilire nuovamente i rapporti con la Jugoslavia, rimasta prepotentemente fuori dal blocco sovietico, servendo il suo territorio come cuscinetto tra le i due blocchi.

Passa alla Storia la foto di Krusciov che guarda l’Occidente attraverso il golfo di Trieste, quell’Occidente che ha beneficiato della cura di siffatta politica mediatrice di Krusciov. Si pensi all’avvio dello smantellamento del nucleare. Guardando indietro nel tempo, ci si accorge quanto non vi sia stata comprensione di un’attività prima psicologica, poi politica di Krusciov. Oggi si dibatte intorno ai temi dell’ecologia, del rispetto della natura. L’ambiente viene distrutto, viene oltraggiato in nome di un surplus di armamenti nucleari che non hanno ragion d’essere. Si assiste all’invasione di territori che la stessa storia ha conferito ad altri popoli; ogni azione che poggia sul pensiero o che mostra le falle di un sistema di rete facilmente attaccabile viralmente, discende da una mancanza di razionalità nelle mani di coloro che individuano nello spirito ciò che appartiene alla terra. Lo spirito è confacente all’elaborazione dei massimi sistemi, come indica il coelum stellato colmo di lapislazzuli di Hillman, non capace di apportare concretezza se mancante di razionalità. L’Anima Mundi, a mio avviso, è Pensiero, in cui ciò che è creativo viene reso sistema attraverso l’immaginazione. Soltanto in questo modo si può decidere di sbattere la propria scarpa su un tavolo all’assemblea generale dell’ONU. Soltanto così, è possibile destrutturare un culto narcisistico che pone al centro sempre e soltanto le istanze dell’Io. Certo mi si dirà che l’IO è uno fra tanti, ma quando questo uno diventa un Gerarca che demistifica la realtà, è lecito aspettare un sommovimento che ponga al centro l’individuo e non il bene di uno sparuto gruppo di potenti.

È giustificabile l’azione politica avente come fine il semplice poiesis degli Antichi Greci, perché facendo si è partecipi della Storia. In fin dei conti il filosofo del nichilismo, che poi nichilismo non è, ha ragione quando afferma che l’interpretazione dell’interprete ha poco valore: ciò che conta sono i fatti. E Nikita Krusciov è poieis, lo Scorpione è poiesis.

Si è parlato della distruttività di tale tipologia Pensiero. Un breve accenno ai diari di Kruscev deve essere fatto.

Amato all’estero, perché facente parte della Triade dei Buoni, odiato e distrutto nel proprio paese, dove il politico doveva sottostare alle dinamiche del potere sovietico. La storia ha persino deciso di essere controversa sulla nascita e la vera nazionalità di Krusciov; resta acclarato che costui rimane colui che ha reso possibile il cambiamento che ha condotto alla caduta del muro di Berlino: lo ha fatto quarant’anni prima. Lo chiamiamo “futurista”? Certamente questo aggettivo, è poco calzante, nonostante ciò è stato il motore del cambiamento, è il cambiamento. Oggi non v’è traccia di costui. Addirittura si dice che non sia esistito, politicamente. Essendo un giovane vecchio di 36 anni, ho dovuto far fede su quanto detto dai libri, quei libri che trattano argomenti scomodi: ho scoperto l’unico politico che può essere definito scorpionico, in quanto si sacrifica per salvare il suo popolo. E pensare che oggi c’è chi vorrebbe uccidere un piccolo scorpioncino cresciuto che ha regolato i conti col passato chiudendo l’epopea stalinista: si vuole processare Michail Gorbaciov. Evidentemente gli scorpioni attivano sempre l’invidia, quella invidia che Freud delinea come invidia del pene.

Vedere il marcio prima, è peculiarità di chi si muove negli antri; allo stesso modo si indossa una maschera che non è la Persona di junghiana memoria, bensì è l’adattarsi ai valori collettivi trascendendoli. Quell’adattamento che permette d’agire in modalità silente atta a effettuare una rivoluzione valoriale avente come fine l’apertura della porta che conduce verso nuova consapevolezza.

