Tuesday, 17/9/2019 UTC+2
IL SAPERE
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Il Caos non è all’Esterno

Il Caos non è all’Esterno

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Si dice che si impara dal caos, ma di quanto altro caos ha bisogno l’uomo per risvegliarsi?

Il caos non è all’esterno, l’esterno è un cosmo, mentre all’interno esiste un caos. Ed è a causa del caos interiore che le persone non guardano dentro di sé. Hanno paura, sono terrorizzate e non osano guardare dentro di sé. Si tengono occupate in tutti i modi, in modo tale che non rimanga tempo utile per guardare all’interno, né spazio per farlo.
La gente continua ad ascoltare i Buddha che dicono: “Conosci te stesso”, e comprende cosa si intende con quel “conosci te stesso”, ma nessuno fa alcuno sforzo per conoscere se stesso. Ha paura del caos.
All’interno esiste il caos. All’esterno non c’è caos: le stelle si muovono secondo un ritmo, l’intera esistenza è ritmica, vive in una sintonia assoluta. é solo la mente dell’uomo a essere in un caos. E se vedi un qualsiasi caos all’esterno, esso è creato dall’uomo, è un suo frutto.
L’uomo resta un caos, a meno che non diventi una nonmente. La mente è un caos — è inevitabile che la mente sia un caos — e tu ti sei identificato con essa.
Cos’è la mente? La somma di passato e futuro. Il presente non è affatto parte della mente, il presente appartiene all’esistenza, ed è in assoluta armonia. Il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora; la tua mente è formata da queste due cose non-esistenziali: ricordi e immaginazioni, memorie e desideri, ricordi e speranze. é a causa di tutto questo che vivi in una condizione di follia.
Tutti sono pazzi, dentro di sé. Noi non definiamo nessuno “pazzo”, a meno che non tocchi il limite estremo. Ma la differenza tra i pazzi e le cosiddette persone sane, è solo di gradi, e una cosa qualsiasi può far scattare la pazzia. Voi state ribollendo vicino ai novantanove gradi; è sufficiente un solo grado in più — ti fallisce un affare, vai in bancarotta, tua moglie muore — e quando quel grado si aggiunge agli altri novantanove, inizi a evaporate… impazzisci.
Gli psichiatri, gli psicoterapisti, tutte queste persone servono solo a tenerti dentro i limiti: ti mantengono normalmente anormale, quella è la loro funzione. Essi sono agenti della società, così come, nei tempi antichi, lo erano i preti. Gli psicoterapisti sono i nuovi preti, un nuovo sacerdozio che opera per tener in vita questa società, che aiuta questa società a credere che tutto va bene.
Nulla va bene. Tutto è sul punto di crollare e basta un nulla, un qualsiasi incidente, per spingerti nel mondo della pazzia. Tu non fai che prepararti, continui a prepararti. E più sei sensibile, più sei vivo, maggiore è la possibilità che tu impazzisca.
Ai funerali della moglie, Perelli esplose in una disperazione sconsolata, al punto che gli amici dovettero tenerlo a forza per impedirgli di buttarsi nella fossa dove era stata deposta la bara della moglie.
Alla fine della cerimonia, ancora piegato in due dal dolore, fu condotto a casa, sulla limousine che era stata noleggiata per quell’ultimo viaggio, e l’uomo si ritirò in un’assoluta solitudine.
Dopo una settimana, non avendo sue notizie, preoccupati per ciò che poteva essere accaduto al poveretto, la famiglia della moglie mandò il fratello di lei a vedere come stava.
Dopo aver suonato a lungo, sempre più preoccupato, l’uomo scivolò nella casa, passando dalla veranda, vide che al pianterreno la casa era tranquilla, e salì le scale… lo trovò in camera da letto tutto infervorato a scoparsi la cameriera.
Il letto era disfatto, e le bottiglie di champagne disseminate ovunque rivelavano che la cosa andava avanti da giorni.
Sconvolto, il fratello della moglie esplose: “Ma tutto questo è terribile, Perelli… tua moglie, mia sorella, è morta da soli sette giorni, e tu fai questo? E tu fai questo!”
Perelli era impegnatissimo nella sua scopata che riuscì solo a voltare la testa e a mormorare: “Come sai cosa sto facendo? Non sapevo più come lenire il mio dolore… era veramente insopportabile!”
La gente vive nel caos. In qualche modo riesce a darsi un tono, a tenere in piedi una facciata, a fingere che tutto vada bene… ma non c’è nulla che vada bene.
E tu mi chiedi: “Si dice che si impara dal caos”.
