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L’Enigma degli Arconti (prima parte)

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 l’Enigma degli Arconti (prima parte)

Abbiamo tutti sentito parlare degli Arconti, ma che cosa sono esattamente?

“Gli esseri umani si trovano impegnati in un cammino di consapevolezza momentaneamente interrotto da forze estranee.”

Carlos Castaneda – Passi Magici

Tra gli elementi inconsueti della letteratura gnostica, il più strano è certamente quello che concerne gli arconti, figure che rappresentano un vero e proprio enigma.

– Dove possiamo collocare queste strane entità nello ambito dei miti terrestri?

– Sono da considerare entità reali appartenenti ad una specie a sé stante di origine non terrestre?

– Qual è il loro rapporto con ‘Gaia’, l’intelligenza della biosfera del pianeta?

– In che modo tali entità si rapportano alla umanità?

Il nome deriva dal greco archai (origine delle cose e del tempo). Nel mondo classico mediterraneo lo appellativo arconte era utilizzato per indicare il governatore di una provincia oppure – più genericamente – qualsiasi autorità religiosa o governativa. Da qui il plurale, arconti, il quale viene spesso tradotto nei testi gnostici come “le autorità” (Non esiste una parola copta equivalente ad ‘arconte’).

Nella mia abitudine di tentare l’impossibile, propongo tre definizioni, o tre livelli di definizione: ..

Primo livello: cosmologia

Nella cosmologia gnostica gli Arconti sono una specie di esseri inorganici, “emersi” nel sistema solare prima della formazione del pianeta Terra. Sono cyborg che abitano il sistema planetario (Terra, Sole e Luna), il quale viene descritto come un mondo virtuale (stereoma) in cui si manifesta la proiezione delle forme geometriche emanate dal pleroma, regno dei creatori, gli Dei cosmici.

Gli Arconti sarebbero quindi una vera specie, con un proprio habitat, e potrebbero anche essere considerati come entità simili a divinità, ma prive di intenzionalità (libero arbitrio), mosse da una nefasta tendenza ad allontanarsi dai loro confini per invadere il regno umano. Si narra che gli Arconti soffrano di invidia nei confronti dell’umanità, perché dotata del libero arbitrio di cui essi sono sprovvisti.

Secondo livello: psicologia

Nella psicologia gnostica, scienza noetica delle scuole misteriche, gli Arconti rappresentano una forza aliena la quale si intromette subliminalmente nella mente umana per sabotarne i processi e deviarla verso pensieri insani e scorretti.

Non è a causa loro che agiremmo disumanamente, in quanto tutti noi abbiamo il potenziale di rinnegare nei fatti la nostra umanità innata e violare la verità nei nostri cuori – ma spesso a causa delle loro ingerenze i nostri errori si incancreniscono e cronicizzano.

Se messi di fronte alle nostre azioni crudeli, talvolta avremmo il potere di prenderne atto e poi correggere, e quindi contenere l’aberrazione. Ma ovviamente non sempre tutto ciò accade. E’ proprio nell’esagerazione e nella cronicizzazione delle nostre tendenze folli e disumane, nella devianza della nostra innata intelligenza, che gli gnostici hanno riconosciuto l’ingerenza di una specie non terrestre, la quale razzola nei peggiori difetti umani.

Quindi, gli Arconti sarebbero in sostanza dei parassiti psico-spirituali. Eppure, in quanto figli dell’ Eone Sophia, sarebbero anche nostri parenti cosmici.

Come entità inorganiche di due tipi, embrionali e rettiloidi, gli arconti sarebbero in grado di penetrare l’atmosfera terrestre ed agire per terrorizzare gli esseri umani, sebbene non sembra che vi sia ragione o scopo di queste incursioni, e non abbiano alcun particolare obiettivo da realizzare qui.

Lo statuto ontologico degli Arconti dunque sembrerebbe duplice: esisterebbero sia sotto forma di specie aliena indipendente dal genere umano, sia sotto forma di presenze nella nostra mente, una sorta di software psichici operanti nel nostro ambiente mentale.

Il rischio derivante dall’invasione del nostro software mentale è di gran lunga maggiore di qualsiasi rischio fisico innescato dalla violazione della biosfera. Attraverso telepatia e suggestione, essi tentano di sviare la nostra evoluzione dalla giusta rotta. La loro tecnica più efficace si avvale dell’ideologia religiosa e della progressiva sostituzione dei loro pensieri ai nostri.

Secondo gli gnostici una delle tattiche principali degli Arconti consiste nel salvazionismo giudaico – cristiano. La nostra capacità di individuare e discernere le forze aliene che lavorano nella nostra mente sarebbe quindi fondamentale per la nostra sopravvivenza all’interno del Creato.

