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IL SAPERE

Il Sogno Lucido – Onironautica [R]

Il Sogno Lucido – Onironautica [R]

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ONIRONAUTICA

“È necessario che il SOGNATORE SI RISVEGLI nei Mondi Interni prima di trasformarsi in un INVESTIGATORE COMPETENTE nei MONDI SUPERIORI. Ogni autentica investigazione Essoterica ed Esoterica parte da questo stato di PERFETTA VIGILANZA. Per investigare questi mondi si ha bisogno del PENSIERO LOGICO E DEL CONCETTO ESATTO.” – Samael Aun Weor

Il termine Onironautica è un termine coniato dallo psichiatra e scrittore Frederik van Eeden per indicare un’esperienza durante la quale si può prendere coscienza del fatto di stare sognando.
L’esperienza a cui si riferisce è chiamata sogno lucido (lucid dream, nella letteratura anglosassone). Il sognatore lucido, detto onironauta, può quindi, con la pratica, esplorare e modificare a piacere il proprio sogno.
Lo scienziato Stephen LaBerge, dell’università Stanford, fondatore del Lucidity Institute, un centro di ricerca sul fenomeno dei sogni lucidi, descrive l’esperienza come il sognare sapendo di stare sognando.
Ma che cos’è un sogno lucido? Conosciuto fin dall’antichità e indicato dai maestri di varie tradizioni mistiche ed esoteriche – quali il sufismo e il buddismo tibetano – come una pratica di iniziazione alla conoscenza, il fenomeno del sogno lucido transitò nella consapevolezza e nella conoscenza occidentale più recente attraverso i lavori pionieristici del marchese d’Hervey De Saint-Denis e dello stesso Van Eeden, fino ad ottenere, negli ultimi vent’anni, un posto privilegiato nelle ricerche sulla neurofisiologia degli stati di coscienza grazie ai lavori iniziati da Stephen LaBerge e dal suo gruppo dell’Università di Stanford.
Il sogno lucido è un “sogno cosciente”, ossia un sogno vissuto con l’affascinante particolarità, piuttosto rara e fugace come evento spontaneo, della consapevolezza: si è cioè consapevoli di stare sognando. Com’è immaginabile, il sogno lucido, per le sue caratteristiche, si presenta non solo come un promettente strumento di comprensione fenomenologica del fenomeno onirico nella sua generalità e come un modo costruttivo e creativo di vivere una propria personale dimensione mentale, ma anche come un’occasione particolarmente adatta alla sperimentazione terapeutica, alla quale offre spunti di un certo interesse.
I sogni lucidi sono argomento di studio per gli psicologi, ma attraggono anche l’interesse di artisti e di una più vasta e variegata platea di destinatari, composta da persone legate alla cultura new age, o interessate a pratiche di occultismo. Inoltre, secondo LaBerge, l’esperienza dei sogni lucidi può essere d’aiuto negli ambiti più disparati, come il problem solving, lo sviluppo della creatività, il rafforzamento dell’autostima, la capacità di affrontare paure e inibizioni e, più in generale, il raggiungimento di un senso di liberazione e armonia nella propria vita.
Coloro che hanno avuto esperienze di sogno lucido le descrivono come eccitanti e realistiche.
Da svegli condividiamo il mondo fenomenico con regole uguali per tutti (descritto, in generale, dalla scienza). Nel sogno le percezioni non sono legate ai fenomeni e, per questo motivo, possono anche non presentare alcuna linearità.
Tuttavia, alcune proprietà delle percezioni sono dovute alla formazione dei pensieri nella mente dell’uomo e quindi sempre uguali, indipendentemente dal sogno o dal sognatore. Tutte le attività interne ai sogni (racconti di sogni lucidi, test di realtà, tecniche di stabilizzazione, ecc.) vanno quindi lette con cognizione critica. Si deve distinguere ciò che può essere astratto (diventare una regola generale) da ciò che è legato al caso particolare, privo di valore generale.
È stata proposta la distinzione tra “sintassi del sogno” (sulla quale basare i test di realtà) e “semantica del sogno” (di valore puramente personale ed impossibile da adoperare per i test di realtà).
Ma per rispondere più esattamente alla domanda su che cos’è un sogno lucido bisogna anzitutto sapere cos’è un sogno. I sogni costituiscono gli esiti rappresentazionali mentali di particolari stimolazioni bioelettrochimiche endogene sottocorticali (in particolare i potenziali ponto-genicolo-occipitali) che, a partire dal tronco encefalico, coinvolgono la corteccia visiva e i depositi mnesici delle aree associative ed elaborative da cui viene tratto il materiale rappresentato.
Questo processo avviene per lo più in una fase del sonno detta REM in cui, in concomitanza con una tipica risposta oculomotrice (i cosiddetti movimenti oculari rapidi, da cui la fase REM), vi è, in virtu’ della natura stessa del processo, una particolare attivazione corticale con tracciato elettroencefalografico simile a quello della veglia, un aumento generale dell’attività metabolica del cervello, un’inibizione attiva del tono muscolare (che di fatto, e per fortuna, impedisce la partecipazione muscolare e corporea all’evento onirico) e una paradossale disattivazione temporanea del meccanismo omeo-termico.
Quale sia la finalità di questa fase del sonno in cui vengono prodotti la maggior parte dei sogni (una quantità di gran lunga superiore a quella dei sogni che riusciamo a ricordare al risveglio) non è dato saperlo con certezza.
Le ipotesi più accreditate, come quella di Michel Jouvet, dicono che essa sia il residuo di un momento necessario al processamento ricorrente di informazioni filogeneticamente rilevanti – come quelle sensoriali e motorie – destinate, a partire dall’evoluzione dei mammiferi, all’adattamento e alle strategie di sopravvivenza; informazioni che nella specie umana, in particolare, nel corso del tempo hanno subito un sostanziale aumento della complessità in rapporto alla sorprendente evoluzione del cervello.
Il sonno REM – SOGNO ha nell’essere umano molto probabilmente un ruolo nell’attivazione e nel mantenimento dei circuiti neurali delle memorie e nell’elaborazione, perciò, di tutte le informazioni in rapporto alle stimolazioni della vita di veglia.
In effetti c’è da chiedersi come una massa organica piuttosto piccola come il cervello riesca a contenere così tanta informazione. Una risposta affascinante viene dal neurofisiologo Karl Pribram secondo il quale il cervello agisce come una macchina olografica che decodifica il “campo di frequenze” energetiche, costitutivo, in ultima analisi, della struttura della materia e della realtà percepibile, ricodificandolo all’interno della rete neurale secondo modelli di interferenza; proprio come gli ologrammi creati dal laser, che ricostruiscono l’immagine dell’oggetto trasferendovi, secondo un ordine frattale, un’enorme quantità di informazione.
La teoria olografica trova una spiegazione piuttosto semplice anche per il sogno lucido, che altro non sarebbe che un ologramma onirico il quale contiene al suo interno il punto di vista dell’osservatore.
Fenomenologicamente il sogno lucido è proprio questo: un’esperienza sensoriale – per lo più visiva – in cui si è contenuti e si sa di esserlo, come nella veglia.

