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IL SAPERE
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Le Dottrine di Satana e gli Yezidi

Le Dottrine di Satana e gli Yezidi

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Gli Adoratori del Diavolo in Iraq

Sono stati scritti molti articoli in conflitto l’uno con l’altro, riguardo agli adoratori del Diavolo Yezidi in Iraq. Le genti Yezidi ebbero origine dall’Iraq del Sud e migrarono sul Monte Lalish. Si crede che siano discendenti degli Assiri che ivi si rifugiarono dopo la caduta di Nineveh nel 612 a.C.

Eridu, conosciuta anche come Enkidu era un’antica città nell’Iraq del Sud. Per questo era la città di Padre Satana (Enki).

La valle di Baten El Ghoul, che è appena sopra l’antica città distrutta, è conosciuta come “Il Buco del Diavolo” o “La Pancia della Bestia”. I Giordani e molti altri pensano che sia infestata da presenze malvage. I Demoni sono stati visti da molte persone che hanno passato lì la notte, principalmente dai soldati al bivacco nei campi. Coloro che sono stati lì per un certo periodo di tempo dicono di possedere una potente energia che le persone delle religioni “della via della mano destra” etichettano come “malvagia”. Coloro che hanno passato la notte in quelle zone, dicono anche che l’intera area è immersa in “una strana luce bluastra”. Si vedono anche molte “apparizioni”. Le precedenti informazioni provengono dal libro “Psychic Warrior” di David Moorehouse. L’autore era un soldato dell’esercito USA che fu colpito a morte in testa da un colpo di mortaio, mentre campeggiava con il suo plotone in quella valle e sperimentò fenomeni psichici e abilità che mai aveva posseduto prima dell’incidente. Infatti, fu assegnato al dipartimento Psychic Warfare (guerra psichica) dell’Esercito USA.

L’Iraq contiene molti manufatti antichi e prove dell’esistenza di Satana. Il Monte Lalesh è vicino all’antica città Assira di Nineveh e, seguendo una linea di circa 300 miglia, ci sono gli Ziarahs; le Sette Torri di Satana con la torre centrale sul Monte Lalesh. La “Casa delle Sette Torri” è una struttura a forma di cono con raggi di luce che partono dalla sua punta. Ogni torre ha sulla punta un potente riflettore eliografico, che doveva servire come fonte di energia da cui ogni Sacerdote Satanico/Yezidi poteva irradiare la sua volontà ed influenzare gli eventi nel mondo. Gli Yezidi sono stati descritti spesso come persone molto riservate, a cui non è permesso rivelare la propria religione agli altri; tengono nascosto il loro credo.

Lo Yezidismo Moderno è in qualche modo mutato rispetto alla maniera antica, a causa di interferenze esterne. Gli Yezidi sono stati pesantemente perseguitati e sono molto sospettosi delle persone esterne. È evidente che le loro dottrine sono state alterate per conformarsi agli standard cristiani dato che nel Qu’ret Al Yezid, Satana dice che è un Dio ma in altri scritti si legge di lui come se fosse un “arcangelo”. Satana dettò l’Al Jilwah direttamente al profeta Yezidi Sheik Adi nel dodicesimo secolo. L’Al Jilwah è la dottrina più importante nel Satanismo ed ogni Satanista dovrebbe avere familiarità con questi insegnamenti. Anche l’Al Jilwah proviene da Satana, tenendo però presente che i Musulmani alterarono alcune delle dottrine Yezidi.

Gli Yezidi furono vittime di stermini di massa e genocidio per mano di altri, principalmente cristiani e musulmani. Nell’anno 1415 i Musulmani sconsacrarono e bruciarono la tomba di Sheik Adi, rimuovendo le sue ossa e bruciandole di fronte agli Yezidi. Alcuni Yezidi furono imprigionati e schiavizzati, altri furono assassinati. Badr al-Din ordinò poi l’esecuzione di 200 membri della setta ed ottenne le ossa di Sheik Adi dissotterrate e bruciate.

Nel 1892, Farik Omar Pasa invitò molti capi Yezidi a Mosul. Il suo scopo era quello di incassare 20 anni di tasse arretrate e cercare di convertirli all’Islam. Pochi cristiani erano presenti all’incontro. Cominciò dicendo che “se avessero lasciato la loro adorazione del Diavolo, sarebbero stati ricompensati con ruoli di alto livello, e avrebbero compiaciuto il grande Allah”. Quando rifiutarono, Farik li imprigionò, marciò sopra il loro villaggio e “uccise circa 500 di loro”.

La maggior parte degli Yezidi sono analfabeti e le poche dottrine che sono state tramandate per generazioni, sono state tramandate oralmente. Per evitare la persecuzione, gli Yezidi hanno evitato di proposito che gli esterni potessero accedere ai loro insegnamenti. Questo spiega perché ci sono così tante interpretazioni della loro fede. Gli Yezidi hanno pochissime scritture; nell’Al-Jilwah, Satana insegna: “Arrivo dritto al punto senza un libro rivelato”. Melek Ta’us insegnò prima secondo la tradizione a parole, e solo dopo nel suo libro Jilwah.

