Thursday, 12/12/2019 UTC+2
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La Teoria dei Campi Psichici (Parte 4) [R]

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Manipolazione di un’Eggregora.

Tutto ciò che abbiamo descritto nella sezione precedente, può essere applicato alla manipolazione di un’Eggregora. L’unica differenza rilevante sta nel fatto che, by default, un’Eggregora non può diventare consapevole della manipolazione in atto, con la sola eccezione che sia un “suo” CP a farlo (cosa, peraltro, davvero molto difficile), oppure che sia l’agente stesso a entrare nell’Eggregora, cambiandola dall’interno. Ovviamente, tale caso non sarà trattato giacché a noi interessa solamente l’inseminazione eterodiretta.

Ora, la conseguenza davvero curiosa e interessante di un’inseminazione eterodiretta (ricordo che s’insemina inoculando un’emozione pura la quale trascina un‘idea specifica) sta tutta in una reazione meccanica sempre uguale a se stessa, ossia l’Eggregora si fionda sul proprio SDC (ereditato dai CP che la compongono) e, per esorcizzarlo, sacrifica il suo membro più debole. E più potente sarà l’idea trasmessa e più forte sarà l’emozione che la trasmette, più veloce e devastante sarà la risposta meccanica dell’Eggregora.

Chi scrive ha sperimentato la cosa nelle seguenti condizioni: Eggregora di circa trenta persone, inseminata con l’idea del Nulla. Entro un quarto d’ora, una giovane ragazza cade e si lacera un gomito. Fatta sedere proprio vicino alla mia postazione, la ragazza è soccorsa prima da due amiche e, quindi, da un adulto che la medica. Ho ripetuto l’esperimento in altre occasioni e le risposte sono sempre state pressoché immediate e variamente drammatiche.

La logica sottesa a un tale meccanismo è abbastanza semplice. Un’eggregora è sostanzialmente un organismo parassita, alla medesima stregua di figure parassite più conosciute, come: vampiri, demoni, angeli, fate e alieni. Ossia creature virtuali, create dal CP sulla spinta del Dialogo Interno (che sappiamo da cosa è generato). Questo comporta che l’Eggregora, come le figure suddette, è governata da una profonda meccanicità. Manca, infatti e quasi totalmente, di consapevolezza e, di conseguenza, soffre di limiti esiziali nella sua azione.

In sostanza, è incapace di funzionare al di fuori della logica (scopo) che la governa. Limite che, a fronte di dati inattesi, la costringe a risposte meccaniche e legate a classi ereditate dai singoli CP. Un esempio di tali classi è ciò che, altrove, io ho chiamato la tendenza sacralizzante nel meccanismo di produzione della consapevolezza. Tale tendenza è una sorta di deriva naturale nel modo di operare del singolo CP e può accompagnarne ogni tipo di attività. Tipicamente, accompagna la produzione di consapevolezza (poiché scopo originario del CP). Tuttavia, quando tale scopo cambia, la tendenza suddetta sembra permanere.

In breve, la tendenza verso la sacralizzazione di taluni contenuti sembra essere espressione diretta della morbosità di Mente, la quale mostra una pesante possessività rispetto agli oggetti che essa stessa ha creato. Probabilmente, si tratta di un meccanismo che entra in azione dopo i primi tre anni di vita e in base al quale ciascuno di noi crea, nel profondo del proprio essere, una zona sacra e intoccabile. Una teca con dentro le cose che per noi sono più preziose (o quelle che ci spaventano di più). Pensate a un bambino oggetto di molestie da parte del padre o dello zio. Dentro la teca potrebbe tenere l’immagine dell’innocenza che gli è stata strappata. Negli anni, mi sono fatto l’idea che questo tratto sia stato sperimentato (con successo) immediatamente dopo l’ingestione, da parte della prima femmina di sapiens e del suo clan, delle chiavi biologiche (v. Keter). In quell’istante, mentre l’effetto della psilocibina sta scemando, il gruppo avverte il crescere della paura per ciò che i singoli membri hanno visto, ossia che sono i creatori di tutto ciò che li circonda. Questo è intollerabile perché rende palese la colpa rispetto al fatto che la nostra creazione ci resta del tutto incomprensibile e, di conseguenza, il meccanismo di fuga è immediato. In pochissimo tempo alcuni di loro prendono a raccogliere pietre e bastoni da ammucchiare al centro del campo. Alla fine, stanno tutti prostrati intorno al tumulo: hanno creato uno spazio sacro e inviolabile e dentro ci hanno messo l’idea di dio, ossia di qualcosa al quale delegare totalmente il loro potere, in modo da poterlo dimenticare. Da quel momento, nessuno ha più potuto parlare di dio se non in termini di profondo timore reverenziale e chi ha osato disobbedire è stato “messo a tacere”. Questo è il potere della tendenza sacralizzante: prende una cosa qualunque e la pone in una dimensione che, da quell’istante e siccome sacra, diviene inaccessibile al dialogo interno e, in sostanza, al processo conoscitivo (lontano dagli occhi, lontano dal cuore).

