Sunday, 17/11/2019 UTC+2
IL SAPERE

Keter (Parte Seconda)

Keter (Parte Seconda)

Post by relatedRelated post

Multiverso

Poiché nel presente lavoro è usato più volte il termine Multiverso, dedico questo breve capitolo al chiarimento, per quanto possibile, del lemma medesimo. Quello nel quale ci troviamo è definito come universo e inteso come “L’ambiente in cui hanno sede tutti i corpi materiali esistenti e tutti i fenomeni naturali”.

(Specifico che gran parte del capitolo è stata realizzata riadattando un mio articolo del febbraio 2008 dal titolo “Vita-ombra e struttura del Multiverso” e fatto circolare sul News Group it.discussioni.misteri (gerarchia usenet) prima e in vari luoghi della Rete in seguito e sotto lo pseudonimo di eSQueL. Ovviamente, da allora alcune cose sono cambiate (lo pseudonimo è una di queste))

Nel 1957 il fisico Hugh Everett III formulò la c. d. Interpretazione a molti mondi (MWI) la quale forniva un modo interpretativo della fisica quantistica che, è mia opinione, fosse in grado di stemperarne gli aspetti più inquietanti (quali il principio d’indeterminazione e il ruolo tanto scomodo quanto ingombrante dell’osservatore rispetto al fenomeno osservato).

Dopo Everett, altri formularono nuove ipotesi di lavoro, da Andrej Linde a David Deutsch e sino ad arrivare alla teoria delle super-stringhe la quale ipotizza che la materia sia costituita da stringhe vibranti a undici dimensioni, quattro delle quali reggono il nostro universo mentre le altre sette sarebbero nascoste, inespresse, in altre parole impegnate a descrivere altri universi, appunto. Nel mio piccolo, ritengo quest’ultima ipotesi convincente e il motivo è l’enfasi che la teoria stessa pone sul concetto di frequenza (nel senso di lunghezza d’onda). Diciamo che il pensare la materia come qualcosa che è declinato principalmente dall’intensità di vibrazione dei suoi mattoni fondamentali (le super-stringhe, appunto) mi convince profondamente poiché quello di frequenza è un concetto molto conveniente, al punto da rendere possibile e davvero indolore il disegnare un ponte fra psiche e materia. Entrambe, infatti, potrebbero essere supportate dalla medesima super-stringa, tanto che per descrivere una sedia o il sogno di una sedia, alla stessa super-stringa basterebbe modificare la propria lunghezza d’onda.

In any way, il Multiverso è inteso come il super-insieme degli universi espressi da tutte le previste undici dimensioni e, come tale, dovrebbe essere un’entità certamente molto grande. Tuttavia, non infinita. Possiamo inferire ciò dalla qualità finita della creazione entro la quale viviamo. Ossia, anche il nostro universo è un oggetto molto grande, ma anch’esso non è infinito. Questo è un dato piuttosto consolidato nella fisica moderna giacché esistono evidenze che fanno pensare che l’universo ha avuto un inizio (Big-Bang). Chiaro che se ha avuto un inizio non può essere infinito. Lo stesso Hawking, nel suo saggio “Dal big bang ai buchi neri – Breve storia del tempo”, ne porta una prova curiosa sostenendo che se l’universo esistesse da sempre, la luce al suo interno avrebbe avuto modo di viaggiare per un tempo infinito, perciò non esisterebbe il buio perché la luce sarebbe ovunque

(a mio modo di vedere, l’argomento non convince giacché, se riferito a un oggetto “finito”, è arduo pensare che possa esistere da sempre giacché la sua entropia avrebbe reso assoluta la sua incapacità di produrre lavoro, ergo la vita non potrebbe esistere; viceversa, un infinito in atto non potrebbe in ogni caso essere riempito da una qualunque informazione che si muovesse in esso perché quest’informazione avrebbe sempre dello spazio ancora da riempire, ma lui è Hawking mentre io sono nessuno … inoltre, non è sempre facile capire quando sta celiando).