Agli Yezidi è vietato dire il nome “Shaitan”. Essi evitano anche di menzionare il nome “Satana” o i suoi derivati; a volte usano il nome “Ankar” per Satana. Normalmente lo chiamano Melek Ta’us. Melek significa Re. È conosciuto come l’Angelo Pavone a causa della sua bellezza e del suo coraggio. È il Coraggioso e Governatore della Terra. È un Dio di Luce piuttosto che di oscurità, ed è preoccupato del destino del mondo. Gli Yezidi raffigurano Satana sia con il serpente che con il pavone. Il pavone rappresenta la bellezza del Dio adorato e il serpente rappresenta la sua saggezza perché è sia bellissimo che sapiente. La loro reliquia sacra è il sanjak di ramw, un’immagine del pavone.

Il Jalwah ed il Resh sono le autentiche scritture sacre degli Yezidi. Essi non solo riconoscono la perdita di molte copie delle loro scritture ma anche dell’unica copia di Shaikh Hayder del Libro di Resh. Quindi non c’è dubbio che le scritture di Resh vennero ricostruite a memoria. Gli Yezidi si sono mantenuti nascosti per secoli ed i loro libri sono rimasti misteriosi.

Agli Yezidi sono anche conosciuti per essere adepti della magia nera e a loro è vietato vestirsi di blu, che è il colore sacro di Satana.

  • The Yezidis, their Life and Beliefs by Sami Said Ahmed 1975
  • Adventures in Arabia: Among the Bedouins, Druses, Whirling Dervishes & Yezidee Devil Worshipers by W.B. Seabrook 1927
  • Yezidism – its Background, Observances and Textual Tradition by Philip G. Kreyenbroek 1995
  • The Yezidis: A Study in Survival by J.S. Guest 1987 Peacock Angel by E.S. Drower 1941

 

Da Wikipedia:

Lo Yazidismo (in curdo ئێزیدی, Ēzidī, Īzidī, in in arabo: ﻳﺰﻳﺪﻱ‎, Yazīdī, in turco Cyrāǵ Sândëren, ossia “spegnitori di lampade“, in persiano Shaiōān peresht, “adoratori del diavolo“) è una religione monoteista, la cui origine è discussa in ragione anche dell’accentuato esoterismo delle sue dottrine, che consentono solo agli iniziati di accedere al suo nucleo più autentico.

Alessandro Bausani, uno dei massimi esperti italiani di islamistica, osserva che, nonostante lo yazidismo “è ancora elencato fra le sette musulmane per motivi pratici e, anche, se è vera l’opinione del Guidi, per la sua origine e per qualche nome arabo e persiano che vi si incontra”, di fatto sembra che la dottrina yazidi “praticamente nulla abbia di islamico”, tanto da poter “ben essere messa assieme a residui di sette gnostiche del Vicino Oriente del tipo dei mandei”.

I suoi fedeli venerano Sette Angeli, chiamati anticamente Anunnaki, emanazioni del Dio primordiale, di cui il primo e più importante è l’Angelo Pavone (Tawisi Melek), che “cadde, ma essenzialmente buono, pianse, e le sue lacrime di pentimento, deposte in settemila anni di pianto ininterrotto in sette anfore, hanno estinto le vampe dell’inferno”.

La religione yazidi deriverebbe, secondo vari storici, dagli antichi sistemi religiosi della Mesopotamia. Fanno parte della religione yazidi le abluzioni sacre, il divieto di mangiare certi cibi, la circoncisione, il digiuno, il pellegrinaggio devozionale, l’interpretazione dei sogni e la trasmigrazione delle anime. Il vocabolario religioso, soprattutto nella terminologia della letteratura esoterica, è simile a quello sufi. Gran parte della mitologia e della cosmogonia è pre-islamica e risente di influenze gnostiche. Gli yazidi credono in un Dio primordiale, che ha creato o è divenuto l’universo, manifestandosi nei Sette Grandi Angeli il principale dei quali è Melek Ṭāʾūs.

La figura centrale dello yazidismo è Melek Ṭāʾūs, un angelo dalle sembianze di un pavone (Melek vuol dire appunto “Angelo” e Ṭāʾūs significa “Pavone”), “essenza attiva di Dio”. I suoi seguaci sostengono che esso deriverebbe dall’antico culto prei-slamico proprio del popolo curdo. L’Angelo Pavone, padrone del mondo, è l’origine del bene e del male. Il compito degli uomini è di aiutare il bene a prevalere. Secondo gli yazidi, anche il male è stato creato da Dio, ma ugualmente Dio vuole la vittoria del bene. Gli uomini possono inavvertitamente compiere azioni malvagie, atte a favorire la vittoria del male. Immagini di pavoni, in bronzo o ferro, sono oggetti rituali devozionali. Le sacre scritture dello Yazidismo sono Kitāb al-Jilwa (“Libro della Manifestazione”) e Mishefa Res, o Maṣḥaf rash (“Libro Nero”, in curdo), entrambi scritti in kurmanji, un dialetto della lingua curda.

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Il mausoleo di Adi ibn Mustafa a Lalish.

Gli yazidi sono piuttosto diffidenti verso le persone di altre religioni e gran parte del loro credo è caratterizzato da un’accentuata riservatezza, che non consente agli studiosi di tracciarne compiutamente e soddisfacentemente i contorni. Per esempio, la preghiera (da effettuare due volte al giorno sempre in direzione del sole) non può essere recitata in presenza di persone estranee al culto di Melek Ṭāʾūs. Il mercoledì è il giorno sacro, sebbene sia il sabato a essere considerato il giorno di riposo. A dicembre vi è poi una lunga festività della durata di tre giorni. Vi sono altri giorni sacri definiti dal Libro Nero, ad esempio il 20 luglio (indipendentemente dal fatto che cada di sabato) è definito di riposo perché sacro. Il significato di molte di queste ricorrenze non è però comunemente divulgato e tutto ciò ammanta di mistero la religione degli yazidi. Lo yazidismo crede nella metempsicosi (le anime dei malvagi trasmigrano nel corpo di esseri inferiori), mentre ai giusti è destinato il paradiso.

