Saturday, 14/12/2019 UTC+2
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Il Sesto Senso

Il Sesto Senso

Le emozioni non hanno niente di divino, niente di occulto o magico.

Sono, invece, delle naturali reazioni agli stimoli esterni o anche interni, che si sono sempre più affinate nel corso dell’intera evoluzione dell’uomo e gli hanno consentito di provare determinate sensazioni, non ridotte così a semplici istinti animali. Meccanismi, dunque, che si azionano senza alcun comando: si ha paura quando ci si ritrova sperduti in un posto disabitato; si è felici quando si riceve una bella notizia; entusiasti quando ci si prepara a un nuovo viaggio; si ama la specialità di una persona, la sua diversità e allo stesso tempo la sua affinità rispetto a noi, e ci si innamora col tempo.

Noi non governiamo niente (o quasi) di tutto questo. Non va assolutamente sottovalutata la grande influenza che subiamo dalla cultura, dalle stesse persone, anche dalla televisione o da internet, e da tutto il resto dei mezzi di comunicazione: senza saperlo e senza volerlo, cambiamo a causa di questi elementi, impariamo inconsapevolmente a uccidere o indebolire alcune emozioni e a intensificarne, per contro, delle altre. Alcune volte, invece, siamo noi stessi a decidere di limitare la potenza di una emozione. Crediamo che sia giusto così, che sia inopportuno lasciarla completamente libera di esprimersi, perché il contesto non lo vuole, perché così ci è stato detto di fare.

Aristotele, forse giustamente o forse erroneamente, affermava che il mondo può essere completamente conosciuto attraverso l’uso esclusivo dei cinque sensi. Niente di metafisico serve, secondo il filosofo, per comprendere la realtà: l’uomo, quindi, sarebbe in grado di farlo senza tante difficoltà.

Aristotele, però, non prendeva in considerazione la sfera emotiva umana, che molti scienziati e anche filosofi dei nostri tempi, la definisco come un vero e proprio senso, il sesto senso, quello dell’avvertimento e della percezione vera, che trascende dalla monotonia della realtà, dalla sua piattezza: senza emozioni, il mondo apparirebbe mai così colorato? La risposta è negativa: non sarebbe altro che una realtà pullulante di dati senza senso, facilmente decodificabili. Il mistero non esisterebbe; la filosofia, nemmeno; l’arte (nel senso universale del temine), altrettanto; l’uomo non sarebbe più uomo, ma solo un computer senza sentimenti; o meglio, potrebbe averli, ma sarebbero destinati a un processo di pura razionalizzazione. Dove andrebbe a finire, in questo modo, la sua umanità?

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I neuroni “specchio”

I sentimenti, dunque, non sono altro che reazioni biologiche dell’essere umano. Ma come facciamo a capire l’emozione che prova, in un momento particolare, il nostro amico più caro oppure, per esempio, un perfetto sconosciuto? Grazie all’attività dei neuroni-specchio. Essi hanno la capacità di recepire i sentimenti degli altri, li colgono tramite un proto-legame empatico e ci dicono se una persona soffre, è allegra, è imbarazzata oppure è ostile nei nostri confronti. Espressioni mimetiche della faccia, posture diverse, atteggiamenti di vario tipo ci fanno capire cosa l’altro sta provando. I neuroni specchio riescono in questo modo a svolgere il loro lavoro.

Attraverso molti studi, si è dimostrato che i bambini più socievoli hanno questi particolari neuroni molto più sviluppati, in quanto hanno maggiori interazioni con gli altri bambini; ‘osservano direttamente’ i sentimenti degli altri: la timidezza non li frena, non fa abbassare loro lo sguardo. Questo non vuol dire che i bimbi meno socievoli siano meno sensibili di quelli più aperti, ma sicuramente fanno meno esperienze delle emozioni altrui e sono, per questo, più fragili.