Riconoscere un sogno lucido

Il sogno lucido talora si presenta spontaneamente. Tuttavia LaBerge sostiene che solo un individuo su dieci sia un sognatore lucido “naturale” [Hooper, Teresi, 1986, p.338]. Le cifre delle stime dell’incidenza dei sognatori frequentemente lucidi, variano da un minimo di 15% [Gackenbach, 1978], ad un massimo di 28.5% [Palmer, 1974]. Esistono, però, diverse tecniche di induzione sviluppate da diversi autori, nelle diverse culture e nelle diverse epoche. In un articolo che analizza queste tecniche Robert F. Price e David B. Cohen [1988, p.131] concludono che la possibilità di sperimentare il sogno lucido sia aperta agli individui molto motivati a vivere quest’esperienza. Naturalmente, come per tutte le capacità, la facilità e i tempi differirebbero da individuo a individuo.
Un primo rilievo riguarda la motivazione che sembra essere una condizione necessaria. Come dire, per avere un sogno lucido, innanzi tutto, bisogna desiderarlo. Purtroppo la motivazione non è qualcosa che possa essere appresa attraverso una tecnica o un esercizio. Può essere presente in diversi gradi nelle diverse persone o nei diversi momenti, tuttavia c’è o non c’è, e, nel secondo caso, non può essere trasmessa attraverso una procedura. Una osservazione interessante riguarda la pratica della meditazione. Nei soggetti che meditano abitualmente, anche se non ricercano l’esperienza del sogno lucido, questa sembra comparire come effetto secondario [Reed, 1977]. In questo caso, dunque, la fenomenologia del sogno lucido appare in seguito ad una specifica pratica, ma in assenza di una motivazione diretta.
Il secondo rilievo riguarda la consapevolezza degli stati di coscienza. Gran parte delle seguenti tecniche coinvolgono l’individuo in un lavoro sul proprio stato di coscienza: questi impara a chiedersi in quale stato di coscienza si trova nel momento attuale, se sta sognando o no, e gradualmente sviluppa un’attitudine critica circa la propria vita mentale. L’obiettivo di sviluppare questa capacità discriminatoria può essere perseguito direttamente, ad esempio mediante l’esercizio di porsi il quesito circa il proprio stato di coscienza varie volte al giorno, ovvero può essere ottenuto indirettamente, attraverso visualizzazioni o ripetizioni di frasi del tipo: Il prossimo sogno che avrò sarà un sogno lucido.
Ad esempio nella tecnica MILD il soggetto si esercita a visualizzare sogni realmente avuti in precedenza, divenendo via via sempre più consapevole, ossia pronto a cogliere la diversità dei due stati di coscienza: la veglia e il sogno.
Questo stato di vigilanza, di presenza di spirito o di aumentata consapevolezza, la prontezza, dunque, nel discriminare un sogno dalla veglia rappresenta il trampolino di lancio verso l’esperienza del sogno lucido, ne è la condizione sufficiente. Le diverse tecniche tentano di promuovere questa condizione durante la fase REM del sonno, e lo fanno secondo metodologie diverse. Così la suggestione post-ipnotica mira a far sorgere questa capacità discriminatoria durante la fase del “sonno paradosso” per mezzo della suggestione dell’ipnotista. Anche le tecniche che utilizzano segnali tattili, uditivi o visivi per “ricordare” al sognatore che sta sognando, promuovono il suddetto “aumento di consapevolezza”, questa volta attraverso apparecchiature automatizzate che riconoscono la fase REM e segnalano questa informazione al dormiente. Altre tecniche propongono una serie di esercizi per incrementare la suddetta capacità discriminatoria nello stato di veglia, nell’ipotesi che venga conservata anche mentre ha luogo il sogno. Questa ipotesi riguarda la maggior parte delle tecniche conosciute, come ad esempio: la MILD, la FAST, la tecnica di Castaneda e quelle di Tholey.
La meditazione merita una considerazione a sé. La meditazione, o per lo meno una larga parte delle pratiche che si celano dietro questo nome, mira a sviluppare la consapevolezza dei propri contenuti mentali e quindi del proprio stato di coscienza, condizione sufficiente, come si è visto, affinché l’esperienza del sogno lucido abbia luogo. Il sogno lucido, che rappresenta un effetto secondario non direttamente ricercato della meditazione, si manifesterebbe, in questo caso, solamente in un secondo momento e nel lungo periodo.
Il punto focale dell’esperienza del sogno lucido è perciò rendersi conto del fatto di stare sognando. A tal proposito, è necessario ricercare nel proprio sogno dei segni che indichino chiaramente una situazione bizzarra o irrealizzabile nel mondo reale.
Prerequisito necessario per poter sperimentare il sogno lucido è quello di riuscire a ricordare i propri sogni.
Il metodo più usuale utilizzato per potenziare tale abilità è quello di tenere un registro o diario dei sogni da compilare al risveglio. Perché ciò risulti efficace è importante svolgere tale operazione il più presto possibile poiché il ricordo dei sogni tende a svanire molto rapidamente (in particolare è da sapere che i sogni che si ricordano sono in realtà i sogni che si fanno negli ultimi minuti di sonno prima del risveglio).
Inoltre il sogno lucido viene descritto come un’esperienza di notevole qualità percettiva durante l’attività onirica, tanto che persone seppur con problemi fisiologici riescono a percepire in modo chiaro e distinto. L’ambientazione varia spesso; da qui nasce la disputa tra viaggio astrale e sogno lucido (ci sono coloro che sostengono infatti che il viaggio astrale altro non sia che un sogno lucido con tema diverso, altri credono in tale distinzione).
Nel caso del viaggio astrale si percepisce l’ambiente reale ed alcuni che testimoniano di averne avuto esperienza dicono che si vive la sensazione di distacco dell’anima dal corpo; nel caso del sogno lucido ci si può anche trovare nell’ambiente circostante, ma più frequentemente in ambienti surreali.
La reale difficoltà ad uscire da tale disputa consiste nella dialettica riguardo l’affidabilità dei testimoni e soprattutto la possibilità di isolare tutti i fattori concomitanti a tale fenomeno; a ciò si è per esempio dedicato Stephen LaBerge, studioso di tali fenomeni, tanto che ha fondato un istituto a suo nome per approfondire tali studi.
L’opposto del sogno lucido potrebbe essere descritto come un “sogno a occhi aperti”, ma in realtà è più calzante dire “perdere la concentrazione”o attenzione, se non lucidità.
Un esempio dell’opposto di un sogno lucido è perciò ad esempio tornare a casa a notte tarda, guidando la macchina come se fosse inserito l’autopilota e senza esserne del tutto coscienti.
Secondo alcuni neurologi tali fenomeni potrebbero essere, specialmente nel caso di sogni lucidi spontanei e frequenti, disturbi del sonno, in cui lo stato di veglia viene a manifestarsi durante la fase REM, compromettendo così l’equilibrio del sonno e la sua funzione ristorativa.
Ciò non significa necessariamente che siano contro tale realtà, ma sono propensi a riconoscere una positiva funzionalità del fenomeno se indotto artificialmente o meccanicamente a scopi terapeutici per risolvere disturbi radicati nel subconscio (è ben saputo che nel sonno prende spazio l’inconscio, che custodisce le nostre informazioni più recondite).

Test di realtà

Va detto che nel momento in cui un soggetto avverte il bisogno di effettuare un test di realtà durante il sonno, il dubbio stesso, se ciò che vede o sente sia o no reale è di per sé un test di realtà (in stato di veglia non ci chiediamo ragionevolmente se stiamo sognando oppure no), comunque, a conferma, tale operazione consiste nella volontaria ricerca di alcuni dettagli che contraddistinguano univocamente il mondo onirico.
Può capitare che i primi tentativi diano un esito negativo. È quindi consigliabile dubitare del “falso negativo”, fidarsi dell’intuizione di sognare o del dubbio di essere svegli e di insistere.
Con un numero maggiore di tentativi (da 3 a 5) si aumenta l’accuratezza del risultato. Si ottengono risultati più accurati combinando diversi test (piuttosto che ripetere meccanicamente lo stesso test). In generale, ripetere meccanicamente un test senza attenzione (fermarsi a riflettere) è inutile. Ecco alcuni esempi:

· Saltare: Nel mondo dei sogni spesso la forza di gravità non agisce come nella realtà, saltare corrisponde il più delle volte a prendere il volo o rimanere sospesi a mezz’aria.
· Leggere: Un test efficace consiste nel leggere una scritta qualsiasi, distogliere lo sguardo e poi provare a rileggerla. Nei sogni spesso le parole cambiano, non restano le stesse.
· Guardare l’orologio: Nei sogni l’ora su un orologio digitale non rimane la stessa se la si legge più volte di seguito. Stranamente, di rado questo fenomeno si ha con gli orologi analogici (a lancette). Una spiegazione potrebbe essere che per leggere dei numeri lo sforzo mentale è maggiore (si devono mettere in serie dei simboli, come per la lettura), mentre per interpretare la posizione delle lancette è sufficiente riconoscere una forma geometrica, attività maggiormente legata alla vista.
· Respirare: Se si riesce a respirare chiaramente con il naso pur essendoselo tappato o se si respira sott’acqua si sta sognando.
· Guardarsi allo specchio: Spesso nei sogni la propria immagine riflessa allo specchio è deformata o sostituita con qualcosa d’altro o, anche, può non apparire. Talvolta lo specchio è molto sporco e non specchia affatto.
· Spegnere la luce: Se in un sogno si prova a spegnere la luce, anche forzatamente (distruggendo la fonte), la luce non si spegne.
· Accendere la luce: A volte può capitare di entrare in una stanza buia. Spesso provando a premere l’interruttore per accenderla non accade nulla.
· Aprire la vista su nuovi spazi: Accendere la luce in una stanza buia, aprire una porta, usare un cannocchiale, sbirciare oltre un muro e via dicendo, può avere il sorprendente effetto di mostrare uno spazio indistinto senza contorni o contenuti discernibili (molto simile alla nebbia o al fumo).
· L’impossibilità di ricordarsi o tracciare come si è arrivati ad una certa situazione è un altro metodo utilizzabile per capire se si sta sognando.
· Urlare- Spesso mentre si sogna si nota di non riuscire ad urlare ma si emettono solo suoni rauchi.