Terzo livello: sociologia

Nella visione gnostica della società umana gli Arconti sono forze aliene che agiscono per mezzo di sistemi autoritari, compreso il sistema della fede, per indurre gli esseri umani a rivoltarsi contro il loro potenziale innato e distruggere la loro simbiosi con la natura. Ma tutto ciò accade di riflesso, in quanto gli Arconti non sarebbero in grado di agire direttamente sull’umanità, senza la sua attiva collaborazione.

Più che agenti del male, essi agiscono per indurre in errore.

E’ quando viene ripetuto con la consapevolezza di essere nel torto, che l’errore umano si trasforma in male ed agisce contro il piano universale della vita.

Lo gnosticismo asserisce che gli Arconti sfruttino la nostra tendenza a non correggere i nostri errori, per acquisire potere sul genere umano. E chiunque si adoperi per facilitare il loro compito può essere considerato una sorta di Arconte minore, un accessorio degli Arconti.

In che modo un essere umano potrebbe assistere gli scopi degli Arconti? Ad esempio adottando i loro programmi mentali. Cioè adattandosi all’intelligenza aliena e assorbendone i principi come fossero di matrice umana. Oppure conformandosi – attivamente o passivamente – alle agende proposte o imposte dal potere. Jacques Lacarriere suggerisce come gli gnostici riscontrino l’impronta umanizzata degli Arconti in tutte quelle strutture e sistemi autoritari che negano l’autenticità e l’autodeterminazione dello individuo. Sostiene inoltre che gli gnostici identifichino “un carattere fondamentalmente corrotto di tutte le imprese ed istituzioni umane: il tempo, la storia, i poteri, gli stati, le religioni, le razze, le nazioni …” (The Gnostics, pag 24.)

La corruzione non si verifica perché gi esseri umani commettono errori, ma perché tali errori non vengono mai corretti. Lacarriere asserisce che gli gnostici siano giunti a questa conclusione “attraverso l’osservazione razionale del mondo naturale e del comportamento umano”. In definitiva, afferma chela “tesi secondo cui tutto il potere – qualunque esso sia – è una fonte di alienazione … Tutte le istituzioni, le leggi, religioni, chiese e poteri non sono altro che una mistificazione e una trappola, il perpetuarsi di un antico inganno.” (Ibidem. pag 28-29)

Tutto ciò può sembrare una visione cupa delle cose umane, ma data l’evidenza della esperienza storica (per non parlare dei fatti di attualità), non si può dire che sia errata o esagerata.

Razionalità non-ordinaria.

Qualsiasi cosa sia immaginabile, esiste in natura.

  1. Einstein

Se si intendono seguire realmente i ragionamenti dei veggenti gnostici è necessario tenere a mente un concetto: l’indagine sugli Arconti non può esprimersi nei limiti della comune razionalità.

Aristotele osservò che una mente è realmente matura solo quando è capace di assorbire un’idea senza accettarla; senza ‘comprarla’, come si dice oggi. Dunque da parte mia non ho alcuna intenzione di vendervi la teoria gnostica degli Arconti. Mi propongo invece di esaminarla e sondarla; tutto qui. L’equanimità è essenziale quando ci si accosta a simili argomenti. Inoltre, questo studio richiede l’applicazione di una facoltà speciale che potrebbe essere denominata razionalità non-ordinaria,

Quando i fans della serie Star Trek discutono animatamente dei personaggi e degli eventi della serie, essi fanno uso della razionalità non-ordinaria.

Nei cosiddetti giochi di ruolo, i giocatori assumono un’identità fittizia, ed il gioco consiste nel comportarsi in modo coerente rispetto all’identità impersonata, attraverso una sorta di razionalità virtuale. Sviluppare e mantenere tali codici coinvolge la loro razionalità non-ordinaria.

In effetti, la razionalità non-ordinaria è identica a quella ordinaria, salvo per il fatto che il suo contesto è immaginato, piuttosto che percepito.

I veggenti gnostici erano esperti di razionalità non-ordinaria, e nell’interpretazione delle loro esperienze, in uno stato di elevata percettività.

Non tutto nel cosmo o nella psiche umana può essere esaminato e studiato in termini razionali, naturalmente, sebbene il punto non sia questo. Il punto della razionalità non-ordinaria è riuscire a raggiungere una comprensione moderata e sobria di tutti quegli aspetti dell’esperienza umana che si trovano al di là dei limiti dell’ordinaria percezione.