Certo, è vero. Ma noi impariamo dal caos solo se andiamo dentro di noi, se entriamo consapevolmente in quel caos, se lo facciamo deliberatamente, sapendo di farlo. Se incontriamo il caos, ovviamente, impariamo, e non c’è altro modo per imparare. Ed è vero che da questo caos nascono le stelle più grandi. Da questo caos nascono i Buddha, ma dovete incontrarlo, confrontarvi con esso.
Ma noi continuiamo a fare l’esatto opposto: continuiamo a nasconderlo, a coprirlo. Non lo vogliamo mostrare a nessuno e non lo vogliamo vedere noi stessi. Ne abbiamo terrore, ne siamo spaventati a morte. Abbiamo paura di non riuscire a gestirlo. Temiamo che, entrando in esso, possiamo non essere più in grado di tornare indietro. Per cui ci aggrappiamo a qualsiasi cosa, all’esterno; ogni scusa è sufficiente per farci aggrappare. E continuiamo ad aggrapparci a una cosa o all’altra… semplicemente per continuare a evitare noi stessi.
La persona che eviti di più nella tua vita, sei tu. Tutta la tua vita è organizzata in modo da non incontrare mai te stesso. Sei stato addestrato, allevato, educato, culturalizzato, civilizzato, in modo tale che non incontrerai mai te stesso.
Incontrerai tutti, ad eccezione di te stesso, verrai presentato a tutti, fatta eccezione per te stesso, per il semplice motivo che la società non sa come interagire con il caos interiore.
E’ solo alla presenza di un Maestro, in un Buddhafield, che la gente prende il coraggio necessario per incontrarsi faccia a faccia con se stessa. E all’inizio è un crollo, ma se entri in quel caos consapevolmente, ben presto quel crollo diventa un’apertura oltre il caos stesso.
Tutta la funzione del Maestro tende a trasformare quei crolli in aperture esistenziali. Lo psicoterapista si limita a rattopparti. Ti mette addosso un po’ di bende, un po’ di lenimenti qui e là… ti aiuta a rimetterti in piedi, ti riporta al vecchio equilibrio. Ti fa familiarizzare di nuovo con il tuo vecchio sé. Torni a funzionare, riprendi a fare le vecchie cose che hai sempre fatto. Questa è la sua funzione, non quella di trasformarti.
Per fare questo, hai bisogno di una metapsicologia, la psicologia dei Buddha.
Vivere un crollo consapevolmente è la più grande avventura nella vita. Ed è il rischio più grande, perché non c’è alcuna garanzia che il crollo diventi un’apertura, un passaggio.
Lo diventa, ma queste cose non possono essere garantite. Il tuo caos è antichissimo; per moltissime vite sei stato nel caos: esso è denso ed è spesso. é praticamente un universo in sé e per sé. Quindi, quando ci entri, con le tue sole possibilità, ovviamente esiste un pericolo. Ma senza un confronto con questo pericolo, nessuno si è mai integrato, nessuno è mai diventato un individuo, un’organismo indivisibile.
Certo, questo “si dice” è vero: noi impariamo solo dal caos. Ma impariamo solo se lo attraversiamo, e vi dobbiamo entrare in un modo ben preciso, con uno stile, con un metodo: il semplice entrare nel caos senza alcun metodo sarà solo un crollo, impazzirai.
Lo Zen, o la meditazione, è il metodo che ti aiuterà ad attraversare il caos, a superare quell’oscura notte dell’anima, in maniera equilibrata, disciplinata, all’erta. L’alba non è molto lontana, ma prima che tu la possa raggiungere, devi attraversare quella notte oscura. E man mano che l’alba si avvicinerà, la notte diventerà sempre più oscura.
In realtà, questa è la funzione delle comunità religiose. Infatti, da solo puoi non riuscire a farlo, ma in una comune, in cui molte persone sono davanti a te, molte sono dietro di te, con un Maestro che ha conseguito quell’alba, che continua a incitarti a procedere, che continua a ripeterti: “Non ti preoccupare, la meta non è molto lontana”… e ci sono persone davanti a te che dicono: “Non ti preoccupare. Anche noi abbiamo attraversato una condizione simile, e anche tu riuscirai ad attraversarla. Basta solo un pò più di perseveranza, devi solo aspettare ancora un po’, essere un po’ più paziente!”
E poi c’è il Maestro che risplende come una stella. Egli continua ad aiutarti ogni giorno, tenendoti per mano nei momenti in cui vorresti scappare via, fuggire, tornare al vecchio mondo, dimenticandoti di tutto quanto, visto che è un incubo insopportabile.
Certo, si impara, ma si impara solo lungo una via ardua… non esiste scorciatoia.
