Thursday, 17/10/2019 UTC+2
IL SAPERE
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La Formazione del Doppio (Parte Prima)

La Formazione del Doppio (Parte Prima)

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Premessa.

Il presente lavoro basa se stesso sull’idea che l’uomo non nasce con un Doppio, ma che se lo forma nel tempo in virtù alle esperienze di vita e, principalmente, grazie al processo mnestico. A tal proposito, l’altra importante premessa è costituita dall’ipotesi che la sede della memoria non sia da ricercare all’interno del brain (inteso come supporto biologico), bensì al suo esterno. Certo, l’idea non è nuova. In ogni caso e a tal fine, s’è presupposta l’esistenza di un campo psichico di dimensioni maggiori del corpo fisico. Tale campo si estenderebbe, quindi, per una certa distanza oltre i limiti del corpo fisico e avrebbe la possibilità di ospitare fenomeni psichici del tutto peculiari il principale dei quali è, appunto, la costruzione del Doppio che avviene attraverso la formazione della memoria.

 Ometterò di riportare le diverse descrizioni che questo ipotetico “campo” ha avuto nel tempo (la c.d. aura, affermata dai sostenitori della parapsicologia e negata dal CICAP – Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, organizzazione educativa senza fini di lucro fondata nel 1989 per promuovere l’indagine scientifica e critica sui fenomeni “paranormali”, ne è un esempio) e assumerò come sostanzialmente fruibile la specifica descrizione formulata da Castaneda, facendo coincidere tale campo psichico con l’uovo luminoso descritto nei suoi libri (chi non li avesse letti può sempre decidere di farlo). Avverto che tale scelta non è per niente determinata dall’esigenza di avere un qualsiasi sistema di riferimento, piuttosto da quella di marcare una chiara distanza dall’intero universo new age con il quale, vorrei rilevarlo, non vi è alcun tipo di contatto.

Altresì, sarà quasi del tutto ignorata l’analisi degli eventuali stadi di sviluppo conosciuti dal Doppio durante il proprio processo di crescita poiché ciò è ampiamente trattato dalla Teologia della Liberazione.

Dinamica e struttura dei processi mnestici.

Ogni nostro ricordo è il prodotto di una Triade così composta:

  • L’Azione che si svolge: forza attiva (il termine è inteso in senso assai ampio, tanto che potrebbe essere sostituito efficacemente dal lemma “Esperienza”; si mantiene “Azione” perché tale termine appare più adatto a una descrizione psicodinamica);
  • Il Soggetto investito dall’Azione: forza passiva;
  • L’Energia impiegata dal Soggetto per sostenere l’Azione: forza neutralizzante.

 Ricordiamo che, nel caso di persone comuni, il Soggetto, il quale si suppone individuo privo di Volontà, non ha modo di fungere da forza attiva nella Triade, ne consegue che il Soggetto stesso subisce continuamente l’Azione impegnando in ciò e in modo esclusivamente reattivo una certa quantità d’Energia (energia psichica).

 Frutto della Triade in precedenza descritta è il “ricordo” (in psicologia cognitiva: traccia mnestica), ossia il fenomeno costitutivo della c.d. Cristallizzazione Inferiore Esterna (CIE). L’argomento, già accennato nella Teologia della Liberazione, merita qui un nuovo approfondimento, soprattutto riguardo al modo nel quale la cristallizzazione del ricordo avviene, così come alla conseguente struttura che il ricordo stesso, poiché entità autonoma, assume.

 L’Azione, quale che sia e quando si manifesta, produce sempre una pressione sulla Totalità. Tale pressione spreme (è letterale) dal Soggetto una certa quantità d’energia che, uscendo dal corpo fisico, compie un percorso che può essere efficacemente rappresentato da un’ottava discendente (la c.d. legge dell’ottava è solo un modo efficace per descrivere i processi psicodinamici, chi volesse approfondire può leggersi i lavori di P. D. Ouspensky “La Quarta Via” e “Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto” editi entrambi da Astrolabio – Ubaldini).

 Un’ottava in cui il “Do” iniziale corrisponde al nascere dell’Azione e della conseguente pressione esercitata sull’io osservatore, mentre quello finale (sette toni sotto) coincide con il definitivo compimento della cristallizzazione.

 Per questo e a sua volta, il ricordo si presenta come una cristallizzazione energetica tripartita, ossia una struttura d’energia psichica che appare:

  1. Presente in una determinata quantità;
  2. Ancorata in uno specifico luogo;
  3. Cristallizzata in una particolare forma.

