Thursday, 12/12/2019 UTC+2
IL SAPERE

L’Arte del saper cogliere le Erbe Officinali

L’Arte del saper cogliere le Erbe Officinali

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Quando, come e dove raccogliere le Erbe officinali

Dopo aver valutato l’epoca mi­gliore per la raccolta delle pian­te, che dipende dalla stagione, giorno ed ora, l’attenzione dell’Alchimista si sposta allo studio del terreno su cui esse crescono.

È bene precisare che allo spagiri­sta interessano soltanto le specie spontanee e non quelle coltivate. In quest’ultimo caso infatti l’uo­mo, seguendo falsi interessi ed ignorando i profondi equilibri che si instaurano in natura fra i vari individui, muta e manipola i vegetali, ponendoli automatica­mente fuori del loro vero ciclo vitale.

Credete che un seme abbia biso­gno del consiglio dell’uomo per porre la sua dimora e germoglia­re? O hanno forse bisogno albe­ri, arbusti ed erbe della nostra inesperta collaborazione per sce­gliere l’habitat che è loro più congeniale? Il mondo vegetale ha insita in sé la legge della vita, la quale lo po­ne in stretta e mutua correlazio­ne con tutti gli altri individui, se­condo il flusso delle energie che scorrono nel gran gioco dell’infi­nito. L’equilibrio naturale, oggi profondamente alterato per il so­pravvento di una falsa cultura, è un coacervo di molti fattori quali la natura del terreno, la presenza di falde acquifere, l’incidenza  dei raggi solari, l’ambiente, i po­tenziali magnetici e l’equilibrio esistente tra i vari individui. Senza questa conoscenza, senza questa verifica del gioco dell’energia universale, che rego­la tanto le forme spirituali quan­to i rapporti con gli «altri» e con la natura, le piante stesse perdo­no del loro effettivo valore, poi­ché sfugge il vero nesso della loro crescita in rapporto a determi­nate condizioni cosmologiche, la cui conoscenza ci dà la vera com­prensione, senza la quale ogni cosa perde di significato.

In spagiria la qualità del terreno, le condizioni idrogeologiche e il carattere tettonico strutturale dell’ambiente ove le piante cre­scono, assumono una grande im­portanza, poiché qualificano la potenzialità di una determinata regione, facendone un vero e proprio individuo geomorfologi­co, che presenta caratteri tipici che sono solo ed esclusivamente suoi. Una morfologia che trova la sua meravigliosa ragion d’essere. Un paesaggio, modellato dalle mor­bide colline moreniche dallo specchio azzurro di un piccolo lago, è un individuo ben diverso da quello rappresentato da una vasta pianura alluvionale, o dal paesaggio formato di materiali incoerenti, come una brughiera, oppure dal massiccio calcareo o granitico che si erge maestoso nella corona alpina.

Come la pianta, incarnazione di un archetipo ben definito, pre­senta qualità diverse secondo il luogo in cui cresce, così l’uomo abituato alla selvaggia potenza della natura delle zone montane o submontane sarà diverso da quello che abita nella più tran­quilla ed ovattata atmosfera di una pianura. Oltre a condizioni geomagneti­che ben precise, che hanno la lo­ro enorme importanza, i terreni sono soggetti a correnti telluri­che, difficilmente individuabili, e che si associano, in genere, alle vene sotterranee di acqua, con­duttrici di forze vitali e apporta­trici di energie. Infatti le zone montane e submontane, che una direttrice tet­tonica ha formato, provocando un arresto nel ribaltamento degli strati sedimentari più antichi, so­no le più interessanti da un pun­to di vista erboristico alchemico. Queste direttrici tettoniche por­tano a variazioni molto significa­tive dal punto di vista idrogeolo­gico, in quanto provocano la ri­salita di notevoli quantità di ac­qua, che, dopo un lungo e tortuoso cammino nella massa cal­carea sedimentaria delle viscere dei monti, danno vita alle sor­genti perenni, poco sotto le vet­te, e alle piccole, fresche polle lungo i pendii.