Se il test di realtà dà esito favorevole si è nel mondo dei sogni. A tal punto il sognatore, pur essendo ancora addormentato, acquisisce l’acutezza dei sensi e la lucidità proprie della vita nel mondo reale e può quindi interagire con il proprio mondo onirico come se fosse sveglio, forte dei propri ricordi e della propria volontà. In questa condizione è facile risvegliarsi oppure riperdere il controllo di sé e continuare l’esperienza di sogno normalmente: la capacità di controllo di questo labile stato viene dall’esperienza e dalla pratica.
Arrivare ad eseguire volontariamente un test di realtà all’interno di un sogno richiede una certa pratica di tale tecnica durante la veglia: nei sogni, infatti, tendiamo a riprodurre i comportamenti e le operazioni che siamo più abituati ad assumere e ad eseguire nel mondo reale.
Questi test offrono il fianco alla critica che la loro applicazione può avvenire in una fase non onirica ma di aspettativa nella quale ricreiamo aspetti di un sogno precedentemente avuto e quindi produciamo involontariamente (inconsciamente) il risultato finale del test medesimo. In assenza di una registrazione dei movimenti REM o di un EEG che confermi lo stato onirico questi test sono poco affidabili.

Falsi risvegli

A seguito di un test di realtà positivo, spesso involontario, l’improvvisa acquisizione di lucidità può causare nel sognatore una sorpresa tale da svegliarlo. A volte però il risveglio è solo virtuale, il sognatore si ritrova nella sua camera da letto credendo di essersi svegliato, invece sta ancora sognando. Il fenomeno del falso risveglio potrebbe essere un meccanismo di protezione del sonno. Ad esempio, il sognatore ha sete, e sogna di svegliarsi per andare a bere; oppure, decide di svegliarsi per sfuggire ad un incubo. Questi falsi risvegli causano la maggior parte delle volte la perdita di lucidità e il soggetto prosegue nel suo sogno normalmente (talvolta ci si sveglia realmente quando nel sogno già ci si è recati al lavoro). Per evitare la perdita di lucidità è possibile abituarsi ad eseguire un test di realtà appena si crede di essersi svegliati.
Tuttavia l’acquisizione di consapevolezza del “falso risveglio” può essere l’anticamera di una esperienza assai angosciosa (anche se per fortuna breve): nel tentativo di risvegliarsi veramente, il soggetto si ritrova lucido e cosciente ma con il corpo paralizzato; ciò è dovuto alla cosiddetta paralisi ipnagogica che tipicamente accompagna le fasi REM.
La vita umana si svolge in un’alternanza di tre stati, che sono:

1. veglia,
2. sonno popolato di sogni
3. sonno profondo senza sogni

Lo stato di sogno rappresenta uno stato di vita molto differente da quello che ci è abituale durante la veglia. È come se il sogno avesse una vita indipendente da noi.

· Quale è il piano di realtà al quale fanno riferimenti i sogni?
· Esiste nel sogno una conoscenza che oltrepassa in certi punti la conoscenza cosciente?

Il sogno si distingue della veglia per il fatto di esprimere simbolicamente ciò che vuole manifestare. A un attento studioso della vita onirica questo carattere simbolico non può passare inosservato.
Bisogna certo distinguere fra varie categorie di sogni; alcuni non fanno che riflettere accadimenti della vita quotidiana captati dall’inconscio, altri forniscono indicazioni circa la propria personale evoluzione e il bisogno di trasformazione. Esistono infine sogni che forniscono informazioni sulla vita ad un livello diverso da quello quotidiano. Si tratta di sogni premonitori. Nel sogno sono abolite le frontiere dell’Ego e il sognatore può acquisire una percezione che supera i limiti del conscio.
Il sogno è un messaggio destinato alla nostra vita interiore, quella che si tiene per sé, che non si mostra in pubblico e che, talvolta, è molto distante dal personaggio sociale che ci crediamo obbligati a recitare.
Il primo lavoro del sogno consiste nello smascherare, togliere la maschera sociale che cela la personalità autentica. Non esistono sogni stupidi, senza significato. Tutti i sogni hanno un senso e contengono un messaggio, sta a noi comprenderlo e servircene.
La non materialità del mondo dei sogni non significa una non realtà. Abbiamo visto d’altra parte che gli stessi fisici stanno rimettendo in questione le nozioni di materialità e di realtà. Il sogno funge da mediatore fra i mondi della materia e quelli dello spirito, fra l’osservabile e l’intangibile, fra il tempo e l’eternità.
Per passare da un mondo all’altro il sogno sembra uno strumento privilegiato, usato da tutte le tradizioni esoteriche e spirituali, ma che noi abbiamo perduto.
Durante il sogno lo spirito sembra vivere in maniera quasi autonoma. Nello stato di veglia la coscienza della realtà ci perviene tramite i sensi. Nello stato di sogno, nel quale abbiamo ugualmente una sensazione di realtà, non sono più i sensi a trasmetterla. I sogni ci forniscono l’occasione di una sorprendente esperienza: non siamo obbligati a passare attraverso i sensi per percepire una realtà. Non siamo cioè sottoposti alla percezione esclusiva dei cinque sensi.
Il sogno supera le barriere dello spazio-tempo, è un esperienza comune a tutti: il tempo del sogno non è lo stesso di quello di veglia. In sogno si svolgono in pochi attimi avvenimenti che necessiterebbero ore, allo stato di veglia, per essere vissuti nelle medesime situazioni. Si può parlare di un tempo psichico diverso dal tempo “solare” col quale misuriamo la vita in stato di veglia.
Il tempo dei sogni non ha nulla a che fare con questi dati e ci fornisce la prova della relatività del tempo, che in sé non esiste. lo stato di sogno è l’anello che collega il perituro mondo della materia all’immortale mondo dello spirito.
Il sogno lucido è un sogno nel quale si è attivamente consapevole del fatto che si sta sognando. Nel sogno lucido il dormiente diventa vigile e si accorge che sta sognando. È importante notare che i sogni lucidi possono scaturire da un qualsiasi sogno e che quel fenomeno è una forma di auto osservazione. Un modo per sviluppare il sogno consapevole consiste innanzitutto nel riconoscere un sogno in quanto tale nel momento in cui si verifica. Al quel punto ci si rende conto che il sogno è malleabile e quindi possiamo assumerne il controllo.
Anche i sogni lucidi fanno parte del nostro risveglio spirituale. Il sogno è il mediatore fra il possibile vissuto e il possibile invisibile. Attraverso il sogno si manifesta l’invisibile, infatti nel sogno lucido vi sono due stati totalmente distinti: quello del corpo fisico che dorme, e quello del “secondo corpo” che sogna.
Ecco alcuni suggerimenti per chi vuole per la prima volta iniziare il cammino del sogno lucido. Naturalmente questa tecnica cambia, man mano che si acquista esperienza; alcune cose diventano automatiche e il metodo assume un carattere soggettivo e personale.
Nel momento del risveglio mattutino, rimanere nel letto, non aprire subito gli occhi, cercare di ricordare il sogno e ripassarlo più volte per poterlo memorizzare. Alzarsi e trascrivere subito il sogno in un diario onirico. Inoltre tenendo regolamento un diario dei sogni, avremo a disposizione un affascinante documentazione del lavoro interiore e sperimentare una serena consapevolezza interiore. Non bisogna aver fretta, ed è di tempo che c’è bisogno quando si tratta di esplorare i sogni.
Prima di dormire, coricarsi con la mente sgombra, non stordita da alcol, sonniferi eccetera. Lasciare la mente libera di tutte le scorie accumulate durante il giorno. Iniziare esercizi di rilassamento o meditazione e possibilmente portare il corpo allo stato alfa. Dopo il rilassamento del corpo, applicare la tecnica della suggestione. Ordino a me stesso, chiamandomi con il mio nome, di riconoscere e di ricordare il sogno che verrà durante la notte. Ripetere più volte. Se ci svegliamo durante la notte, ricordarsi della suggestione. Prima di dormire è importante coltivare l’intenzione d’accedere al sogno lucido.
Esistono molti metodi per arrivare al sogno lucido, basta consultare i libri specializzati sull’argomento. Il sogno lucido non è facile da ottenere, anzi tutt’altro. Solo costanza ed esercizio continuo possono consentire di coltivare la speranza di conseguirlo.

