Tuesday, 17/9/2019 UTC+2
IL SAPERE
IL SAPERE

Il Segreto della Vita

Il Segreto della Vita

In questo discorso Bhagavan Baba ci illustra il segreto della vita che risiede nella legge delle cause e delle conseguenze o legge del «karma», legge sulla quale si fonda tutto l’Universo e che permette la creazione, il mantenimento e la distruzione di tutti gli esseri e cose create. La vita dell’uomo è imperniata sull’azione, e quindi è attraverso di essa che egli si può liberare dalla catena che lo lega all’incessante ruota delle vite e delle morti.

La forza vitale, il Karma

Il peccato non esiste e non c’è nessun frutto delle vostre buone azioni che potete dichiarare «vostro».
Le vostre azioni sono le sole responsabili delle conseguenze che maturano nel tempo.
Se piantate un seme particolare, l’albero sarà della natura del seme piantato.
La nascita di un individuo è il prodotto del frutto delle sue azioni.
Questo mondo è una manifestazione di Brahma ed è governato dalla legge dell’azione o karma.
Brahma è la base ed il supporto per essa è il corpo.
Karma virtualmente vuol dire: la forza vitale. Questa forza ha preso questa forma karmica che è il nostro corpo.
Qualunque cosa uno faccia, si dice che svolge karma e per ricevere i frutti di questo karma, si prende un corpo. Pertanto la vita è legata alle azioni fatte dal corpo. Ciò che chiamate «vita» è il prodotto del bene ed il male fatto svolgendo le azioni.
Spesso incontriamo il bene ed il male, la verità ed il falso, i peccati ed i meriti.
Quando svolgiamo dei «riti» o facciamo la carità, o intraprendiamo delle austerità (come il digiuno ed altre) pensiamo di svolgere nobili azioni per scopi nobili.
In questo modo coinvolgiamo il nostro corpo, la nostra mente, il nostro intelletto ed il nostro ego e diciamo: «Io faccio queste cose sacre!»
Ma quando invece facciamo azioni cattive o feriamo il prossimo o compiamo atti di ingiustizia, dimentichiamo che siamo noi a farli, e non diciamo più: «Io ho fatto queste cose! ».
Tuttavia, che le azioni siano buone o che siano cattive, la vita è qualcosa che appare inevitabile.
Possiamo avere una catena d’oro o una catena di ferro, ma entrambe legano.
Così, allo stesso modo, che le azioni siano buone o cattive, esse hanno il potere di farvi ritornare qui, su questa terra e non vi sbarazzerete della vostra schiavitù.
Queste azioni appartengono al vostro corpo, alla vostra mente ed al vostro intelletto. Esse sono «esterne» e non «interne». Quando sterminerete questo senso dell’ego, del desiderio e dell’attaccamento, sarete in grado di volgervi al vostro interno. Sia la liberazione, che la vicinanza a Brahma, o divenire Uno con Lui, non devono essere ricercati nello svolgimento dell’azione.
Colui che evita il senso del «mio», cercherà veramente di diventare Uno con Brahma.
Il giorno in cui avrete messo termine a questo senso di dualismo sarà il giorno in cui vi troverete faccia a faccia con questa «entità» non dualistica.
Pertanto se desiderate fare azioni altruistiche dovete incominciare ad avere in testa uno scopo chiaro.
Poi, prima di poterle svolgere, dovrete passare dal cattivo al buono e dal buono all’idea del servizio disinteressato. Allora sarete sicuri di ottenere questa conoscenza suprema e la liberazione e ciò attraverso la purezza delle vostre azioni. Queste azioni sono state stabilite per purificare voi stessi, quindi, per prima cosa é imperativo entrare nel campo del karma o dell’azione.
Gradualmente dovete cercare di fare azioni buone e nobili e non desiderarne i frutti.
Il corpo, la mente e l’atma sono le tre componenti principali che costituiscono l’uomo. Esse sono interdipendenti e inseparabili. Il corpo deve seguire la mente e la mente deve seguire l’atma.
Questo é il modo di portare a compimento l’esistenza.
Seguire ciecamente il corpo é vivere come animali.
Seguendo la mente, diventerete uomini, e se seguirete l’atma, diventerete Dio.
La Ghita ha perciò stabilito il triplice cammino del karma, upasana e jnana.
Il corpo, per svolgere il karma o l’azione con l’aiuto della mente.
Pensare al Signore per nutrire buoni pensieri, cioè l’Upasana, nella quale l’uomo deve condurre la propria esistenza.
Come il fiume diverrà un giorno «uno» con l’oceano, così attraverso questa upasana, la mente s’immergerà nell’atmajnana (la conoscenza suprema).
Per la mente, questi pensieri e desideri rappresentano il conducente, quindi è necessario che siano buoni e nobili. La mente è la responsabile del bene e del male che fate perché i pensieri ed i desideri sono responsabili delle vostre azioni.
Ecco perché si dice che essa ci può dare la liberazione come la schiavitù.
L’uomo non ha queste idee e questi pensieri sacri, non pensa alla sua destinazione. La sua vita si scioglie come un pezzo di ghiaccio, mentre il tempo scorre veloce come il vento. Prima di conoscere il proprio dovere egli abbandona il suo corpo. Leggere una quantità di libri e di testi sacri, svolgere una quantità di «sadhana», visitare una quantità di luoghi sacri sarà inutile sino a quando l’uomo non eliminerà il male nella sua mente. Solo cosi potrà raggiungere lo scopo della propria esistenza.
L’essenza di tutte le azioni, la chiave, la pietra angolare di tutto il karma, la destinazione di tutte le strade, è la purezza del proprio cuore ed è questo che noi dobbiamo anzitutto capire.
Il dire di compiere una azione senza badare ai frutti, avrà certamente un significato!

