Thursday, 22/8/2019 UTC+2
IL SAPERE
IL SAPERE

La Psicomagia [R]

La Psicomagia [R]

LA PSICOMAGIA.

La psicomagia, nasce dalla geniale e “folle” mente di Alejandro jodorowsky, artista e non solo, del mondo del teatro, dei fumetti e della cinematografia surrealista. E’ l’autore, per citare un’opera conosciuta, de “La montagna sacra”, film surreale, ricco di spunti esoterici.
Circa negli anni 60, Jodorowsky, entra in contatto con una guaritrice messicana, Pachita. Vede in lei un modo di agire analogo a quello surrealista. Vede che i metodi che Pachita utilizza per guarire i suoi “pazienti” non hanno alcun valore dal punto di vista della medicina tradizionale, ma la “forza” che li pervade è tale da portare spesso il “paziente” a reagire, a intraprendere egli stesso la strada per una guarigione, per ritrovare una forza positiva dentro di sé oppure, paradossalmente, per un’accettazione serena della malattia.
Jodorowsky quindi, affascinato da questo metodo, in cui si rende conto dell’azione magica di alcuni simboli che risiedono nel nostro inconscio e del potere della persuasione di colui che si accinge a guarire, elabora una forma d’arte che mira alla guarigione: la Psicomagia.
La psicomagia si basa sull’eseguire atti, privi di ordinaria logica, affiinchè si smuovano delle energie insite in noi che attivano una presa di coscienza di ciò che andava a generare il blocco o conflitto, spesso con conseguente cambiamento e guarigione fisica.
E’ interessante notare come anche il Maestro Nagual di Carlos Castaneda, Don Juan Matus, Messicano di lignaggio Tolteco, diede a Castaneda piccoli compiti che esulavano dalla logica ordinaria, al fine di permettere una visione percettiva diversa (anche se con scopi totalmente differenti da quelli di Jodorowsky).
Jodorowsky era solito consigliare atti psicomagici in base al problema, attraverso simboli ben precisi, spesso legati a tarocchi e numerologia. Ma tutto questo non era un processo razionale, ragionato, a detta sua lui consigliava questi atti spontaneamente, quasi che nemmeno lui sapesse di preciso il perché. Si fidava della sua ispirazione e a quanto pare, visti i risultati, faceva bene.
Per intuire il lavoro della Psicomagia, credo che siano necessari degli esempi, concreti, da vivere.
Riporterò degli esempi tratti dal libro “Manuale di Psicomagia”.

La rabbia contro i genitori:
Per abbandonare definitivamente la rabbia contro i genitori, dopo un coraggioso confronto, consiglio che il consultante bruci una fotografia di ognuno di essi. A modo di antidoto deve prendere un pizzico delle ceneri della fotografia del padre, dissolverlo in un bicchiere di vino e berlo. Il pizzico delle ceneri della foto della madre deve dissolverlo in un bicchiere di latte e berlo.

Claustrofobia:
In primo luogo, prendere una bara. Dopo, accompagnato da sei persone caritatevoli, tre uomini e tre donne, disposte a realizzare un atto terapeutico, recarsi in un posto che sia prossimo a un posto chiuso angosciante e rinchiudersi nudo in quella bara il cui coperchio avrà un buco che gli permetta di respirare. Le sei persone prenderanno la bara e la depositeranno in quel posto spaventoso. Il consultante resisterà la reclusione più che possa, poi chiederà che tolgano il coperchio. Così le sei persone lo faranno e, senza tirarlo fuori dalla bara, cominceranno a coprire il corpo con miele. Quindi, lanciando grugniti rauchi, cominceranno a leccare interamente il miele. Finito questo, il consultante uscirà dalla sua reclusione. Si vestirà con vestiti nuovi e darà calci contro i muri esclamando: “Niente può rinchiudermi, la mia anima non ha limiti!” I posti chiusi, a partire da quel momento, gli sembreranno ampi.