Apparecchi elettronici per l’induzione dei sogni lucidi

Negli ultimi decenni di studio dei sogni lucidi, sono stati inventati degli apparecchi elettronici per agevolare la loro induzione. Certo non sono strumenti “miracolosi”, che permettono di avere sogni lucidi subito e in quantità, ma possono comunque essere dei validi ausili per ottenere dei buoni risultati. Gli apparecchi che presentiamo sono stati ideati da LaBerge e dalla sua équipe e si possono ordinare nel sito www.lucidity.com

Novadreamer – dispositivo per l’induzione del sogno lucido

Il Novadreamer è un dispositivo a forma di mascherina con al suo interno un microprocessore che rivela, attraverso dei sensori, la fase REM di un soggetto dormiente. Rilevata questa fase, il Novadreamer fa lampeggiare dei led luminosi posti nella parte posteriore della mascherina, oppure emette un suono dai suoi altoparlanti.
L’avviso luminoso o sonoro viene incorporato nel sogno, e recepito al suo interno dal sognatore, che in questo modo riconosce di stare sognando. Per utilizzare efficacemente questo apparecchio è necessario allenarsi costantemente durante il giorno, seguendo le indicazioni del suo manuale (altrimenti si rischia di vedere i flash durante il sonno ma non riconoscerli, oppure non vederli proprio). Il Novadreamer è programmabile secondo varie funzioni e tipologie di sognatori. Esiste anche una versione più tecnologica, il SuperNovaDreamer, che permette di collegare la mascherina a un PC per l’acquisizione ed elaborazione dei dati notturni del sognatore (numero di sogni avuti, fasi REM, diagrammi, ecc…).

Dreamspeaker – dispositivo per l’assegnazione di comandi acustici nei sogni lucidi

Il Dreamspeaker emette, durante la fase REM, dei suoni o messaggi verbali registrati per attivare il sogno lucido. E’ composto da un’unità di controllo, altoparlante, microfono, registratore digitale. Il Dreamspeaker può essere utilizzato in coppia con il Novadreamer e può registrare messaggi vocali fino a 15 secondi. Si può, ad esempio, registrare un messaggio tipo “tu stai ora sognando, questo è un sogno” e poi ascoltarlo in automatico quando lo strumento identifica che si sta attraversando una fase REM. Il sognatore ascolta il messaggio durante il sogno e si rende conto di stare sognando.

p.e.s.t. – dispositivo elettronico per il test di realtà

Il dispositivo elettronico, per il test di realtà, è un particolare “beeper” da portare con sé, che ricorda all’utilizzatore – attraverso dei led luminosi, dei segnali acustici, oppure una leggera vibrazione – di effettuare i Test di realtà o l’apposito programma riportato nel suo manuale d’istruzione. Il P.E.S.T. può essere successivamente collegato al Novadreamer, in associazione (o in alternativa) al segnale di attivazione del sogno lucido. L’apparecchio è programmabile, tramite un’ampia possibilità di scelta, sia nell’emissione che nella combinazione degli impulsi.

Tecniche

Il sogno lucido può avere inizio a partire dallo stato di sonno, dallo stato ipnotico e dallo stato di veglia.

1. Tecniche di induzione del sogno lucido con inizio durante il sonno
2. Tecniche di induzione del sogno lucido a partire dallo stato ipnotico
3. Tecniche di induzione del sogno lucido a partire dallo stato di veglia

1. tecniche di induzione del sogno lucido con inizio durante il sonno suggestione post-ipnotica (phs)

Consiste nel dare al soggetto ipnotizzato il comando di divenire lucido nei suoi sogni. Tale comando può essere accompagnato da un secondo in cui viene indicato anche l’argomento da sognare. L’argomento suggerito può aiutare ulteriormente il sognatore a divenire lucido.
Prove a favore dell’efficacia della suggestione post-ipnotica nello sviluppare la capacità di avere sogni lucidi sia in termini di frequenza che di durata sono portate in uno studio di Dane [Dane, 1984]. L’autore sostiene che la PHS sia particolarmente efficace con i soggetti che non hanno mai avuto sogni lucidi in precedenza allorché venga associata con le istruzioni per segnalare l’acquisita lucidità attraverso il movimento oculare.

segnali “rem-minding”

Vengono utilizzate apparecchiature in grado di riconoscere la fase REM del sonno e di emettere in corrispondenza di questa segnali tattili, uditivi o visivi. Tali segnali devono avere una intensità tale da poter essere percepiti dal dormiente e, al contempo, da non provocarne il risveglio.
Hearne, pioniere nelle ricerche di laboratorio sui sogni lucidi, spruzzava, in corrispondenza della fase REM del sonno, dell’acqua vaporizzata sulle mani e sul viso dei soggetti da lui studiati [Hearne, 1978]. Nonostante il fatto che lo stimolo venisse spesso incorporato nei sogni, ciò non bastava a provocare la lucidità dei soggetti. Lo stesso autore ha, in seguito, individuato un segnale tattile più efficace per il fine propostosi: attraverso l’uso di tenui scosse elettriche all’altezza del polso riuscì a indurre sogni lucidi in 6 soggetti dei 12 utilizzati nel suo studio [Hearne, 1983].
I segnali di natura uditiva sono stati largamente utilizzati nei laboratori del sonno. Molto efficace sembra essere il segnale che utilizza la voce del soggetto e che dice: “Questo è un sogno”. Questo segnale è stato applicato all’inizio delle fasi REM ad un volume progressivamente più alto, per un numero di 15 volte per ciclo. Tale strategia si è rivelata efficace su un terzo dei soggetti [LaBerge, Owens, Nagel, Dement, 1981].
Particolarmente efficace sembra essere stato l’impiego di segnali visivi, ed in particolare l’uso che ha fatto LaBerge di piccole lampadine poste immediatamente sopra gli occhi. In uno studio su 28 soggetti, più della metà di essi ebbe sogni lucidi nella prima notte trascorsa in laboratorio [LaBerge, 1987]. Uno studio più recente [LaBerge, Levitan, 1995] ha confermato l’efficacia di questa metodologia. I 14 soggetti hanno passato da 4 a 24 notti all’interno di un laboratorio del sonno, utilizzando lo strumento preposto all’invio di segnali luminosi durante le fasi REM del sonno battezzato da LaBerge: “DreamLight”. I soggetti non erano consapevoli del fatto che i DreamLights erano stati appositamente programmati per inviare segnali solamente a notti alternate. Undici soggetti hanno riportato 32 sogni lucidi, 22 durante le notti in cui gli stimoli visivi venivano somministrati, 10 durante le notti senza stimoli esterni. La conclusione è che l’utilizzo di tali stimoli visivi sembra aumentare la probabilità di avere sogni lucidi.

mild: mnemonic induction of lucid dreams

Questa tecnica, elaborata da LaBerge per aiutare gli individui che hanno “sogni ordinari” a trasformarli in sogni lucidi, è forse la più nota tra le tecniche conosciute in letteratura. L’autore afferma che la MILD sia particolarmente efficace nelle prime ore del mattino e/o subito dopo il risveglio da un sogno. I sogni ricorrenti sarebbero particolarmente adatti ad essere trasformati in sogni lucidi. La tecnica consta di quattro fasi:

1. Si comincia addestrandosi a svegliarsi la mattina presto subito dopo aver fatto un sogno.
2. Una volta sveglio occorre ricordare il sogno in tutti i particolari; poi occuparsi per dieci minuti in una attività che richieda la piena vigilanza, come ad esempio la lettura.
3. Si torna a letto dicendo a se stessi: “La prossima volta che farò un sogno mi accorgerò di star sognando”.
4. Ci si visualizza a letto addormentati mentre si sta facendo il sogno di cui ci si è appena ricordati. Questa volta però si immagina di stare facendo un sogno lucido.