Tu dici: “Ma di quanto altro caos ha bisogno l’uomo per risvegliarsi?”
Non è un problema di quantità: o sei addormentato oppure sei risvegliato. Nessuno è più addormentato di qualcun altro. Le persone che sono addormentate, lo sono allo stesso modo. Non importa quanto profondamente tu sia addormentato — non è una questione di quantità — tu sei addormentato, e questo è sufficiente.
La stessa cosa è vera per il risveglio: se sei risvegliato, sei semplicemente sveglio. Nessuno lo è di più, nessuno lo è di meno.
Per secoli i teologi hanno discusso… essi discutono sempre di stupidaggini. In India essi hanno discusso di chi fosse più risvegliato: Mahavira o Buddha? I giainisti sostengono che fosse Mahavira, i seguaci di Buddha che fosse lui. E il tutto è assolutamente sciocco, insensato. Non è una questione di maggiore o minore risveglio: se qualcuno è risvegliato, è sveglio. Sia Buddha che Mahavira sono risvegliati, la notte è finita, il caos è stato trasformato in un cosmo.
E questo è il miracolo: quando si è perfettamente risvegliati, il tuo stesso caos diventa un cosmo, poiché esso inizia ad assestarsi in un’orchestra; il chiasso diventa musica.
All’improvviso, tutto ciò che era folle, insensato, è trasformato in buddhità, in illuminazione; la stessa energia!
Il caos non è altro che energia, energia di cui sei inconsapevole. Se diventi consapevole, il fenomeno stesso della consapevolezza diventa un fenomeno che ti trasforma. Non occorre che tu faccia altro: il semplice essere consapevole è sufficiente.
é venuta la primavera. All’improvviso i boccioli iniziano ad aprirsi, spuntano i fiori, a migliaia… il mondo interiore è ricolmo di fragranza.
Ma l’uomo è assolutamente addormentato.
Mulla Nasruddin, notando un pappagallo appollaiato su di una finestra, in una fattoria, attratto dal ricco piumaggio dell’uccello, corse ad afferrare una scala, e salì fino alla finestra. Stava per mettere il suo cappello sopra all’uccello quando questi, che lo fissava con occhio torvo, gli chiese: “Cosa pensi di fare?”
“Mi scusi, mi scusi, signorina,” mormorò il povero Mulla, “pensavo fosse un uccello!”
La gente non è in sé! Tu pensi di essere consapevole, e questo è uno degli errori più grandi che tu possa fare: ti mantiene inconsapevole. L’idea stessa di essere consapevole è un inganno. Se pensi di essere già consapevole, non è più necessario fare altro, per risvegliarsi.
Devi renderti conto di essere ubriaco, ubriaco di molte cose: di avidità, di lussuria, di rabbia, di ambizione, di ego. Tutte queste sono droghe!
é un mondo veramente strano: le droghe comuni, che non sono così pericolose, sono proibite. La gente continuamente parla contro il fumo, che non è molto pericoloso. é una sorta di “pranayama”: si inspira e si espira, certo, è un po’ sciocco, perché potresti respirare aria pura, e invece respiri fumo sporco, e paghi pure per farlo… ma non è nulla di cui preoccuparsi.
Oppure, la gente è contraria all’alcol. Ma ogni tanto un pò di alcol non fa male, fa divertire! Ed è assolutamente vegetariano! Non fai del male a nessuno… ma contro queste cose esiste un forte rifiuto.
E le nuove droghe sono molto meglio dell’alcol. Ad esempio, l’LSD è migliore, meno dannoso dell’alcol: preso nelle giuste dosi, con la giusta guida, nella giusta atmosfera, ti può rivelare molte cose. Può diventare un metodo per incontrare te stesso. Ti può dare visioni nuove, nuove intuizioni nel tuo essere e nell’esistenza stessa. Ma la gente è contraria, mentre non è contro l’avidità, non è contro i giochi egoici, non è contro l’ambizione.
Ad esempio, fino a pochi mesi fa Morarji Desai era il Primo Ministro dell’India. Egli è profondamente contrario all’alcol, è una vera ossessione per lui: voleva imporre un assoluto proibizionismo. Ma non si rende conto di essere più alcolizzato di chiunque altro. é un egoista così raro, ed è così pieno di avidità e di ambizione… per tutta la sua vita ha cercato di occupare un posto o l’altro. E ancor oggi, a ottantacinque anni, ha appena dichiarato: “Se la gente mi vuole, mi presenterò alle elezioni”. Ed è risaputo che è perfino disposto a diventare il primo ministro di uno qualsiasi degli stati dell’Unione indiana, il Gujarat ad esempio… persone veramente affamate di potere!