Krusciov, dall’alto della sua praxis politica, mostra quanto sia veritiera l’affermazione secondo cui ogni atto istintivo ancestrale releghi l’individualità che agisce tale furia nel dimenticatoio, ogni qual volta la si voglia attaccare e denigrare. La personalità scorpionica delinea tratti ove si coniugano l’astuzia, tipica del mediatore, e la furia distruttiva capace di alterare, in una frazione infinitesimale, tutto quanto di buono fatto.

Leggendo il libro di Demetrio Volcic, si evince la disamina del Krusciov di fronte alla sua fine politica, ordita da un suo vicino, nonché consigliere e uomo di fiducia, Leonid Breznev, che depotenzia ogni atto portato avanti dal Mediatore.

Ciò che Krusciov pone in risalto durante la sua vita di pensionato, è che Breznev ha voluto tinteggiare attraverso colori più sfumati un periodo denso di nuvole, certificando sì i misfatti di Stalin, ma giustificandone le ragioni.

Appare evidente come il politico Nikita abbia aperto, come già scritto, la strada del cambiamento, in primis creando una lesione comportante la destrutturazione di blocchi granitici, aventi come scopo soltanto il controllo dell’intero globo terrestre, anticipando la modernità, intendendo con ciò un precorrere i tempi servendosi della capacità oratoria, energia propulsiva creante consenso, come dell’arma potente più dell’energia nucleare stessa.

L’avanguardismo di Krusciov, dello Scorpione, consiste esattamente nell’avere percezione delle crepe presenti nel monolite, mettendo in atto un disegno che prevede, come diretta conseguenza, la stessa autodistruzione. Appare come un paradosso quanto si sta affermando, in realtà non lo è: si pensi allo Scorpione ormai in trappola; costui è in trappola a causa della sua natura, poiché egli stesso sa che dovrà scontrarsi con forze meno potenti ma molto convincenti; immolerà la sua esistenza dopo aver mosso le pedine di una scacchiera dove i presunti re banchettano all’insaputa di quanto accadrà. Lo Scorpione vede ciò che altri non vedono, si nutre dell’umido, si nutre di quanto rinviene percorrendo un selciato dipanante il senso. Jung indica compiutamente quanto sia indispensabile rispettare i propri limiti come motore atto a creare, a ri-creare quel che si è. Lo Scorpione è Anima, è la Grande Madre. Principio femminile creante meraviglie non capibili se non affrontate con lo spirito intuitivo dell’insight, che per sua natura si connota come illuminazione improvvisa. Lo Scorpione è intelletto creativo, è generatività.

Scrive Volcic “Per Krusciov si possono elencare alcuni motivi immediati nel periodo di cui parliamo. Diminuisce la pressione verso l’Occidente alla vigilia della rottura politica, ideologica e economica con la Cina. Così cerca un accomodamento con gli Stati Uniti, ma avvia cauti sondaggi anche nella direzione della Germania Occidentale. (…) Krusciov sembra uno zio burbero, a momenti divertente, con le sue battute. A casa e nelle anticamere del potere sovietico non lo amavano molto, la Russia da sempre preferiva ordini da accettare senza discuterli troppo. La democrazia è considerata sinonimo di anarchia e di licenza”(DEMETRIO VOLCIC, 1956 KRUSCIOV CONTRO STALIN, PAG. 126). Lo Scorpione appare sempre come burbero, intrattabile, chiuso nel proprio mondo avulso dalla realtà circostante. È colui che muove le fila apparendo come burattinaio di se medesimo: è tutto e il contrario di tutto, avendo capacità di divenire camaleontico (non casuale questa analogia), dal sangue freddo e dalla disarmante capacità analitica che non prevede possibilità di giudizio altro, perché in lui non v’è giudizio, v’è la descrizione di quanto è stato fatto. Tornando a Krusciov, è notevole il fatto che Mao Tse-tung tratta apertamente con il colosso sovietico soltanto quando v’è il mediatore Krusciov. È democratico, vede il bene comune come il rispetto delle individualità palesanti l’imperfezione della perfezione, ossia la diversità come motore psicologico del cambiamento e del rinnovamento.

