Tuesday, 28/1/2020 UTC+2
IL SAPERE

La Spiritualità è …

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La Spiritualità è …

Per alcuni la Spiritualità e’ riuscire a porsi al di fuori di se stessi, per guardarsi con occhio critico. Questa è sicuramente un’ottima pratica che ogni individuo dovrebbe porre in essere di tanto in tanto per valutare i propri comportamenti e prendere degli accorgimenti, possibilmente “senza sconti, nè pene”.

Per me la Spiritualità è principalmente “guardarsi dentro”, aprendo il proprio Cuore e lasciando andare le emozioni ed i desideri, gli attaccamenti ed i bisogni.

Quando ero ragazza, andava di moda dire  “L’amore è… ” aggiungendo al posto dei puntini una serie di parole, che completassero la frase via via arricchendola ed integrandola, a volte smentendo indicazioni precedenti.

“L’Amore è stare insieme”; “L’amore è camminare mano nella mano”; “L’amore è fare pace scambiandosi reciproco affetto e carezze”; continuavamo all’infinito, cercando di dare un significato a quello che era “dentro” la nostra Anima, per comprendere i nostri stessi sentimenti ed i motivi per i quali erano così importanti, tanto da recare tormento o felicità.

Così come ciascuno di noi percepisce l’Amore, dando un valore a tale vocabolo, che acquista dunque una connotazione soggettiva da aggiungersi al puro significato letterale, per effetto della propria individualità e del proprio Essere, anche la Spiritualità è oggetto del “sentire specifico” di ognuno, pur mantenendo un codice proprio incorruttibile, per definizione.

Fare esercizio di Spiritualità è andare oltre i propri comportamenti, le proprie idee, in quanto la Spiritualità è essa stessa un cammino caratterizzato da obiettivi a breve, medio, lungo termine, quindi lungo tutto il corso della Vita e/o delle Esistenze .

Se incontrassi un giorno un extraterrestre che, atterrando sul nostro pianeta, volesse conoscere il senso della Vita, gli risponderei che per comprenderne appieno il valore, dovrebbe entrare nel campo della Spiritualità, ovvero provare ad interrogarsi su se stesso, sulla sua provenienza e sulla sua destinazione, sull’origine dei pensieri, sulle azioni compiute e da realizzare,  sui “come” e sui “perché”, che accompagnano la nostra esistenza.

Spiritualità e Filosofia spesso si ritrovano: mentre la seconda serve per dare un supporto mentale alla prima, che esiste indipendentemente dall’azione del filosofeggiare, la Spiritualità si nutre di molti altri aspetti che toccano l’Anima.

Anche la Matematica, cara ai pitagorici, offre spunti di spiritualità, così come l’Arte e la Musica, perfino le Scienze. Le discipline di studio offrono, infatti, delle occasioni di espressione dei Sé ed il tentativo di spiegare la bellezza della vita coi suoi lati più o meno oscuri.

Talvolta in classe coi miei alunni, parliamo di Spiritualità, senza che essi ne comprendano tutte le implicazioni; per loro raccontare un vissuto di una data esperienza, è un bisogno dell’Anima, che vuol uscire fuori, in una comunicazione spontanea che sgorga dalle loro coscienze. Come insegnante ritengo un onore confrontarmi con le loro idee, che per alcuni potranno sembrare “piccole”, come piccole sono le loro età anagrafiche, ma non è sempre così. Spesso succede che essi riportino nei loro racconti, la loro visione del Mondo con le piccole, grandi ansie e paure, gioie ed entusiasmi.

Spiritualità è dunque cantare la vita, ovvero celebrarla ogni giorno, ringraziando per ciò che si è fatto in una data giornata. Talvolta  le giornate “storte” inficiano il buonumore, ma questo non può esser causa di lassismo o rinuncia nel portare avanti il proprio pensiero, il proprio essere negli ambienti sociali a cui “apparteniamo”.

Va detto che “andare avanti” non va confuso con “avanti tutta”, ovvero andare avanti nonostante si senta dentro di sè un richiamo a fermarci a “riposare” per riflettere, nè tritare ogni cosa come un bulldozer, pur di vedere realizzati i propri desideri.  Questa non è Spiritualità, ma dettame di un ego spropositato che vuole macinare pur di sentirsi “grande” e “potente”.

Al contrario la Spiritualità si nutre in piccola parte anche di umiltà vera: il sentirsi piccoli o “non arrivati” ci porta a migliorarci; è lo stimolo per studiare, per crescere, per essere di aiuto e traino, piuttosto che zavorra; è la voglia di confrontarsi per comprendere, è il bisogno di contemplare per dare voce alla propria Coscienza.

Normalmente si pensa che “fare spiritualità” coincida con l’ “Essere spirituali”. Spesso è così, ma non è una “conditio sine qua non“.