Le fasi 3 e 4 vanno ripetute più volte in modo da consolidare l’intenzione di avere un sogno lucido.

Questa procedura richiede una forte motivazione, richiedendo al soggetto di svegliarsi prima del solito e di interrompere il sonno per mezz’ora o un’ora. Secondo l’autore l’intenzione, attraverso la ripetizione della procedura prescritta, verrebbe a fissarsi nella memoria a lungo termine.
Gradualmente l’individuo imparerebbe a divenire più consapevole e vigile circa il proprio stato di coscienza.

fast: false awakening with state testing.

Falso risveglio con la verifica dello stato di coscienza. Procedura proposta da Hearne [Hearne, 1982], basata sulla constatazione che il fenomeno del falso risveglio spesso precede o segue quello del sogno lucido. Si ipotizza che il fatto di essere ripetutamente svegliati dallo sperimentatore durante una notte nel laboratorio del sonno determini nel soggetto lo sviluppo di uno schema psicologico che produca l’esperienza del falso risveglio.
Tale schema anticipatorio avrebbe la finalità di proteggere il sonno del soggetto. Una volta indotto il falso risveglio il soggetto deve verificare il proprio stato di coscienza. Viene indicata, a tal fine, una serie di procedure:

1. Non parlare, né effettuare movimenti corporei grossolani. Bisogna solamente muovere una mano o un piede.
2. Mantenendosi calmi, spingere una mano attraverso il letto.
3. Ascoltare se vi sono dei suoni inappropriati o distorti.
4. Verificare il realismo della qualità della luce e dei dettagli dell’ambiente.
5. Cercare di galleggiare nell’aria oppure di sprofondare dentro al letto.
6. Desiderare di essere in un’altra stanza della casa.

Una volta messo in atto il test di verifica, se il sognatore si rende conto di trovarsi in sogno semplicemente ha luogo il sogno lucido.

reflection technique

Ideata da Tholey, il quale esplicitamente sostiene che lo sviluppo di un pensiero critico e riflessivo circa il proprio stato di consapevolezza durante il giorno ha l’effetto, durante il sonno, di produrre sogni lucidi [Tholey, 1983]. Il soggetto deve porsi la domanda: “Sto sognando o no?”, varie volte al giorno. Tholey pone l’accento su tre fattori come forieri di successo: la frequenza, la similarità e la prossimità temporale: la domanda dovrebbe essere posta il più spesso possibile (all’inizio dalle 5 alle 10 volte al giorno); dovrebbe poi essere posta in situazioni che possono in qualche modo assomigliare a scene di vita onirica; infine la domanda sembra essere più efficace quando viene formulata appena prima di addormentarsi. L’autore sostiene che la tecnica sia particolarmente utile a chi non ha mai avuto sogni lucidi, ovvero che possa aiutare i sognatori lucidi esperti ad indurre la lucidità durante una notte prescelta. L’autore propone anche una “tecnica combinata” che unisce allo sviluppo del pensiero riflessivo e critico altre procedure:

1. Occorre porsi la domanda: “Sto sognano o no?” almeno 5-10 volte al giorno. I momenti più propizi sono quelli in cui:
a) Il soggetto sta immaginando che tutto ciò che in quel dato momento sta percependo faccia parte di un sogno
b) Il soggetto sta ripensando a qualche strano fatto accadutogli o a un vuoto di memoria incorsogli
c) Accade qualcosa di sorprendente o improbabile
d) Il soggetto sta facendo esperienza di qualcosa estremamente rara o, al contrario, ricorrente.

2. Bisogna sforzarsi di ricordare i sogni, ad esempio tenendo un diario di essi.
3. Al momento di andare a dormire si pensa: “Questa notte sarò consapevole durante il sogno”. Questo pensiero non deve essere, però, accompagnato da uno sforzo di volontà.
4. Infine occorre scegliere di effettuare in sogno una determinata azione, come ad esempio un semplice movimento di una mano.

Tholey sostiene che, tutti quelli che con costanza seguiranno questa procedura combinata, riusciranno nel giro di 4 o 5 settimane a sviluppare la suddetta capacità con una frequenza, per la maggioranza dei casi, di almeno un sogno lucido per notte.

Castaneda

I libri dell’antropologo Carlos Castaneda hanno ampiamente diffuso la nozione del fenomeno al di fuori dei circoli scientifici. La tecnica suggeritagli dallo stregone sciamano don Juan è tanto elementare quanto di dubbia efficacia: l’aspirante sognatore lucido deve sforzarsi di trovare in sogno l’immagine delle sue mani [Castaneda, 1974]. Non è chiaro come tale sforzo possa essere compiuto, o anche solo tentato, senza essere già consapevoli di star sognando, ossia lucidi.
Non si trova articolo divulgativo, in particolare sui siti della rete informatica Internet che raccolgono i contributi più disparati sull’argomento, che non citi implicitamente o esplicitamente questa procedura.
Una ricerca che combina la tecnica di Castaneda con quella di Tholey è stata pubblicata da Dane [Dane, 1982]. L’autore stesso si è proposto come soggetto dell’esperimento: un allarme sonoro portato al polso gli ricordava di porsi la domanda Sto avendo un sogno lucido in questo momento? mentre contemporaneamente si osservava le mani. I successi riferiti sono stati esigui presentandosi il fenomeno ricercato, solamente una volta dopo venti giorni del suddetto esercizio.

awareness training: allenamento alla consapevolezza

Proposto da Clerc [Clerc, 1983] con l’esplicita finalità di sviluppare la consapevolezza durante la veglia. Il soggetto deve rivolgere il più possibile l’attenzione sulle proprie esperienze sensomotorie, cognitive e emotive. Inoltre deve immaginare che tali esperienze siano il prodotto di una propria creazione. Il soggetto deve tracciare sulla propria mano una grande “C” (conscious) per ricordarsi il compito. L’autore riferisce di aver avuto il suo primo sogno lucido dopo una settimana di questo esercizio.

meditazione

La procedura proposta da Clerc ricorda molto le tecniche meditative che mirano allo sviluppo della consapevolezza di sé, del cosiddetto testimone interno. Tali pratiche meditative mirano a bloccare il normale flusso dei pensieri proponendo in alternativa una forma di attività mentale autoriflessiva, di attenzione e di vigilanza nei riguardi dei contenuti del mondo interno, di consapevolezza del proprio stato di coscienza. Alcuni sognatori lucidi hanno riportato un aumento della frequenza della lucidità in seguito alla pratica della meditazione [Sparrow, 1976; Reed, 1977]. Inoltre è stata evidenziata la correlazione positiva tra il numero degli anni di pratica della meditazione e la capacità di avere sogni lucidi in termini di frequenza [McLeod, Hunt, 1983]. Evidenze di una tale correlazione riguardano una specifica pratica meditativa: la Meditazione Trascendentale (MT): la differenza nella presenza di sognatori lucidi nel gruppo di praticanti la MT e nel gruppo di non meditanti è statisticamente significativa [Gackenbach, Cranson, Alexander, 1986].

dream reliving

È la principale tecnica di induzione introdotta da Sparrow [Sparrow, 1972]. La strategia, di natura cognitiva, consiste nel rivivere fantasmaticamente un sogno realmente avuto, immaginando, durante l’esercizio, di essere lucidi, e quindi modificando gli avvenimenti e i ruoli dei personaggi (compreso quello del sognatore). Viene consigliato di “rivivere il sogno” immediatamente prima di addormentarsi. L’autore riporta i risultati di una ricerca in cui viene evidenziata l’efficacia della tecnica in un gruppo di aspiranti sognatori lucidi rispetto ad un gruppo di controllo i cui membri erano motivati a ricercare l’esperienza, ma non conoscevano alcuna tecnica di induzione. Sparrow ne conclude che la motivazione da sola non sia sufficiente a garantire il prodursi di sogni lucidi e che la motivazione debba essere accompagnata da una appropriata strategia cognitiva.