Ora, se il Big-Bang è stato l’evento che ha prodotto la nascita di tutte le creazioni eventualmente esistenti, è chiaro che anche queste, per quanto grandi e strane possano apparire, avranno una dimensione finita. Nel complesso, l’intero Multiverso, se inteso come somma di tutte le eventuali creazioni esistenti, è pensabile a sua volta come oggetto finito. Ora, se il Multiverso è un oggetto finito, il numero delle creazioni che lo compongono è anch’esso finito, la domanda, a questo punto, è: quante sono le creazioni che compongono il Multiverso nel quale ci troviamo? Proviamo a verificare il loro ipotetico numero tramite il calcolo combinatorio delle undici dimensioni previste dalla M-Teoria (le quattro del nostro universo più altre sette sconosciute, ancorché previste matematicamente). Per il nostro calcolo useremo, quindi, combinazioni semplici basate sui seguenti assiomi:

  • Le undici dimensioni sono identificate dalle prime undici lettere dell’alfabeto anglosassone;
  • Gli elementi (dimensioni) delle combinazioni non possono ripetersi, ne consegue che la combinazione AAB non è un gruppo valido;
  • I gruppi di combinazioni non differiscono per l’ordine degli elementi, ne consegue che ABC e BCA sono la medesima combinazione.
  • Combinazioni, quindi, calcolate secondo la formula combinatoria:  Keter_formula     dove n è il numero complessivo delle dimensioni e k il numero di dimensioni relative ad una specifica gerarchia dimensionale (La scelta di identificare come I la gerarchia più alta e XI quella più bassa è del tutto arbitraria. Tale ordinamento può essere invertito qualora dovesse apparire più conveniente)

Gerarchia dimensionale

Numero dimensioni

Numero delle creazioni

Gruppi dimensionali

0

1

VACUUM

XI

1

11

A, B … J

X

2

55

AB, AC … KJ

IX

3

165

ABC, ABD … IKJ

VIII

4

330

ABCD, ABCE … HIKJ

VII

5

462

ABCDE, ABCDF …   GHIKJ

VI

6

462

ABCDEF, ABCDEG …   FGHIKJ

V

7

330

ABCDEFG, ABCDEFH … EFGHIKJ

IV

8

165

ABCDEFGH, ABCDEFGI … DEFGHIKJ

III

9

55

ABCDEFGHI, ABCDEFGHJ … CDEFGHIKJ

II

10

11

ABCDEFGHIJ, ABCDEFGHIK … BCDEFGHIKJ

I

11

1

ABCDEFGHIJK

Sulla scorta delle regole appena esposte, possiamo disegnare la seguente tabella:

 

Totale 2048 possibili creazioni, dove l’unica a undici dimensioni potrebbe essere quella che contiene tutte le altre. In sostanza, potrebbe essere Dio. Ora, usando i valori riguardanti il numero delle creazioni possibili per ciascun gruppo di dimensioni (quale che sia) è possibile costruire la seguente curva “a campana” (Gauss-like):

Keter_grafico_multiverso

Bene, adesso abbiamo il Multiverso un po’ meglio definito, ossia un oggetto fantasticamente grande composto, almeno nel nostro caso, da 2048 creazioni. Potremmo addirittura farne un disegno. Niente di rigoroso s’intende. Solo un escamotage grafico che aiuti la mente a visualizzare qualcosa di così sconfinato e possente

(2048 è un numero interessante, in effetti, poiché fa parte delle potenze di 2 (2^11). Sul punto, il mio amico Leonardo ebbe modo d’osservare che, probabilmente, alcune di queste creazioni, ad esempio quelle a una dimensione, sarebbero perlopiù dei concetti astratti. È possibile che Leonardo abbia visto giusto, tuttavia, questa mi sembra un’obiezione valida solamente dal nostro punto di vista. Non da quello della creazione a undici dimensioni).

Keter_mandala_multiverso

L’immagine vuole essere una rappresentazione mandalica del Multiverso. Il puntino nero che vedete al centro è l’unica creazione a zero dimensioni, mentre il cerchio esterno è l’unica creazione a undici dimensioni … Dio o, meglio e certamente, l’oggetto più idoneo e adatto a supportare l’azione proiettiva della Coscienza Individuale rispetto alla stessa idea di Dio. Nel mezzo le altre gerarchie dimensionali disegnate come stelle ciascuna con un numero di raggi pari al numero di creazioni previsto (ogni raggio rappresenta una creazione).

Ora, non è un caso se l’immagine sembra ‘fondere’ le gerarchie contigue in modo che, ad esempio, le undici creazioni a una dimensione si legano alle cinquantacinque creazioni a due dimensioni e così via. In realtà, l’effetto è cercato proprio per rilevare la possibilità (ricordiamo sempre che siamo in puro ambito ipotetico) che fra le diverse gerarchie dimensionali sia possibile una comunicazione di carattere psichico.