Si può fare esercizio di spiritualità provando a filosofeggiare o praticando esercizi fisici per il corpo, quali lo yoga (oggigiorno fioriscono sempre nuove scuole che suggeriscono pratiche metodiche), o la visualizzazione. Premetto che in molti ambienti spirituali si offre la visualizzazione come panacea per tutte le forme antistress  o risolutive di qualche problema organico e psichico. Può essere, ma come sopra, non è sempre cosi. La Visualizzazione consente a chi si accinge a provarla, un “vedere” che arricchisce di gioia e dunque di voglia di reiterare l’esperienza. Essa va bene per iniziare un approccio alla spiritualità, ma dopo qualche tempo dev’essere accantonata, perché essa da sola è fuoriera del significato profondo della Spiritualità.

Lo yoga puro, come le “arti marziali” e la “meditazione profonda” consentono invece all’individuo di entrare in contatto con una parte recondita di Sé: ascoltando il Sé interiore e mettendo in essere i suoi insegnamenti si fa non solo un esercizio di spiritualità, ma si diventa anche un “essere spirituale”.

Questo è un cammino lungo e faticoso che si scontra con la fretta di ricerca di risultato. Essere spirituali significa infatti ascoltare il suono che viene dalla nostra Anima, un anelito di Abbraccio della Natura e comprensione della piccolezza umana, rispetto all’Infinito; è la comprensione che in quel “punto infinitesimale”, si pongono le basi per un “tutto infinitamente grande”.

Quando si è molto lavorato in tal senso, allora si potrà aver maturato un tale Rispetto per il prossimo ed al contempo un Sentire profondo dell’Altro, tale per cui basterà  interrogare tacitamente il proprio Cuore, per comprendere quanto bisogno di Spiritualità risieda nell’altro e soprattutto quanto sia coerente con ciò che va raccontando di sé. E questo è il vero segreto della telepatia: un sentire, entrando in Armonia con l’Anima di un altro noi stessi; ascoltando dunque non solo le sue parole ed i suoi pensieri, ma tutto il suo Essere.

Spiritualità è dunque entrare in uno stato comunicativo-partecipativo, motivato dalla voglia di crescere e di far crescere. E’ la voglia di Conoscenza per sondare il proprio animo e trasmutarne i lati grotteschi; è l’incedere per portare qualcosa di sè in questo mondo, affinchè la propria vita non sia stata solo di passaggio, ma una traccia che ha smosso altre tracce.

Spiritualità è chiedersi: “Chi sono io? Da dove provengo? Esisto veramente? Le mie cellule sono una parte di me ed io sono una semplice somma,  o c’è dell’altro, come una guida (Anima) che armonizza i movimenti ed i pensieri di tutte le nostre singole cellule in una macchina perfetta che agisce in sinergia?”. Parrebbero scontate le risposte a tali domande, ma non è così; tantè che la Scienza con le sue metodologie, dà un contributo alla comprensione dei meccanismi.

Scienza e Spiritualità sono infatti due forme conoscitive dei fenomeni in Natura; non sono in contrapposizione ma due alleati sul campo che si chiama Vita: vita vissuta e/o vita in Coscienza nei vari stati fisici.

Porsi domande è dunque formativo; tentare di dare le risposte è il senso della spiritualità. Non è detto che tali risposte siano a nostra disposizione, ma quel “guardare dentro” nel tentativo di trovarle, è di per sè la base di un Essere Spirituale, che non si nutre solo di Pulsioni e Cibo, ma anche di Conoscenza, di Amore, di Introspezione e di Cosciente Consapevolezza.

Vorrei ancora  far notare come esista un antico adagio (che si attribuisce ai Siuox, ma in generale tutti gli Indiani d’America sono stati uomini fortemente spirituali, per la loro connessione intima con la Natura), secondo il quale l’Uomo si volge allo Spirito, dopo che ha conosciuto il “buio” come quello di una “notte senza stelle”. Naturalmente tutto cio’ che è parte dei Riti di un popolo e della sua cultura, non può essere compreso se non sperimentando su se stessi quel tipo di esistenza. Ma il senso dell’Adagio, è che esistono dei momenti nella Vita, in cui si sente di toccare il “fondo” come quello di un abisso, sentendosi letteralmente a pezzi. Solo guardandosi dentro e ritrovando una piccola scintilla, è possibile risalire la china. Quella Scintilla c’è in ognuno di noi e si chiama Spiritualità e, guarda caso, riusciamo ad agganciarla solo dopo che abbiamo lasciato andare tutte le nostre forme egoiche di abitudini cristallizzate.

Quando lasciamo andare, ci accorgiamo di aver avuto fino a pochi istanti prima, il pugno serrato dentro il quale stringevamo i nostri “attaccamenti”, che sono andati come polvere al vento.

Questa nuova consapevolezza è la Spiritualità. Pertanto Spiritualità è: Cosciente Consapevolezza e, come tale, si connota di Sapere.

Per alcuni è “il Sapere di non Sapere”; per altri, “il Viaggio” alla ricerca di prove ed indizi; per tutti, la Spiritualità è “Arrivare” fin dove si riesce… cercando di varcare i propri limiti fisici e soprattutto mentali.

L’ importante è dunque partire: destinazione “l’ ignoto noi stessi”.

Cinzia Vasone  (07/03/2016)

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