2 – Tecniche di induzione del sogno lucido a partire dallo stato ipnotico

E’ stato notato [Green, 1968, p.125] che durante uno stato di leggera ipnosi i sogni lucidi possono aver luogo spontaneamente. Compaiono senza che venga data una suggestione in tal senso da parte dell’ipnotista. Quindi, più che di una tecnica di induzione del sogno lucido, si deve parlare di una procedura che offre una possibilità in più per produrre il fenomeno. Si spera che la ricerca futura sarà in grado di evidenziare le specifiche modalità con cui il sogno lucido si presenta a partire dallo stato ipnotico.

3 – Tecniche di induzione del sogno lucido a partire dallo stato di veglia

In una ricerca in laboratorio [LaBerge, Levitan, Dement, 1986] è stata verificata la possibilità di cominciare sogni lucidi a partire direttamente dallo stato di veglia. Questo avveniva allorché i soggetti temporaneamente e spontaneamente si svegliavano nel corso di una fase REM per riaddormentarsi immediatamente dopo. Sulla base delle esperienze raccontate dai soggetti stessi, gli autori hanno distinto due tipi di sogno lucido: quelli ad inizio durante il sonno e quelli ad inizio dallo stato di veglia. Dei 76 sogni lucidi verificati attraverso il movimento oculare, 55 (72%) appartenevano al primo tipo, 21 (28%) appartenevano al secondo. Inoltre, per ognuno dei 13 soggetti, la maggioranza dei sogni lucidi apparteneva alla categoria di quelli ad inizio durante il sonno.
Come antecedentemente detto il sogno lucido può avere inizio a partire dallo stato di sogno, dallo stato ipnotico oppure dallo stato di veglia. Quest’ultimo caso non sembra essere spontaneo, ma sempre attivamente ricercato e voluto. Il soggetto “scivola” nello stato di sogno senza perdere la consapevolezza. Le tecniche mirano a far mantenere, mentre il soggetto si addormenta, un interrotto stato di attenzione, da alcuni autori chiamato, in un’ottica cognitivista: pensiero autoriflessivo.
Tholey [Tholey, 1983] ha descritto vari metodi per mantenersi consapevoli in fase di addormentamento, al fine di passare direttamente dalla veglia al sogno lucido. Tali metodi differiscono per l’oggetto su cui l’attenzione deve fissarsi: un immagine ipnagogica, il proprio corpo, il proprio “Io pensante”. L’autore sostiene che questo genere di tecniche sia particolarmente efficace allorché spontaneamente ci si sveglia la mattina presto dopo un sogno, e le si mette in pratica prima di riaddormentarsi nuovamente.

Come prolungare i sogni lucidi

I sognatori lucidi alle prime armi si lamentano spesso della brevità delle loro esperienze oniriche consapevoli, e questo avviene perché il loro entusiasmo o la loro gioia nel trovarsi in un sogno lucido sono così forti da portare al risveglio. Un importante consiglio è quindi quello di cercare di controllare le proprie emozioni, mantenendo un atteggiamento il più possibile “distaccato”.
Esistono tecniche che si possono applicare nel momento in cui il sogno lucido sta svanendo, per entrare in un nuovo sogno mantenendo la consapevolezza, queste tecniche per prolungare la lucidità sono state elaborate da S. LaBerge, che afferma:
Appena la mia visione comincia a svanire nel sogno lucido, io cado all’indietro o giro come una trottola col corpo onirico.
La tecnica di girare su se stessi come una trottola è chiamata “spinning” ed è un metodo che funziona veramente, a patto che il sognatore si sforzi di sperimentare un vero e vivace senso di movimento. Essa consiste nel ruotare su se stessi il più realisticamente possibile, in posizione verticale: è importante mentre si compie il movimento suggestionare se stessi dicendo: Presto mi troverò lucido un altro sogno.
In più del 90% dei casi (secondo le statistiche di LaBerge) ci si ritrova in una nuova scena onirica, in genere diversa dalla prima, la cui lucidità può essere prolungata nuovamente con questo sistema, e così per varie volte.
Personalmente preferisco usare una tecnica, sempre di LaBerge, che consiste nello sfregare energicamente le mani tra loro perché questo mi consente di vedere i cambiamenti che intervengono sull’ambiente onirico intorno a me intanto che accadono, cosa che non mi riesce di fare durante lo spinning.
Le tecniche di LaBerge si possono usare anche per cercare di controllare il sogno lucido e in tal caso si procede così:

1. Prima di coricarsi si stabilisce una destinazione (per esempio Parigi) cui arrivare in sogno e si cerca di fissarla in mente per potersene ricordare nel sogno (per questo si può mettere sul comodino una foto o un oggetto che ricordino con più efficacia al sognatore il suo intento).
2. Appena ci si trova in un sogno lucido, senza aspettare che questo finisca, si usa una delle tre tecniche descritte e intanto che si sperimenta la sensazione di movimento si ripete mentalmente presto sarò a (Parigi) in un altro sogno lucido, perfettamente consapevole che sto sognando.
3. Nel nuovo sogno lucido si esplora l’ambiente e se questo non è ancora conforme alla destinazione stabilita, si ripete il procedimento, finché si raggiunge il posto desiderato. A questo punto potete gustarvi il vostro sogno, ricordando di mantenere costante la vostra consapevolezza durante tutto il resto del tempo.

Proprio per prolungare e stabilizzare la lucidità, vari studiosi consigliano di focalizzare l’attenzione del sognatore su qualche elemento del sogno: si può fissare il pavimento, ad esempio, oppure le mani, secondo il famoso insegnamento di Don Juan a Castaneda.
Se decidete di applicare una qualsiasi di queste tecniche in un prossimo sogno lucido, vi consiglio di provarle da svegli, ovviamente in momenti in cui siete da soli, per fissare meglio nella memoria le sensazioni di movimento che dovrete provare di notte e per autosuggestionarvi in modo positivo a ricordare di usare la tecnica prescelta.

Come ricordare i sogni e organizzare un diario onirico

Scrivere i vostri sogni notturni è il metodo più semplice per potenziare le vostre capacità di ricordarli e, a lungo andare, questo semplice esercizio vi porterà anche alla lucidità. Ecco poche e semplici regole per ottenere i migliori risultati:
Tenete sul comodino tutto l’occorrente per scrivere: fogli di carta, una matita o una biro (controllate che sia carica prima di coricarsi!) una torcia o una penna luminosa per non svegliare chi eventualmente dorme con voi nella stessa camera, oppure un registratore. Se vi alzate spesso per andare in bagno, potete tenere una penna e degli altri fogli anche lì. Ricordatevi che questi semplici preparativi possono agire come suggestioni positive, capaci di potenziare il ricordo onirico senza ricorrere ad altro.

Appena svegli è il momento più importante:

· cercate di restare nella posizione del risveglio.
· non aprite gli occhi.
· pensate a quello che avete appena vissuto.