Va da sé che aggettivazioni quali ‘contiguità’ e/o ‘lontananza’ debbano essere intese per quel che sono, ossia semplificazioni probabilmente del tutto inidonee a descrivere qualcosa che è difficile anche solo immaginare. Tuttavia è pur vero che se facessimo riferimento, come accennato, allo stato vibrazionale della materia quale metro per determinare la posizione assoluta di ciascuna gerarchia dimensionale all’interno del Multiverso, allora lemmi quali contiguità e lontananza un senso potrebbero pure averlo laddove fossero riferite alla frequenza delle stringhe che realizzano le diverse gerarchie. Torna alla mente un passo della Pistis Sophia:

Il mistero che è oltre il mondo, quello per il quale esistono tutte le cose, è ogni evoluzione ed ogni involuzione. Esso proietta tutte le emanazioni e tutte le cose in esse. A causa di Esso esistono i misteri e tutte le loro regioni.” (Se per l’estensore della Pistis Sophia il mistero che è oltre il mondo è ciò che abbiamo chiamato Uno, allora a esso si accede dall’unica “porta” esistente nel Multiverso, ossia l’unica creazione a zero dimensioni: il vuoto. Da questa porta l’Uno proietta tutte le emanazioni (creazioni) e tutte le cose che sono in esse. Solo adesso, in effetti, la Coscienza ha raggiunto la consapevolezza di come l’Uno è tutt’altro che desiderabile)

Il passo evoca quello che ho chiamato effetto psico-gravitazionale. Allo stato, solo una definizione da riempire di significato. Cos’è, ammesso che esista, la psico-gravitazione? Potremmo pensarla come una forza derivante dalla massa psichica di un qualsiasi corpo e grazie alla quale quest’ultimo è in grado di agire su masse psichiche (vibrazionalmente) contigue? In sostanza, la psiche potrebbe afferire non solamente alle consapevolezze incarnate, bensì a tutta la materia perché se la materia in una creazione con più di quattro dimensioni muta la sua natura assurgendo a un’esistenza solamente psichica, può esser lecito pensare che anche qui, nel nostro universo, qualsiasi corpo sia dotato di una componente psichica propria. In fondo, sono molti i resoconti di proiettori astrali che narrano di ambienti psichici riproducenti “quasi” fedelmente ambienti fisici conosciuti (la loro casa, ad esempio). E ancora, quanto può essere vicino il concetto di psico-gravitazione a quello di potere psichico? Forse, i due ambiti possono essere individuati dalla mancanza ovvero dalla presenza di una volontà agente?

 Se l’intero Multiverso è manifestazione della Coscienza Creatrice, allora potremmo inferire che ogni sua parte si manifesti sulla scorta del medesimo principio, dello stesso identico “mattone” (inteso come elemento fondamentale dell’architettura di ciascuna creazione) che, secondo l’ambito dimensionale al quale appartiene, ne origina l’intera architettura. Un mattone veramente dinamico giacché, pur restando sempre eguale a se stesso, a prescindere alla creazione nella quale esiste, è in grado di adeguare il proprio comportamento secondo il livello vibrazionale nel quale si trova. Esattamente quel che farebbero le super-stringhe.

 Per chi non se ne fosse ancora accorto, siamo piena Monadologia. In essa, la “monade” è una forma sostanziale dell’essere. In particolare, Leibniz (ma, prima di lui, Bruno) pensò la monade come una sorta di “atomo spirituale”, un ente indivisibile, totalmente individuale e capace di riflettere l’intero universo. Giusto quel che stavamo ipotizzando. A differenza, però, del filosofo tedesco e del frate nolano oggi possiamo, anzi, dobbiamo prescindere dal concetto d’immanenza di Dio. Possiamo, cioè, guardare il Multiverso con occhi più disincantati, senza padroni assoluti ai quali rendere conto delle nostre speculazioni. Tuttavia, questo sembra molto coerente con le premesse date, ossia con la presenza di un pur minimo livello di Coscienza in qualunque oggetto duale. Sì, stiamo parlando della Coscienza del mattone fondamentale: la monade.

(Continua … )

PulsanteLibriConsigliati

 

VISITA ANCHE IL SITO UFFICIALE DELLA NOSTRA ORGANIZZAZIONE

 
honros
About

Le persone spesso si spaventano per quello che dico e che scrivo perché temono, a ragione, che uccida i loro sogni. E nessuno rinuncia facilmente ai propri sogni perché l'illusione che esista qualcosa di misterioso e potente dal quale dipendono i nostri destini, qualunque forma o dimensione abbia, permette loro di continuare ad ignorare il fatto d'essere loro stessi i creatori di tutto quanto li circonda. Io, però, non mollo. Forse, perché seminare il panico, in fondo, mi piace.

POST YOUR COMMENTS

Privacy Policy Cookie Policy

BANNER

Contact IT

Contact

Email: redazione@ilsapere.org

Phone: 392 3377372

Translate »