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IL SAPERE
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Il Simbolismo Sacro del Drago

Il Simbolismo Sacro del Drago

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Il Simbolo del Drago rappresentato da più secoli nelle nostre terre europee, deriva dalla simbologia del serpente primordiale che rappresenta il caos e che si ricollega alla Dea Madre

Solo col Cristianesimo questo simbolismo diviene l’espressione del male, in quanto non riuscendo a modificarlo o distruggerne il forte significato, si era preferito demonizzarlo.
Il Drago è sempre stato accomunato al simbolo di fecondità, di Nascita e Morte Inizio e Fine).
Rappresentato nel medioevo dall’Ouroboros, serpente o drago che si morde la corda, motivo principalmente utilizzato nelle operazioni d’Alchimia, simbolo di trasmutazione della Materia grezza.
Esprime l’idea che la fine e l’inizio si compenetrano, fanno parte l’uno dell’altro, così che esprimono l’idea della trasformazione, dell’evoluzione, della Grande Opera Alchemica applicata sia alla materia bruta che all’Individuo.
Presso le popolazioni Celtiche rappresentava la reminiscenza e la proiezione del Mentale.
Nonostante questa demonizzazione il drago lo troviamo spesso rappresentato sulle chiese cristiane, a partire dal Duomo di Milano e dal simbolo stesso dello stemma Visconteo.

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Nell’antica Europa, in tempi remoti, quando la cultura Celtica era ancora agli albori, il concetto di Vita era un processo continuo di interscambio fra mondo profano e mondo religioso; questo è significativo, perché ci fa capire come tutto fosse armonioso, e di come l’Uomo si rapportasse alla Natura, nella sua completezza.
Tutto avveniva non in modo sentimentale, come avviene oggi, ma secondo le leggi interiori che appartengono anche al Cosmo: il microcosmo che “comunica” col macrocosmo.
Un’indagine approfondita, quindi, non può scindere i due aspetti di una tradizione così antica. Spesso, si sente parlare dei Draghi, animali misteriosi e primordiali che un po’ ci incutono timore, ma nessuno ne comprende il vero significato: anch’essi fanno parte del nostro mondo, ma operano direttamente nell’astrale bianco. Per capirne le potenzialità dobbiamo immergerci ed arrivare fino al tempo degli antichi sacerdoti; tempo che ci conduce fin quasi all’origine della civiltà conosciuta. Si racconta che in origine i Druidi, appresero la loro arte magica nelle Isole a Settentrione del Mondo. Queste isole erano situate nell’Altromondo, oltre le Acque.

Qui: “… non c’è né terra, né acqua, né aria allo stato puro, ma una specie di miscuglio dei tre elementi, dove terra, acqua e aria sono mescolati come fossero tutti riuniti. L’Altromondo non è misurabile, è un eterno presente e un mondo di illusioni”.

Il dio che governa queste terre è Crono (signore del Tempo); è assopito, poiché queste terre sono senza tempo. Il quarto elemento, il fuoco, non esiste ancora, e quindi “nulla può essere plasmato”. Tutto rimane inerte, in uno stato chiamato “del sogno eterno”.
L’Irlanda, la Gran Bretagna, la Scandinavia, rappresentano l’immagine terrena di queste terre, il riflesso di uno specchio gigantesco.
I Tuatha Dé Danann, popolo dell’età del Bronzo, andarono nella regione Iperborea, ad imparare la magia, le scienze, il druidismo, la saggezza e l’arte, nelle quattro città principali Falias, Gorias, Murias, Findias, ove risiedevano i quattro Druidi guardiani Morfesa, Esras, Uiscias, Semias, trasmettitori di scienza e conoscenza.
Al loro ritorno portarono quattro oggetti sacri:

  • Da Falias la Pietra di Fail (Lia Fail “Pietra del destino”), dell’elemento Terra
  • Da Gorias la Lancia di Lugh (Sleá Bua, “Lancia di vittoria”), dell’elemento Aria
  • Da Murias la Spada di Nuada (Claím Solais, “Spada di Luce”), dell’elemento Fuoco
  • Da Findias il Calderone di Dagda (Coire an Dagdae), dell’elemento Acqua.