 Cristallizzazione ereditata dal tipo d’Azione che ha generato l’ottava. In particolare e se potessimo osservare i singoli “punti” costituenti i diversi ricordi, ci apparirebbe evidente che la loro posizione e dimensione dipendono direttamente dalla quantità d’energia impegnata dall’ottava; in ultima analisi, dall’intensità dell’Azione.

 Ora, più l’energia impegnata è stata grande, più aumenterà sia la distanza del punto dal corpo fisico, sia la sua dimensione (ciò non sembra valere per la forma del punto).

In ogni caso, quanto descritto è propriamente il memogramma dell’Azione, ossia il supporto usato dalla mente per recuperare informazioni legate al ricordo medesimo. In sostanza, un memogramma è una struttura psichica costruita direttamente dallo svolgersi dell’Azione, attraverso la progressiva emissione dell’energia impiegata e destinata a contenere il ricordo di quella medesima Azione.

 Ogniqualvolta ricordiamo qualcosa, noi accediamo a tali memogrammi tramite una sonda attentiva pilotata direttamente dalla mente (per sonda attentiva intendo la specifica funzione dell’attenzione destinata al recupero dei ricordi, per il modello adottato in tema di attenzione si veda Keter).

 La sonda agisce all’interno di ciò che ho definito consapevolezza somatica, movendosi lungo la sua periferia. La definizione “consapevolezza somatica” sta lì a indicare il modo con il quale ciascuno percepisce se stesso come entità separata dall’universo. In ultima analisi, si potrebbe dire che la consapevolezza somatica coincide con il corpo fisico. Ne consegue che, d’ora in avanti, userò questa specifica definizione per indicare anche il corpo fisico.

 Per ciascun recupero, la sonda è dotata di una specifica chiave che, in sostanza e oltre a tenere traccia del percorso a quel memogramma, costituisce un richiamo specifico alle cuspidi del memogramma stesso. Si pensi a una chiave analogica, qualcosa di molto simile a un’emozione o a una sensazione la quale ha un corrispondente preciso all’interno del memogramma. La sonda non fa altro che confrontare le due chiavi e, in caso di corrispondenza, attivare il memogramma. In questo senso, ciò che abbiamo chiamato “cuspidi del memogramma” sono le immagini, i suoni, i colori, i profumi e, più in generale, ogni sensazione e/o emozione che abbia avuto, all’interno dell’Azione, una parte decisiva.

 La sonda, quindi, se l’accesso al percorso esiste e il tratto che conduce al memogramma è integro, aggancia il memogramma stesso e, grazie alla giusta chiave, lo attiva. A questo punto la mente, avendo la disponibilità delle informazioni tratte dal memogramma, può rimettere in scena il dramma, facendo fluire parte del ricordo all’interno della consapevolezza somatica (verosimilmente e nei casi di memogrammi molto potenti, la cosa avviene in modo parziale poiché, viceversa, ciò potrebbe danneggiare seriamente l’individuo).

 Al contrario, qualora il percorso che lega il memogramma alla consapevolezza somatica è, principalmente per effetto del disuso ma non esclusivamente, solo parzialmente tracciato o presenta lacune di qualsiasi tipo, la sonda non riesce a funzionare adeguatamente.

 In psicologia cognitiva, come detto, ciò che qui abbiamo indicato come memogramma, è definito “contenuto mnestico” o “traccia mnestica”, mentre il suo decadimento è indicato come oblio.

Se il disuso è la causa dell’oblio, si distingue tra:

  • indebolimento dell’accesso alla traccia mnestica (il percorso verso l’informazione è indebolito dal disuso);
  • oblio dovuto al decadimento della traccia stessa (per attenuazione, modificazione, sostituzione o cancellazione).

Le due forme di oblio si distinguono sulla base dell’efficacia di un retrieval cue o suggerimento, nel far riaffiorare il ricordo. Se il suggerimento ha caratteristiche simili al ricordo (nell’emozione o nella sensazione di odore, di colore, di sapore o di visione), la mera presentazione restituirà la traccia mnestica. In genere si parla di amnesia come di disturbo quantitativo della memoria che avviene solo a seguito di disfunzioni di specifiche aree cerebrali, stati d’intossicazione o eventi traumatici che interessano l’area cerebrale.

