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La Pratica della “Santità” nel Rapporto Sessuale [R]

La Pratica della “Santità” nel Rapporto Sessuale [R]

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La Pratica della “Santità” nel Rapporto Sessuale

Articolo di Vittorio Fincati

Il dotto rabbino cabbalista J. Gikatila scrisse alla fine del XIII° sec. in Spagna una Lettera sulla santità nota anche come Relazione dell’uomo con la sua donna, e che ebbe una discreta notorietà tra gli ebrei. Questa lettera, che figuratamente fa mostra di voler rispondere alla domanda di un discepolo, insegna il metodo attraverso il quale un uomo può controllare i propri impulsi e dirigerli verso il Cielo circa l’atto del coito con la propria sposa, al fine di procreare dei figli degni di Jahvè. In realtà essa adombra non troppo velatamente anche un segreto di magia sessuale vera e propria, come vedremo. La lettera consta di 6 Capitoli, a somiglianza dei bracci della Menorah, il candelabro sacro degli Ebrei. L’autore si impegna a dimostrare con forza che l’atto sessuale e i suoi stessi organi fisici non sono cose impure di un mondo inferiore ma, sull’autorità di esempi e versetti canonici della tradizione giudaica, essi sono la diretta espressione della volontà creatrice di Jahvè e che è soltanto l’attitudine animica e mentale dell’uomo che può rendere impuro e vile il tutto. A riguardo egli scrive che bisogna “santificare” l’atto sessuale attraverso cinque adempimenti materiali. Egli pertanto biasima il collega Mosè Maimonide, che si era espresso con tale pregiudizio e il filosofo pagano Aristotele che definisce – pur attingendo moltissimo dalle sue dottrine – “Greco impuro”, “Greco maledetto” e “Greco di Belial”. Inoltre adduce la tesi che il carattere che ogni uomo assume non gli deriva dagli astri, dalle Costellazioni zodiacali e dalla disposizione dei pianeti, bensì dalla particolare composizione animica dello sperma maschile al momento del concepimento: “Sappi che la materia e la natura dell’uomo fanno che egli sia buono o cattivo per quanto riguarda il suo temperamento in base a quella goccia a partire dalla quale egli è stato concepito; ne consegue che il coito di un uomo è responsabile della santificazione di Jahvè o della sua profanazione, in funzione dei fanciulli che metterà al mondo”. Dopo aver premesso che il termine biblico “conoscere” in relazione con l’atto sessuale non è un eufemismo ma la significazione del compimento di un atto che perde ogni istintività per divenire creazione a somiglianza dell’azione di Jahvè, rivela il segreto fondamentale: “Quando la goccia del seme viene emessa nella santità e nella purezza, essa proviene direttamente dalla sede della conoscenza e del discernimento che è il cervello”. In poche parole ciò significa che quando ci si unisce sessualmente non lasciandosi trasportare dalla bellezza della donna e tenendo la mente ben fissa verso le realtà superiori, ci si unisce a tutti gli effetti con la Chekhinà – la Manifestazione di Jahvè – e si crea in sua vece: “Custodisci questo segreto e non rivelarlo a nessuno, se non a chi ne è degno, perché da ciò tu capisci il segreto dell’elevazione del giusto rapporto sessuale”. E’ il segreto dei Cherubini così come era simbolizzato all’interno del tempio di Gerusalemme. Si tratta comunque di un più vasto segreto di magia sessuale che non ha come fine ultimo quello della procreazione: “Tutto quanto abbiamo fin qui enunciato si riferisce al segreto dell’organizzazione delle strutture del mondo e della sua edificazione, secondo l’immagine di maschi e femmine, in base al segreto del ricevente e del diffondente”, e la coppia umana è vista quale possibile protagonista lungo una scala ascendente e discendente che è la grande catena degli esseri: “Di conseguenza, il coito fra uomo e donna, se appropriato, è il segreto dell’edificazione del mondo e del suo popolamento”. Al contrario, quando l’uomo distoglie la mente dalle realtà superiori ma si rende preda delle sue volizioni più materiali, il suo sperma è “putrido” e Dio non vi svolge alcun ruolo anche se, scrive in seguito l’autore, egli mantiene sempre la capacità creativa ma volgendola verso l’empietà. Qui si accenna indirettamente e velatamente ad un uso magico del rapporto sessuale con la donna, come si vedrà. Il rabbi Gikatyla illustra poi un’altra delle modalità per “santificare” l’unione sessuale, si tratta del precetto di unirsi con la donna esclusivamente di Sabato, giorno del Signore per gli Ebrei. Ciò sia per non sprecare un’essenza che non è inesauribile e la cui dissipazione inopinata condurrebbe alla malattia e alla morte prematura, ma perché il Sabato è in analogia con la potenza ascosa di Jahvè: “Il motivo per cui