La riforma di Shaykh Adī

La forma con cui è conosciuto attualmente lo yazidismo è il risultato della predicazione di Adī Hakkārī o Adī b. Musāfir, teologo e religioso vissuto nell’XI secolo. Preteso discendente della dinastia omayyade, studiò a Baghdad con Abū l-Khayr Ḥammād al-Dabbās. Successivamente si stabilì non lontano da Mossul, dove iniziò la sua predicazione. In quella zona vivevano curdi nomadi che professavano una religione non islamica. Adī b. Musāfir la riformò introducendo il vocabolario dell’Islam. Considerato dai suoi seguaci “inviato o salvatore (ʿAbṭāʾūs, ossia ʿAbd Ṭāʾūs, “servo del Pavone”), dopo la sua morte, la sua anima si sarebbe unita secondo i suoi seguaci a quella dell’Angelo Pavone attraverso la trasmigrazione. Da allora la tomba di Adī b. Musāfir a Lālish (a nord di Mossul) è meta di un pellegrinaggio devozionale, cui sono chiamati tutti i devoti dello yazidismo. Il pellegrinaggio rituale si svolge una volta all’anno e dura sei giorni. Durante la celebrazione, i fedeli si immergono nelle acque di un fiume, lavano le statue raffiguranti Melek Ṭāʾūs e accendono centinaia di lampade sulle tombe di Adī e degli altri santi. Nel corso della cerimonia viene anche sacrificato un bue.

Gli Yazidi

Yazidi è il nome con cui tale comunità religiosa è universalmente conosciuta, ma tra di loro i membri si chiamano Ēzdi, Ēzidi o, in alcune aree, Dāsini (in arabo Dawāsin), forse dal nome dell’antica provincia che si estendeva a est di Mossul, nell’attuale Iraq. Secondo una etimologia abbastanza diffusa (ma non accettata da tutti), il termine “yazidi” sarebbe derivata dal nome del califfo omayyade Yazīd I (680-683). Non è infatti da escludere che il nome provenga dal termine medio-persiano (lingua pahlavi) yazd, cioè “entità divina”, forse in riferimento a Melek Ṭāʾūs. La comunità religiosa che professa lo yazidismo è composta da 200.000-300.000 individui. Il gruppo principale, costituito da 150.000 yazidi, vive in due aree dell’Iraq: i monti del Gebel Singiār (al confine con la Siria) e i distretti di Badinan (o Shaykhān) e Dohuk (nord-ovest del Paese). Il nord-ovest dell’Iraq è l’area originaria dello yazidismo, insieme all’Anatolia sud-orientale (province di Diyarbakir e Mardin). Però la maggior parte degli yazidi residenti in Turchia è emigrata in Germania negli anni ’80 del XX secolo. Almeno 50.000 yazidi vivono nell’ex Unione Sovietica (Armenia e la regione di Tbilisi in Georgia). Vivono anche in Siria, soprattutto nei dintorni di Aleppo (ca. 5000 nel Monte Simeone), e infine un numero imprecisato vive in alcune zone dell’Iran. Si stima che circa 50.000 yazidi siano emigrati verso l’Europa occidentale, soprattutto in Germania, in cerca di asilo e di lavoro. La società yazidi presenta una struttura gerarchica che vede ai vertici un capo laico, detto “Emiro” (Amīr), e un capo religioso, detto “Maestro” (Shaykh). L’Emiro, che risiede a Ba’adra (65 km a nord di Mossul), rappresenta gli yazidi presso le autorità pubbliche dell’Iraq. Ha il potere di insediare il “Maestro”, che risiede invece nel Sinjar. Oltre ad essere il capo religioso supremo, rappresenta l’autorità infallibile nell’interpretazione delle Sacre scritture.