 Si tratta di vedere a quale livello il percorso presenta lacune. Solitamente e a fronte di lievi difficoltà (traccia flebile, accesso non ben definito), la mente usa la sonda come uno scanner, “spazzolando” in lungo e in largo il confine con la zona esterna alla consapevolezza somatica. Con ciò, essa spesso riesce a verificare uno specifico percorso (magari, alternativo) con conseguente recupero, diretto o indiretto, del ricordo.

 In ogni caso, il tema dell’oblio è molto interessante. L’oblio è simboleggiato da un asino legato a una grande macina di pietra. L’asino percorre un cerchio mantenendo la macina sempre in azione e questa, a ogni passaggio, elide i percorsi ai memogrammi.

 L’asino non smette mai di percorrere il suo sentiero circolare e la sua azione si fa più efficace durante il sonno del corpo fisico. Specifico che questo non riguarda la traccia mnestica, ossia il memogramma che, viceversa, è consolidato dal sonno fisico, bensì il percorso che lo lega alla consapevolezza somatica. E ciò è vero al punto che, ogni mattina, ciascun individuo verifica in modo diretto il reset subito: le emozioni legate agli eventi dei giorni precedenti sono diverse, attenuate e alcuni dettagli sono scomparsi.

 Tutto questo e reso bene dal motto “il tempo è galantuomo” e suggerisce l’idea che l’asino simboleggi proprio l’azione del corpo fisico (soma) il quale, sino a che è in vita e fra le altre cose, si occupa di mantenere la mente sufficientemente libera dai ricordi per permetterle di proseguire la sua esperienza, in altre parole, di mantenerla in uno stato d’ingenuità tale da consentirle di approcciare nuove esperienze e, di conseguenza, di produrre nuova consapevolezza. Brilliant, isn’t it?

 Si tenga, inoltre, presente che non tutti i memogrammi hanno un percorso diretto alla consapevolezza somatica. Al contrario, alcuni di essi sono raggiungibili dalla sonda solo dopo che questa ha attivato un altro memogramma. In tal caso, si parla di sub-percorsi e va da sé che, qualora il “percorso radice” sia assente e non esistano altri sub-percorsi disponibili, tali memogrammi derivati non saranno accessibili.

 Il seguente schema vale a esemplificare il modo in cui i memogrammi possono essere legati alla consapevolezza somatica e/o fra loro.

 

Memogrammi

Consapevolezza somatica e memogrammi

 

Si tenga conto del fatto che, nonostante e per semplicità la grafica rappresenti percorsi rettilinei, la posizione dei memogrammi, soprattutto negli individui più giovani, non è fissa. Al contrario, i memogrammi, almeno per una buona parte della vita, sono in continuo movimento. Ne consegue che ogni singolo memogramma, così come qualsiasi gruppo, ha la teorica possibilità di muoversi in tutto lo spazio racchiuso fra la consapevolezza somatica e i confini dell’Uovo Luminoso, all’occorrenza spostando i relativi accessi che, quindi e a seguito di ciò, potranno trovarsi in un punto qualsiasi della consapevolezza somatica stessa. Sarà compito della sonda scovare il singolo accesso e verificarlo tramite la chiave appropriata.

 Cade qui di rilevare un fenomeno comunissimo, tanto che può occorrere a ognuno per diverse volte durante il giorno. Si tratta dei ricordi che ci assalgono senza che entri in gioco, da parte nostra, il desiderio di recuperarli. Ora, se a volte tale fenomeno costituisce il risultato casuale del pensiero associativo (dialogo interno), in altre occasioni esso dipende direttamente dalla volontà di ciò che, altrove, ho chiamato “K” (vedi il lavoro intitolato “Il Sogno” consultabile qui).

 Questo è vero soprattutto per i ricordi più “disturbanti”. Capita spesso a ognuno di essere colto da un ricordo doloroso o anche solo imbarazzante al quale segue una fulminea reazione emotiva accompagnata, a sua volta, da qualche escamotage in grado d’allontanare il ricordo troppo scomodo.

 Tutto normale sennonché, proprio nell’istante nel quale il ricordo insorge e l’emozione scaturisce, un’altra piccola parte della nostra energia se n’è andata a rinsaldare quello specifico memogramma. Chiamo questo tipo di lavoro di K: ottimizzazione del profitto (più avanti chiarirò l’importanza di questo meccanismo).

