Friday, 16/11/2018 UTC+2
IL SAPERE
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La Ruota del Criceto

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Qualche giorno fa ho riversato la mia attenzione in un piacevole quartiere cittadino

uno di quelli classici, presenti in ogni città, con condomini non troppo affollati, verde pubblico uniformemente distribuito e un bellissimo parco giochi facilmente raggiungibile dalla maggior parte degli edifici che compongono il quartiere. Attirato dalle urla festose dei bambini, ho voltato più volte lo sguardo verso questi giochi colorati quando, ad un certo punto, le immagini che guardavo avevano assunto una valenza e un colore diverso da quelle di pochi istanti prima. Come un fondale di cartone sopra ad un palcoscenico si apriva questa piccola isola verde fatta di piante costrette a dirompere il cemento dei marciapiede per trovare un po’ di distensione in più con le radici; una timida erbetta transgenica ingialliva precocemente sotto lo smog delle auto  e in mezzo a tutto ciò spiccavano gli sgargianti colori dei giochi per bambini. Guardando un gruppetto di ragazzini svogliatamente incentivati a socializzare ho iniziato a pensare di rivolgermi a loro in quello che in realtà era un monologo pronunciato a voce sommessa e accompagnato da continui scuotimenti di testa a tal punto da costringere un gruppetto di genitori ansiosi ad avvicinarsi a me per vedere se la mia presunta pazzia poteva diventare pericolosa per i loro figli.  Se avessero potuto sentire meglio, avrebbero ascoltato questo : “ No cari bambini, non è questo il divertimento che vi andrebbe concesso, voi pensate e vi illudete di divertirvi perché nessuno vi sta offrendo alternative, ma come nella gabbietta del criceto viene messa la ruota perché possa credere di correre liberamente, così a voi vengono propinati giochi perché possiate credere di divertirvi. Voi, nella vostra ovvia ingenuità di bambini, non vedete l’ora di essere condotti in questo finto scenario che dovrebbe riprodurre la natura e i giochi da fare in essa. Questo non è divertimento bimbi miei, non è quello che la natura ha destinato al vostro sviluppo. In fila indiana per scivolare su una fredda lastra di alluminio, in coda per attendere che si liberi un posto su un seggiolino di plastica attaccato ad una corda che vi dia l’illusione di volare, oppure spinti da un nonno stanco in una ruota che non riesce a strapparvi nemmeno un sorriso. Non è questo quello che era stato progettato per voi. Ed è ridicolo che un genitore si senta appagato nel suo ruolo solo perché vi ha condotto in questo triste surrogato di svago. La natura si respira, lo scivolo si inventa e le altalene si creano perché tutto ciò abitua la vostra mente ad uscire dagli schemi che vi sono imposti per abituarvi alla routine di un gregge. Se l’uomo ha l’impronta di un Dio creatore la sua natura non può allontanarsi dal desiderio di creare. Voi siete le vittime di un sistema che crede che portarvi su uno scivolo posto tra terra e cemento sia compiacere la vostra necessità di divertirvi e svagarvi, siete costretti ad condividere un pallone per non essere considerati diversi dal branco. Non è così che doveva andare il mondo bambini. Dovevate avere la possibilità di connettervi alla natura fino a sentirne la sua voglia di accogliervi, dovevate essere sviluppatori di idee che fruttassero il vostro divertimento e il vostro gioco e non vincolati ad attrezzature imposte con il presupposto che piacciano ad ognuno di voi. Dovevate scoprire le vostre diversità nella scelta dei colori, dei fiori preferiti, del cibo più gustoso o della cosa più bella che avete visto, ma non della squadra di calcio o per via di un programma tv. Ogni mattina vi conducono nel mattatoio della vostra mente, in una scuola che non è più degna di tale nome ormai da secoli e li vi impongono una Sconoscenza perché non arriviate mai a comprendere la vostra reale natura. Vi insegnano che il Mondo è diviso in Stati e Nazioni, ma quando sarebbe bello, invece, farvi comprendere che non dovrebbero esistere i confini che dividono fratelli e sorelle. Imparate una storia fatta di inganni e menzogne e nessuno vi insegna come riscoprire quella vostra, personale, fatta di esistenze che hanno vissuto tante ere. Ribellatevi bambini, sfuggite al tiranno inganno che vuole omogenizzarvi, che crede di insegnarvi la tolleranza snaturando le diversità. Abbandonate la nave delle inutili tradizioni e soffiate in faccia al mondo il vento del cambiamento; urlate questo ai vostri tutori: “ Basta mamma, basta papà, la tv non mi insegna, mi disorienta e mi illude; la scuola non mi fa crescere, mi stanca e mi aliena. Non voglio un calciatore come mito ed esempio da seguire, voglio un pesce od un uccello, magari un cane o un gattino, ma voglio ammirare chi riesce a dare senza il minimo interesse, saranno loro i mie miti. Toglietemi il tablet e il telefonino e che io possa comunicare con scritti e parole. Mamma, babbo ascoltatemi… Non voglio prevaricare gli altri nello sport, voglio solo divertirmi a farlo. Voglio sorridere a tutti gli altri bambini di qualunque colore siano, qualunque religione professino e indipendentemente da cosa facciano i loro genitori; un sorriso non si nega a nessuno. Non ritenetemi intelligente per i voti alti che prendo a scuola, anche le scimmiette imparano gli esercizi, ma ammiratemi quando la mia esuberanza vi stanca, quando la mia fantasia vi fa credere che io sia immaturo; esaltatevi quando sono curioso, quando sono spettinato, quando mi sporco i vestiti e in tutti i momenti in cui sono me stesso. Io non voglio salire sulla ruota de criceto, non voglio essere il più veloce su quella ruota, e non voglio nemmeno essere il più bravo a scuola o il più talentuoso nello sport. Quando c’è una ruota non c’è inizio ne fine, ma solo routine; quando c’è un voto, c’è sempre un giudizio; quando c’è un più, c’è sempre un meno… Io non voglio COMPETIZIONE, voglio CONDIVISIONE.  

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