Monday, 14/10/2019 UTC+2
IL SAPERE
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La Trinità Diabolica

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LA BESTIA DEL MARE

Dopo aver portato in scena l’orrendo dragone che perseguita la Donna e Suo figlio, cioè la Chiesa e Cristo, l’Apocalisse ci mostra altre due bestie dall’aspetto non meno terrificante, indicate convenzionalmente con i nomi di Bestia del Mare e Bestia della Terra, e descritte nel capitolo 13. Ecco la prima:

« Vidi salire dal mare una Bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La Bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il Drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alla Bestia, e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla Bestia e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla Bestia e chi può combattere con essa?”
Alla Bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. Le fu permesso di far guerra contro i Santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. La adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato » (13,1-8)

 

La Bestia del Mare, di Fernando Monzio Compagnoni

La Bestia del Mare, di Fernando Monzio Compagnoni

Questo brano si rifà al testo di un’altra apocalisse, l’apocrifo Quarto Libro di Esdra, in cui si legge che un’aquila dalle dodici ali sale dal mare; ma entrambe queste visioni apocalittiche sono chiaramente ispirate alla formidabile visione di Daniele 7,2-8:

« Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mar Mediterraneo e quattro grandi bestie, differenti l’una dall’altra, salivano dal mare.
La prima era simile ad un leone e aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono tolte le ali e fu sollevata da terra e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d’uomo.
Poi ecco una seconda bestia, simile ad un orso, la quale stava alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: «Su, divora molta carne».
Mentre stavo guardando, eccone un’altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d’uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu dato il dominio.
Stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta bestia, spaventosa, terribile, d’una forza eccezionale, con denti di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna.
Stavo osservando queste corna, quand’ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che parlava con alterigia. »

Nel caso di Daniele, è all’opera la persecuzione di Antioco IV Epifane (e non quella di Nabucodonosor, perchè l’autore del libro viveva al tempo dei Maccabei). Anche in quel caso le bestie salgono dal mare, tradizionale simbolo del male, del disordine, della morte e in generale di tutte le forze che si oppongono al Piano di Dio sulla Creazione. Le bestie sono quattro, e secondo i commentatori rappresentano altrettante epoche storiche ed altrettanti imperi politici. Il leone simboleggerebbe l’Impero Neobabilonese di Nabucodonsor, l’orso l’Impero dei Medi, il leopardo l’Impero Persiano, e la quarta l’Impero Greco fondato da Alessandro Magno (cui infatti i contemporanei attribuivano « una forza eccezionale », in grado di vincere ogni nemico con il un rullo compressore della sua falange macedone) e poi spartito tra i suoi successori, i Diadochi. Altri studiosi parlano invece dell’Impero Neobabilonese, dell’Impero dei Medi e dei Persiani, dell’Impero di Alessandro Magno e dell’Impero Siriano dei Seleucidi. In tutte le interpretazioni, comunque, i dieci corni della bestia sono proprio altrettanti sovrani ellenistici (la loro individuazione è discussa), mentre il corno più piccolo, con occhi e bocca come in un incredibile fumetto ante litteram, sarebbe proprio Antioco IV Epifane, il nemico giurato dei Maccabei. Le incarnazioni delle Quattro Bestie di Daniele sono di solito ricondotte ad altrettante figure dello Zodiaco Mesopotamico, individuate dal moto in esse dei sette pianeti, un po’ come la celebre “Era dell’Acquario” di cui favoleggiano tanto i cultori della New Age. Ad ogni modo il messaggio di Daniele è chiaro: il potere politico rivela sempre un terribile aspetto bestiale.

Anche la Bestia del Mare di Giovanni è simile ad una pantera, ha le zampe di un orso e le fauci come quelle di un leone. Essa insomma assomma in sé tutte le caratteristiche negative degli imperi visti da Daniele: il leone è simbolo di prepotenza regale, l’orso di altera ferocia, la pantera di rapidità e infallibilità nel cacciare la preda. Ne viene di conseguenza che la Bestia del Mare rappresenta la potenza politica e militare che si contrappone e combatte Cristo e la sua Chiesa. Come il Drago, anche la bestia ha sette teste e dieci corna, quindi ne è la riproduzione fedele, simbolo del fatto che ne ricalca la malvagità: le corna sono qui simbolo della capacità di ferire e di uccidere, e le sette teste (sette è il numero della perfezione) sono simbolo di immenso potere; il loro significato sarà spiegato in 17,9-14. I nomi blasfemi sono ovviamente i titoli divini che gli imperatori romani si arrogavano.