Dati, metadati e cripto-metadati.

 Quanto abbiamo disegnato, offre un punto di vista relativamente nuovo rispetto ai meccanismi della memoria, tuttavia e a mio modo di vedere, l’aspetto veramente interessante di questo tipo di architettura risiede nel fatto che tale archiviazione funziona per il frutto di qualunque processo mentale qualificabile come nuovo e/o sconosciuto a uno specifico brain.

 Mi riferisco, nello specifico, ai c.d. metadati, ossia a tutte quelle informazioni che l’individuo apprende soprattutto (ma non solo) durante la fase iniziale della vita e che gli permettono di usare effettivamente le sue potenzialità cognitive. Si tratta, in effetti, delle più svariate situazioni di apprendimento e delle specifiche informazioni che tali situazioni trasmettono. Su tutte, ovviamente, il linguaggio il quale si qualifica esattamente come una serie di regole (metadati, appunto) che permettono agli individui di comunicare e, in definitiva, di raccogliere altri dati. Ecco, riguardo al linguaggio ciascuna di queste regole, dall’insieme dei fonemi usati, alle parole che questi concorrono a formare, alla sintassi che ne regola la concatenazione è, appunto, un metadato il quale, esattamente come ogni altro dato dell’esperienza, è immagazzinato in specifici memogrammi.

 Quelli appena descritti potrebbero essere definiti come metadati strutturali. Tuttavia, esiste un terzo livello di dati, che ho denominato cripto-metadati, i quali attengono al funzionamento più intimo di Mente. Alludo, ad esempio, al modo con il quale uno specifico individuo approccia un determinato problema, anche semplice, con il quale entra in contatto per la prima volta o, anche, per un certo numero di volte.

Si pensi a dei bambini per la prima volta alle prese con un’addizione, si tratta sempre dell’apprendimento di un linguaggio ma, in questo caso, la nostra attenzione dovrebbe dirigersi sul modo con il quale l’individuo dispone se stesso rispetto al problema che gli è stato posto. Da che punto inizierà? Quanta forza investirà? Quale direzione prenderà una volta innescato il processo di comprensione? Quali saranno i “sapori” e i ”colori” che il bambino legherà alla manovra? Quali limiti porrà a se stesso rispetto a quel medesimo processo di comprensione?

 E’ verosimile supporre che ciascuno adotti un modo diverso per approcciare prima la comprensione e, quindi, la soluzione del problema. Anche solo con riferimento alla distinzione fatta dalla PNL, ci sarà chi affronta il problema in modo “visivo”, chi in modo “uditivo” e chi in modo “cinestesico” oppure, e verosimilmente, ogni modo sarà un ibrido derivante dalla commistione dei tre tipi puri.

 Quale che sia il modo adottato, tuttavia, questo costituirà un’informazione che il bambino non scorderà mai più e che, con ogni probabilità, applicherà a ogni situazione di vita simile che dovesse ripresentarsi in futuro. Quell’informazione è esattamente il cripto-metadato che stiamo trattando, ossia la parte più nascosta e “sacra” del processo di formazione della consapevolezza.

 Ora e come accennato, i cripto-metadati sono informazioni che concorrono, con i dati e i metadati, a formare qualcosa di realmente sorprendente: il nostro Doppio. Ovviamente non da soli e non precisamente in questa forma, ma si può affermare che costituiscono una parte importante del tutto. Come un brain esteso, essi sono una sorta di centro mentale diffuso, destinato a svolgere un’attività molto specifica: permettere al Doppio un tipo di funzionamento logico, binario.

 Chiamo questo il Brain di Seconda Attenzione (con “Seconda Attenzione” s’intende il piano psichico in ambito castanediano) e specifico che, al contrario di quanto avviene nel corpo fisico, tale Brain di Seconda Attenzione non ha alcun predominio sul Doppio, poiché tale dominio è riservato al Centro Emozionale.

(Continua …)

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Le persone spesso si spaventano per quello che dico e che scrivo perché temono, a ragione, che uccida i loro sogni. E nessuno rinuncia facilmente ai propri sogni perché l'illusione che esista qualcosa di misterioso e potente dal quale dipendono i nostri destini, qualunque forma o dimensione abbia, permette loro di continuare ad ignorare il fatto d'essere loro stessi i creatori di tutto quanto li circonda. Io, però, non mollo. Forse, perché seminare il panico, in fondo, mi piace.

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