Essendo lo Scorpione Krusciov colui che media, che apre la danza e il rito di passaggio – che può avvenire anche decenni dopo – deve essere annientato e fatto sparire da ogni ricordo collettivo, abbandonato e reso fantoccio o, addirittura giullare di corte.

Ancora Volcic scrive “ Il golpe che scalzerà Krusciov, non può che nascere da una congiura di palazzo, come tutti i regicidi in Russia. A Mosca, quando parlano degli intrighi del mondo, amano l’immagine di un intruglio in cui troviamo, forse presi dalla letteratura popolare anticattolica ortodossa dell’Ottocento, tutti i nostri, da Machiavelli ai Borgia, e non manca mai qualche sposa della casata dei Medici. (…) Qualche anno prima di essere politicamente eliminato, Krusciov aveva parlato ‘della vita politica che succhia ogni giorno, ogni minuto della notte, spreme l’ultimo briciolo di energia, senza concedere né riposo né un momento di distensione. Felicità? Il politico non conosce il significato di questa parola’. L’ultima volta che Krusciov viene menzionato alla radio, anzi due volte nella stessa giornata, prima di essere ridotto ad una specie di non persona, risale a lunedì 12 ottobre del 1964. dalla sua casa di vacanza in Crimea, in riva al mare, fa gli auguri ai tre cosmonauti mentre salgono sulla navicella Vastok” (IBIDEM, PAG 127).

Il Mediatore sta per essere detronizzato, nel modo più silente possibile, tanto che non ci saranno mai accuse dirette a costui, se non all’interno del ristretto comitato centrale. Come riportato dal giornalista RAI corrispondente in Russia, nel suo ultimo intervento radiofonico l’intelligente politico sembra anticipare quel che gli accadrà: “Ora passo il microfono al compagno Mikojan, vuole strapparmelo dalla mano tanto è impaziente di sentirvi, non posso più frenarlo”. Ancora “Vi attende un compito grave quando scendete a terra. Saranno le accoglienze che vi sono riservate a Mosca”.

Quando Krusciov torna a Mosca, si imbatte in un clima completamente diverso a lui ostile: nella riunione del comitato, l’ideologo del partito Suslov snocciola le accuse contro Nikita, che – già colpito in passato da orde di tal genere – reagisce impietrito; come solitamente fa lo Scorpione, quindi la personalità che substantia tale immagine archetipica, tenta di uscire vittorioso anche da questo scontro.

Porta in auge il rispetto dei ruoli che convengono ai dignitari del Partito, mettendo in evidenza come in realtà chi ha reso esecutiva la sua elezione alla Segreteria del partito è il Comitato Centrale e non l’ufficio politico. Viene schiacciato dalla sua stessa potenza: lo Scorpione è colui che sacrifica sé medesimo per legittimare ogni atto che ha generato una rivoluzione silente, senza che ve ne fosse percezione. Ancora una volta torna in auge Hermes: il Mediatore, colui che crea spazio senza che ve ne sia la benché minima percezione, generando potenze ctonie potenzialmente distruttive, attivamente procreative.

Quanto detto non genera la reazione diplomatica dei contraenti il vincolo relazionale con tale tipologia psicologica: Krusciov sparisce dopo qualche minuto in ogni affissione pubblica, o mausoleo costruito perché si riconoscesse il Segretario; sparisce dall’hotel di fronte al Cremlino, sparisce da tutti gli organi d’informazione. Lo Scorpione è sconfitto, anzi lo Scorpione si è sacrificato perché vi fosse consapevolezza del forte turbamento nelle popolazioni afflitte da anni di stalinismo. Una dittatura che persino i cinesi ritengono oltranzista e non aperta al dialogo.

