Saturday, 24/8/2019 UTC+2
IL SAPERE
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Introduzione al Sistema di Gurdjieff

Introduzione al Sistema di Gurdjieff

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Da sempre l’uomo si è posto domande su se stesso e sull’Universo che lo circonda. Attraverso la filosofia e la religione egli ha avuto due punti di vista contrapposti.
La prima elogiava il dubbio ed il ragionamento, la seconda l’accettazione di un dogma. Con il passar del tempo, però, la filosofia divenne sempre più una semplice astrazione dialettica e la religione una struttura politicizzata e stereotipata. Eppure, ogni tanto nella storia umana, sono emersi degli individui che hanno ravvivato la Via di Mezzo, quella che sta fra la filosofia e la religione.
Costoro hanno fatto riemergere il profilo di un insegnamento unitario e sempre valido nel tempo e hanno scosso le coscienze del loro tempo. Grazie ad essi la Ricerca alle risposte fondamentali ha avuto un impulso in avanti.
Nel nostro secolo G. I: Gurdjieff, ed anche altri maestri contemporanei fra cui l’italiano G., ha fatto riemergere questo insegnamento traendolo dal Medioriente (culla della spiritualità occidentale) che, purtroppo, dopo solo 50 anni dalla sua morte è stato dai più mal interpretato e utilizzato come “schema erroneo” per la crescita di se stessi.
Questo “schema” altro non è che l’interpretazione di un uomo su un insegnamento assai più grande e vasto, ed oggi si è trasformato in materiale “new age”.
E’ chiaro come la succitata new age o l’occultismo siano a volte un modo per fuggire la realtà. Si va alla ricerca di “poteri sconosciuti” o di “entità” di un mondo parallelo creando così individui alienati, schiavi della loro immaginazione.
Ad esempio, la signora P. vede gli angeli e i fantasmi; parla con queste figure invisibili. Agisce davanti agli altri come se fossero presenti e si arrabbia o gioisce in base a quello che queste “entità” le comunicano. La signora L. vede gli extraterrestri e, quando incontra chicchessia, lo avverte che la sua aurea è blu o rosa. Entrambe hanno iniziato ad avere queste visioni dopo un evento spiacevole, ad esempio la morte di un figlio o di un amato.
Questi due casi mostrano che, quando non si tratta di imbroglioni, un evento insopportabile può spingere verso sentieri di Ricerca alienante. Se tutto ciò va giudicato con la massima moderazione, nel rispetto della sofferenza altrui, questi sistemi pseudospirituali devono essere considerati un pericolo per la salute psichica dell’individuo.
Per questo che la nostra ricerca deve partire dallo studio di noi stessi, attraverso una nuova psicologia.
Possiamo trovare un metodo per evolverci senza incappare in questi errori? Stabiliamo alcuni punti:

1) Dobbiamo partire da uno studio serio di come siamo fatti.
2) Crescita interiore non vuol dire fuggire dal mondo, ma imparare ad essere nel mondo.
3) L’ambiente circostante non va ignorato; è necessario riconciliarsi con esso.
4) Per riconciliarsi con esso dobbiamo prima riconciliarci con noi stessi e riempire le nostre lacune psicologiche

COME CONOSCERSI:
Quando vogliamo conoscere noi stessi dobbiamo usare un metodo di indagine coerente, frutto di un’osservazione sperimentale. Vediamo punto per punto un atteggiamento giusto di osservazione:

1) Innanzi tutto dovremmo decidere di osservare.
2) Dovremmo mettere i nostri risultati alla prova per verificare se essi sono reali o frutto di una nostra interpretazione.
3) Dovremmo essere sinceri con noi stessi.
4) Dovremmo imparare a non rifiutare tali dati ed accettarli per quello che sono.

Il primo dato che incontreremo, se inizieremo ad osservarci, è che siamo incapaci di farlo. Siamo incapaci, cioè, di essere presenti a noi stessi, di rimanere attaccati al presente, di rimanere con l’attenzione puntata sulle nostre azioni e reazioni. Questo possiamo definirlo “sonno inconscio”. Anche se svegli fisicamente è come se dormissimo in preda di sogni ad occhi aperti, totalmente schiavi di una “immaginazione involontaria”.
Facciamo un piccolo test che possa aiutarci nella comprensione:

TEST SPERIMENTALE:
Per la prova sperimentale è sufficiente porsi queste domande:

1) sono consapevole di come sono seduto ora?
2) ero consapevole della postura del mio corpo delle mie braccia prima che me lo chiedessi?
3) sono qui e ora? Oppure fino a poco fa ero collegato in modo automatico con altri pensieri?
4) posso riuscire a vivere in uno stato di consapevolezza del presente e di me stesso per prossimi 10 minuti?

Se ci applicheremo a queste sperimentazione e saremo sinceri con noi stessi, ci renderemo conto che non riusciamo ad essere presenti che per pochi attimi. Infatti la nostra volontà è realmente impotente e non possiamo prendere che piccole decisioni di “presenza” e di ricordo di sè.
Questo è il punto di partenza: come possiamo dare una risposta alle domande fondamentali se colui che domanda non si conosce? Come posso trovare una risposta reale se io stesso sono in un mondo di sogno?

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