l’unione sessuale ha luogo la notte del Sabato [esattamente “in prossimità dell’ultima metà della notte”] è che questo è il fondamento del mondo, il riflesso del mondo delle anime (…) giorno che è tutto quanto arresto e riposo”. Inoltre ci si deve approssimare al rapporto in condizioni di perfetta armonia fisiologica nonché con grande sensibilità nei confronti della donna, che non deve essere né presa contro la sua volontà né colta mentre dorme, ma sapientemente invogliata sia con teneri abbracci che con discorsi spirituali. L’uomo non deve avere fretta di concludere ma anzi deve fare in modo che sia la donna “ad eiaculare per prima” poiché, come è scritto anche nel Levitico, solo se essa ha per prima l’orgasmo si potrà concepire un figlio maschio. Indirettamente e velatamente si accenna così di nuovo anche a quel segreto sessuale in base al quale la donna fornisce la materia animica che l’uomo deve plasmare con la mente proiettata nella giusta direzione, così come il vasaio modella l’argilla fresca. Anche il nutrimento ha la sua importanza in relazione al coito, pertanto esso deve essere temperato e moderato: “Perché se il nutrimento è troppo abbondante nello stomaco, anche se proveniente da ingredienti di buona qualità, un eccesso di esso farà sì che non venga digerito e assimilato nello stomaco, e diverrà cattivo, congesto e pesante, più di quanto sarebbe stato se fosse provenuto da alimenti indigesti e grossolani ma assunti in piccola quantità”. Non è necessario essere vegetariani; la Legge ebraica indica quali cibi animali assumere e quali aborrire: “Alcuni vanno evitati perché danneggiano il cuore, come il grasso e il sangue, altri perché rendono arroganti, come quelli provenienti dagli animali selvatici, gli uccelli rapaci e le bestie feroci, altri ancora perché ostacolano l’intelligenza e la saggezza, come la lepre, il coniglio, il maiale e simili, altri infine perché comportano diverse specie di affezioni e penose malattie, come i rettili terrestri e acquatici in generale”. L’autore inoltre spiega en passant – ma forse volendo alludere velatamente ad un segreto sessuale – che l’uccisione di animali a scopo alimentare non è una inutile crudeltà, poiché così facendo Jahvè permette che l’animale possa evolversi partecipando della natura umana. Non a caso nella Francia di fine ‘800 ci fu chi riprese questa teoria a fini magici evoluzionistici (Vintras e Boullan con la teoria dell’evoluzione umanimale). Scrive infatti l’autore: “Il caso specifico della bestia che viene abbattuta per nutrire l’uomo, costituisce un bene per l’animale perché si è elevato da un livello bestiale a quello del corpo di un uomo. E’ il destino dei quattro componenti del mondo di quaggiù: i minerali, i vegetali, gli animali non dotati di parola e gli animali parlanti”. Successivamente l’Autore si spiega definitivamente circa il segreto sessuale: “Tu devi conoscere il grande segreto che hanno svelato i nostri Maestri, che la loro memoria sia benedizione: i pensieri di trasgressione sono peggiori della trasgressione stessa. Io sto spiegandoti cose che costituiscono il mistero del mondo e che sono dissimulate (…) ora Jahvè ha dato il potere all’immaginazione dell’uomo di far nascere qualcosa di simile a ciò che viene immaginato, e ciò ci viene confermato anche da molte osservazioni naturali. Ecco: quando un uomo si congiunge alla sua donna, se la sua immaginazione e i suoi pensieri sono rivolte verso opere di saggezza e intelletto, verso buone e appropriate qualità, questa immaginazione, che è nel suo pensare, possiede senza alcun dubbio la forza di scolpire una forma nello sperma prodotto in base a ciò che avrà immaginato al momento del rapporto sessuale”. Qui l’autore ha in vista il concepimento di uomini eletti cioè conformi al volere di Jahvè allorché scelse il popolo ebraico come suo popolo preferito: “Grazie a ciò Giacobbe nostro antenato, che la pace sia con lui, meritò di procreare dodici tribù, tutte composte da giusti perfetti tra cui non c’erano né perversi né tarati. Tutti erano degni d’essere l’immagine dell’ordine del mondo, portatori degli strumenti di Jahvè, poiché il loro pensiero non si era separato dal contatto con l’Altissimo anche al momento del rapporto sessuale; comprendi bene ciò”. E’ un sistema per evitare la degenerazione razziale (nel senso della razza dello spirito di cui parlò J. Evola) ma si comprende bene come ciò, velatamente, sia anche un segreto magico poiché, come scrive lo stesso autore, al momento dell’abbraccio l’uomo e la donna partecipano del potere creatore di Jahvè in senso generale e non solo particolare (la formazione di un altro essere umano). Dal punto di vista operativo il rabbi Gikatyla fa capire che tale creazione è piuttosto