La parte finale “as” significa “esterno”, “al di fuori”, e significa essere nel mondo senza tempo. È significativo che per giungere in queste terre, si debbano attraversare acque tempestose; queste, infatti, rappresentano l’interiorizzazione delle nostre emozioni (la Luna), e attraversarle significa andare incontro all’oblio; qui ci si deve scontrare con il “Guardiano della Soglia”, un drago minaccioso che punisce coloro che non sono ancora in grado di intraprendere questa via.
Poiché precedono la forma, le acque rappresentano la Vita nel significato più alto del termine. Si può rimanere prigionieri della corrente che trascina dove vuole. L’acqua è quell’impulso che ci porta verso il basso, in uno stato passivo, e per vincerla si deve anteporre la parte attiva del nostro fuoco che indirizza la sua Volontà (quindi la propria Individualità), verso la Forza interiore. I druidi officiavano presso i nemeton (santuario, tempio) ossia le foreste, e all’inizio di ogni rituale proferivano queste parole: “Nemora alta remotis incolitis lucis” Abitate santuari profondi, in foreste remote.
I luoghi prescelti erano centri particolarmente carichi di forza magnetica, uniti da una linea immaginaria (ma non tanto): gli omphalos. Mediolanum (Milano), che significa “centro di perfezione”, era collegata, ad esempio, a New Grange (Irlanda), Carnac (Francia), Stonehenge (Inghilterra) e a Delfi (Grecia).

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I draghi della tradizione celtica rappresentano i guardiani delle nostre potenzialità, e di quello che abbiamo “ereditato” da lontano. Questi ci permettono di avere una chiave in più per conoscere noi stessi. Sono lo specchio del nostro Cosmo interiore e rappresentano i “guardiani dei Templi”:

Il drago di terra
Rappresenta il Subconscio.
Oggetto sacro: Pietra di Fail
Punto cardinale: Ovest
Colore: Nero
Stagione: Fomhar (Autunno)
Pianta: Pioppo bianco
Giorno: Equinozio d’autunno
È il custode dei tesori nascosti nei tumuli sepolcrali, ed è ancora assopito, perché aspetta il risveglio della fine dei tempi. Rappresenta la coscienza che si sta risvegliando e il viaggio dell’anima tra una trasmigrazione e l’altra.

Il drago d’acqua
Rappresenta l’Inconscio.
Oggetto sacro: Calderone di Dagda
Punto cardinale: Nord
Colore: blu
Stagione: Geimhereach (Inverno)
Pianta: Abete bianco
Giorno: Solstizio d’inverno
È alla soglia dell’Altromondo, e ci guida verso il Mondo Sotterraneo. L’Inconscio che vede il sorgere della consapevolezza dei desideri irrisolti. Le potenzialità della psiche umana vengono sorvegliate dal drago, per impedirci di usarle in modo inappropriato. Simboleggia anche la trasmutazione e la profondità di sentimento.

Il drago di fuoco
Rappresenta l’Io, la Coscienza del Sé.
Oggetto sacro: Spada di Nuada
Punto cardinale: Sud
Colore: Rosso
Stagione Samhradh (Estate)
Pianta: Erica
Giorno: Solstizio d’estate
È il Fuoco Interiore, NWYRE (Kundalini), che circola nei centri psichici del corpo umano (Chakra). È colui che ci risveglia al nuovo Cammino palingenetico. I poteri interiori sono pericolosi, pertanto questo drago ci appare minaccioso per metterci in guardia; dobbiamo risalire i gradini della piramide senza affrettare il passo.

Il drago d’aria
Rappresenta la Super-coscienza.
Oggetto sacro: Lancia di Lugh
Punto cardinale: Est
Colore: Verde
Stagione: Earrach (Primavera)
Pianta: Ginestra
Giorno: Equinozio di primavera
Risveglia i livelli più alti della Coscienza e viene associato al Fulmine e al Tuono. Chi è alla ricerca dell’Illuminazione, riesce a trovarla, ma ad un livello superiore. L’Ispirazione è magica, perché ci mette a diretto contatto con l’Astrale. È il drago che ci può apparire anche nei sogni. Rappresentano le quattro Opere alchemiche della Nigredo, Viriditas, Albedo e Rubedo, egregiamente spiegate dal Gentili nel suo libro “La Luce di Kemi, le Fonti dell’Alchimia”, edito da Kemi Hator (Milano – ristampa del 1992).