Nelle mani di Satana
Il Dragone dà alla Bestia la sua potenza, il suo trono e la sua autorità: se ricordiamo che il Dragone è Satana (12,9), questo significa che il potere imperiale non viene da Dio, ma dal demonio. Non dimentichiamo quanto quest’ultimo ha detto a Gesù durante le tentazioni del deserto:

« Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio » (Luca 4,6)

Da notare che una delle teste della Bestia appare ferita a morte, ma la sua ferita mortale è stata guarita. Questo potrebbe essere interpretato come una sconfitta militare subita dall’Impero Romano sotto il regno di Domiziano, che non brillò certo per prodezza e gloria, ma c’è probabilmente un altro significato, che vedremo alla fine. Una cosa è certa: la Bestia, appena arrivata, riscuote un successo immediato ed immenso. Una folla incalcolabile la osanna e la crede un nuovo Cristo venuto in terra; ed essa proferisce, come c’era da aspettarsi, parole arroganti e bestemmie. Questa terribile visione ci fa pensare agli abbaiamenti isterici di Adolf Hitler di fronte a folle sterminate in delirio, che lo acclamavano e ripetevano le sue parole di odio e di prevaricazione. Davvero, nell’immaginario collettivo, egli più di ogni altro ha proferito bestemmie contro Dio, compiendo l’agghiacciante profezia di Giovanni. Del resto, il recente romanzo “The Castle in the forest” di Norman Mailer è tutto costruito intorno all’assunto secondo cui Hitler è il profeta che annuncia l’Anticristo, e il Nazismo è tutta un’orribile creazione di Satana. Così disse Mailer in un’intervista: « La famiglia di Hitler non era peggiore di tante altre. Il male che era in lui veniva dal Maestro [Satana, è così che il Maligno è chiamato nel romanzo]. Vi furono all’epoca cento o forse mille occasioni in cui Satana cercò una persona in Europa e alla fine scelse Hitler. Le condizioni erano propizie, Satana aveva bisogno della persona giusta e la trovò. Satana non scelse Hitler perché era particolarmente malefico, ma per le sue virtù: veniva da origini umili, era un uomo ordinario, non si considerava un sessista. Era perfetto per il disegno che si prefiggeva ». Era insomma una perfetta Bestia del Mare, per dirla con Giovanni.

Naturalmente io rifuggo da concezioni millenariste che vedono nell’illustratore austriaco l’annunciatore della Fine del Mondo da compiersi nel solito anno 2000, che peraltro è passato senza troppi scossoni: egli è diventato nell’immaginario popolare incarnazione del Male, così come Einstein è diventato l’incarnazione del Genio e Madre Teresa dell’Amore, ma quanto detto per lui potrebbe ripetersi per mille altri criminali assurti al massimo onore, da Stalin a Pol Pot, da Pinochet a Idi Amin Dada, le cui vittime mietute nel corso del Secolo Breve non si calcolano a migliaia, ma a milioni. In ogni caso le parole di Giovanni, che si possono applicare a tutti i tiranni e i Göring della storia, sono efficacissime nell’esprimere il fascino esercitato sugli uomini da un impero assolutista, da un potere accentratore, da un Uomo Forte che sembra addirittura mandato da Dio per mettere ordine nel marasma della storia, e che poi sostituisce il culto della propria persona al culto dell’Unico Vero Signore, come si è visto dai tempi di Antioco IV Epifane fino a quelli di Saddam Hussein.

La costanza dei Santi
Eppure, San Giovanni ci ricorda con insistenza che il potere assoluto di questi despoti è comunque limitato nel tempo, durando al massimo quarantadue mesi: i soliti tre anni e mezzo che indicano un tempo circoscritto e destinato alla caduta. Solo per questo periodo, per quanto buio e sanguinario, il Male può scatenare la propria offensiva contro la Chiesa di Dio, e sembrare apparentemente vincitore, sopprimendo santi ed innocenti. Viene in mente a questo proposito Franz Jägerstätter (1907-1943), padre di famiglia austriaco che rifiutò ad ogni costo la chiamata alle armi tra le SS per le sue convinzioni religiose, e che fu per questo processato e ghigliottinato a Berlino il 9 agosto 1943; martire della libertà di coscienza, è stato proclamato beato il 26 ottobre 2007. Non sembrava forse vittorioso il Nazionalsocialismo, quando infuriava ed assassinava crudelmente chiunque si opponeva alla sua volontà di dominio universale? Eppure esso pure è stato sconfitto, conformemente alle assicurazioni dell’Apocalisse. In questo senso essa costituisce una profezia: perché descrive ciò che la Chiesa deve soffrire lungo tutta la durata della storia dell’uomo.

