Thursday, 21/11/2019 UTC+2
IL SAPERE

Leggende dallo Sciamanesimo Europeo

Leggende dallo Sciamanesimo Europeo

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Il Potere del cerchio

All’inizio, quando le immense foreste coprivano tutta la terra, il drago antico aveva iniziato a danzarvi dentro creando le prime radure. Da dentro di esse si poteva guardare al cielo e a tutte le stelle che conteneva.

I suoi passi piegavano gli arbusti senza spezzarli dando forma alle radure come quella di un cerchio perfetto.

Il drago danzava stando al centro, ardente come il fuoco da cui era uscito. Danzando indicava le quattro direzioni che nascevano dal centro e che sacralizzavano la sua natura. Indicava quella da cui proveniva, quella in cui trovava la sua forza, quella che mostrava il suo dominio e quella dove iniziava l’infinito in cui poteva rispecchiare la sua immagine segreta.

Quando il nostro mondo ospitò gli antichi Dei essi accolsero i Progenitori nelle radure che il drago antico aveva disegnato dentro le immense foreste e al centro accesero il loro fuoco.

Fu qui che gli Iniziatori donarono la loro conoscenza ai Progenitori.

Fu qui che questi a loro volta crearono l’umanità e la resero libera.

Quando i Progenitori lasciarono il nostro mondo si volle ricordare la storia che era stata vissuta negli antichi tempi. Gli sciamani che avevano la conoscenza degli alberi delle foreste invitarono così a costruire i grandi cerchi che potessero dare testimonianza del dono ricevuto e delle grandi gesta vissute dagli Iniziatori e dai Progenitori.

Costruirono i cerchi dove il richiamo della Madre li invitava a sceglierli perché potessero contenere tutte le genti dei loro popoli quando giungeva il tempo prescelto di trovarsi.

Poi venne deciso di edificarli con le pietre al fine che non dovessero andare distrutti.

Gli sciamani, conoscitori dell’albero, indicarono che venissero raccolte le pietre nel numero corrispondente a quante volte veniva diviso il tempo da un sorgere all’altro del sole. Quindi le fecero erigere in modo che stessero in piedi per ricordare uomini posti in cerchio a guardare il centro, che non si vedeva ma che pur esisteva.

Ogni cerchio di pietre divenne così lo specchio del cielo e della terra dove si potevano leggere i percorsi delle stelle per dare inizio alle semine e ai raccolti e si potevano stabilire le shuda da celebrare lungo il percorso del sole di ogni anno.

I cerchi trattenevano il Potere della Madre e del cielo che veniva evocato ogni volta e, come le prime radure disegnate dal drago antico, ciascuno di loro apriva una Porta sui Mondi.

Ogni cerchio non fu più solo pietra ma divenne parte del corpo della Madre che si univa al cielo.

Sul centro di ogni cerchio si raccoglieva il Potere creatore di tutte le cose e lì transitava il tronco dell’albero dei mondi che unisce le profondità nascoste della terra alla luminosità del cielo.

Ogni volta che gli sciamani volevano evocare il loro Potere che nasceva dal legame con l’antica Madre e l’eterno cielo che l’aveva fecondata, ridisegnavano il cerchio e poi si ponevano sul suo centro.

Dal centro si rivolgevano a Nord per onorare gli Antichi che erano giunti dalla Grande Notte, per ricordare il loro Dono e per vitalizzare il Potere da donare a se stessi e a quanti erano nel cerchio.

Poi si rivolgevano ad Est per onorare la natura segreta del Sole che esce vittorioso sulla notte per dominare sul giorno, ricordando la luce della conoscenza che può governare sulle vicende del mondo.

Si rivolgevano a Sud per onorare la Terra avuta in dono dai Progenitori e rinnovare la forza necessaria per mantenerla fertile e sostenersi contro ogni nemico e pericolo.

Si rivolgevano infine a Ovest per onorare il Mistero che accompagna gli esseri viventi e che dà completamento e benessere alla loro esistenza. Per ricordare l’amore, la pace e la fratellanza che tutti possono condividere.

Così furono costruiti i grandi cerchi di pietra e con queste intenzioni vennero usati da tutte le generazioni che comparvero nel tempo.

La danza di Daliah o di Tah-ai

Daliah si era posta la domanda su che cosa fosse quel che vedeva di tutto il “terra-cielo”, il “Tera-tah”, il “posto incredibile” dove viveva.

Era certa che assomigliava ai posti che visitava in sogno.

Si chiese che posto potesse essere quello in cui viveva.

Aveva imparato che tutto aveva un inizio e una fine, che le cose nascevano e morivano.

Pensò dunque che anche il “cielo-terra” doveva essere nato dandole un posto dove vivere.

Ma poi si mise a pensare alla morte e si chiese che senso avesse nascere per poi morire.

Finì per avere in testa una gran confusione.

Poi un giorno allargò le saz-hat per vederle meglio tutte insieme e si rese conto di aver creato il profilo del sole, ma dall’emozione le rovesciò in terra.

