Sunday, 22/9/2019 UTC+2
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La Giungla Chimica, Inquinamento e Bambini

La Giungla Chimica, Inquinamento e Bambini

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Sono i bambini di oggi, gli adulti di domani, a fare le maggiori spese per la situazione ambientale attuale. Nell’aria di casa e in quella esterna, nei cibi, nell’acqua e persino nei giocattoli sono presenti sostanze che quotidianamente mettono a rischio la loro salute. A lanciare il grido d’allarme questa volta sono l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Europea per l’Ambiente, con la pubblicazione del rapporto Children’s Health and Environment “A review of evidence” dove vengono analizzati i diversi fattori di rischio per la salute dei bambini, prendendo spunto da una serie di studi effettuati sull’argomento nei diversi paesi europei. Quello che ne viene fuori è un quadro della situazione molto poco incoraggiante.
Oltre il 40 per cento delle patologie causate da fattori ambientali colpisce bambini di età inferiore ai 5 anni. I bambini sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento ambientale, in parte perché la loro esposizione precoce a determinati fattori può avere ripercussioni anche a lungo termine, in parte perché in proporzione al loro peso corporeo i bambini respirano, bevono e mangiano più degli adulti, con una conseguente maggiore assimilazione delle sostanze potenzialmente tossiche.
Di quali inquinanti dobbiamo preoccuparci?
Il particolato (PM) e l’ozono sono considerati gli inquinanti dell’aria con l’effetto più importante sulla salute umana. Il particolato è composto da particelle solide o liquide disperse nell’aria. Si chiama PM10 l’insieme delle particelle con diametro inferiore a 10 micrometri (millesimi di millimetro), e PM2.5 l’insieme delle particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri. Secondo le loro dimensioni, le particelle possono depositarsi nelle vie aeree superiori (naso e gola), lungo la trachea e i bronchi, o arrivare fino agli alveoli, le piccole sacche dove avvengono gli scambi di ossigeno e anidride carbonica, causando irritazione e infiammazione.
Il particolato è prodotto dal traffico, dagli impianti per la produzione di energia, dal riscaldamento domestico, da impianti industriali, dall’agricoltura, e anche da fonti naturali, come gli incendi nelle foreste.
L’ozono è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente nell’atmosfera, ma si forma quando la luce solare trasforma alcuni gas emessi da veicoli e fonti industriali. I livelli di ozono sono alti soprattutto d’estate, quando la luce solare è più forte.
I bambini sono particolarmente sensibili agli inquinanti. Sono più fragili: i loro polmoni, il loro sistema cardiovascolare, il loro sistema immunitario e il loro cervello si stanno ancora sviluppando. Respirano più spesso con la bocca, specialmente quando sono molto piccoli, e passano più tempo vicino ai tubi di scarico e alle particelle emesse dall’usura di freni e pneumatici. L’esposizione all’aria inquinata può causare l’irritazione di naso, gola e occhi. Con alti livelli di inquinamento aumentano l’assunzione di farmaci anti asma, le richieste di visite pediatriche e i ricoveri in ospedale.

 

Riduzione dell'aspettativa di vita dovuta all'esposizione dei PM 2,5

Nell’immagine sopra è indicata la riduzione dell’aspettativa di vita dovuta all’esposizione dei PM 2,5 nell’anno 2000 in Europa.

Inoltre l’effetto dell’inquinamento sui bambini inizia ancora prima della nascita. L’esposizione all’aria inquinata e al traffico durante la gravidanza ha un effetto negativo sullo sviluppo del feto, come hanno recentemente confermato i ricercatori del grande progetto europeo ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects). E’ dimostrato che l’esposizione materna aumenta il rischio di basso peso alla nascita, parto prematuro e disturbi dello sviluppo infantile.
Il traffico è un fattore di rischio particolarmente preoccupante per la salute infantile. Alcuni studi hanno osservato che i bambini esposti a livelli più alti di inquinanti prodotti dal traffico sono più spesso asmatici e hanno attacchi di asma più frequenti. Sempre secondo ESCAPE, i bambini sotto i due anni esposti al traffico sono a maggior rischio polmonite rispetto ai bambini che respirano aria più pulita. Per i bambini sotto l’anno di vita, ogni aumento di 5 µg/m3 del PM2.5 moltiplica per 4 il rischio di polmonite. Gli ossidi di azoto (NO2), inquinanti emessi dalle auto, aumentano il rischio di otite media.
All’età di 6-8 anni, i bambini che hanno vissuto in zone più inquinate hanno polmoni che funzionano peggio. E’ un effetto sufficiente ad aumentare significativamente il numero di bambini con bassa funzionalità respiratoria, misurata con la spirometria. Non è chiaro se il danno degli inquinanti possa essere compensato negli anni dell’adolescenza o se, come suggeriscono alcuni studi, i bambini esposti entreranno nell’età adulta – quando la capacità polmonare comincia naturalmente a diminuire – con funzionalità già ridotte.

Fonti: www.terranuova.it, www.genitoriantismog.it

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