Storia

Nel corso del XIV secolo, importanti tribù di cultura curda, la cui sfera di influenza si estendeva anche in Turchia, furono citate per la prima volta nelle fonti storiche come “yazidi”. La loro resistenza ai dominatori arabi piombati su Mossul passò alla storia. Mossul era una delle principali città yazidi. Bagnata dal fiume Tigri e situata ai piedi delle montagne del Kurdistan, era un punto di passaggio obbligato per tutte le carovane che dall’Asia centrale si dirigevano verso la Siria (e il mare Mediterraneo) e l’Anatolia. Gli yazidi superarono indenni il dominio della dinastia persiana Safavide, di quella Zengide e Ayyubide e dei turchi Ottomani, che si contesero nei secoli il controllo della città. IMongoli di Hulegu, che pure avevano preso Baghdad dopo un assedio di una sola settimana, a Mossul dovettero mantenere l’assedio per un anno intero, a causa della fiera resistenza degli yazidi. Se i wahhabiti hanno dato la caccia agli yazidi in quanto “apostati”, i sunniti li chiamano a torto “adoratori del diavolo”. Tutto deriva da un’errata interpretazione della figura di Melek Ṭāʾūs, confuso con l’angelo ribelle della religione islamica, Iblīs, che con disubbidiente superbia, aveva rifiutato di adorare l’uomo, malgrado un esplicito ordine divino. Nell’Islam si ritiene che Iblīs o shaytan (“diavolo”) corrompa l’uomo, portandolo ad affiancare altre divinità ad Allah, che secondo la religione islamica è l’unico vero dio. Quale figura didemiurgo, l’Angelo Pavone è stato ritenuto dai musulmani uno shaytan, cioè un “diavolo” che devia i veri credenti. Proprio a causa di tale interpretazione, gli yazidi sono stati spesso perseguitati con l’accusa infondata di adorare il diavolo. Nel corso dei secoli scorsi essi furono duramente perseguitati dagli Ottomani e poi dal governo turco. La persecuzione contro gli yazidi è ripresa infatti nella seconda metà XX secolo. Gli yazidi rischiarono l’estinzione una prima volta nel 1892, quando le truppe ottomane penetrarono nella valle di Lālish e passarono a fil di spada migliaia di abitanti, distruggendo il mausoleo di Adi ibn Mustafa (Shaykh Adī). Le persecuzioni della comunità yazidi attraversarono tutta la seconda metà del XX secolo. La prima si ebbe durante il penultimo anno del regno di Fayṣal II, il 1957. Dopo l’instaurazione della repubblica, fu Ahmed Hasan al-Bakr, il primo presidente del partito Ba’th, a riprendere le persecuzioni: la prima fu ordinata nel 1969 e la seconda nel 1975. Nello stesso periodo il governo turco avviò una politica discriminatoria verso la minoranza yazida. A partire dagli anni ottanta molti yazidi turchi iniziarono ad emigrare inGermania (Paese europeo preferito dell’emigrazione curda). Oggi la presenza yazidi in Germania è stimata in 40.000 persone.

Durante il regime di Ṣaddām Ḥusayn, gli yazidi vennero classificati come “arabi”, in modo tale da falsare gli equilibri etnici nella regione, anche se il regime li emarginò e li discriminò socialmente e culturalmente. Negli anni 1987-88, in Iraq, Ṣaddām Ḥusayn scatenò una durissima repressione della comunità yazidi. Il dittatore ordinò anche unadeportazione: decine di migliaia di yazidi furono costretti a trasferirsi centinaia di km ad ovest, in un’area montuosa al confine con la Siria: il Jebel Sinjar, loro luogo peraltro di storico insediamento. Dopo la caduta di Ṣaddām Ḥusayn nel 2003, i curdi richiesero che gli yazidi fossero riconosciuti come facenti parte del popolo curdo a tutti gli effetti. Feleknas Uca, membro tedesco del Parlamento Europeo è stata l’unica parlamentare di origine yazidi sino al 2005, anno in cui si sono tenute le prime elezioni libere in Iraq. Nel 2014 la piana di Ninive è stata assaltata dai guerriglieri fondamentalisti sunniti dell’autoproclamato califfo Abu Bakr al-Baghdadi. A seguito della persecuzione avviata dallo “Stato Islamico” contro gli Yazidi, l’ONU stima che 5.000 Yazidi siano stati uccisi e 5.000-7.000 catturati e venduti come schiavi, mentre altri 50.000 sono stati costretti ad abbandonare la regione per evitare analoga sorte.

Usi e costumi

Gli yazidi sono monogami e strettamente endogamici, anche se, in alcuni rari casi, ai loro capi è concesso avere più di una moglie. I bambini vengono “battezzati” alla nascita, esiste la fractio panis tipica del Cristianesimo e si usa rendere ossequiosa visita ad alcune note chiese cristiane. La circoncisione è una pratica diffusa ma non obbligatoria, come nell’Islam del resto, e si osserva un digiuno penitenziale secondo le modalità islamiche. Sono eseguite “danze sufiche” e pellegrinaggi alla tomba di Shaykh ʿAdī e, alla loro morte, i defunti sono deposti con le mani giunte in tombe di forma conica. Gli yazidi, ritenendosi gli unici veri discendenti di Adamo, non accettano né i matrimoni inter-religiosi (neppure con i curdi di religione musulmana), né le conversioni. La pena più grave per un fedele è l’espulsione dalla comunità, poiché l’espulso va incontro alla perdita dell’anima, anche se non mancano casi di violenza fisica, come nel caso di Du’a Khalil Aswad, una diciassettenne curda di fede yazidi, uccisa a calci e pietre nel 2007, per essere stata vista con un ragazzo di diversa etnia.