I doveri verso il corpo e i doveri verso l’atma

La Bhagavad Ghita fa una distinzione fra swa-dharma e para-dharma. Lo swa-dharma trascende le limitazioni dello spazio, del tempo, della casta, della religione e del credo.
Swa vuol dire atma così questo dharma è relativo all’atma.
Il Paradharma è qualcosa in relazione con il corpo. Tutti i dharma che hanno rapporto con il corpo come tale sono para-dharma.
Potete essere certi che un giorno o l’altro questi dharma vi legheranno e vi faranno cadere. Queste azioni compiute come Paradharma vi porteranno qualche gioia e qualche conforto, ma nel corso del tempo, vi riempiranno di timore. Quando voi svolgete riti e cerimonie, fate la carità, fate attività benefiche, dovete farle senza uno «yota» di ego, altrimenti queste vi legheranno sempre di più al ciclo delle vite e delle morti.
Questi karma svolti con il senso di attaccamento ai frutti vi daranno nuove nascite ancora ed ancora, così come quelli svolti con il senso dell’ego.
Anche il Paradiso che raggiungiamo, a causa di attività benefiche, non è permanente. Una volta esauriti i meriti dovremo tornare sulla terra.
Dovremmo invece raggiungere la destinazione dalla quale non c’è ritorno e quindi capire la nostra vera natura, la nostra vera forma, la nostra verità.
Una volta che avrete realizzato voi stessi, non vi sarà più bisogno di cercare niente altro. Questo supremo sapere si ottiene attraverso il Nishkama karma, cioè attraverso azioni prive di ego.
Queste sono le azioni che vi possono legare a Dio.
Le cose che fate con la pretesa di raggiungere Dio non hanno senso.
Qualunque cosa desideriamo fare, dovremo chiederci qual è lo scopo che ci prefiggiamo.
Abbiamo ascoltato la Bhagavad Ghita, siamo venuti a Prashanti Nilayam, tutti i nostri pensieri sono concentrati in Dio. Qual è il risultato di ciò?
Il risultato non sarà certo in accordo con il vostro sforzo. Perché?
Noi lo facciamo per ottenere la padronanza su qualcosa e per vincere la acclamazione del prossimo, non certo per capire a fondo gli insegnamenti della Ghita e derivarne gioia.
Ognuno dà la propria interpretazione. Ma la sola interpretazione non è in grado di dare gioia, la vera gioia è mettere in pratica ed esperimentare ciò che si è capito. Solamente parlare di una medicina non curerà il malato, solamente mostrando la ricchezza ad un povero, non lo salverà dalla sua povertà, se un uomo ha fame, la sola descrizione di piatti saporosi e deliziosi non calmerà la sua fame.
È un futile esercizio leggere la Bhagavad Ghita decine di volte senza cercare di capirne il significato profondo e una volta capito, sperimentarlo.
Fino a quando le cose non entrano nella mente e la purificano di tutte le tendenze maligne, non vi sarà beneficio possibile. C’è un proverbio che dice: «Piuttosto che parlare di cento buone azioni è meglio farne una, e mostrare come deve essere fatta!».
Così, invece di divenire padroni di 700 slokas (versetti), cercate di capirne uno solo.
Questo corpo è legato all’idea del tempo e la vita consiste nello svolgere il proprio dovere, in accordo con i dettami della Ghita.

