Wednesday, 16/10/2019 UTC+2
IL SAPERE
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La Caccia alle Streghe, in un’epoca in cui l’Inquisizione predicava Violenza e non la Purificazione delle Anime [R]

La Caccia alle Streghe, in un’epoca in cui l’Inquisizione predicava Violenza e non la Purificazione delle Anime [R]

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La Caccia alle Streghe…

…non è stato un momento di follia storica, ma un atto mirato e voluto di annientamento fisico e psicologico di coloro che detenevano il potere della “medicina”, ovvero esercitavano la professione medica in un periodo di grande implosione delle idee.

Un esempio? Giovanna d’Arco…. Molti obietteranno che Giovanna non fu messa al rogo come “strega!”, ma non fu proprio così: ella venne prima “messa al bando”, poi arrestata e infine torturata affinchè si dichiarasse eretica, ovvero confessasse la colpa secondo cui il suo “mandato” che sosteneva aver ricevuto dalla Madonna, altri non era che delirio di una pazza… un’eretica… una strega dunque… condotta al rogo.

Ciò che narrano le cronache è che ciò che colpiva di più le masse fosse l’odore agrodolciastro che rimaneva impresso nell’aria dopo le avvenute condanne: l’odore di carne arrostita, tipo barbecue. Lo stesso odore che ricordano i sopravvissuti dei campi di concentramento, di 70 anni fa. Come a dire che la Storia si ripete di sterminio in sterminio con processi diversi ma simili nell’accanimento di morte.

Giovanna non fu una vera e propria farmacista, ma secondo alcune cronache si deliziava da giovane di studi di erbe per la cura delle persone, il che non faceva di lei una semplice illetterata, come venne etichettata da chi la condannò; le venne impedito infatti di scrivere le sue memorie in prigione, perché era impensabile che una donna sapesse scrivere e potesse pensare con arguzia; ma le diedero la Bibbia affinché tenendola “in mano”, sentisse tutto il peso della sua colpa. La colpa di avere un ideale per cui combattere verrebbe da dire, ma andiamo oltre.caccia alle streghe 1

Quante furono le donne che in tutta Europa vennero perseguitate anche solo perché facevano le ostetriche? Le Levatrici le chiamavano, perché elevavano alla luce i bambini; qui la tradizione dava per scontato che l’utero fosse un luogo impuro, da cui trarre i neonati appunto per portarli alla luce, contro il buio della “grotta” materna.

Ad ogni modo quante donne perirono dando “alla luce” e quante non sopravvissero al parto? Certamente influì l’incapacità medica di allora di fronte a parti podalici e/o che richiedevano un cesareo. Le levatrici tuttavia conoscevano le tecniche ma era un pericolo per loro attuarle, perché rischiavano a loro volta d’esser tacciate in seguito di stregoneria. La tesi ufficiale era che se un bambino faticava a nascere, allora per volere divino si doveva lasciare le cose come stavano, perché evidentemente “quella donna e/o quel bimbo” erano colpevoli di associazione col “diavolo”: un modo per non favorire le nascite e contenere le “bocche da sfamare”, oltre a sottomettere la donna considerandola oggetto adatto solo al sesso.

La maggioranza delle donne carcerate furono del resto a turno violentate perché solerti secondini infliggevano la giusta condanna ad un “essere inferiore”, reo di esser al mondo, dimenticando che ogni uomo  ebbe una madre che lo partorì. Tutte vennero violentate con cura dal peccato di essere streghe, una forma di pentimento-penitenza inflitta loro da esseri superiori, perlopiù uomini religiosi.

Alcuni di questi ultimi non volevano tuttavia i rapporti sessuali non per voto religioso, ma perché ritenevano davvero un pericolo per la loro anima, lo scambio sessuale e si astennero dai piaceri della carne, preferendo infliggersi frustate e penitenze oltre ogni dire sul proprio corpo; tali uomini così spietati con se stessi lo furono ancor più con le streghe che andavano eliminate dalla faccia della terra.

