Thursday, 22/8/2019 UTC+2
IL SAPERE
IL SAPERE

Lo Stato di Attesa che conduce all’Illuminazione

Lo Stato di Attesa che conduce all’Illuminazione

Post by relatedRelated post

Lo Stato di Attesa che Conduce all’Illuminazione

Le grandi correnti mistiche/religiose/filosofiche del mondo hanno tutte avuto origine con un uno scopo realizzativo; non si tratta di credi, teorie, idee, teologie e neppure dottrine, ma piuttosto di “veicoli”, ossia di pratiche empiriche. Si tratta di “esperimenti” da eseguire su di sé, qualcosa da fare e poi essere, non soltanto di qualcosa da pensare e poi credere.

Ognuno di noi possiede pienamente e in ogni momento questa Consapevolezza fondamentale e universale: è la Consapevolezza pura e semplice che avete in questo stesso attimo, mentre leggete, ma a cui non stavate prestando attenzione fino a un istante fa, perché eravate identificati nella lettura. Lei c’era ma non ne avevate coscienza. Riuscite allora a comprendere la differenza fra concentrazione e Consapevolezza? La concentrazione è passiva mentre la Consapevolezza è attiva, ossia dovete ricordarvene.

Poiché questa Consapevolezza primaria, fondamentale e suprema è sempre presente prima che tentiate di afferrarla – è ciò che voi siete, qualunque cosa facciate – non esiste in definitiva alcun sentiero che conduca ad essa, né c’è alcun modo di raggiungerla. Questa era la brutta notizia.

Le varie tradizioni, dove correttamente interpretate, suggeriscono come far tacere la mente indagatrice, come far cessare il tentativo di afferrare nel tempo ciò che è eterno e nello spazio ciò che è infinito, come spegnere la ricerca stessa, cosicché la Consapevolezza possa risplendere non più offuscata dalla volizione, dal “voler trovare”.

L’essenziale della ricerca, ossia la risposta (unica) alle domande: Chi sono io? Cosa è la Consapevolezza? Cosa è Dio? la si può trovare unicamente volgendo lo sguardo via dal pensiero volitivo. Ciò che davvero vuole l’autentico ricercatore è uno stato di non-volizione, uno smettere di allontanarsi dalla Consapevolezza primordiale, uno smettere di fuggirla a ogni istante con l’atto volitivo del volerla ottenere.

Non possiamo servirci del tempo a questo scopo. Possiamo utilizzare il tempo per qualunque altro scopo, ma non per questo. Il tempo esiste solamente quando c’è un divario psicologico fra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Se noi pensiamo che la Consapevolezza debba essere ottenuta perché non c’è ancora in questo momento… allora creiamo il tempo. Se non la siamo già, la dobbiamo ottenere, per cui ci occorrono spazio e tempo. Realizzare l’erroneità di questo modo di pensare significa liberarsene: un evento che non richiede nessuno sforzo e nessuna pratica. Il comprendere è immediato, intuitivo, non appartenente al tempo.

Ciò che ci acceca è il desiderio di raggiungere un obiettivo, il che implica la non accettazione di ciò che siamo adesso, di come siamo adesso e di dove siamo adesso. La Verità è però uno stato immutabile, già completo in se stesso in questo istante, non uno stato che debba essere raggiunto o un punto verso il quale possiamo evolverci o svilupparci. La Verità è ciò da cui partiamo, non ciò a cui dobbiamo arrivare.

Questa comprensione dovrebbe condurci a un “punto morto”. Un arresto del pensiero razionale. Una sospensione. Un’attesa… ma senza oggetto. Un’attesa che è uno stato interiore, in quanto non c’è nulla da attendere, essendo la risposta precedente la domanda. La vera meditazione è l’attendere senza prospettiva, l’attendere per l’attendere, che non distrugge il pensiero razionale, ma semplicemente lo ignora e in tal modo lo sorpassa. Non possiamo nemmeno restare in attesa della Consapevolezza, poiché la Consapevolezza non ha mai un inizio essendo sempre presente, un fuoco pulsante nel cuore di ogni pensiero, dove resta sempre in attesa.

Attraverso questa sospensione, questo restare in attesa, si verifica una sottile trasformazione della coscienza ordinaria, grazie alla quale l’attesa diviene un permanere, ossia uno “stare fuori dal tempo”. Se nello Zen e nel Tao si ha un atteggiamento verso il pensiero che include spesso sfiducia o addirittura disprezzo, noi, che apparteniamo alla tradizione filosofica occidentale, usiamo il pensiero come via, muovendoci in profondità dentro di esso, permettendogli di divenire sempre più sottile, finché non diviene un modo di rivelazione della Consapevolezza. Di fronte all’impossibilità di poter ottenere qualcosa che già siamo, e alla necessità del volerlo comunque realizzare, la mente razionale cede di schianto e lascia il posto all’intuizione, ottenendo così sprazzi di illuminazione.

Il restare in sospensione è sia la via che la meta: un aspettare che non ha mai fine, come un’inspirazione perpetua, mai seguita dall’espirazione. L’illuminazione – la Consapevolezza – non potrà mai essere trovata, poiché non è mai stata perduta. Siamo fatti di ciò che stiamo cercando, tuttavia non riusciamo a smettere di cercare. L’illuminazione è un mistero assoluto in quanto il suo verificarsi si colloca fuori dell’ambito della volontà. La si ottiene quando si smette di volerla e ci si lascia “ricondurre ad essa” approfittando del permanere in questo stato di attesa perpetua. Il devoto non cerca più Dio, bensì riceve da Dio lo slancio verso Dio, senza merito personale.

L’uomo non può che affidarsi alla Consapevolezza perché appartiene già originariamente ad essa. In effetti la sospensione del volere – posto che non sia praticata con un scopo – si fonda sulla nostra appartenenza a ciò di cui siamo in attesa. L’illuminazione esiste già perché già le apparteniamo. La disposizione meditativa dell’attesa è già la meta e costituisce l’essenza segreta del vero pensare, quando questo non è solo rumore mentale.

Fonte: salvatorebrizzi.com

PulsanteLibriConsigliati

 

VISITA ANCHE IL SITO UFFICIALE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE

 
enricocappa
About

Accetta la sofferenza Perdona i tuoi nemici Stai sul qui ed ora

POST YOUR COMMENTS

Privacy Policy Cookie Policy

BANNER

Contact IT

Contact

Email: redazione@ilsapere.org

Phone: 392 3377372

Translate »