Enciclopedia Treccani

YAZIDI. – Nome di un gruppo di popolazioni ordinate a tribù, di origine e di lingua curda e con religione propria; detti comunemente adoratori del diavolo. Il loro nucleo principale è ora nella regione di Mossul, a Shaikhān, dove è il centro della religione yazidica e cioè il santuario dedicato allo Shaikh ‛Adī, e nel Gebel Singiār a 160 km. circa a est di Mossul. Il loro numero totale nella Mesopotamia e fuori è stato indicato con varie cifre (per lo più intorno ai 60.000), ma è certamente molto diminuito negli ultimi anni. Secondo l’annuario ufficiale dell’‛Irāq del 1937, essi sarebbero ridotti nel regno a 19.000 (o 17.000), di cui 11.000 nel Gebel Singiār. Nel Gebel Sim‛ān presso Aleppo vi è un altro nucleo meno numeroso di Yazidi, pastori seminomadi, forse tremila, che si dicono originarî del monte Singiār, di lì venuti forse nel sec. XIII, che parlano curdo; ve ne sono altri piccoli gruppi nella regione di Diyārbekr, nell’Armenia russa, nel Caucaso (Tiflis), in Persia. Sono fisicamente ben formati, laboriosi; dediti alla coltura della terra e all’allevamento del bestiame. La forma Yazīdī è araba (plurale Yazīdiyyūn: la forma femminile Yazīdiyyah è comunemente usata per indicare il complesso della setta): in bocca curda la pronuncia è Ezidi, Izidi. Altro nome arabo dato ai Yazidi è Dawāsin, sing.Dāsin (siriaco Dasnāyē), derivato dal nome della provincia religiosa a oriente di Mossul. Sono anche chiamati in turco CyrāǵSândëren (o spegnitori di lampade) e in persiano Shaiôān peresht, “adoratori del diavolo”. Gli Yazidi credono in un Dio sommo ineffabile che è in relazione con il mondo attraverso sette angeli creatori sue emanazioni. Il primo in dignità è Melek Tā’ūs, o angelo Pavone, la figura dominante della religione yazidica; che è l’angelo caduto, ma non divenuto come in altre religioni, ad es. la cristiana, Satana, e non adorato in quanto diavolo, ma per la sua natura buona e la sua potenza di creatore; il nome di Pavone è in relazione con antiche leggende diffuse nel mondo orientale, secondo le quali il tentatore di Eva assume tale figura. Scindendosi in una triade, la cui natura, del resto, non è del tutto chiara, Melek Tā’ūs si manifesta anche come Yazīd, cioè il califfo Ommiade Yazīd ibn Mu‛āwiyah (v.) e come Shaikh ‛Adī, cioè ‛Adī ibn Musāfir (un grande ṣūfī musulmano morto nel 1161 d. C. circa), discendente della famiglia califfale ommiade e sostenitore dei suoi diritti, che diviene figura centrale della religione yazidica. Incarnazione degli altri angeli e quindi partecipanti dell’adorazione sono considerati a mano a mano varî personaggi, tra cui grandi ṣūfī musulmani, o discendenti di ‛Adī, divenuti capi della comunità; con un procedimento ben noto in altre sette, nate, queste, nel mondo della Shī‛ah o movimento in favore della famiglia di ‛Alī. Il racconto della creazione è un tessuto di strane leggende, certo connesse con altre di sicura origine gnostica, e diffuse anche nelle sette alidi; il ricordo di Yazīd e della famiglia ommiade è bizzarramente deformato. Gli Yazidi credono nella metempsicosi (anch’esso elemento gnostico), nell’immortalità dell’anima, nel paradiso per i giusti, mentre i peccatori, soggetti per punizione alla trasmigrazione in esseri inferiori, errano fino al giorno del giudizio. Il culto, in cui entrano molti elementi cristiani (battesimo, forme di comunione, ecc.) dovuti in parte, senza dubbio, ai contatti con comunità cristiane specialmente nestoriane, ma forse anche alla remota origine gnostica della religiosità yazidica, è assai complicato e ricco di riti strani. La preghiera è per lo più individuale. Parte essenziale del culto è il pellegrinaggio annuale al predetto santuario dello Shaikh ‛Adī; numerose sono le feste, tra cui principale quella del capo dell’anno. Gli angeli e anzitutto Melek Ṭā’ūs sono simboleggiati daisangiaq, specie di insegne di metallo sormontate da una figura di pavone, che sono portati in giro nei villaggi yazidici per le questue. Sono numerosissimi gli interdetti. I libri sacri principali sono due, il Libro Nero e il Libro della Rivelazione, di cui abbiamo redazione araba e curda e che scritti in origine in lettere arabo-persiane, furono poi traslitterati in una speciale scrittura crittica. Credenze e pratiche dànno concordemente alla religione yazidica un carattere entusiastico e passionale, iniziatico e mistico, che corrisponde assai bene alla religiosità gnostica e più concretamente a quella delle predette sette estreme di origine alide. La comunità ha un ordinamento di tipo teocratico; gli Yazidi sono divisi in due grandi categorie, laici (detti murīdān, con termine preso dal linguaggio sufico, in cui vuol dire aspiranti, e che indica bene la natura religiosa di tutta l’associazione yazidica), e chierici, divisi in più categorie, prima quella degli Shaikh in numero di cinque, discendenti dalla famiglia di ‛Adī; sono sotto di essi