Se il/la consultante non ha amicizie né i mezzi per riunire sei persone, gli consiglio la cosa seguente:
Deve imparare a memoria un testo che, sviluppando la sua fiducia in una Coscienza suprema, eterna ed infinita, libererà la sua psiche dell’angoscia. Il/la consultante, sentendosi rinchiuso, si toglierà la scarpa destra e, appoggiandola fortemente contro la sua testa, reciterà a voce alta:
Senza principio, senza fine, radice di tutti i miei gesti, luce che oltrepassa le mie ombre, alito che rianima la polvere, compendio di tutti i tempi, sono tuo, ho fiducia in te, se ti accetto in me niente mi rinchiude.

Per smettere di fumare:
Quando si è preda di un’assuefazione è impossibile evitarla se non si desidera farlo. E quando si desidera farlo, si ha bisogno di un’enorme forza di volontà per riuscirci. Per questo motivo il/la consultante, tentando di diminuire più possibile la quantità giornaliera di sigarette, deve fare questo esercizio per 22 giorni di seguito:

Dormirà ogni notte solo quattro ore. Collocando un recipiente pieno d’acqua ed un guanto da bagno vicino al suo letto, si coricherà a mezzanotte accompagnato da una sveglia che deve suonare alle quattro del mattino. Aprendo gli occhi, si coprirà fino alla testa col lenzuolo e, tirando fuori il braccio per un fianco, prenderà il guanto da bagno, bagnato, e se lo sfregherà su tutto il corpo. Dopo, così coperto, lascerà che la poca acqua avanzata evapori. Si alzerà e farà una doccia fredda. Si sentirà pieno di una nuova energia. Con una penna grossa scriverà “Non” − su un lato del pacchetto di sigarette! − e dall’altro lato “Io Posso!”. Mangerà in un ristorante giapponese e conserverà le bacchette di legno, le taglierà in pezzi simili a una sigaretta e li metterà nel suo pacchetto, insieme a una piccola bottiglia piena di acqua santa. Ogni volta che abbia voglia di fumare, tirerà fuori un pezzo di legno, lo bagnerà con acqua santa e lo succhierà fino a che passi la sua voglia.

Se il vizio lo domina tanto che, nonostante questi sforzi, si sente incapace di smettere, deve dimostrare al suo inconscio quanto dannosa è la sua abitudine: fabbricherà fantocci di cera delle sue due persone più care. Ad ogni fantoccio attaccherà capelli e unghie di essi. Ogni volta che fuma, durante il giorno, traccerà una riga in un libretto. Ritornando a casa sua, conterà le righe e quindi inchioderà spilli nella testa nei suoi due fantocci. Uno spillo per ogni sigaretta fumata. Benché sia una persona razionale, esente da superstizioni, questo atto di stregoneria sarà accettato dall’inconscio come un danno reale ai suoi esseri amati. A poco a poco, colpito da una grande colpevolezza, cesserà di fumare. Allora, dopo avere estratto gli spilli e averli seppelliti in un vaso con una pianta fiorita che conserverà nella sua casa, scioglierà ogni fantoccio trasformandolo in un cuore che invierà in regalo ai suoi amati, al centro di una scatola di cioccolatini.

Togliersi etichette:
Benché con buone intenzioni, i nostri genitori ed educatori ci hanno definito negativamente. Questo perdura per molti anni, impedendoci di svilupparci con piacere. In psicomagia chiameremo queste definizioni “etichette”, perché si attaccano all’individuo. Affinché il/la consultante si liberi di esse consiglio:
Scrivere su etichette adesive il maggiore numero di definizioni che gli abbiano dato. Per esempio: “Non sei portato per la musica”, “Sfruttatore”, “Egoista”, “Debole”, “Pagliaccio”, “Non sai usare le mani”, “Grasso”, “Debole”, “Bugiardo”, “Vanitosa”, “Ingrato”, “Ladro” ecc. Si attaccherà le etichette su tutto il corpo, molte di esse sul viso, e uscirà a passeggiare così per il maggiore numero di ore possibile. Quando ritornerà a casa sua, deve staccarsi le etichette, formare con esse una palla ed andare a gettarla nella discarica dalla sua città, avendo prima cosparso tutto il corpo con le mani inzuppate di un gradevole profumo.