Se subito con la mente vi proiettate in avanti, se vi alzate per guardare l’ora mentre passate in rassegna i vari impegni della giornata, molto difficilmente potrete afferrare qualche ricordo onirico.
Occorre invece che vi prendiate un po’ di tempo per stare tranquilli e pensare a quello che avete vissuto o fatto un attimo prima. a volte l’ultima scena vi può permettere di ricostruire, a ritroso, l’intero sviluppo del sogno. Se proprio non vi viene in mente niente provate a girarvi lentamente in varie posizioni per vedere se recuperate almeno dei frammenti onirici.
Registrate il sogno appena possibile, nel modo più completo: il ricordo di molti sogni tende ad affievolirsi appena essi terminano. Se aspettate di aver fatto colazione prima di annotare un sogno, gran parte di esso sarà già svanito, senza che ve ne rendiate conto. Se all’inizio ricordate solo dei frammenti slegati, non desistete, pian piano il solo fatto di continuare a registrare i sogni (su un quaderno, su un nastro o sul PC) darà i suoi frutti.
E’ possibile imparare a svegliarsi dopo ogni sogno, in modo naturale. dato che il ricordo dei sogni è migliore se ci svegliamo subito dopo un periodo rem, si può regolare la propria sveglia interiore attraverso la suggestione, in modo da svegliarsi alla fine di ogni sogno.
In una sola notte, con questo metodo si possono ricordare moltissimi sogni notturni, mentre di solito è l’ultimo sogno del mattino quello che riusciamo a ricordare meglio e a trascrivere.
Raccogliete i vostri sogni in un diario onirico. Per avere sottomano tutta la vostra raccolta di prodotti onirici sarebbe bene non lasciarli su fogli sparsi, ma raccogliergli in un diario onirico, che potrebbe essere costituito da una cartella del vostro PC, oppure da un quaderno qualsiasi.
Se volete evitare di trascriverli potete usare fogli mobili da inserire in quaderni con un supporto a ganci: di notte li potete lasciar sul comodino e di giorno potete raccoglierli nel contenitore. Ecco da cosa potrebbe essere costituita una pagina del vostro diario onirico:
Note giornaliere o antecedenti, la sera, prima di addormentarvi, scrivete qualche riga su ciò che avete fatto e sulle sensazioni provate durante il giorno. Annotate ciò che vi ha colpito particolarmente, le novità, le emozioni che avete vissuto, e soprattutto i problemi rimasti insoluti che potrebbero trovare risposta nei sogni della notte. Il mattino dopo, nel riportare sul quaderno il sogno, ricordate di annotare la data e di lasciare lo spazio per il titolo (meglio scriverlo a grandi lettere, per renderlo più visibile). Nella descrizione usate preferibilmente il tempo presente. Questa piccola abitudine (di solito si usa il tempo passato per descrivere un sogno) vi può aiutare a capire alcune cose. Pensate alla differenza che c’è nel dire “vivevo in una città sotto bombardamento, in tempo di guerra” e ” vivo in una città sotto bombardamento, in tempo di guerra”.
Il sogno si riferisce al vostro presente, e anche se sceglie immagini del passato, esse devono sempre riferirsi all’oggi, alla situazione vissuta in quel momento.
Annotate tutti i dettagli che riuscite a ricordare del vostro sogno, completando il resoconto con gli stati d’animo che avete provato in sogno e al momento del risveglio. Quando ne avete il tempo, registrate qualsiasi pensiero o sensazione che quel dato sogno vi suscita e aggiungete le associazioni che vi vengono alla mente. Ciò vi sarà utile se vorrete tentare di interpretare da soli i vostri sogni.
Se volete, potete disegnare i soggetti dei vostri sogni sul vostro diario, è un ottimo sistema per aumentare la capacità di ricordare i particolari onirici, oltre che una fonte di grande soddisfazione a livello creativo. In alternativa potete ritagliare e incollare sul vostro diario fotografie o immagini che in qualche modo vi sembrano interessanti o che rappresentano alcune immagini dei vostri sogni.

Tecnica: Sensazioni

Questo metodo è ottimo se usato dopo un risveglio verso mattina, quando vi sentite ancora molto rilassati e assonnati, sul punto di riaddormentarvi. Mentre lasciate che il sonno avanzi cercate di focalizzare la vostra attenzione sulle sensazioni tattili che cercherete di ricreare il più fedelmente possibile nella vostra mente.
Per esempio, immaginate di toccare le lenzuola, lisce, morbide e tiepide sotto le coperte, poi il comodino di legno, duro e fresco, con piccole venature in rilievo; immaginate di alzarvi dal letto e di poggiare i piedi sul pavimento, del tutto consapevoli delle sensazioni che provate (peso, equilibrio, ecc…). Continuate a toccare con l’immaginazione le tende, sentendo sotto le dita la consistenza della stoffa, la trama, lo spessore, ecc; poi passate i polpastrelli sopra le ante dell’armadio, immaginate di aprirlo e di sentite il profumo della biancheria, l’odore della naftalina, ecc…
Fate passare tutti gli oggetti che conoscete nella vostra stanza, e ricordate le sensazioni che avete ricavato da esse molte volte. Cercate di capire quale tipo di sensazione riuscite ad evocare più facilmente e concentratevi su quelle. Se riuscite a mantenere la mente in questo lavoro potrete ritrovarvi ad un certo punto consapevoli nel mezzo di un ambiente onirico che prende vita intorno a voi e mentre crea colori e forme della vostra stanza diventa un sogno vero e proprio.
A questo punto siete, in sogno, nella vostra camera da letto non avete che scegliere; che cosa vi piacerebbe fare: volare? esplorare? uscire?
Ricordatevi sempre di mantenere la lucidità il più a lungo possibile restando concentrati con la mente nel ricordo di essa, magari ripetendovi questo è un sogno più volte. Un ottimo esercizio per chi intende usare questo metodo è quello di dedicare pochi minuti a giorno a verificare in modo consapevole le varie sensazioni che riceve toccando i mobili della propria camera da letto, e le sensazioni del movimento quando si alza dal letto, per poterle ricreare più facilmente nella mente al momento giusto.

Tecnica di meditazione: Pesante come la terra

Fate questo esercizio al risveglio da un sogno, verso mattina, oppure prima del sonnellino pomeridiano: sono questi i due momenti in cui è più efficace.
Si deve restare distesi ad occhi chiusi, immobili prendendo coscienza del proprio corpo e della posizione in cui si trova, rilassando progressivamente tutti i muscoli: mani, braccia, spalle, piedi, gambe, bacino, schiena, nuca, capo, viso.
Si deve diventare consapevoli del proprio respiro, senza alterarlo, seguendo mentalmente il percorso dell’aria quando entra nel corpo dalle narici e poi nella cavità nasale, nella faringe, nei polmoni, nell’addome e dopo quando ne esce con il cammino a ritroso. si deve restare concentrati su queste percezioni finché ci si sente immersi nella quiete e nel rilassamento completo.
Ora si concentra l’attenzione sui vari punti di contatto del corpo con la superficie del letto nelle zone del capo, spalle, schiena, sedere, gambe, piedi. Con l’immaginazione si fanno diventare grandi, larghe e pesanti fino a fonderli con il sostegno su cui si è coricati. Si può immaginare di essere attirati al centro della terra o di fondersi con il suolo. Si può immaginare che espirando, l’aria non esca ma che scenda giù nel corpo spingendolo verso il basso seguendo la forza di gravità.
Mentre si immagina di fondersi con il terreno, ripetersi più volte che quando il corpo sembrerà completamente fuso col terreno, assolutamente immobile ed incapace di muoversi, entrerai in un sogno lucido. Quando si sentirà il corpo del tutto insensibile e paralizzato, si deve cercare di muoversi con il corpo onirico: alzare un braccio, per esempio, o cercare di girarsi su un lato.
Se si riesce a compiere questi movimenti senza muovere il corpo fisico, si è liberi: si può alzarsi dal letto ed esplorare il nuovo mondo aperto dinnanzi a noi.