iPīr, specie di preti, e varie categorie di diaconi e di inservienti, tra cui i cantori Qawwāl e i danzatori Kočiak, mentre i faqīr detti anche Qarabash, o teste nere, formano una specie di ordine o confraternita, che gode di molta influenza. A capo della comunità sono due autorità, una religiosa, il capo degli Shaikh, e il Principe dei Principi, o Capo supremo, appartenente a famiglia che pretende discendere da Yazīd ibn Mu‛āwiyah. Varie ipotesi tentano spiegare il difficile problema delle origini di questa religione; ancora diffusa è quella che crede il nome della setta del tutto indipendente nella realtà da Yazīd ibn Mu‛āwiyah, nonostante la tradizione non solo musulmana ma anche yazidica, dichiara la relazione di ‛Adī con la setta stessa solamente casuale, e, indicando come etimologia la parola iranica Īzed che vale angelo, distacca completamente dall’Islām l’origine degli Yazidi, e ne considera la religione genericamente derivata, senza poterne specificare il modo, dal mondo iranico. Un’altra opinione recentemente sviluppata è quella che, seguendo invece la tradizione musulmana, considera lo sviluppo della setta come nato dall’azione politico-religiosa in favore degli Ommiadi, ricostruisce di questa, dalla tradizione un poco obliterata, le fasi meno conosciute, ne stabilisce forme moderate ed estreme, la relazione tra di esse, e giunge a poter fondare, su una solida base storica, quella relazione tra Yazidi e tendenze estreme del partito filo-ommiade, che già appaiono adombrate nella tradizione musulmana e yazidica. Constatando poi, dopo tale premessa, la stretta correlazione delle dottrine yazidiche e del loro sviluppo, con quelle proprie alle sette estreme sciite (v. sciiti) a noi meglio conosciute (correlazione dovuta alla natura concorde dei due gruppi di fenomeni di contenuto analogo e solo di direzione diversa, e sorti nella stessa congiuntura storica), ne trae il criterio principe per la determinazione della origine delle dottrine yazidiche, assegnandola in modo principale ai contatti con le sette persiane manichee e mazdakite così ampiamente ispirate alla gnosi; ciò che, verità stabilita per le sette estreme sciite, appare conclusione che consegue necessariamente per quella yazidica. Alla luce di questa ipotesi, resa tanto più probabile dalla origine ommiade dello Shaikh ‛Adī e dalla sua azione pro-ommiade, si spiegano agevolmente non solo il nome della setta, da connettersi sicuramente con Yazīd ibn Mu‛āwiyah, ma anche la venerazione per ‛Adī, che non è casuale, né ha a che fare con assonanza con Ādar, nome del capo degli Ized celesti iranici, come si suppone, ma è elemento fondamentale di tutto lo sviluppo; e le affinità, infine, delle dottrine yazidiche con quelle dei movimenti sciiti estremi (compreso l’isma‛ilismo [v. ismāīliti] in tutte le sue manifestazioni) e con quelle gnostiche, che attraverso l’anello delle sette persiane, giungono fino ai Yazidi. Né può infirmare tale ipotesi (che fa la Yazīdiyyah, cioè la più estrema delle direzioni filo-ommiadi, non un fenomeno islamico, ché dall’Islām è ormai lontanissima, ma certo un fenomeno sorto nel mondo islamico, e nelle condizioni politiche da esso create), la contraddizione tra l’ortodossia musulmana di ‛Adī e la sua inserzione in questo sistema tipicamente eretico, poiché la tradizione musulmana, giudiziosamente rintracciata e adoperata, ci mostra, e proprio a proposito di ‛Adī, il conflitto fra tendenze estreme e moderate in seno al movimento filo-ommiade, e accenna al prevalere, contro la volontà del pio ṣūfī patrono dell’atteggiamento moderato e ortodosso, delle prime, che portano, come alla divinizzazione di Yazīd, così anche a quella di ‛Adī, e alla cui vittoria si deve la formazione della setta yazidica quale essa è attualmente. Tanto più sotto i discendenti e i successori di ‛Adī si ripete, certo con minor resistenza da parte di essi, lo stesso processo di divinizzazione dei capi. Con questa ipotesi infine si disegna più nettamente, per ricerche di più ampio respiro, un fecondo criterio di coordinazione di una serie di fenomeni religiosi, che insieme con la setta yazidica sembravano relitti isolati, mentre essi possono essere, con prudenti ravvicinamenti, inseriti in un coerente insieme. Con il ravvicinamento della setta yazidica al movimento ommiade si può anche ricostruire qualche fase della storia più antica della setta; per qualche periodo (specialmente per il sec. XIII) si ha qualche notizia concreta in fonti soprattutto siriache, nelle quali appaiono i Yazidi ordinati come confraternita, spesso in lotta con i cristiani nestoriani del paese circostante, che cercavano presso i Mongoli protezione contro di essi. Le recenti vicende dei Yazidi sono quelle di una povera minoranza che ha sofferto gravemente sotto i Turchi; e anche ora attraversano difficoltà, dovute pure alla lotta tra ‛Irāq e Siria per la delimitazione della regione del Gebel Singiār.