Il 16 ottobre del 1964 la “PRAVDA”, organo d’informazione del partito, liquida l’operato di Kruscev con 56 righe, dando notizia del nuovo potentato della grande madre patria Russia, pubblicando anche due misere foto, in una di queste campeggia la faccia sorridente e ringiovanita di Breznev, colui che si è nutrito della ferocia politica di Kruscev, non attaccando mai apertamente Stalin, ponendosi come restauratore di uno status quo deliberante la fine dell’epoca aperta con la distensione tra i due blocchi, chiusa con la convinzione che la capacità del capo dev’essere quella di mantenere coeso ciò che in realtà è, per sua stessa natura, sciolto e disperso nei meandri della storia dell’umanità, in particolare di un popolo che risente di una forte tendenza paranoica autodistruttiva. L’affermazione troverà d’accordo pochissimi studiosi: Skorpios è vita, non semplice energia. Essendo vita questo si pone come generatore di innumerevoli possibilità di manifestarsi. Se Aurigemma non sbaglia, servendosi dei testi omerici, si può affermare che provocando nascite, mostra la femminilità dell’intelletto, che si oppone al calcolo misurato dell’Animus maschile: in questo caso ci troviamo dinanzi a sostanza incorporea, a quello spirito intellettualizzato frutto d’intuizione che permette si di cogliere l’archetipo, appunto attraverso un insight, ma non permette l’accoglimento della potenza generativa atta a rendere costruttivo l’incontro con tale personalità. La personalità scorpionica deve essere trattata con cura, altrimenti si trasforma in un potenziale nucleare fluttuante nel cosmo. Fuor di metafora, è ovvio che si procurano nascite facilitando l’accettazione di vissuti e aspetti caratteriali che altrimenti non verrebbero colti. La valenza energetica è in questo: procreare ricreando se stessi.

Si viene dimenticati allorquando si lasciano tracce di un operato valido senza nessuna pretesa, nessuna rivendicazione. Eppure tutto ciò non basta a Kruscev – come non basta a molte personalità esprimenti caratteri scorpionici – poiché le accuse che vengono rivolte sono accuse volte a porre in essere l’inadeguatezza di tale individualità, avente capacità volte a mediare e ad accogliere la diversità in ogni sua forma.

Riflettendo sulle riforme politiche portate alla ribalta da Kruscev, è facilmente ravvisabile il sovvertimento delle idee di fondo a cui ha attinto per tutto il corso della sua storia il Comunismo; non si è parlato mai fino in fondo dell’antisemitismo dei russi, xenofobi in ogni atto discriminatorio di qualsivoglia diversità: dalla razza alla religione fino ad arrivare alla denigrazione d’ogni talento presente in costrutti teorici elaborati da “diversi”: l’errore di Nikita è consistito proprio nel fare suo un disegno di rinnovamento politico economico poggiante sull’accettazione di ogni riforma, pur se elaborata da antagonisti: è questo il caso della riforma economica targata da Libermann, reo d’essere ebreo. Lo Scorpione dalla diversità trae insegnamenti che esulano dalla mera proiezione, di cui fa scudo quando attaccato dal mero pressapochismo degli artisti della proiezione. Quando si rende fattivo un disegno ideologico, in questo caso il socialismo reale di Karl Marx, non lo si può trasformare nella macchina paranoica distruggente ogni forma d’opinione che si oppone all’instaurazione del non senso. Si arriva al paradosso che lo stato capitalista appare come la fotocopia sbiadita del servitore dello stato (presunto) comunista. Kruscev questo lo sa, ed ha la consapevolezza che soltanto attaccando il potere di cui lui è stato servitore, si può avviare il cambiamento. Soltanto chi conosce il meccanismo può erigersi a baluardo posto come difesa di valori che travalicano la mera sussistenza del nulla. Lo Scorpione è questo: rispetto dei valori e traghettatore di Anima, ove con questa si definisce il principio primo, non divinità in senso meramente religioso bensì di un principio avente il fine già scritto all’atto della nascita. Lo Scorpione è sostanza terrena, è intelletto creativo.