Questo breve saggio tratta degli Arconti nel contesto dell’esercizio immaginativo proposto da Coco De Mer nel saggio “La Nostra Partecipazione al Sogno di Gaia”. Ciò che apprenderemo su tali entità e sul rapporto che ci lega ad essi, coinvolgerà la razionalità non ordinaria, ma questo non vuole affatto dire che sia solo una sciocchezza irrazionale. La contemplazione degli Arconti non è un esercizio di fantasia, né un gioco di finzione.

Lungi da tutto ciò. Se gli gnostici avevano ragione, è soprattutto studiando l’influenza degli Arconti che potremo imparare qualcosa sul modo di lavorare delle nostre menti, e riappropriarci del potere sovrano della nostra intelligenza, che Sophia avrebbe infuso in tutti noi.

Visioni frattali

Gli Arconti possono essere considerati come la progenie di Sophia, ma non nello stesso senso con cui le specie nascono e si sviluppano nel grembo di Gaia, la biosfera terrestre. In realtà tali entità sono chiamate Arconti (dal greco archai, “primordiale, antecedente nel tempo”) proprio perché esistevano nel sistema planetario già da prima che sulla Terra si sviluppasse un habitat favorevole alla vita.

Il sogno di Sophia produsse un aumento di potenza nel centro cosmico, e la Dea, saettando come un fiume di elettricità, influenzò in modo insolito i campi inerti di materia primordiale.

I testi gnostici ricorrono alla espressione ‘feto abortito’ per descrivere i risultati di tale influenza.

“Esiste un velo tra il mondo di sopra ed i regni inferiori. Sotto tale velo nacque l’ombra. Alcune delle ombre diventarono materia, come un feto abortito.”

La Ipostasi degli Arconti, 94: 5 – 15

Secondo la visione di Coco de Mer gli Arconti emersero dal sogno di Sophia come una perdita di placenta. Il nostro mondo, la biosfera terrestre abbinata al Sole e alla Luna, è la manifestazione di tale sogno.

Con il sorgere degli Arconti entra in gioco un altro sogno che si pone al di fuori del triplice ordine del nostro mondo. Propongo di definirlo il Sogno Alieno. (Tale scelta terminologica diverrà evidente man mano che si procederà nella lettura).

Tale nuovo sogno non è che una scaturigine del potere di emanazione di Sophia; una estemporanea fuoriuscita che non impedisce l’evoluzione del sogno originale.

Il mito di Gaia descrive come l’impatto dell’Eone Sophia contro la densità della materia atomica produsse una gigantesca frattura, simile alle crepe che si formano dopo un impatto sulla superficie di un lago ghiacciato. Tale modello configura un centro in cui si trova Sophia (corrispondente allo Insieme di Mandelbrot) e una ragnatela di linee di frattura che corrono in tutte le direzioni (il mare ghiacciato delle onde frattali).

N.d.t. – Benoit Mandelbrot (1924 – 2010), fu un matematico polacco naturalizzato francese, noto per gli studi sulla geometria frattale. L’insieme di Mandelbrot o frattale di Mandelbrot è uno dei frattali più popolari, conosciuto anche al di fuori dell’ambito matematico per le suggestive immagini multicolori che ne sono state tratte (fonte Wikipedia).

L’Episodio 9 del Mito di Gaia descrive come Sophia, situata nel centro della zona d’impatto, vide attorno a sé qualcosa di simile ad un mare di onde di trazione, che sembravano formare – con una sorta di auto-ripetizione – infinite forme che assomigliano a cavallucci marini. I cavallucci marini sono molto simili alle forme che compaiono nell’alta reiterazione dell’equazione di Mandelbrot. Forme che sembrano corrispondere al modello anatomico che si genera spontaneamente da un impatto tra Sophia e la materia atomica, un modello definito ‘corpo ombra’, oppure haibes, in lingua copta.

Un accenno ai frattali. Sebbene sia noto come simili modelli frattali si ripetano frequentemente in natura (nelle felci, ad esempio: la disposizione delle foglie su un gambo si ripete nella forma dei rami derivava – v. post correlati), le derivanti forme auto-replicanti prodotte da una simile elevata iterazione difficilmente possono definirsi ‘naturali’, in senso stretto. I frattali, come già detto, non sono che il prodotto della infinita reiterazione di una formula matematica, ottenuto attraverso un computer.

Tuttavia, le forme così prodotte ricordano molto la ‘trama della realtà’ contemplata da molti consumatori di LSD negli anni ’60. I modelli contemplati in uno stato di alterazione sensoriale dunque potrebbero essere reali, sebbene celati, come la gran parte dei processi che definiamo ‘soprannaturali.’

