Sunday, 16/6/2019 UTC+2
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Inganni ed Omissioni sulle Nostre Origini. Le Società “Matrilineari”

Inganni ed Omissioni sulle Nostre Origini. Le Società “Matrilineari”

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“Se mi chiedete qual è per me il simbolo della bellezza femminile…

…io non penso alla Venere di Milo o a Sofia Loren. Penso a una bella donna incinta. C’è qualcosa di potente, di trionfante, di ineguagliabilmente bello in una donna che porta in sé un’altra vita. Una donna deformata da un pancione che chiude un altro essere umano. Una delle statue che mi commuovono di più è quella preistorica di una donna incinta. Una volta la mostrai a un amico: «Guarda che splendore», e lui rispose: «Vuoi dire che orrore». Finì in una rissa.”

(Oriana Fallaci)

 

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Uno dei più grandi inganni sulle nostre origini è che le Società “Matrilineari” hanno guidato l’umanità e governato per molto più tempo delle Società Patriarcali.

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Più o meno cinquanta anni or sono, le prime donne archeologhe (con basi solide di storia, linguistica, antropologia) hanno fatto emergere una realtà di grande portata, completamente nuova, sconosciuta e differente.

Hanno fissato l’attenzione del mondo accademico e non, sulla sempre più massiccia presenza – anzi si potrebbe dire – sulla copiosità di ritrovamenti riguardanti delle statuette femminili. Non solo questo: tali reperti sono tutti diversi l’uno dall’altro, tuttavia in possesso di caratteristiche costanti e similari. Varie differenze quindi, ma unite tra loro da questo filo conduttore, un denominatore comune di base, stabile e ripetuto: la femminilità.

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Tali reperti sono risalenti a un periodo che va dal paleolitico medio (120.000/40.000 anni fa) agli ultimi millenni prima di Cristo. L’area geografica dapprima è riconducibile in tutta l’area del mediterraneo, in seguito si è ampliata all’Asia, la Siberia, alla Cina fino al Giappone, approdando anche nel continente sud-americano. L’antico fenomeno è riscontrabile praticamente in tutte le terre emerse. L’abbondanza di questi reperti così antichi, è talmente grande da far nascere molte domande, alcune ancora senza risposta. La cosa più evidente è che non esista, per quell’epoca, alcun equivalente rappresentazione (del) maschile nell’umanità, perlomeno non fino al tardo culmine della cultura ellenica.

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Come mai, quindi, venivano rappresentate solo donne e figure femminili, e con tale imperitura devozione? Quale, invece, il ruolo degli uomini e del principio maschile, in queste antiche e remote società ? Negli ultimi trent’anni circa, sono state realizzate ampie e lungimiranti ricerche su queste tematiche, da studiose delle accademie e delle università di mezzo mondo. Malgrado questo, i risultati ottenuti hanno dovuto scontrarsi ed in qualche modo bloccarsi sempre sulla secolare ed impenetrabile omertà della cultura patriarcale imperante, che sembra intenzionata a non mettere in discussione nemmeno in minima parte il suo potere.

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Questi studi hanno fatto emergere una verità incontrovertibile: fanno comprendere senza dubbio che il patriarcato è una forma radicata assai recente di identità sociale. Ma come mai il patriarcato dovrebbe percepirsi minacciato da queste scoperte archeologiche? Forse perché queste hanno semplicemente dimostrato che la cultura patriarcale è appunto relativamente neonata: comincia ad emergere ed affermarsi solo intorno al 5000 A. C. Non solo: impiega poi ben tre millenni per stabilizzarsi in modo definitivo. Per fare un esempio: se l’età dell’umanità fosse rappresentabile dal quadrante di un orologio, il patriarcato non occuperebbe che il posto degli ultimi cinque minuti. Ciò che turba evidentemente di più la forma mentis fallocratica è che assai pochi millenni di supremazia sono stati preceduti da decine e decine di migliaia di anni di civiltà basate sulla centralità del femminile. Non a caso, per scelta voluta, non uso la parola “matriarcato” perché sarebbe a mio avviso fuorviante: finirebbe in contrapposizione ai principi ed alle idee legate al modello patriarcale. Per questo, preferisco usare l’aggettivo “matrilineare” oppure “matrifocale”: per definire il lungo e per certi versi indefinito periodo che si perde nella notte dei tempi, in cui l’umanità è stata governata da principi femminili.

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Non c’è la possibilità di condensare in un solo e modesto scritto tutte le peculiarità e tutti valori di tali antiche civiltà, ma desidero ugualmente almeno riassumerne i tratti più specifici e singolari:

In tali società preistoriche femminili – anche denominate civiltà antiche – non esistevano la proprietà privata, la gerarchia, la guerra, nemmeno la famiglia intesa come istituzione odierna. La divinità di riferimento assoluto, era femminile, identificabile con la madre terra e le peculiarità tipiche della maternità in generale. Non era presente separazione tra il sacro e il profano. Anzi dirò di più e di meglio: il concetto di profano non solo era irrilevante, ma sconosciuto. Tutto ciò che accadeva sulla terra era sacro, e per tanto accolto ed onorato come tale.

La società era suddivisa ed organizzata in piccoli clan che avevano come rappresentante (per tutte le questioni sia pubbliche che private) la donna più anziana. Qualsiasi decisione veniva presa collettivamente da gruppi di donne che custodivano e allevavano i figli.