Era usanza appendere le donne per i capezzoli che si strappavano, cosi come inserire oggetti attraverso la vulva, oggetti che piccoli all’inizio si aprivano all’interno lasciando andare le parti acuminate con supplizi inauditi perché costringevano altresì le donne a muoversi con quei “giocattoli”, che si spostavano strappando le dolci carni. Riuscite ad immaginare cosa significhi avere, ad esempio, un topo dentro la parte più delicata di sé? Un topolino che risale e poi comincia a scavare e mordere per procurarsi un’uscita? Un topolino la cui unica uscita è stata cucita subito dopo la penetrazione…

Pensate all’orrore ed al dolore inauditi; pensate allora che unica via di scampo per le donne sia la confessione… Uomini, se foste stati al loro posto: cosa avreste scelto?

Oggi sono molte le donne che periscono per feminicidio, dove la parola indica omicidio di essere femminile, ma che potrebbe indicare anche “omicidio per volere divino di femmina”, il che sottolinea come l’assassino sia non solo genericamente di sesso maschile, ma che sia il “maschio” di “casa” a cui appartiene quella donna, oggetto delle sue così cordiali attenzioni. Questi uomini sono accomunati dalla convinzione che le loro mogli o fidanzate, abbiano meritato la penitenza inflitta… streghe di oggi, simili alle streghe di ieri. Donne tutte, condannate ad un tragico destino di morte dai loro carcerieri.

E’ un fatto che durante i processi inquisitori, alcune “streghe” preferirono abiurare, altre non n’ebbero la possibilità, perché perirono sotto tortura, altre ancora ottennero la morte, come liberazione dai patimenti. Prendiamo la famosa frase, emblema della caccia alle streghe: Kehr mir die Zunge im Ars umb, tale frase passata alla storia come “girami la lingua nel sedere”, in verità fu un’altra delle verità distorte conclamate.

Le donne, che non erano streghe ma giovani fanciulle e donne mature ricordavano l’importanza dell’amore sul semplice sesso, mentre i preti inquisitori predicavano la non fornicazione, né l’amore, ma solo la procreazione finalizzata al piacere maschile (sì perché le donne venivano sterminate in quanto portatrici di desiderio sessuale che gli uomini soddisfavano).

Le streghe dunque con quella frase apparentemente blasfema non volevano insultare il Gesù dei credenti, ma di certo siffatti religiosi, che ben predicavano dimenticando altresì di razzolare coerentemente la non-violenza voluta proprio da quel Gesù in nome del quale autorizzavano ogni forma di razzia, terrore e oscenità.

Kehr mir die Zunge im Ars umb era dunque diventato il simbolo per le streghe di invito e richiamo affinchè Gesù desse loro la dolcezza dell’amore, facendo loro conoscere un uomo capace di farle gridare d’amor per il desiderio appagato, poichè non va dimenticato esisteva già allora il bisogno sessuale oltre che la perversione maschile di certi sapienti.

Ma torniamo al topolino che si faceva strada… pensate che si cibasse di carni e lasciasse escrementi… pensate che una donna possa resistere in queste condizioni 1 max due giorni prima della resa totale. Immaginate il suo volto sfatto, i capelli ingrigiti dal dolore e dall’orrore, le malattie in carcere e poi immaginate quelle donne a processo con giudici che già sanno che la colpevolezza è stata accertata, salvo che per motivi incredibili il topolino sia riuscito ad uscire da solo… motivo considerato di non-colpevolezza; ma motivo di profonda pazzia per tale donna che dopo potrà esser solo considerata pazza, se non strega…

Questo è il panorama della Santa Inquisizione, questo il panorama di certi uomini che ancora oggi parlano come se tutto fosse stata una semplice passeggiata o un meritato castigo. Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando? Non è una storiella dell’orrore per la “buonanotte”, bensì realtà storica.

La caccia alle streghe è durata secoli per tutta Europa, per un tempo estremamente lungo, forse per la paura che tali donne potessero tornare dagli Inferi e vendicare tali morti insensate; e questo è sicuramente un motivo di aperta confessione da parte di certi Abati che sì zelanti, ottennero a loro volta patimenti infiniti una volta giunti dall’altra parte, si può credere infatti che abbiano meritato il Paradiso predicando l’Amore?

Cinzia Vasone (26/02/2017)

 

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cinzia vasone
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Appassionata lettrice e studiosa di antichi misteri, è sulla scia del "Sacro Graal" in un cammino di crescita e profonda consapevolezza.

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