Le formazioni frattali descritte nel Mito di Gaia (episodi 9 e 10) sono veri e propri fenomeni fisici che si verificano spontaneamente nella eventualità in cui un Eone (una massa energetica di plasma stellare ad alta porosità) si riversi nei campi densi della materia elementare.

In un primo momento questi cavallucci marini di derivazione frattale sembrano inanimati, strutture rigide e di natura cristallina, ma nel momento stesso in cui Sophia acquisisce consapevolezza della loro esistenza, essi si animano.

Nella seconda fase della creazione, descritta nell’opera Protennoia Trimorfe (NHLE 1996, p. 511), l’Eone Sophia “… scende per potenziare le sue emanazioni, conferendo loro spirito e respiro.”

E’ così che tali elementi mutano, trasformandosi da cavallucci marini semi-rigidi in flessuose forme fetali dotate di coda. Le code a quanto pare sono destinate a scindersi e trasformarsi in altri embrioni, e proprio attraverso tale bizzarro processo di auto-generazione emerge la neonata orda degli Arconti.

Il Signore degli Arconti

La Ipostasi degli Arconti descrive un ulteriore sviluppo che segue la formazione delle entità arcontiche fetali. Un passo di tale opera asserisce che:

“Fu interposto un velo tra il mondo di sopra ed i regni di sotto, e sotto il velo nacque l’ombra. Alcune delle ombre divennero materia e furono proiettate oltre…

“E la creazione ad opera di Sophia [dal suo impatto] divenne un prodotto [dema] simile a un feto abortito. Modellata dall’ombra, questa cosa assunse una formaplastica e si tramutò in una bestia arrogante simile ad un leone. Era un essere androgino, giacché derivante dalla materia [neutra, inorganica].”

La Ipostasi degli Arconti, II, 4, 93:30 ff (con le mie chiose tra parentesi)

Una lettura attenta di tali passi rivela un dettaglio fondamentale: dopo la formazione embrionale degli Arconti, si forma una seconda variante dal “corpo d’ombra”, la quale denota spiccate caratteristiche. La Ipostasi degli Arconti descrive tale entità come “una bestia simile ad un leone arrogante”, ma questa creatura è descritta anche in un altro testo cosmologico, il Vangelo apocrifo di Giovanni (10: 5) come “un essere dal corpo serpentino (drakon) e la testa da leone.”

Dunque, abbiamo due distinte tipologie di Arconti:

– uno di tipo fetale o embrionale

– l’altro di tipo rettiloide

Ne La Ipostasi degli Arconti (93: 30 – 94:5), un supplice chiede al grande angelo Eleleth:

“Narrami degli Arconti, di come sono venuti in essere, da che tipo di genesi, e di chi li ha creati e ha prodotto la loro forza.”

Gli insegnamenti dati in risposta a questa domanda si rivelano precisi e dettagliati. Vengono indicate due distinte varianti di Arconte, con relative peculiarità. Un’altra grande opera cosmologica, il Trattato Tripartito, afferma che “i due ordini [di] Arconti si aggredirono a vicenda per prendere il comando, a causa della loro essenza.” (84: 5-15)

Tale duplice fase con cui si ebbe la loro generazione, rese gli Arconti depositari di una natura aggressiva e divisiva che li induce a lottare tra loro.

Il problema viene provvisoriamente risolto quando la tipologia rettiloide assurge ad una posizione dominante rispetto alla massiccia orda di feti, e sull’intero dema.

Aprendo gli occhi l’Arconte Draconiano vide una grande quantità di materia [diffondersi attraverso le membra galattiche], e divenne arrogante, affermando: “Io sono Dio [la divinità unica di queste regioni], e non c’è alcun altro dio a parte me.” (Hyp Arch, 94:20)

Mentre la tipologia fetale è inerte, cristallizzata in una fase di sviluppo, il leader rettiloide è aggressivo, territoriale, e dotato di poteri demoniaci.

Per prima cosa, è un formidabile mutaforma:

“Ialdabaoth possiede una moltitudine di facce, così da potere dare un volto ad ogni loro desiderio … Ha condiviso il suo fuoco con loro, perciò è diventato il loro signore. Per via della potenza della gloria luminosa di sua madre, è stato chiamato Dio. E non obbedisce al luogo da cui è venuto.”

Apocrifo di Giovanni, 11:35-00:10

La rivendicazione da parte del Signore degli Arconti di essere l’unico dio nel cosmo è, manco a dirlo, un momento decisivo nella cosmologia gnostica – se non dell’intero processo evolutivo umano.