Questi Draghi sono a guardia dei loro tesori, e riuscire a vincerli, significa compiere la propria trasmutazione, la via palingenetica che porta all’equilibrio interiore. Compiere questo cammino è pericoloso, se non si è più che preparati. Vi sono 3 stadi principali (secondo gli antichi sacerdoti), che l’individuo deve superare durante il proprio cammino palingenetico:

1. Fase di regressione o morte iniziatica, durante la quale ci si spoglia di tutti gli stereotipi della vita moderna, per apprendere le arti druidiche.
2. Fase di rinascita, durante la quale ci si appropria delle conoscenze degli Avi. I Totem ci guidano alla contemplazione della Natura.
3. Fase della rivelazione, durante la quale si completa la formazione iniziatica per procedere lungo il cammino palingenetico. I Draghi ci aiutano ad attraversarli, a patto che siano gli Uomini a volerlo, a porre la propria Volontà (superiore) al servizio del divino che risiede in ogni dove.

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I quattro animali primordiali, a differenza dei draghi, rappresentano le ere terrestri e l’involuzione dell’Essere Umano, verso la materia. Anche se molti sono convinti del fatto che discendiamo dalla scimmia, la mitologia e le tradizioni di tutti i popoli della Terra, confermano il fatto che l’Uomo Primordiale, era in origine un dio, e che a seguito della sua discesa in terra, ha subito delle metamorfosi. Tutti parlano di sfere di pura energia, e le scimmie sono soltanto il tentativo, grossolano, di materializzazione di queste forze. Nel ciclo mitologico d’Irlanda, presente nel “Lebor Gabala Eireann”, si fa menzione di quattro stirpi di dei e semidei, che furono i fautori di queste ere. L’Uomo, in queste fasi, subisce delle “trasformazioni” simboleggiate dai Totem, da quelle forze rese manifeste e disposte al suo servizio.

Le quattro ere
Cervo
Stirpe di Nemed
Età dell’Oro, Origini.
Spirito etereo, puro. Non possiede ancora l’Intelligenza né il Mentale.

Cinghiale
Stirpe di Fir Bolg
Età dell’argento
Fomori: potenza occulta della Natura. Materia ancora troppo sottile per avere una forma perfetta. Simboleggiano il magnetismo della materia bruta.
Fir Bolg: Materia. I corpi sono giunti ad una materializzazione più spessa giungendo alla perfezione fisica. La parte sottile ha tuttavia ancora il sopravvento.

Falco
Stirpe dei Tuatha de Danann
Età del Bronzo
Il mentale viene creato per unire lo spirito al corpo fisico ed energetico, dotando l’Uomo di Coscienza e Intelligenza. Vincono i Fomori, la parte energetica ed informe.

Salmone
Stirpe dei figli di Mile Età del Ferro
L’Uomo è completo. Inizia l’Età moderna dell’Argilla.

La Materia manifesta va alla scoperta e alla conquista della terra. Si cerca di ritornare alla fonte, risalendo la spirale dei tempi, verso un ciclo anteriore ma ad un grado più elevato. Secondo la legge dell’evoluzione. Dopo i Milesi (figli di Mile), giunge in Irlanda S. Patrizio, l’indovino, il quale deve ritornare “a casa”, verso la fonte originaria, memore di tutte le sue esperienze fatte nelle precedenti ere.

Le strade percorse da millenni dai nostri antenati, sono rese oggi più difficili dalla nostra lenta ma inesorabile involuzione verso la materia. Questo non significa, però, che il nostro sia un cammino impossibile, anzi, possiamo affermare con assoluta certezza, che i tempi odierni vedono un campo più proficuo per ripercorrere le “strade dei Padri”, ricchi delle nostre esperienze passate: è un processo, anche questo, lento che però ci da la possibilità di ritornare “alla Casa del Padre”. Dobbiamo faticare maggiormente, rispetto alle altre ere, ma altrettanto maggiori saranno i risultati che otterremo.

Elena Paredi  (01-04-2017)

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Scrivo articoli sulla tradizione celtica e milanese da oltre vent'anni, con pubblicazioni sia cartacee (Revue d'Etude Celtique di Aosta), che per vari siti Internet e blog. Ho scritto e pubblicato quattro libri: "Celtegh Medhelan - Milano Celtica", "Parlii Milanès ai voster fioeu", "Menisc Mes'ciòzz" e "Vocabolario della Gallia Cisalpina", acquistabili online su questi siti: http://www.compraebook.com/autore/496/Elena-Paredi.html http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/257369/vocabolario-della-gallia-cisalpina/

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