Possesso del territorio:
Per segnare il territorio, gli animali urinano. Alcuni consultanti, che hanno cambiato casa o inaugurato un ufficio o un negozio, non si sentono bene e, per ragioni ignote, non si acclimatano al nuovo posto. Per far loro sentire che l’ambiente è favorevole, e che in realtà appartiene loro, devono:
Orinare in un recipiente e, con un contagocce, depositare tre gocce di urina in ogni angolo di tutte le stanze del nuovo territorio.

Per superare un aborto:
Per quanto un aborto sia giustificato, lascia impronte dolorose nell’anima della donna. Alla ferita organica si unisce l’operazione, che ha subito senza la presenza l’uomo che la fecondò. L’aborto, nella nostra società governata dal maschio, che generalmente evita la propria responsabilità, spetta principalmente alla donna e al suo feto. Molte volte, nel profondo, la donna trascina una profonda pena per quel figlio che non vedrà mai crescere. Affinché possa esprimersi il dolore e la consultante sentirsi alleviata, consiglio questo atto:

Concentrandosi profondamente, la consultante deve scegliere un piccolo frutto che rappresenterà il suo feto. Nuda, lo collocherà sul suo ventre e lo coprirà con quattro giri di una benda colore carne attorno al suo corpo. Mettendosi nella posizione in cui ha subito l’aborto, chiederà a un uomo amato o un buon amico che, con un bisturi, a poco a poco, le tagli la benda ed estragga il frutto. Durante questa operazione metaforica, la consultante lascerà emergere il suo dolore ed la sua collera in forma di lamenti, pianto o insulti. Dopo, depositerà il frutto in una bella scatola che lei stessa avrà decorato.
Subito, accompagnata dal suo complice, andrà ad un posto gradevole per seppellire quella bara simbolica, portando nella bocca una pietra nera (simbolo mortuario della pena interiore). Scaverà la terra con le sue mani, aiutata in questo compito dall’uomo, collaborazione che non ebbe nel passato. Sputerà nel buco la sua pietra nera. Egli che si sarà messo nella bocca un dolce rosso, la bacerà e glielo passerà con la lingua, quel simbolo di rinascita della vita. Metteranno una pianta nella piccola fossa e, se è possibile, faranno l’amore lì vicino. Se l’accompagnatore è solo un buon amico, andranno ad un caffè a consumare qualcosa di gradevole.
Nel caso in cui la consultante abbia sofferto vari aborti, aumenterà il numero di frutti e porterà nella bocca tante pietre nere corrispondentemente, e così potrà in un solo atto realizzare questa cerimonia funebre per tutte quelle vite sacrificate.

Liberarsi di un sentimento altrui:
La cosa prima che il/la consultante devi chiedersi è “Questo male non è mio, è di questo o quel parente!.” Prendere una o più bocce,, in base all’entità del problema, dipingerle di nero in caso di un tumore o una depressione; di grigio per un fallimento economico o sentimentale; di verde oscuro per una mancanza di autostima. Questa pesante palla deve portarsela sempre sulla schiena dentro una borsa, eccetto quando si lava o dorme nel suo letto. Dopo sette giorni deve inviare la palla, impacchettata come un regalo di natale,al proprietario di quel sentimento invasore o malattia. L’accompagnerà con un bel mazzo di fiori e un biglietto nei quali abbia scritto: “Questo te lo restituisco perché è tuo. Non fu mai mio”.