Le donne potevano grosso modo ricoprire i ruoli di: guaritrici, sacerdotesse, raccoglitrici (di erbe per la cura e per la nutrizione) cuoche (paragonabili a chimiche che studiavano la combinazione degli alimenti), inventrici (l’ago è una delle più vecchie invenzioni dell’umanità), artigiane (artiste: le anfore, i primi strumenti ed utensili sono tutti a forma di donna, o ispirati alle forme femminili, alla concavità, all’idea materna radicata di ‘contenere, conservare, proteggere’) e per ultime – ma non ultime – le custodi della memoria e delle tradizioni.

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Si può dire senza indugio che è alle donne della preistoria che si devono alcune tra le più importanti invenzioni dell’umanità, ancora oggi necessarie e fondamentali per la sopravvivenza della nostra specie. Si pensi all’agricoltura (furono le raccoglitrici le prime che compresero il rapporto tra seme e germoglio, che scoprirono come, dove e quando darsi alla semina per poter raccogliere. Si pensi anche alla marra, cioè il primo aratro della nostra civiltà; fu strumento femminile per antonomasia. Si pensi alla conservazione degli alimenti: la cottura, l’essicazione e tutti i procedimenti per creare delle riserve di cibo.Si pensi all’allevamento del bestiame: furono sempre le donne ad addomesticare i primi animali selvatici, nell’atto semplice e naturale di attaccare i cuccioli alle proprie mammelle. Si pensi all’abbigliamento, modellando e cucendo insieme pelli di animali. Si potrebbe inserire in quest’elenco anche la scoperta del fuoco: se non abbiamo la certezza che sia stata una donna a risolvere il problema di come conservarlo, ci sono parecchie probabilità che sia stata una donna a trovare il modo di utilizzarlo per cucinare, e di conseguenza in seguito anche per fondere materiali, per rendere resistente l’argilla. Non per nulla, voglio ricordare a riprova, che erano vestali le custodi del “fuoco sacro” in senso immanente e trascendente.

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Vorrei specificare a questo punto che tutto questo non è frutto della fantasia di una femminista invasata (tutt’altro) bensì un riassunto assai scarno e condensato dei risultati di decine e decine di ricerche serie, documentate scientificamente a livello accademico nonchè riconosciute.

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Ma cosa facevano gli uomini nel frattempo? Di sicuro cacciavano, ma non da soli. La caccia, non potendo contare su armi molto elaborate, poteva essere pericolosa, non era certo un’attività solitaria, nella preistoria. Dunque doveva per forza essere un evento collettivo, al quale con facilità partecipavano anche le donne. A riprova della presenza femminile non solo come raccoglitrici nelle foreste, ma come attive cacciatrici, restano le innumerevoli dee della caccia sopravvissute nelle culture patriarcali. Di certo gli uomini si impegnavano in molteplici attività e mansioni, ma in qualche modo rimanevano tutte gestite e subordinate al femminile.

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Questi sistemi sociali matrilineari o matrifocali, hanno iniziato a entrare in crisi per poi declinare intorno al 5000 A.C. La decadenza ha avuto un’evoluzione non-lineare e un andamento a macchia di leopardo, per essere in seguito definitivamente soppiantata verso il 2000 A.C. dal modello patriarcale. Sono occorsi ben tremila anni perchè il processo di transazione si compisse, non senza resistenza e rigurgiti in taluni casi irriducibili ed accaniti. Cosa è accaduto durante questi tremila anni? Cosa ha causato questo ribaltamento e rimodellamento del potere? Rimane un affascinante territorio di studi che, mi auguro, sarà investigato e studiato nei prossimi anni.

 BIBLIOGRAFIA:

L’elenco di studiose a livello internazionale che hanno contribuito alla scoperta e alla ricerca sulle civiltà antiche sarebbe lunghissimo: Chandra Talpade Mohanty, Bell Hooks, Andrea Smith, Angela Davis, Anne McClintock, Pat Armstrong, Saba Mahmood, Sandra Harding, Patricia Hill Collins, Joan Scott, Linda Alcoff, Sonali Shah, Laura Maria Augustin e molte altre.

Heide Goettner Abendroth – “Le società matriarcali – Studi sulle culture indigene del mondo”, un testo monumentale sulle comunità matriarcali tutt’oggi esistenti nel mondo, messe in relazione ai modelli originari preistorici. Il tomo, 700 pagine, ne contiene 40 di bibliografia.

Johann Jacob Bachofen (1815-1887)- Il matriarcato. Ricerca sulla ginecocrazia nel mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, 2 voll., a cura di Giulio Schiavoni, Giulio Einaudi editore, Torino 1988.

Uberto Pestalozza (rettore Università di Milano) 1966– L’ETERNO FEMMINEO MEDITERRANEO

Marja Gimbutas, (Università della California, Los Angeles) 1994 – IL LINGUAGGIO DELLA DEA – LE DEE VIVENTI

Merilin Stone (Università di New York, Buffalo) – QUANDO DIO ERA UNA DONNA

Tilde Giani Gallino (Università di Torino) – LE GRANDI MADRI

Luciana Percovich (Libera Università delle Donne, Milano) – OSCURE MADRI SPLENDENTI

Sara Morace – Origine donna: dal matrismo al patriarcato

Dario Renzi Sara Morace – L’origine femminile dell’umanità. Dialoghi, lezioni, articoli.

Margaret R. Ehremberg – Donne nella preistoria.

Giulia Zapparola 27/03/2015

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1 Comment

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    Giovanni

    Un articolo davvero interessante e pieno di riferimenti bibiliografici di rilievo.

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