Uccidere Buddha, uccidere il proprio maestro è sentore di rispetto dell’incipit del PRINCIPIUM INDIVIDUATIONIS, della volontà dell’eterno ritorno, della necessità di bagnarsi nel fiume ove tutto scorre ma l’essenzialità non muta.

Un aneddoto della vita di Kruscev esprime compiutamente quanto sia importante la modalità d’agire che tale configurazione caratterologica porta con sé: in una giornata non propriamente felice, il Segretario partecipando ad una mostra d’arte ospitata all’interno del maneggio del Cremlino; Kruscev volge lo sguardo su alcuni quadri di uno scultore che più tardi diventerà famoso e ricco. La sfortuna vuole che il Segretario non comprenda cosa sia rappresentato nelle sculture e nei disegni che gli vengono mostrati; a questo punto la polemica è alle porte tanto che gli sproloqui del Segretario sortiranno la cacciata dall’accademia dello scultore nonché pittore Neizvestnij, riducendolo in povertà.

Si apprende dai diari di Kruscev del pentimento per la sfuriata fatta e, facendo le scuse, chiede che la sua tomba, il mausoleo nella tomba in cui verrà seppellito, sia realizzato dal medesimo scultore.

Lo Scorpione commette molti errori, ma ha la spinta guidata dalla funzione Pensiero che consente lui di non commettere lo stesso errore due volte: tanto l’animale simbolico, quanto l’uomo politico Kruscev, facendosi scudo di forze telluriche logiche, non finiscono nel dimenticatoio della Storia, perché attori di uno spettacolo confermato ogni qual volta si pone attenzione ad una specifica professione.

Per tale motivo è necessario che il terapeuta sia figlio di Artemide e come tale, dimorando nell’umido, permanga in una situazione di continuo cambiamento che non volge mai al termine, in quanto rende possibile la nascita di elementi che porteranno a termine il viaggio, che produrrà nuove possibilità di crescita per coloro che si affidano al nocchiere d’Anima perché li sorregga nel cammino.

Lo scorpione vive negli antri umidi e nascosti: il terapeuta si muove nel bel mezzo del confine tra l’oscurità e il bagliore di luce che apporta chiarezza, delineando le prime avvisaglie di un nuovo sistema di pensiero.

A conclusione di questo scritto sulla figura scorpionica di Kruscev, che ha tratto spunto proprio dalla politica e dalla Storia, il mio pensiero va – per analogia – alla professione di analista, in quanto poggiante su una base fortemente radicata nella mediazione, arte che non può fare a meno dell’unione con il dissimile che per sua natura finisce con l’essere una unione degli uguali, come Hillman chiarisce relativamente a Senex et Puer.

Sintesi di tutto quanto detto è certamente Hermes, dove convivono l’eterno fanciullo (creatività) e la fredda logica del Senex.

L’arte dell’aver cura del prossimo, vuole l’unione del genio creativo e dell’intelletto freddamente logico.

“Le discontinuità contengono sempre anche elementi di continuità” (VOLCIC DEMETRIO, 1956: KRUSCEV CONTRO STALIN, PAG. 144, SELLERIO EDITORE PALERMO,2006)

Dottor Alfredo Vernacotola (07/06/2015)

 

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AlfredoVernacotola
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Nasce a L'Aquila il 27/04/1978, laureato in psicologia, scrittore di saggi e di narrativa poetica (Gli immaginari femminili di un uomo; La Danza dell'Anima; Campo d'Arte. Esperimenti di pedagogia in periferia; Immaginando l'indefinito; autore di numerosi articoli specialistici di psicologia, in particolare di Psicologia Analitica, di cui è cultore.

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