La direttrice tettonica principale risulta essere la linea a più alto potenziale energetico e le zone circostanti divengono magneti­camente e vitalmente più attive, denunciando, ad una sensibilità non ancora completamente offu­scata dal viver civile, tutta la loro potenza e la loro forza espansiva. Sono le zone ove le secrezioni de­gli Dei si presentano più atti­ve, dove i profumi sono più in­tensi e penetranti, dove il bosco sembra parlare attraverso i suoi policromi componenti e il ritmo della vita si avverte quasi a livel­lo di pelle. Sono i posti ove i due misteri, l’anima e le cose, si guardano e si sentono attraverso le forme esteriori; i simboli che mascherano la manifestazione si affollano attorno a noi, si svela­no, tendono le loro braccia, guardando con mille occhi fatti di luce e di colore, e l’eterno sor­riso della vita ci avvolge come una carezza.
Svaniscono, pian piano, in que­sto dolce vagabondare, le fatico­se acrobazie della mente, per la­sciare il posto al cuore, che attra­verso le vie dell’amore gode di una più profonda sapienza, poi­ché le armonie sembrano giunge­re dall’infinito, e ove in un sus­surrato bisiglio, si odono le voci delle umili creature sorelle, che si dichiarano Vita, nella gran Vita del Tutto.

Il nostro, non vuol essere un di­vagare poetico, ma il tentativo di tradurre in semplici parole una sensazione viva che chiede agli effetti di udire la voce delle cau­se, che domanda alle forme il pensiero ed il principio che tutte le anima, e che sorge prepotente dal profondo tutte le volte che si attraversano zone e boschi ove questo magnetismo, quasi palpa­bile, porta alla visione magica delle cose ultime.

Sono luoghi ove, quando si sosta per dissetarsi ad una fresca sor­gente, che una mano amica ha contornato di sassi per formarvi una piccola polla, l’anima si fer­ma per contemplare, e nell’infi­nito dello spazio e del tempo, av­verte e sente ovunque una forza unica la Vita, che tutto sostiene in un compatto armonico svilup­po di forze.
Qui la primula officinalis si pre­senta più viva nel suo colore gial­lo e già si preannuncia la sua pre­senza dall’inconfondibile e ca­ratteristica fragranza che si span­de per il bosco ancor spoglio, a differenza della sua consorella eliator, molto più pallida e senza alcun profumo, anche se più vi­stosa.
Questo grazioso fiore, che racco­glie in sé la potenza delle Dodici Forze zodiacali, diventa il vero dodecathéon, la somma dei Do­dici Dei descritta da Plinio, che lungo le direttrici tettoniche si esalta ancor più, emanando una fragranza che si cercherà in­vano altrove.

Nello squarcio dei prati e dei pa­scoli, indice di strutture moreni­che, ove la passata attività erosi­va glaciale si è dovuta adattare alla morfologia precostituita del­la regione, ci imbatteremo nei massi erratici che la tenera prote­zione dello strisciante timo ser­pillo cercherà di difendere dai raggi infuocati del sole.
In queste punto, ove Venere cer­ca il suo amante Marte e lo copre ed abbraccia in una dolce effu­sione di amore, si sprigionerà, in tutta la sua potenza, il dolce ef­fluvio del connubio, e il timo ac­quisterà proprietà che lo rende­ranno estremamente prezioso. Un piccolo ciuffo fiorito di questa umile pianta, messo in infuso e poi versato in una vasca da ba­gno farà ricordare l’utilità dei vecchi lavacri che venivano eseguiti prima che si compisse l’atto d’amore, nella sua sacralità più sublime.
Lungo queste direttrici tettoni­che non sarà difficile trovare del­le piccole cappellette, piuttosto disadorne, comunque sempre rallegrate da un piccolo mazzo di fiori di bosco che la mano di un ignoto viandante o di un fanciul­lo ha posato dinanzi all’immagi­ne di una madonna benedicente, quasi a ricordo della sacralità del luogo. Queste cappellette, di cui non si conosce la data di erezio­ne, hanno probabilmente rim­piazzato le vecchie immagini di Priapo o di qualche deità cel­tica, protettrice della Natura, fu­rono poste in quei luoghi ove la forza espansiva della vitalità na­turale si dimostra più prorom­pente.
Ma non sono soltanto le proprie­tà tettoniche che possono carat­terizzare una regione, per la rac­colta delle piante officinali, ma anche la composizione delle rocce.

scritto di: Mario della Mirandola

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Scrivo articoli sulla tradizione celtica e milanese da oltre vent'anni, con pubblicazioni sia cartacee (Revue d'Etude Celtique di Aosta), che per vari siti Internet e blog. Ho scritto e pubblicato quattro libri: "Celtegh Medhelan - Milano Celtica", "Parlii Milanès ai voster fioeu", "Menisc Mes'ciòzz" e "Vocabolario della Gallia Cisalpina", acquistabili online su questi siti: http://www.compraebook.com/autore/496/Elena-Paredi.html http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/257369/vocabolario-della-gallia-cisalpina/

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