Per gli uomini adulti questo non vale più: socievole può essere la persona empatica, che capisce l’altro; ma anche quella egocentrica, socievole solo per questo, per mettersi, cioè, al centro dell’attenzione; che non si interessa degli altri e non vuole approfondire la loro conoscenza, rimanendo fossilizzata sulla superficialità delle cose. Mai scambiare l’ingenuità infantile con quella adulta: nel mondo dei grandi non esiste, o esiste solo un suo flebile riflesso, niente di più.

Uno scienziato britannico afferma che vi sono convincenti evidenze che una porzione significativa della popolazione possieda poteri psichici. L’Associazione britannica per l’Avanzamento della Scienza ha detto che un numero notevole di esperimenti sostiene la teoria del “sesto senso” – un’abilità che può avere le sue radici nel nostro passato, quando sentire la presenza di un predatore era questione di vita o di morte.

Capacità primitive

Un cieco attraversa un corridoio riuscendo a schivare tutti gli ostacoli, evitando ogni cosa che si frappone all’uscita. Si muove senza bastone, con prudente sicurezza, guidato da un radar invisibile, da una misteriosa convinzione interiore, da un sesto senso. Questo è l’ultimo esperimento fatto dagli scienziati per indagare su quella sfera delle nostre percezioni che orienta le azioni ma al di fuori di ogni consapevolezza. Percezioni che si possono chiamare di volta in volta intuito, ispirazione, premonizione. Sensazioni che trascendono la logica e sono spiegabili semplicemente con una frase: «Me lo sentivo». E tutti, anche i più razionali e scettici, devono ammettere che lo hanno detto almeno una volta.

«Abbiamo studiato un paziente molto raro, completamente cieco per due lesioni successive che hanno distrutto la corteccia visiva primaria di entrambi gli emisferi, gli abbiamo chiesto di attraversare un corridoio con degli ostacoli, lo abbiamo messo davanti a una traiettoria complessa che ha superato, senza che neanche lui dopo sapesse spiegare il perché», racconta Marco Tamietto, neuropsicologo, ricercatore dell’Università di Torino. Tamietto ha collaborato a una ricerca internazionale guidata dalla scienziata olandese Beatrice de Galder, pubblicata su Current Biology.

La scienza da sempre s’ingegna per scoprire l’origine del sesto senso, per dargli una base biologica e sottrarlo definitivamente all’ambito dell’irrazionale, del mistico, del soprannaturale, per riportare una capacità misteriosa e sfuggente dentro uno schema comprensibile, dentro dei confini fisici. Il sesto senso è quell’istinto che aggiusta la rotta dei nostri comportamenti, che ci fa evitare gli ostacoli, bloccarci quando vorremo partire, voltarci all’improvviso mentre attraversiamo la strada, ma è anche ciò che ci fa sentire conosciute persone mai viste, prendere decisioni contro ogni logica. È l’intuizione rapida che collega in una frazione di secondo elementi distanti e fa dire ad Archimede “Eureka” e a Sherlock Holmes “Elementare, Watson”.

«Già negli anni 70 – dice Tamietto – era stato fatto un esperimento simile con delle scimmie, anche loro prive di vista, anche loro erano riuscite a fare un percorso evitando gli ostacoli. Si pensava che potessero fare questo perché avevano mantenuto delle capacità che l’uomo con l’evoluzione aveva perso. Invece con questo esperimento si dimostra che l’uomo ha ancora queste competenze, capacità primitive ereditate dai suoi antenati che non sono andate perdute. Queste competenze sono mediate da strutture sottocorticali, dal collicolo superiore, e si riattivano in alcune situazioni».

Forse le scoperte scientifiche tolgono fascino a capacità misteriose ma almeno ammettono che non sono solo frutto di una fervida fantasia. «Esistono delle capacità che sono al di fuori della consapevolezza cosciente che influenzano la quotidianità – aggiunge il ricercatore – il nostro cervello è in grado di elaborare informazioni al di fuori della coscienza mandandoci messaggi che determinano scelte apparentemente incomprensibili». In quei momenti si ha la sensazione di mettersi in contatto con un potere profondo e per un istante di ritrovare la metà perduta.

FONTE : http://www.linkuaggio.com/; http://www.lavocedifiore.org/

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