Tecnica: terzo occhio

Malcom Godwin, autore del libro Il sognatore lucido presenta una tecnica ideata da Oliver Fox nel 1930 per indurre OBE, che è ugualmente valida, secondo l’autore, per indurre sogno lucidi. Si tratta di una tecnica che si basa sulla concentrazione prolungata sul terzo occhio. Ecco come Godwin descrive la tecnica: il praticante dovrebbe rilassare il corpo e cominciare a visualizzare una botola immaginaria nel cervello. il respiro dovrebbe essere profondo e regolare, e le orbite rivolte all’ indietro, verso un punto tra le sopracciglia
Secondo la testimonianza di Fox, il continuare a fissare il terzo occhio favorisce il rilassamento e il torpore del corpo, che dovrebbe partire dai piedi. E’ possibile però che continuando l’esercizio, la tensione per la concentrazione prolungata possa far irrigidire i muscoli, specie quelli del viso e della mascella, ma non bisogna scoraggiarsi e continuare senza preoccuparsi, perché persistendo nell’esercizio si potranno sperimentare fenomeni particolari, come quelli descritti dall’autore come: un pallido chiarore, accompagnato da lampi di luce e da un rumore crescente, che spesso raggiunge livelli assordanti.
A questo punto si avrà l’impressione di avere due corpi, uno fisico, pesante ed esterno, e uno interiore più sottile e fluido. Per favorire l’uscita di questo secondo corpo dal fisico basta visualizzare la botola alla sommità del capo che si apre e passare da essa con il corpo sottile, lasciando il corpo addormentato su letto, e allontanarsi per esplorare l’ambiente circostante.
Il terzo occhio identificato con la ghiandola pineale, si trova tra le sopracciglia e corrisponde al sesto chakra: molte tecniche orientali si basano sull’attivazione di questo punto particolare, ma sono corredate da istruzioni oscure e di difficile comprensione; questa tecnica, invece, inventata da un occidentale, ha il pregio di essere molto semplice: in pratica chiede di continuare a concentrare lo sguardo sul terzo occhio finché non si verificano i fenomeni sopra descritti.

Seconda Meditazione rilassante sul terzo occhio

Questo è un buon esercizio di meditazione che potete fare in qualsiasi ora del giorno e vi aiuterà a dare nuovo vigore e forza al vostro terzo occhio. I risultati forse potranno essere dei sogni più vividi e magari anche sogni lucidi.

· Distesi sul letto, rilassate tutto il vostro corpo, ogni sua parte, ogni fascia di muscoli.
· Immaginate di essere circondati di luce bianca, pura, luminosa, infinita.
· Concentratevi sul vostro respiro, immaginate che ad ogni inspirazione entri luce bianca da quella che vi circonda intorno.
· Ad ogni espirazione immaginate che esca ogni tensione, stress, impurità, sotto forma di fumo che poi svanisce e si dilegua. Il fumo che esce dalle vostre narici via via diventa sempre più bianco, in corrispondenza del vostro maggiore rilassamento.
· Quando avrete eliminato tutto il fumo nero dentro di voi, continuerete ad inspirare luce bianca ed espellerete la stessa luce bianca, scintillante e frizzante, mentre voi sarete sempre più luminosi interiormente.
· Ora visualizzate o immaginate il terzo occhio, sulla vostra fronte.
· Mandategli questa energia luminosa, immaginate che lo ricarichi, lo equilibri, gli dia nuovo vigore. Le sue dimensioni si ampliano, la sua rotazione diventa potente, le sue vibrazioni si armonizzano.
· Terminato l’esercizio respirate profondamente e ritornate a percepire il mondo intorno a voi.

Tecnica: il veicolo di sogno

Ecco un’altra tecnica spiegata da Ian Wilson, con la quale egli afferma di aver riportato grandi risultati in poco tempo. Quando cominci a sentirti molto assonnato, cerca di rilassarti e di dire a te stesso che le immagini ti guideranno in un sogno lucido; liberati da ogni ansia o fretta.
Immagina di sperimentare sensazioni di vario genere mentre ti lasci portare verso il sonno. Immagina, per esempio, un veicolo che ti conduca nel mondo dei sogni mentre rimani pienamente cosciente: potrebbe essere un’automobile, o una bici o un missile interplanetario, ma l’importante è che le sensazioni che provi nel guardare, toccare, udire, siano le più intense e realistiche possibile. Tocca i sedili, senti il tessuto sotto le tue dita. Accendi la radio e ascolta il tuo brano musicale preferito, allunga la mano e ruota la chiavetta dell’accensione: senti le vibrazioni e il rumore del motore sotto di te. Vedi il colore lucido e squillante della carrozzeria, senti la durezza e freddezza del metallo quando lo sfiori.
Continua immaginando di vedere, udire, toccare il tuo veicolo di sogno nel modo più realistico possibile: se riesci a mantenere la visualizzazione e le varie sensazioni mentre scivoli nel sonno ti troverai, ad un certo punto, a non dover più fare sforzi per immaginare le varie sensazioni, che diventeranno sempre più reali; è quello il segnale che ti trovi in un sogno.
Evita comunque di affaticarti troppo nella visualizzazione, perché lo sforzo ti creerebbe eccessiva tensione impedendoti di addormentarti: se dopo 45 minuti non ottieni risultati, lascia perdere e cerca di addormentarti senza più pensare a niente. Dopo una visualizzazione del genere, potresti comunque acquistare consapevolezza nel corso di un sogno “normale”.

Tecnica: la prova di logica

Nel suo corso sui sogni, Ian Wilson spiega una tecnica da lui stesso inventata e che comprende una semplice prova di logica per determinare il grado di lucidità. In pratica, prima di dormire, occorre stabilire una serie di semplice domande, del tipo: Qual è il mio nome? Che giorno è oggi? Qual è il mio numero di telefono? Che cosa fa 2×5?
Va bene qualsiasi altra domanda semplice di matematica a cui cercare di rispondere in sogno. Una volta stabilite con chiarezza due o tre domande, occorre ribadire la propria intenzione, ad alta voce o mentalmente, con affermazioni come queste:

· Sto andando a dormire con lo scopo di avere un sogno lucido in cui la mia mente sia completamente lucida, cosciente e libera, in grado di ricordare perfettamente la prova di logica che ho stabilito e di rispondere ad essa.
· Il mio desiderio, la mia intenzione, la mia volontà è di avere un sogno lucido in cui sarò come sono ora nella mia condizione di veglia.

Dopo aver fissato in mente questa intenzione lasciati andare al sonno: osserva come molte volte la sola intenzione di determinare il livello di lucidità lo abbia portato a diventare lucido in sogno.

Preghiera buddhista tibetana

Non adagiarti nell’ignoranza come un morto.
Entra nella sfera naturale dell’attenzione costante.
Riconosci i tuoi sogni e trasforma l’illusione in luminosità.
Non dormire come un animale.
Pratica l’esercizio che mescola sonno e realtà.

Fonti:

– Wikipedia
– Amoreuniversale.altervista.org

Bibliografia:

– Alejandro Jodorowsky, La danza della realtà (2001), Feltrinelli.
– Stephen La Berge, Sogni coscienti (1988), Armenia editore.
– Michele Cavallo – Flavio Leone, articolo su Informazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria n° 30
– Paolo M. Clemente, Imperfetto onirico (2008) edizioni Armando, Roma, pp. 192
– Mark McElroy, Sogni lucidi (2008) Macro Edizioni
– Enrico Sigurtà, I segreti della visualizzazione (2008) Bruno editore (e-book) 236 pp.
– J. Dane, An empirical evaluation of two techniques for lucid dream induction Doctoral dissertation, Georgia State University, Atlanta, 1984
– Léon d’Hervey de Saint-Denys, I sogni e il modo di dirigerli (2000), edizioni Phoenix
– Malcolm Godwin, Il sognatore lucido (1999), edizioni Corbaccio
– Fabrizio Speziale, Sogni lucidi (1999), Edizioni Punto d’incontro, pp. 176
– Stephen LaBerge & Howard Rheingold, Exploring the world of lucid dreaming (1991), Ballantine Books, pp. 335
– Carlos Castaneda, L’arte di sognare, Milano, Rizzoli, 1993.
– Pamela Ball, “Lucid dreaming and the art of dreaming creatively”, Edizioni Arcturus (2000) pp. 385

Filmografia:

– Apri gli occhi (Abre los ojos), regia di Alejandro Amenábar (1997)
– Vanilla Sky, regia di Cameron Crowe (2001)
– Waking life, regia di Richard Linklater (2001)
– Mulholland drive (Mulholland Dr.), regia di David Lynch (2001)
– L’arte del sogno (La Science des rêves), regia di Michel Gondry (2006)
– Paprika – Sognando un sogno, regia di Satoshi Kon (2006)
– The Good Night, regia di Jake Paltrow (2007)
– Inception, regia di Christopher Nolan (2010)
– Insidious, regia di James Wan (2011)

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