Bibliografia: Per amplissime indicazioni bibliografiche v. G. Furlani, Testi religiosi dei Yezidi, Bologna 1930, e l’articolo realtivo ai Yazidi nell’Enciclopedia dell’Islam, redatto da Th. Menzel. L’ipotesi predetta è svolta da M. Guidi, in Origine dei Yezidi e storia religiosa dell’Islam e del dualismo, e Nuove ricerche sui Yezidi, in Riv. d. studi orientali, XIII, 1932; cfr. anche The Yazidis, past and present, di Isma’il Beg Chol, a cura di C. K. Zurayk, Beirut 1934 (in arabo, con notizie preziose sulla vita attuale dei Yazidi) e Abbas Azzaoui,Histoire des Yézidi, Bagdad 1935 (anche in arabo, sostiene l’origine islamica con elementi importanti tratti dalla tradizione musulmana).

Melek Ta’us

 

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Significato Religioso:

Gli Yazidi considerano Melek Ṭāʾūs come un angelo ribelle che si è redento della sua colpa, ed è diventato un demiurgo creatore del cosmo. Dopo il suo pentimento pianse per 7000 anni e le sue lacrime riempirono i 7 vasi che spensero il fuoco dell’inferno. Il termine M-l-k può essere letto sia come Melek, sia come Malak. In arabo e in farsi, curdo, turco-ottomano, urdu, pashtu, indonesiano, somalo, swahili Malik (pl. muluk) significa “re”, mentre malak (pl. malāʾika) significa “angelo”. Ṭāʾūs significa pavone e deve essere collegato alle penne di pavone che sono presenti nella raffigurazione induista di un Avatāra. Questo spiega anche perché, sebbene il pavone non sia presente nei luoghi dove Melek Ṭāʾūs è venerato, risulta connesso – nella letteratura persiana – al simbolo della potenza divina. Il culto è originario dell’India, dove il pavone è animale stanziale. La sua immagine quindi simboleggia una presenza spirituale nel mondo. Gli Yazidi credono che il fondatore della loro religione, lo sceicco ʿAdī b. Muṣṭafā, sia stato un’incarnazione di Melek Ṭāʾūs. Nelle pitture e nelle sculture Melek Ṭāʾūs è sempre raffigurato come un pavone. Si pensa che gli Yazidi siano gli unici adoratori di un uccello come divinità principale.

Riscontri nelle altre religioni:

Diverse confessioni cristiane, musulmane nonché altre religioni identificano Melek Ṭāʾūs con Lucifero o Shaytan (Satana). Gli Yazidi affermano che il loro dio è “il demone primo” delle altre religioni e hanno il divieto di pronunciare la parola per la convinzione che nominare Dio sia blasfemo. Secondo il linguista curdo Jamal Nebez, la parola “Ṭāʾūs” potrebbe derivare dal greco ed essere collegata a “Zeus” e “Theos”, vale a dire “dio”. Melek Ta’us diventerebbe “Angelo di Dio”, e la cosa sembrerebbe confermata dal fatto che gli stessi Yazidi vedono Melek Ṭāʾūs o Ṭāʾūs-e Melek come un’ipostasi divina. Ma appare probabile il diretto collegamento etimologico del nome Ta’us con la parola greca ταως , che vuol dire pavone ; tale proposta etimologica documenterebbe la formazione di questo culto in epoca pre islamica ed in un contesto di sincretismo cultuale tra comunità semitiche e comunità grecofone di origine ellenistica. Gli Yazidi hanno dovuto subire molte persecuzioni, in quanto minoranza religiosa, e sono stati quasi sterminati in seguito a vari eccidi. Questo li ha portati a confondere i loro precetti con quelli dominanti dell’Islam.

Letteratura, animazione e musica:

  • Nella serie a fumetti Top 10 di Alan Moore, Gene Ha e Zander Cannon, Pubblicata sotto l’etichetta America’s Best Comics e tradotta in italiano da Magic Press, il personaggio di Re Pavone è un seguace di Melek Taus, e da ciò fa derivare il suo superpotere.
  • L’antagonista nel romanzo di John Case “L’ottavo giorno” è uno spregiudicato uomo d’affari che cerca di porsi come la incarnazione di Melek Taus nel suo tentativo di assumere il controllo di alcune holding yazidi.
  • Nel romanzo di Stephen Michael Stirling “I guerrieri di Peshawar”, un Angelo-Pavone in versione corrotta è la divinità di una selvaggia religione russa cannibalica in un immaginario dopo-Apocalisse.
  • La Gothic metal/Symphonic metal band svedese Therion ha dedicato una canzone a Melek Taus nel suo quattordicesimo album Sirius B (2003).
  • L’antagonista nel film d’animazione Kung Fu Panda 2 è un pavone bianco, Lord Shen, che intende conquistare l’intera Cina e ricorda molto Melek Ta’us per le sue fattezze.

Ultimi aggiornamenti di Cronaca

La comunità religiosa degli Yazidi  è finita suo malgrado al centro delle cronache internazionali per le terribili violenze di cui è attualmente vittima per mano dell’ISIS, peculiare per le sue credenze uniche e per sue la capacità di sopravvivere per secoli a dispetto della sua radicale diversità.Gli yazidi, è una popolazione originaria della regione situata tra l’Iraq e la Siria settentrionali, proprio il territorio, come abbiamo visto, occupato dalle milizie dell’ISIS nel corso dell’ultimo anno. È difficile stabilire esattamente quanti siano, poiché nel corso degli ultimi secoli molti hanno abbandonato le loro terre di origine per stabilirsi in altre regioni del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, soprattutto in Turchia e Armenia, oltre che negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, tra cui la Germania. Si pensa siano circa un milione, di cui la maggioranza risiede, o almeno risiedeva fino ad alcuni mesi fa, come vedremo, nella provincia di Ninive nell’Iraq settentrionale, a nordest del capoluogo Mosul. Gli yazidi sono etnicamente di origine curda, e infatti parlano in maggioranza la lingua curda, ma essi non si considerano affatto curdi, distinguendosi da questi ultimi per la loro peculiare religione. Lo yazidismo incorpora elementi e suggestioni delle tre grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo e Islam), ma è sostanzialmente indipendente da esse, e presenta caratteri di altre religioni e filosofie assai antiche e quasi completamente scomparse, come lo zoroastrianesimo (la religione dell’antico Iran) e lo gnosticismo. Gli yazidi credono in un unico dio onnipotente, che però non si rivela direttamente agli uomini. All’inizio dei tempi dio ha creato sette angeli, sue emanazioni, di cui il primo e maggiore è Melek Taus, l’Angelo Pavone. Questi, su impulso di dio, ha creato il mondo che conosciamo e l’uomo, al quale dio ha poi concesso il “soffio vitale”, come il dio della Bibbia ha fatto con Adamo. La mitologia yazida racconta che dio ordinò a Melek Taus di adorare l’uomo appena creato, ma l’Angelo Pavone si rifiutò, sostenendo che fosse lui la più alta creazione divina, e che quindi avrebbe dovuto essere l’uomo ad adorarlo, e non il contrario. Apparentemente, l’ordine era solo una prova, e dio perdonò Melek Taus per l’insubordinazione, incaricandolo di vigilare sul creato e in particolare sulla salvezza spirituale dell’umanità. Questi tratti di Melek Taus, il maggiore tra gli angeli, e in particolare il racconto della ribellione contro dio, lo avvicinano molto alla figura cristiana di Lucifero e a quella musulmana di Iblis, i quali erano anch’essi, secondo le rispettive teologie, l’angelo prediletto da dio che peccò di superbia e disobbedienza e che per questo fu bandito dai cieli, diventando poi Satana, l’incarnazione del male.

