Sunday, 16/12/2018 UTC+2
IL SAPERE
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La Vita Straordinaria di Helen Keller

La Vita Straordinaria di Helen Keller

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Immaginate di essere una giovane donna americana che nel 1900 si laurea, a soli 24 anni, in Arte e Letteratura. Poi immaginate di scrivere dozzine di libri, girare il paese per continue conferenze, essere coinvolta in politica e numerose cause civili, viaggiare per il mondo, incontrare capi di Stato e alcune delle più brillanti personalità della vostra epoca. Leggete fluentemente, oltre all’inglese, francese, tedesco, greco e latino.

Troppo difficile?

Allora adesso immaginate di fare ancora tutto questo, ma senza video e audio, per dirla in termini moderni. Immaginate che qualcuno vi abbia spento la luce e tolto e ogni suono sin da quando non avevate nemmeno due anni. Immaginate buio e silenzio continuo, giorno e notte, e gli altri, al di là di tutto questo.

Vi sembra ancora più difficile, adesso? O forse impossibile?

Eppure questa non è una storia inventata, ma la vita straordinaria di una donna ancor più straordinaria, Helen Keller, sorda e cieca dall’età di 19 mesi, probabilmente a causa di una malattia infantile mal curata (e questo dovrebbe far riflettere chi nasce oggi nel benessere sui vantaggi di una accurata profilassi sanitaria, per niente scontata nella storia dell’umanità). A questa storia è stata dedicata una bellissima e commovente pellicola degli anni Sessanta, Anna dei miracoli.

Questa è una storia tragica, in cui la crudeltà della vita sembra non lasciare scampo alla tristezza di Helen, almeno finché non irrompe nella sua vita Anne Sullivan. Preda dalla sua sfortuna e chiusa nel suo muro di incomunicabilità, Helen è cresciuta viziata dalla famiglia, come un animaletto disgraziato cui ogni cosa è concessa. Anne, la nuova insegnante é anch’essa parzialmente cieca, e capisce che per dare un’opportunità a Helen dovrà isolarla dalla famiglia e disciplinarla. Pian piano, tra numerosi problemi, Helen riuscirà a collegare le parole dell’alfabeto dei muti alle cose: il film infatti termina con l’apprendimento da parte di Helen della sua prima parola, acqua, ed il suo abbraccio riconoscente all’insegnante con cui instaurerà un rapporto profondo per tutta la sua vita: grazie ad Anne, che tradurrà per lei ogni informazione possibile nel linguaggio dei muti quando non disponibile in braille, Helen comincerà ad accrescere grandemente la sua istruzione.

Là dove finisce il film, comincia l’avventura incredibile di Helen, la quale ispirandosi a esempi di altre ragazze sordo-cieche, riuscirà anche a parlare, e vivrà una vita ricca e piena di entusiasmo, passione politica, vita sociale e hobby come gli scacchi e l’equitazione. Stringerà amicizia con Mark Twain, con Alexander Graham Bell, l’inventore del telefono (interessato all’educazione per sordi probabilmente perché la moglie era sorda), Charlie Chaplin, Henry Ford, e tre generazioni di Rockfeller. A differenza dell’amica-insegnante Anne, Helen sarà anche un’amante della vita mondana, e degli eventi modaioli. Quando Anne morirà, troverà un nuovo supporto in Polly Thomson, con la quale continuerà a girare il mondo. Scriverà la storia della sua vita, venduta in tutto il mondo e tradotta in più di 50 lingue, e sarà soltanto l’inizio della sua vita di scrittrice e oratrice. Scriverà anche del filosofo e mistico Swedenborg, fortemente criticato dal più famoso Immanuel Kant per le sue immaginifiche visioni, che Helen invece supporterà con grazia e fermezza in base alle sue esperienze personali, sostenendo la sua posizione nel libro Light in my darkness.

Supporterà la causa di poveri e operai dicendo: “non li ho visti, ma li ho sentiti (odorati)”. I suoi avversari politici sosterranno che la sua posizione è frutti di errori logicamente riconducibili alle sue menomazioni, mostrando così la debolezza della loro intelligenza, da essi ritenuta una facoltà legata esclusivamente ai sensi fisici.
Helen sarà sempre un’amante della vita in tutte le sue forme: le idee, le visioni, ma anche il cibo, il vino, l’amatissimo cane donatogli dai giapponesi (introdurrà negli Stati Uniti la razza Hachiko), l’opera (che apprezzava toccando la gola e le labbra della cantante, e tenendo perfettamente il ritmo).

Si potrebbero descrivere innumerevoli aneddoti capaci di mostrare l’ottimismo, la forza e il coraggio di questa donna straordinaria, morta di vecchiaia a 87 anni nella sua casa.
L’interesse per questa figura va molto al di là della semplice curiosità, poiché essa si pone come esempio per ogni uomo e ogni donna, sano o malato, giovane o vecchio, felice o triste.
Il suo splendido sorriso anche in età avanzata lascia trasparire un animo solare e forte, che ha forgiato se stesso nelle tremende avversità di una vita che sembrava destinata a tristezza e dolore.

Le sue parole rivelano una saggezza senza confini che induce molte riflessioni.
Citiamo qualcuno degli unnemerevoli aforismi che è possibile rinvenire grazie a una ricerca veloce:
Self-pity is our worst enemy and if we yield to it, we can never do anything wise in this world.
(L’auto-indulgenza è il nostro peggior nemico e se cediamo ad essa non potremo mai fare nulla di saggio in questo mondo)
No pessimist ever discovered the secret of the stars, or sailed to an uncharted land, or opened a new doorway for the human spirit.
(Nessun pessimista ha mai scoperto i segreti delle stelle, o ha navigato in una terra sconosciuta, o ha aperto una nuova frontiera per lo spirito umano)
We may have found a cure for most evils; but we have found no remedy for the worst of them all, the apathy of human beings.
(Potremmo anche aver trovato una cura per tutti i mali, ma non abbiamo ancora trovato il rimedio per il peggiore di essi, l’apatia degli esseri umani).

Simili frasi sono state qui selezionate perché rendono palese la presenza in Helen di precise qualificazioni: vitalità o volontà di vivere, coraggio, fermezza, speranza, capacità di infrangere gli ostacoli, buon umore.

Qualcuno potrebbe obiettare: bene, ma per lei Anne ha aperto un varco nel buio e nel silenzio di una indicibile solitudine, quindi il resto è tutto guadagnato….invece chi, viceversa, passa dall’avere tutto al perdere la vista, l’udito, le gambe ecc. si trova in una posizione psicologica molto diversa.
Chiaramente il lavoro psicologico da svolgere su se stessi è differente, ma l’esempio di Helen non perde nondimeno la sua forza. L’unione di più disabilità rende i sordo-ciechi particolarmente svantaggiati rispetto alla fruizione del mondo sensibile in cui tutti noi siamo immersi. Trovare la forza e la vitalità in quel mondo silenzioso e buio, giorno dopo giorno per tutta la vita, deve aver richiesto uno sforzo non comune.

If I, deaf, blind, find life rich and interesting, how much more can you gain by the use of your five senses! (Se io, sorda, cieca, trovo la vita ricca e interessante, quanto più la potete apprezzare voi con l’uso dei vostri cinque sensi!)

La vita è crudele? La vita è sofferenza? La vita è bellezza? Chissà. Forse è tutte queste cose, e molte di più. O forse la vita è semplicemente vita.

Scritto da: Valentina C.

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