Vedere l’unità nella diversità

Le vostre azioni, qualunque esse siano, fare rituali o pellegrinaggi o imparare le sacre scritture sono fatte per purificare il cuore e per raggiungere lo stadio in cui potrete svolgerle senza il desiderio dei loro frutti.
Il cuore di un uomo che riesce a purificare la sua mente dalle tendenze maligne, diventa veramente il tempio di Dio.
È stato detto che il controllo dei sensi per far volgere la mente verso l’interno non è possibile perché la mente stessa è come una scimmia pazza che lo impedisce.
Pertanto la verità di come Dio può essere raggiunto ha bisogno di essere approfondita e capita.
Tutte le azioni benefiche produrranno dei frutti che dovremo mangiare un giorno.
Manavasa vuol dire «colui che crede in se stesso».
Chi crede nella propria forma? Qual è questa forma? Non certamente il corpo, fatto dei cinque elementi e perituro, che è solo uno strumento! Qualunque azione fatta con questo corpo non potrà certo portarvi faccia a faccia con Dio.
La trasformazione della mente invece è indispensabile.
Da tempi immemori, per intere ere (Yuga) l’uomo ha compiuto azioni che lo hanno portato ad essere coinvolto in questo ciclo vita-morte. Pochi sono stati capaci di capire la vera esistenza che è permanente ed eterna.
Gente altamente istruita, scolastici ed intellettuali ad alto livello, hanno compiuto nobili atti e perseguito nobili scopi, ma non sono stati capaci di capire la loro destinazione. Essi non hanno fatto nessuno sforzo per capire il segreto della vita.
Ecco ciò che deve essere fatto per prima cosa.
È risaputo che si debba tornare da dove si è partiti, ma da dove siamo partiti? Qual è il primo luogo? Qual è la nostra destinazione?
Noi consideriamo il nostro corpo una cosa permanente ma esso è come una casa affittata. Noi stiamo facendo un viaggio e su questo non c’è dubbio, ma dove stiamo andando?
Coloro che lo sanno conoscono l’atma.
Il mondo che vedete intorno a voi non è che illusione.
Ma, dovete sapere, che in questa illusione c’è anche la verità.
Fino a quando avete questo senso di dualità, questo mondo si profilerà all’orizzonte ma quando riuscirete a vedere l’Unità in questa diversità, allora potrete capire la Divinità.
Ora vedete questa diversità nell’Unità ed è per questo che siete schiavi. Dovremmo invece cercare di andare al di là e vedere il mondo dal punto di vista di Dio.
Sia il buono che il cattivo, andrebbero presi come doni di Dio.
Il giorno in cui avremo questa equanimità, sarà il giorno della nostra realizzazione. Qualunque cosa facciamo dovremmo compierLa per amore di Dio, per piacere a Lui e dire:
«Questa azione è il mio dovere, questo è il mio dharma».
Questo dovrebbe essere il vostro sentimento, e non
«lo faccio questo perché cosi mi viene in ritorno quest’altro.»
Questo sentimento egoico non dovrebbe esistere in voi. Le azioni che fate con il corpo devono essere fatte per piacere a Dio e solo così il sadhana (disciplina spirituale), dhana (la carità) Yajnas (riti) e Yagas (austerità) avranno significato. Se sentite che cercate qualcosa con l’azione, dovete anche sapere che, in futuro, il suo frutto sarà la vostra nascita. Quindi non sarete liberi dal ciclo. Con il karma vi legate e con il Dharma santificate la vostra vita.

Eliminate il senso dell’ego

Le azioni motivate dal senso dell’ego e dell’attaccamento vi faranno rinascere, quelle motivate dal senso di Dio e per amore Suo, vi porteranno a lui.
Nell’uomo, e principalmente nel Sadhaka (aspirante alla spiritualità) questo senso dell’ego non dovrebbe essere presente.
L’ego vi porterà al disastro, non solo, ma vi porterà lontano dal principio dell’Atma e quindi sarà causa di innumerevoli nascite.
Cercate di essere umili ed obbedienti e considerate questi atteggiamenti come quelli di Dio.
Cercate di dominare tutti gli attaccamenti ed il desiderio.
L’uomo ha un numero sorprendente di desideri, e a causa loro, è schiavo ed il suo intelletto è intorpidito.
La via sicura è dominare i propri attaccamenti e desideri e sterminare l’ego. Ciò che invece voi fate è nutrire questi attaccamenti.
Queste sono le malattie principali dell’uomo.
Per chi ne è afflitto non vi è medicina valida.
A causa dell’attaccamento altre brutte cose entrano in noi, come la gelosia e l’invidia, e tutti gli altri nemici interiori dell’uomo. Cercate invece di ascoltare cose buone, di leggere cose buone e di esperimentare ciò che avete letto ed udito. Se volete che uno vi rispetti, cercate voi anzitutto di rispettarlo. Cercate di fare azioni nobili ed attività sante per purificare il vostro cuore.
In questo modo, potrete ricevere la conoscenza ed attraverso di essa potrete arrivare alla liberazione. Le azioni sono quindi molto importanti. Se esse sono sacre e nobili e fatte senza senso dell’ego e per fare piacere a Dio, per amor Suo, senza aspettarsi niente in cambio, santificherete la vostra vita e non poserete nessuna pietra di fondazione per nuove nascite.
Questi riti che si svolgono a Prashanti Nilayam vengono svolti senza badare ai frutti che produrranno, ma per il benessere di tutti in generale e per la loro prosperità e la loro pace.
Ma di quale pace e prosperità parlate?
La vera pace e prosperità sono date dalla presenza di Dio.
Sviluppate questo senso di altruismo ed abbandonate la mente centrata su voi stessi, in questo modo potrete arrivare a Dio.
Io spero e vi benedico affinché possiate procedere su questa strada.

Festa del «Dasara» – Prashanti Nilayam
Poorna Chandra 28-9-1984

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