Queste somiglianze, per quanto superficiali (per gli yazidi Melek Taus è infatti una figura positiva), sono bastate alle altre comunità del Medio Oriente per accusare gli yazidi di essere “adoratori del diavolo”, che è tuttora il nome con cui sono impropriamente conosciuti in Medio Oriente e in molti casi in Occidente. Alla popolarità degli yazidi presso i propri vicini non giova neanche il fatto che essi siano una comunità molto riservata, che nasconde i particolari delle propria fede agli stranieri. Sono infatti scoraggiati dal recitare le preghiere e compiere gli altri riti della loro religione in presenza di estranei, e non possiedono testi sacri liberamente accessibili agli studiosi, dal momento che la maggior parte degli insegnamenti della loro religione sono tramandati per via orale all’interno dalla classe dei sacerdoti. A questo si somma anche la chiusura sociale della maggior parte delle comunità yazide, i cui membri sono spinti a praticare l’endogamia, cioè a sposarsi esclusivamente con altri yazidi. Come conseguenza, gli yazidi hanno subito dure persecuzioni fin dai tempi dell’Impero Ottomano, e il loro numero è diminuito costantemente nel corso dei secoli. In anni recenti, gli yazidi che risiedono in Medio Oriente sono stati il bersaglio di violenze e attentati da parte dei gruppi fondamentalisti islamici, che li accusano di idolatria e satanismo.

La situazione è precipitata con la conquista da parte dei miliziani dell’ISIS di ampie regioni dell’Iraq settentrionale nei primi mesi del 2014, e in particolare della città di Sinjar, uno dei più importanti insediamenti yazidi, e dei territori circostanti. I fondamentalisti non hanno perso tempo, organizzando esecuzioni di massa di centinaia di yazidi, i cui corpi sono stati poi sepolti in fosse comuni. Altre migliaia di yazidi sono stati invece costretti con la forza a convertirsi all’Islam, e centinaia di donne sono state catturate e poste in stato di schiavitù. Nell’agosto del 2014 la notizia delle violenze contro gli yazidi ha fatto il giro del mondo, colpendo profondamente la comunità internazionale e contribuendo alla decisione di molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti, di intervenire nelle regione per distribuire aiuti umanitari alle popolazioni colpite e attaccare le milizie dell’ISIS con raid aerei. Una vera corsa contro il tempo per salvare la vita di migliaia di persone è stata intrapresa sempre la scorsa estate, quando oltre 50.000 yazidi hanno lasciato le proprie case per fuggire alle violenze, iniziando un tragico esodo tre le aride e impervie montagne dell’Iraq settentrionale per tentare di raggiungere il confine con la Turchia e da lì la salvezza. L’aviazione degli Stati Uniti ha paracadutato dai propri aerei da trasporto decine di tonnellate di cibo e acqua per aiutare i fuggitivi, che stavano letteralmente morendo di fame e sete. L’esercito americano ha inviato sul posto anche alcune militari delle forze speciali per studiare il terreno e pianificare un’evacuazione dei fuggitivi. Finalmente, nella seconda metà di agosto, le forze dei peshmerga, i combattenti curdi, sono riusciti, aiutati dagli incessanti bombardamenti degli aerei americani, ad aprire un corridoio umanitario nelle montagne di Sinjar e a permettere agli yazidi in fuga di riparare in Turchia o nel territorio del Kurdistan iracheno. Ma si stima che nel territorio controllato dall’ISIS rimangono ancora decine di migliaia di yazidi, esposti a ogni genere di violenza e persecuzione. Secondo l’interpretazione radicale della legge islamica sostenuta dall’ISIS, infatti, solo gli ebrei e cristiani, considerati “popoli del Libro” insieme ai musulmani, possono vivere nel territorio del nuovo califfato e continuare a praticare la propria religione, pur dovendo pagare una speciale tassa, chiamata Jizya, e subendo al contempo pesanti discriminazioni. Gli yazidi sono invece considerati “pagani idolatri” e non posseggono alcun diritto.

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Donne Yazide emigrate in Europa manifestano a Bruxelles per la liberazione delle proprie connazionali ridotte in schiavitù dall’ISIS.

Fonti: itajos.com; yeziditruth.org/yezidi_religious_tradition; youtu.be/25fBtomhoPM; ezidipress.com

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E' alquanto meglio edificare una Piramide nel deserto piuttosto che mille oasi brulicanti di vita ordinaria. Maestosa, fredda, perfetta ti ficca due dita in gola facendoti vomitare domande e dubbi. Oscura per un attimo l'ego che brilla compiaciuto di stupidità ebete, per aver rinchiuso nel buio e nel silenzio l'anima sgomenta che così viene accarezzata dalla fredda luce della ragione.

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