A una celebre scultrice che aveva realizzato tutto quanto desiderava nella sua vita, prosperità, successo, famiglia equilibrata, l’angosciavano attacchi di malinconia che le provocavano il desiderio di suicidarsi sparandosi alla testa. Questo sentimento non era suo bensì di sua madre, una donna che non realizzò mai la sua vocazione artistica. Le consigliai di scolpire una pistola di marmo, dipingerla di nero, metterla nella borsetta per un mese lunare e, durante delle sue mestruazioni, inviarla in regalo a sua madre, insieme a una scatola di cioccolatini a forma di cuore…

Superare i blocchi di insicurezza:
Per sbloccarti, se non vuoi pagare circa quattro anni da uno psicoanalista, iscriviti in un club di tiro, con armi vere. Impara a sparare non solo con pistole ma anche con una mitragliatrice.
Quando devi assistere a una riunione dove devi affermare la tua personalità per mezzo della parola, lecca la canna alla rivoltella, che ti consiglio sempre di tenere sotto al cuscino o penzoloni sulla testata del tuo letto. La tua lingua acquisirà la forza necessaria.

A questo punto immagino la perplessità di alcuni lettori riguardo questi atti. Atti che sono al limite dell’assurdo per la mente razionale, che evoca una realtà di sogno, dove c’è azione, emozione, colore, simbolo.. dove non c’è spazio per le parole coerenti, per i ragionamenti “ragionevoli” . Jodorowsky catapulta direttamente al nucleo del problema, senza fronzoli.. lasciando la mente sospesa ad un filo, incapace di afferrare ciò che l’atto stesso manifesta, atto che sicuramente richiede coraggio, stanchezza della propria condizione stagnante e un pizzico di follia.
Jodorowsky aveva individuato 4 requisiti che fanno si che l’atto psicomagico abbia più probabilità di funzionare:

1. Deve realizzare le previsioni metaforicamente.
Assegnando ordini e divieti, i genitori registrano parole nella memoria dei propri figli che il cervello ha la tendenza a eseguire più tardi, come fossero previsioni. Per esempio: “Se ti accarezzi il sesso quando sarai più grande sarai una prostituta”, “Se non pratichi lo stesso mestiere di tuo padre e di tuo nonno, morirai di fame’, “Se non sei obbediente, quando crescerai andrai in prigione “… Queste previsioni, una volta raggiunta l’età adulta, diventano una minaccia angosciante. Il modo migliore per sbarazzarsi di loro, come il lettore vedrà leggendo le gli atti psicomagici, è di realizzarle metaforicamente. Ovvero, piuttosto che sfuggire a una minaccia, meglio arrendersi a essa.

2. È necessario fare qualcosa che non ha mai fatto.

La famiglia, in complicità con la società e la cultura, crea in noi innumerevoli abitudini: mangiare un tipo di cibo, aver un numero limitato di comandamenti, idee, sentimenti, gesti e azioni. Siamo circondati dalle stesse cose. Per guarire dobbiamo cambiare prospettiva su noi stessi. L’io che ha la malattia è più giovane di noi: è un costrutto mentale fermo nel passato. Non appena ci liberiamo dal circolo vizioso delle nostre abitudini, scopriamo una personalità più autentica e, di conseguenza, sana. Carlos Castaneda fece sì che un grande business manager, suo discepolo, si vestisse da povero e vendesse giornali per le strade della sua città. L’occultista G. I. Gurdjieff chiese a uno studente, fumatore incallito, che abbandonasse il tabacco. Fino a quando non avesse fatto questo, gli avrebbe proibito di vederlo. Lo studente lottò per quattro anni contro la sua abitudine, quando riuscì a farcela, molto orgoglioso del suo successo, si presentò davanti al Maestro. “Ho smesso di fumare!”, Gurdjieff rispose: “Ora fuma”.
La vecchia magia nera usava amuleti a base di prodotti repellenti (feci, membra di cadaveri umani, veleni animali), considerando principalmente ingredienti impuri -per dire, inusuali- per una sicura efficacia. Pertanto, i suggerimenti psicomagici talvolta includono materiali che sono considerati sporchi o promiscui dai più.

3. È necessario comprendere che più è difficile compiere l’atto, maggiori benefici si ottengono da esso.