Le raccolse e tentò di ricostruire il disegno che aveva scoperto per caso ma non ci riusciva più.

Allora tracciò due linee che si incrociavano per segnare un punto e intorno a questo cominciò a porre a identica distanza tutte le saz-hat.

Quando vide di nuovo il profilo del bordo del sole si rese conto di quanto fosse importante il punto che aveva preso a riferimento.

Senza il centro il cerchio non poteva esistere.

Si chiese se anche il “terra-cielo” avesse un centro su cui si sosteneva per avere la sua forma, nelle cose e nelle vicende che le dava da vivere.

Daliah pensò che se non diventava anche lei come il centro non avrebbe potuto capire se c’era davvero un centro per il “terra-cielo”.

Daliah fece allora quel che aveva fatto per disegnare il profilo del sole e si mise a danzare portando i suoi passi verso i quattro punti della “terra-cielo” alzando entrambe le braccia e ponendo i palmi delle mani su ciascuna direzione per ricordare dov’erano.

Quando Daliah divenne il centro si estese ad abbracciare tutto il “terra-cielo” e si rese conto del buio da cui si elevava la luce del sole e da cui si distaccava la sua attenzione.

Quando divenne il centro comprese che Mat era il centro di tutto. Il “terra-cielo” esisteva intorno a lui. Daliah si pose allora la domanda su chi fosse e come fosse fatto Mat.

Non lo trovava uguale a quelli del suo clan. Incapaci di muovere montagne e fiumi anche se robusti e scaltri. Potevano dare la morte ma non erano capaci di riportare in vita i morti.

Pensò che fosse il tuono o il fuoco, ma neppure loro potevano aver costruito il “terra-cielo”, né lei e i suoi compagni. Comprese che il cerchio non era eguale al centro e che per questo non avrebbe mai potuto trovare una immagine di Mat nel “terra-cielo”.

Allora continuò a danzare senza più curarsi di trovare una inutile risposta.

La ruota forata

All’inizio c’era solo l’abisso primordiale che precipitava su se stesso, come una cascata fragorosa di un fiume ribollente e urlante che si rigenerava senza fine là da dove finiva.

Dalle nebbie dell’abisso ribollente nacque la terra.

Quando questa fu completa non era ancora abitata dall’uomo. C’erano le piante a coprire l’intera terra come una grande foresta. I progenitori non erano ancora comparsi. C’erano solo i terribili signori della notte, invincibili e dominatori di tutto ciò che aveva preso a vivere sulla terra.

Fu allora che il Drago primordiale vide le loro iniquità e decise di cancellare la loro presenza sulla terra. Gettò al suolo un grande masso di roccia schiacciandoli e così li cancellò per sempre dalla memoria.

Il suolo tremò e il cielo si oscurò. Quando la quiete ritornò sulla terra ammutolita il Drago si mise a creare i progenitori perché costoro potessero partecipare alla sua forza e al suo potere.

Creò i progenitori e visse tra di loro ospitandoli nella sua terra segreta come figli. Quando costoro furono in grado di camminare li condusse al luogo dove c’era la grande roccia. Ai piedi della pietra c’era l’albero che dava vita ai morti e faceva rinascere quelli che già erano nati. La pietra era immensa e rotonda. Al centro c’era un grande foro, anch’esso rotondo, che l’attraversava per tutto il suo spessore. Dentro al foro non c’era nulla. C’era solo il vento che l’attraversava con lo stesso fragore del fiume ribollente e urlante dell’abisso su cui si trovava appoggiata la Terra. Il Drago si pose al centro della roccia forata e disse ai progenitori: “Questo vuoto non è qui per caso. Esso rappresenta il riflesso opposto alla solidità della pietra che vedete adesso con i vostri occhi di sempre. Ma se saprete guardare meglio, nel vuoto che è mostrato dalla roccia potrete leggere il segreto di tutte le cose e da dove viene e dove va il fiume primordiale su cui si sostiene la Terra. E questo sarà il segno del potere dei progenitori”.

Il Drago aggiunse ancora: “Il mio posto non è su questa terra e sto per andare via. Prima però vi faccio dono di questa pietra che lascio per voi. Se imparerete a leggere la roccia lungo il suo bordo troverete i suoi ventidue angoli segreti che riveleranno come guardare questo vuoto e come giungere al centro che gli dà forma”.

I progenitori ascoltarono e capirono che per poter leggere i segreti angoli della roccia dovevano imparare a tacere e a guardare. Così, dopo che il Drago li lasciò seguendo il cammino dove porta il sentiero dell’arcobaleno, andarono a sedersi all’ombra del grande albero che era nato tra il cielo e la terra per ottenere il Potere che era stato loro promesso.

Questa è la storia dei nostri progenitori.

Questa è la memoria che conserviamo dei tempi antichi.

Questa è l’inizio che fu dato alle nostre vite e a quelle che seguiranno ancora dopo di noi.

Dal Libro “Il Cuore Antico, Tradizione dei Nativi europei tra Storia e Mito”

di G. Barbadoro e R.Nattero

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