semplice, poiché basterebbe avere davanti agli occhi, anche senza sforzo di immaginazione, la rappresentazione di ciò che si vuole andare a creare. Ma ciò pare valido solo se l’uomo è assente e la donna o la femmina animale resta impressionata dalla particolare visione di un qualcosa al momento del concepimento. “Poiché così è, la rappresentazione mentale e il pensiero determinano il bambino a nascere giusto o malvagio, così come contribuisce anche il cibo ingerito, e pertanto bisogna che ogni uomo [ebreo] purifichi i pensieri e le sue rappresentazioni mentali, che le nobiliti al momento del rapporto sessuale, che non abbia pensieri trasgressivi o lussuriosi, ma pensi a cose sante e pure. Sgombri i pensieri da ogni fantasia malvagia; pensi ai giusti, ai puri, ai santi e agli uomini di scienza, saggezza e intelligenza, perché questi pensieri agiranno sullo sperma e lo modelleranno secondo la propria forma al momento del coito”. L’autore precisa di seguito che la donna deve avere gli stessi pensieri e immagini dell’uomo: “essi saranno così vicendevolmente uniti al soggetto del comandamento perché allora i loro pensieri saranno strettamente congiunti e la Chekhinà risiederà tra di loro e daranno nascita ad un figlio secondo la pura forma che essi avranno immaginato. Non ti sbalordire, è un fatto semplice anche agli occhi dei Filosofi, perché secondo il pensiero e la rappresentazione mentale che attraversano il cuore dell’uomo e della donna al momento del loro amplesso, il fanciullo sarà predisposto e conforme o al bene o al male, o alla bellezza o alla laidezza”. In base ad un esempio ripreso dal rabbino Nahmanide e addotto da Gikatyla pare che le stesse immagini formatesi anche accidentalmente (per esempio in seguito ad un delirio febbrile) siano visibili nell’urina della persona, dopo un’ora che siano a riposo in un vaso di vetro: “Per l’abbondanza dei suoi pensieri e la confusione del suo spirito, sono state impresse nell’urina le forme della sua immaginazione e dei suoi deliri. Comprendi bene tutto ciò e considera fin dove si spinge la forza del pensiero al momento del coito”. Infine rabbi Gikatyla sottolinea come sia quasi negativo per un uomo saggio quello di prendere in moglie una bella donna, poiché la sua bellezza distoglierà inevitabilmente l’uomo dall’elaborare una forma spirituale e superiore al momento dell’amplesso e, anzi, finirà per generare un essere indegno e materiale. “Questo è il grande segreto: quando sposa una donna per la sua bellezza il rapporto sessuale non avviene in nome di Jahvè, ed egli non fa che pensare alla sua forma in base all’apparenza corporea e non è rivolto verso idee spirituali, cosicché il figlio che nasce è un estraneo [per Jahvè] (…) Siccome la concentrazione del pensiero è rivolta solo alla bellezza della moglie, da essa nasceranno figli disobbedienti e nemici di Jahvè, suscettibili delle quattro sanzioni di morte inflitte da un tribunale ebraico”. Infatti “quando l’uomo pensa a delle cose malvage e sporche, il suo pensiero sulla sporcizia si collega alle realtà superiori e la sua anima è colpevole verso il Cielo, perché così rende impuro per contatto”. In pratica l’autore afferma che si può scientemente creare anche in senso contrario ai voleri del Cielo – qui sta il significato magico – anche se ciò comporterà una sanzione ben peggiore di chi commette un normale peccato materiale: “Da qui tu comprendi il segreto di colui che pensa alla trasgressione al momento del coito, perché questo pensiero indebito va a consustanziare lo sperma a partire dal quale si stabilisce un principio di perversità, iniquità e sporcizia e ciò è detto estraneo. Comprendi bene ciò se hai veramente un’anima”. Il collegamento con le realtà superiori che si realizza per breve tempo nell’attimo del coito, quando è tenuto ben saldo durante ogni atto della giornata permette di sviluppare un potere di vita e di morte, di modificare la realtà secondo il proprio volere – come viene confermato citando alcuni brani di letteratura canonica – e ciò è in fondo l’esplicazione più chiara del segreto sessuale quando non è applicato alla procreazione umana. Come fare materialmente per mettersi in contatto con le realtà superiori, Gikatyla pare volerlo accennare allorché cita la vicenda di Balaam nel libro dei Numeri: “Capisci bene il significato di ciò e vedrai fin dove arriva la forza della meditazione e del pensiero, volto al bene o al male. Benché ciò non costituisca l’argomento di questa lettera, tu ne trarrai un grande vantaggio perché conoscerai fin dove arriva il potere meditativo e conoscerai il segreto del pensiero, quello che si realizza al momento del rapporto coniugale”.

Vittorio Fincati

 

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