Per guarire o risolvere un problema è necessaria una volontà di ferro. Non potere fare quello che vogliamo ed essere costretti a fare quello che non vogliamo, ci causa una profonda mancanza di autostima, depressione e provoca gravi malattie. Lottare senza tregua per raggiungere un obiettivo che sembra impossibile sviluppa la nostra energia vitale. Questo era ben noto ai maghi medievali, i quali creavano ricette che proponevano atti impossibili da realizzare, come ad esempio un metodo per diventare invisibile. “Fai bollire una pentola di acqua santa bruciando legna di vitigni bianchi. Ci butterai dentro in un gatto nero dal vivo, lasciandolo cuocere fino a quando le ossa si staccheranno dalla carne. Togli le ossa con una stola da vescovo e mettiti di fronte a una lastra di argento brunito. Infila osso dopo osso del gatto bollito in bocca fino a quando la tua immagine scomparirà dallo specchio d’argento”. Un filtro per sedurre un uomo.” In un vaso realizzato a mano con argilla scavata dal muso di un cinghiale, mescola sangue di cane con il tuo sangue mestruale e con sangue di gatto, aggiungi una perla tritata e dai da bere al tuo amante dieci gocce di questa pozione sciolta in un bicchiere di vino. “Sulla prima ricetta, si potrebbe pensare che forse non si tratta di invisibilità materiale, ma che il sé individuale dell’aspirante stregone. dovrebbe diventare trasparente.
Dopo molti sforzi nel fare qualcosa di così crudele e difficile, la personalità individuale svanisce e appare l’essere essenziale, che è essenzialmente impersonale. Della seconda ricetta si potrebbe immaginare che se la strega, per amore di un uomo, fosse in grado di trovare fango rimosso da un cinghiale, uccidere un cane, un gatto, e sacrificare soldi per fare una polvere di perla, allora in lei si risveglierebbe la fiducia in se stessa che la renderebbe in grado di sedurre un cieco-sordo-muto. Talune guarigioni miracolose avvenute in luoghi lontani sono in gran parte dovute al viaggio lungo e costoso che intraprende il paziente per raggiungere il luogo.

4. Si deve sempre finire l’atto in modo positivo.
Aggiungere male al male non cambia niente. Nella pratica kosher ebraica, quando gli strumenti che sono in contatto con i prodotti del latte entrano in contatto con la carne di un animale, diventando impuri, si sta scava un buco nel terreno e li si seppelliscono per un certo numero di giorni; dopo quel periodo vengono estratti: la terra li ha purificati… Ispirato da questo, ho spesso consigliato di seppellire oggetti, vestiti, fotografie, che sono servite a liberare da vecchie sofferenze, ma ho sempre chiesto che nel luogo dove avete posto le “cose immonde “sia piantato un albero o un cespuglio floreale.
Se si consiglia a un consultante di lasciare salire la sua rabbia accumulata in molti anni contro qualcuno strappando la sua fotografia, dando un calcio a una tomba, o attraverso un confronto scritto, ecc., consiglio di spalmarsi la foto con marmellata di rose, scrivere sulla tomba la parola amore con il miele, inviare alla persona alla quale chiedete di riparare un mazzo di fiori o una scatola di cioccolatini o una bottiglia di liquore. L’atto psicomagico deve essere trasformativo: la sofferenza da vita ad un bel finale. L’odio è un amore che non è stato corrisposto.
Leggendo questi suggerimenti il consultante può pensare che sia impossibile eseguirli, perché ci saranno testimoni indesiderati o circostanze negative. Ho scoperto che quando si comincia un atto psicomagico, si verifica una misteriosa collaborazione tra l’intento dell’individuo e il mondo esterno.

Per concludere, io non ho mai provato a svolgere un atto psicomagico, ma ho fatto esperienza del potere trasformativo dei simboli, invito quindi tutti ad approfondire la ricerca e soprattutto ad usare la propria creatività, ad ascoltare la propria ispirazione e magari provare a crearsi un proprio atto psicomagico. Perché credo fortemente che all’interno abbiamo una saggezza, lontana dalla nostra comprensione razionale, in grado di essere Psicomago di noi stessi.
Buon teatro di sogno a tutti voi e che il vostro dramma vi conduca a svegliarvi, così che la trama sia la Vita.

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Articolo scritto e redatto da Gi con l’utilizzo di alcune fonti: http://pianoinfinito.altervista.org/

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