Franz Jägerstätter (1907-1943)

A questo punto Giovanni stesso leva la sua voce e ci fa sentire il proprio ammonimento:

« Chi ha orecchi, ascolti: Colui che deve andare in prigionia, andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada di spada sia ucciso. In questo sta la costanza e la fede dei santi. » (13,9-10)

Quest’ammonizione è ripresa da Geremia 15,2, dove il profeta rivolge al popolo aspre minacce per le sue molte infedeltà al Signore. Il testo dell’Apocalisse invece è manifestamente un incoraggiamento rivolto ai cristiani che soffrono per le persecuzioni. Essi corrono sempre il pericolo di voler ricorrere ai mezzi (violenza, vendetta…) che vedono adoperare dagli avversari; la cosa più facile, ad esempio, è quella di rispondere all’oppressione con il terrorismo, stile Osama Bin Laden. Invece i cristiani devono convincersi che la loro unica, invincibile arma sarà la propria fede. Come ha detto un commentatore, il paradosso del cristianesimo è quello di Dio: riportare vittoria su potenze apparentemente soverchianti e prevaricanti mediante la fede e la bontà, apparentemente tanto umili e modeste, eppure così potenti agli occhi del Signore.

LA BESTIA DELLA TERRA

Dato che stiamo parlando di moderne dittature ed assolutismi, nella nostra era dei Mass Media appare inconcepibile un regime autoritario ed autocratico che non abbia a sua disposizione un immenso apparato propagandistico: pare che nell’era moderna il primo a comprenderlo fu Napoleone, che asservì tutta la stampa dell’epoca al suo potere. E proprio questo vuol dire Giovanni, mettendo in scena un’ennesima Bestia, che stavolta sale dalla terra. Essa rappresenta tutto l’apparato della propaganda che nell’Asia Proconsolare Romana era al servizio dell’impero romano, e che sarà sempre al servizio di qualsiasi altro impero fino al presente: polizia, scuola, arte, letteratura, propaganda e perfino compiacenti culti religiosi interamente succubi dello Stato.

« Vidi poi salire dalla terra un’altra Bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita.
Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della Bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla Bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta.
Le fu anche concesso di animare la statua della Bestia, sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della Bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tale cifra è seicentosessantasei. » (13,11-18)

Questa nuova bestia verrà poi chiamata «il Falso Profeta» (16,13; 19,20; 20,10), “pseudoprophetes” nell’originale greco, e fin da subito la sua rappresentazione è ingannevole, perchè ha la parvenza di un agnello ma la voce di un mostro. Ci ricorda insomma il Gerione dantesco, che ha la « faccia d’uom giusto » e il corpo di serpente, armato di una coda velenosissima. Questo Falso Profeta corrisponde evidentemente all’Anticristo, anche se questo termine non si trova mai nell’Apocalisse ma solo nelle Lettere di San Giovanni (1 Giovanni 2,18-22 e 4,3; 2 Giovanni 4,3). Come ogni buon profeta che si rispetti, compie coram populo molti miracoli, e quindi seduce molti affinché si prostrino ad adorare la prima Bestia, cui egli è totalmente dedito. Sicuramente Giovanni con questa figura intende condannare la religione asservita al potere imperiale, gli aruspici che traggono presagi e scrivono oroscopi immancabilmente favorevoli al Cesare di turno, i santoni che asservono Dio ai loro scopi e a quelli del loro padrone, se è vero che Dio si serve dei buoni, e i cattivi si servono di Dio. Tuttavia anche in questo caso la mente non può non correrci a Joseph Goebbels e agli altri capopropagandisti, che hanno imbibito le masse con le menzogne delle varie ideologie, ottenendo l’adorazione incondizionata del loro Führer soprattutto da parte dei giovani, i più facilmente manipolabili, tanto da venire cresciuti fin da lattanti con la camicia nera o con il fazzoletto rosso addosso.

E come i vari “Figli della Lupa” erano caratterizzati da tutti i lugubri simboli della loro divisa militare, conditi con teschi e manganelli, così i seguaci di questo subdolo essere sono contrassegnati, quasi marchiati a fuoco come schiavi, da un marchio indelebile che reca un numero emblematico: 666, divenuto da allora e per sempre il Numero della Bestia, così caro ai culti satanici di ogni tempo.