Ora, si considerino i sacrifici cruenti, riti presenti davvero in ogni realtà tribale, praticati ovunque e, dopo un lungo periodo, giunti sino a noi con forme variamente astratte (ma dal medesimo significato simbolico).

Dai primi dell’ottocento, gli autori che hanno inteso dire la propria sul sacrificio sono stati davvero molti: Tylor, Smith, Muss&Hubert, Wundt, Durkeim, Malinowsky, Schmidt, Leeuw, Bertholet, Jensen, Brelich, Girard, Burkert, Lantenari, Vernant&Detienne. Naturalmente, non starò a esporre le teorie di ciascuno di questi autori, piuttosto, mi limiterò a riportare la definizione di Wikipedia la quale sintetizza così il concetto: “Il sacrificio (dal latino sacrificium, sacer + facere, “rendere sacro”) è quel gesto rituale con cui (“con il quale” forse era meglio N.d.A.) dei beni (oggetti, cibo, animali o anche esseri umani), vengono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro, venendo per questo dedicati in favore di una o più entità sovrumane, come atto propiziatorio o di adorazione.”

A parte la sintassi zoppicante, “Wiki” coglie il punto: i beni (o le persone) sono tolti dalla condizione profana e consegnati al sacro. Cosa ci può essere di più organico e coerente alla summenzionata “tendenza sacralizzante”? Ne consegue che qualunque Eggregora inseminata in modo eterodiretto risponde in questa forma perché è evidente che si tratta di un meccanismo profondo, invocato ogniqualvolta le cose si fanno “oscure” e, sol per questo, minacciose. L’Eggregora inseminata avverte un cambiamento che non può comprendere perché non ha la consapevolezza necessaria per una tale manovra, dunque ed essendo preda di una paura improvvisa, si rifugia in un meccanismo conosciuto: sacrifica il suo membro più debole per propiziarsi la sorte. Sorte che sta nelle mani del “dio” che i CP che la compongono hanno creato e messo dentro l’ambito più sacro dell’intera razza umana.

Sembra banale, ma gli effetti di un tale meccanismo possono essere mostruosamente devastanti, tutto dipende da due fattori: la potenza dell’inseminazione e il tipo di Eggregora inseminata (più è grande, più la risposta sarà importante).

Conclusioni

A mente del fatto che l’uomo è nient’altro che un incidente semantico fra Keter e l’archetipo Mente, il Campo Psichico è la manifestazione meccanica di base di un tale incidente e, come tale, è l’elemento centrale per capire chi siamo, perché siamo qui e dove stiamo andando. Continuare a illudersi che le cose stiano in modo diverso è lecito, ma non porterà ad alcun risultato diverso da ciò che è sempre stato: uscire dal teatro della vita “a piedi avanti”.

Ovviamente, ciò non può essere definito né un bene, né un male assoluto. Tuttavia, sono certo che qualcuno di voi ha i numeri per andare oltre ciò che è sempre stato.

Essì, ti ho appena inseminato emotic03

Honros (30/06/2015)

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Le persone spesso si spaventano per quello che dico e che scrivo perché temono, a ragione, che uccida i loro sogni. E nessuno rinuncia facilmente ai propri sogni perché l'illusione che esista qualcosa di misterioso e potente dal quale dipendono i nostri destini, qualunque forma o dimensione abbia, permette loro di continuare ad ignorare il fatto d'essere loro stessi i creatori di tutto quanto li circonda. Io, però, non mollo. Forse, perché seminare il panico, in fondo, mi piace.

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