Tutti i testi cosmologici descrivono questo evento, ognuno con lievi variazioni. Gli gnostici identificano Yaldabaoth con Yahweh o Geova, il dio tribale degli ebrei. Questa divinità non è solo cieca, ma anche stupida e folle (Ipostasi degli Arconti 89: 24-25).

Per gli gnostici la follia è l’incapacità di correggere gli errori mentali. La mentalità degli Arconti “non può essere rettificata”, e, quel che è peggio, “la natura arcontica non è in grado di svilupparsi” (Gilhus, La Natura degli Arconti, p. 40). A causa delle modalità con cui sono stati creati essi non hanno alcuna tendenza all’evoluzione e al cambiamento. Il loro è un sogno alieno sognato dalla biosfera, la vita intelligente di Gaia.

Il concetto di un dio che è al tempo stesso folle e privo di volontà appartiene per lo più allo gnosticismo. Inutile dire che, quando gli gnostici espressero le loro opinioni sull’identità di Geova agli ebrei e ai cristiani, tali concetti non furono ben accolti.

L’apocrifo di Giovanni aggiunge particolari cruciali in merito agli Arconti. Per prima cosa rappresenta un raro esempio in cui Sophia viene esplicitamente definita ‘madre’ degli Arconti. Si aggiunge anche che il Signore degli Arconti “non obbedisce al luogo da cui è venuto.” Questo è un dettaglio rivelatore. Il fatto che il Signore degli Arconti tenda ad allontanarsi dai luoghi che gli dettero i natali, incarna una delle principali preoccupazioni degli gnostici: la tendenza degli Arconti a violare le linee di confine. Fin dall’inizio essi si sono dimostrati una specie invasiva.

E’ detto che l’Arconte Draconiano sia cieco (‘bille’, in copto), dunque non è in grado di vedere né il Pleroma né Sophia. “La cecità verso il mondo spirituale caratterizza gli Arconti”. (Gilhus, p. 17). Vengono chiamati Samael o Saklas. Entrambe i termini rispettivamente in ebraico ed aramaico significano ‘cieco.’

Prendere coscienza della cecità degli Arconti è di fondamentale importanza ai fini della nostra ricerca sul come essi influenzano l’umanità.

Alias Geova

Il Signore degli Arconti è stato definito con un nome bizzarro, Yaldabaoth (pronunciato Yall-DAH-buy-OT). Gli studiosi non sono concordi sul significato e la origine di tale nome.

Secondo una traduzione significherebbe “il bambino che attraversa lo spazio”. Secondo un’altra “capo dell’orda”. (Jarl Egil Fossum, Il Nome di Dio e l’Angelo del Signore, p. 332-6.)

Le due differenti traduzioni potrebbero riferirsi ad entrambe le tipologie Arcontiche. Nell’Antico Testamento il titolo seba’ot YHWH, Yahweh Sebaoth, compare 276 volte vicino al titolo di Dio Padre (Dizionario delle divinità e demoni nella Bibbia, p. 155).

Gershom Scholem, studioso della Cabala e del misticismo ebraico, ha definito il nome Yaldabaoth come “un composto del participio attivo aramaico yaled (generante) e il nome Abaoth, che rappresenta una forma abbreviata del nome Sabaoth. Così, Ialdabaoth significherebbe ‘colui che ha generato Sabaoth.’ (Nathaniel Deutsch, L’immaginazione gnostica, pag 55.)

Oltre a quelle citate, esistono molte ulteriori interpretazioni. Il nome Yaldabaoth potrebbe semplicemente essere una variante di Geova, il dio padre degli Ebrei. Gli gnostici identificano Geova con il Signore degli Arconti e bollano l’intero mito giudaico della salvezza come un sotterfugio allestito dagli Arconti. Quando giunsero alla conclusione che fosse fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità una co-evoluzione con Sophia, gli gnostici non si curarono di pensare a quanti individui e gruppi stessero offendendo.

Il loro atteggiamento intransigente e talvolta sprezzante, combinato con la loro incapacità di prevedere l’alto grado di violenza fisica che si abbatté su di loro dopo che osarono sfidare i dettami giudaico-cristiani, senza alcun dubbio alimentarono il clima di fanatismo vizioso che distrusse i Misteri.

Continua…

 

Fonte:  https://crepanelmuro.blogspot.it

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito Metahistory

Traduzione a cura di  www.anticorpi.info

Articolo revisionato dalla Redazione de IL SAPERE

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Morire e rinascere.. Sentirlo prima e preparare la propria pira funebre e al tramonto, rivolta verso il sole calante con le ali aperte, dare fuoco alla pira, lasciandosi consumare dalle fiamme... per poi rinascere dalle proprie ceneri..

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