IL NUMERO D’UOMO

Fiumi di inchiostro sono stati scritti per spiegare il senso di questo numero così sinistro. Certamente la spiegazione più semplice è quella allegorica: esso è formato da tre sei, e siccome il sette è simbolo della perfezione assoluta, il sei, cui manca un’unità per giungere al sette, è simbolo della più totale inadeguatezza. Naturalmente non bisogna dimenticare che la scrittura 666 ha senso solo in una numerazione di tipo posizionale come la nostra: in caratteri romani quel numero è DCLXVI. Tuttavia questo numero in greco si scrive sommando sei centinaia (exacosioi), sei decine (exekonta) e sei unità (ex), cioè numeri tutti giocati sul sei, che è la metà di dodici, il numero di Israele, della Chiesa e quindi della Storia Sacra. Quello della Bestia dunque è un “dodici mancato” e non può aver nulla a che vedere con Dio e con il Suo Popolo: ben lungi dalla perfezione del Piano Provvidenziale di Dio sulla Storia umana, scandita dal numero 12, la malefica Bestia arriva appena alla sua miserabile metà, ed addirittura per tre volte, segno della più completa imperfezione. Senza la minima esitazione, dunque, chi legge l’Apocalisse deve abbandonare ogni tentazione di dar retta al populismo del Falso Profeta, ed optare sicuramente per il fronte opposto, quello dell’Agnello. Lungi dal Regno del Dragone, che dura tre anni e mezzo e che marchia i suoi adepti con il triplce sei, il Cristiano deve marciare senza sosta verso la Nuova Gerusalemme che, come vedremo, ha 12 porte e 12 fondamenti.

Questa spiegazione allegorica appare particolarmente valida, ma non è l’unica. Alcuni infatti, sulla base dei settenari dell’Apocalisse, hanno avanzato l’ipotesi che 666 indichi il fatto che Satana appaia nella storia alla rottura del sesto sigillo, al suono del sesto angelo e nella sesta coppa. Ma c’è anche una spiegazione numerologica ancora più convincente, anche perché Giovanni stesso ci mette sulla buona strada avvertendoci che « il numero della bestia rappresenta un nome d’uomo ». Che cosa significa? Di quale uomo si parla?

Dovete sapere che presso gli Ebrei era molto di moda la gematria, una scienza molto complessa che consiste nell’assegnare ad ogni parola un valore numerico, grazie ad una particolarità dell’alfabeto ebraico: ogni lettera, oltre al valore fonetico consueto, ne ha anche uno numerico, utilizzato per scrivere i numeri. Così aleph, la prima lettera, ha il valore di uno; beth, la seconda, ha il valore di due; e via dicendo. Gematria deriva dall’ebraico gimatriya, a sua volta modellato sul greco geometria: è quindi una “scienza esatta delle parole”. Questa scienza è stata particolarmente adoperata dalla Qabbalah ebraica, e se ne trova traccia qua e là anche nella Bibbia: ad esempio Abramo, andando a liberare suo nipote Lot in Genesi 14,14, portò con sé 318 soldati, ed è questo il numero che corrisponde al nome ebraico Eleazar, nome del suo uomo di fiducia. Un altro esempio: “Io sono Colui che Sono” (Esodo 3,14) e “Sarà chiamato Emmanuele” (Isaia 7,14) hanno lo stesso significato numerico, 543. La Qabbalah naturalmente sostenne la presenza di un vero e proprio codice numerico dentro la Torah; facciamo un esempio. In Genesi 18,2 si dice: « Abramo alzò gli occhi, ed ecco che scorse tre uomini, i quali stavano dinanzi a lui », ma non si dice chi erano quegli uomini. Attraverso la gematria i rabbini affermarono che si trattasse degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele: infatti, se si sommano i valori numerici delle lettere dell’originale ebraico che formano le parole « ed ecco che scorse tre uomini », si ottiene 701, lo stesso numero che si ottiene sommando gli equivalenti numerici delle lettere che formano in ebraico le parole: « questi sono Michele, Gabriele e Raffaele ». Inoltre il nome di Davide secondo la gematria ha il valore 14, e questo è probabilmente il motivo per cui nel primo capitolo del Vangelo di Matteo sono elencate 14 generazioni fra Abramo e Davide, 14 fra Davide e la deportazione a Babilonia, 14 fra la deportazione e Gesù.

Stranezze numerologiche da appassionati di occultismo? Probabilmente sì. Tuttavia, consideriamo il nome latino NERO CAESAR (Nerone Cesare) e trascriviamolo in ebraico, ricordando che l’ebraico si scrive da destra a sinistra: il risultato è NRWN QSR, perchè in quella lingua le vocali non si scrivono. Ora, assegniamo a ciascuna lettera il suo valore numerico e sommiamo il tutto. Questo è lo stupefacente risultato che troviamo:

Dunque il Numero della Bestia è il numero di Nerone: Nerone è la Bestia! Nerone, il primo persecutore dei cristiani e responsabile della morte degli apostoli Pietro e Paolo. Ecco spiegato il “Numero d’Uomo”. Naturalmente non sapremo mai se questa è la spiegazione corretta, però è particolarmente convincente. Se così è, essa testimonia che una parte dell’Apocalisse risale all’epoca della persecuzione neroniana, non di quella domizianea, e quindi è praticamente contemporanea alla stesura del Vangelo di Giovanni!

La scimmia di Dio
Davanti all’orribile bestiario del capitolo 13 dell’Apocalisse, con il Drago che suscita, quali collaboratori per condurre avanti la sua battaglia, le due Bestie del Mare e della Terra, gli antichi commentatori hanno avanzato un’ipotesi che secondo me vale la pena di riportare in questo ipertesto. Secondo il loro pensiero il diavolo cerca di imitare Dio per riuscire a convincere gli uomini di essere lui l’unico che valga la pena di seguire ed adorare; non per nulla i Padri della Chiesa lo hanno definito “simia Dei”, colui che cerca di scimmiottare Dio in ogni modo; ed ecco così all’opera, in questo brano dell’Apocalisse, la più sacrilega parodia della Santissima Trinità che sia mai venuta in mente ad alcuno scrittore.

A Dio Padre si contrappone Satana, cioè il Dragone da noi incontrato nella visione della Donna Vestita di Sole.

A Gesù Cristo, cui il Padre ha dato ogni potere, si contrappone la Bestia del Mare: essa, come il Dragone, ha sette teste e dieci corna, dunque può essere sua figlia; inoltre riceve dal Drago tutto il suo blasfemo potere e il suo stesso trono. Inoltre, come l’Agnello, anche una sua testa appare sgozzata, come si è detto sopra; ed è questo il vero senso della sua ferita mortale, da cui pure è stata guarita, come se anch’essa si vantasse di essere risorta!

Infine, allo Spirito Santo, Santificatore del mondo e Testimone supremo del Padre e del Figlio, si contrappone la Bestia della Terra, che infatti presiede all’opera di propaganda in favore del Dragone Rosso e della Bestia del Mare.

« Il Male è diventato il riflesso speculare del Bene », dice Pietro Citati a questo proposito, « e può pretendere di essere quello che non era mai stato; non più un’antica potenza dell’Abisso, o un angelo ribelle, o una semplice creatura composita, ma l’equivalente assoluto del Bene. Quest’imitazione è grottesca, come in un quadro di Bosch (…) Non riusciamo a comprendere se la Trinità demoniaca si diverta a parodiare sinistramente, per un colmo di perversione, quella celeste, o se la parodia sia involontaria, giacché qualsiasi contraffazione del Bene da parte del Male non può che deformare grottescamente le immagini. »

Ma il parallelismo non finisce qui: come Cristo ha fondato la sua Chiesa, il cui nome simbolico (come vedremo) è Gerusalemme e la cui figura è quella di una sposa, segnando i suoi eletti coi segni sacramentali, così Satana, per mezzo del suo alter ego che è la Bestia del Mare, ha dato origine al suo Impero, il cui nome simbolico sarà Babilonia e la cui figura quella di una prostituta, ed ha contrassegnato i suoi seguaci con il Numero del Maligno. Il Bestiario Apocalittico si configura così come una mostruosa Trimurti che tenta di sovrapporsi in ogni modo alla Trinità Cristiana, cancellandone il ricordo dopo averne imitato le principali caratteristiche e dopo averne rovesciato le Virtù divine in orripilanti malignità. In nessun modo più incisivo di questo può essere ritratta l’azione di Lucifero nella storia dell’uomo e delle sue civiltà.

Hieronymus Bosch (1450-1516), particolare del Giudizio Universale (1504): l’Inferno

Fonte:http://www.fmboschetto.it

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