Nessuno pensa che si tratta di sostanze intossicanti: ma ambizione, avidità, fame di potere, tengono l’umanità nel caos. Questa gente non è sola: siamo tutti nella stessa barca. Alcuni impazziscono per il potere, altri non impazziscono come loro, ma tutti pensano in termini di potere, denaro, prestigio, rispettabilità. Queste cose continuano a tenerti in uno stato di ebbrezza. In queste condizioni una persona può fare di tutto.
Morarji Desai vuole vivere il più a lungo possibile. Forse, in cuor suo, pensa di poter diventare fisicamente immortale, bevendo la propria urina! é contro l’alcol, ma non contro questa pratica. L’alcol è succo di frutta raffinato, di gran lunga migliore dell’urina! Ma lui non la chiama così, la definisce: “acqua di vita”…
Questa gente ha dominato l’umanità, ed è ambiziosa. E ora egli vuole vivere ancora… per cosa? Solo per avere più potere, per avere più potere per un periodo di tempo più lungo.
L’uomo non è distrutto dalle altre piccole cose — marijuana, LSD, e così via — è distrutto da qualcosa di molto più profondo: l’ambizione è la cosa più velenosa che esista. E ne siamo inconsapevoli.
Se non diventiamo coscienti dei nostri veleni interiori, non saremo in grado di trasformare i nostri esseri dall’oscurità alla luce. Rimarremo buchi neri, e abbiamo la capacità di diventare luce eterna.
Tre irlandesi, nessuno dei tre molto sobrio, parlavano tra di loro alla stazione degli autobus di una piccola città del Nord dell’Irlanda. La conversazione li coinvolse al punto che non si resero conto che l’autobus che aspettavano era arrivato. Quando l’autista urlò: “Tutti in vettura!” Si guardarono allibiti e corsero verso la vettura. Due dei tre riuscirono a salire, ma il terzo rimase a terra.
Mentre guardava tristemente la vettura allontanarsi, fu avvicinato da uno straniero che per rincuorarlo gli disse: “Non si dovrebbe sentire triste. In fondo, due su tre è una buona media…”.
Sconsolato, l’irlandese disse: “Loro erano venuti ad accompagnarmi…”.
E tutto questo è vero non solo per le persone ubriache, non solo per i politici, ebbri di potere, ma anche per le cosiddette persone religiose. Coloro che pensano di aiutare l’umanità, i grandi missionari, quanti fanno assistenza sociale… queste persone sono le più maligne, per il semplice motivo che esse stesse vivono nel caos, eppure tentano di aiutare gli altri. Esse non fanno che raddoppiare il loro caos, moltiplicarlo all’infinito.
Il mondo sarebbe di gran lunga più felice e più sano se non esistessero i missionari, se non esistessero gli assistenti sociali. Se la gente venisse lasciata a se stessa, rinsavirebbe molto più velocemente. Ma esistono tanti assistenti sociali… nessuno di loro vuole lasciarti in pace, nessuno riesce a lasciarti solo.
Un uomo stava picchiando una vecchietta, in mezzo alla strada. Si riunì una folla che prese coraggio e chiese a quell’energumeno perché si accanisse tanto su una povera vecchia.
E l’altro spiegò: “Voglio aiutarla ad attraversare la strada, ma lei continua a insistere che non vuole attraversarla… e io ho il compito di aiutare i vecchi ad attraversare la strada. Il traffico è pericoloso!”
Ecco cosa succede. E tutti questi missionari, questi benefattori dell’umanità sono piegati in avanti, per aiutarti!
Jake il barbiere, passando di fianco a una casa nelle prime ore del mattino, vide un uomo aggrappato a un portone.
“Cosa succede?” Chiese comprensivo, “è ubriaco?”
“Scì, temo di scì!”
“Abita qui?”
“Scì!”
“Vuole che l’aiuti a salire?”
“Scì, grascie!”
“A che piano abita?”
“Scecondo!”
Con difficoltà il buon Jake, un po’ tirando e un po’ strattonando, aiutò l’uomo a salire fino al secondo piano. E, di fronte a una porta chiusa, chiese se quella fosse la sua casa. Un cenno dell’uomo convinse Jake di essere alla fine della sua fatica… spinse dentro l’uomo, chiuse la porta, e scese al pianterreno.
Ma qui, alla debole luce di una lampada, vide un altro uomo, in apparenza più malconcio del primo, che si appoggiava a un muro.
“Anche lei ubriaco?” Chiese.
“Scì,” disse una flebile voce.
“E vive qui?”
“Scì!”
“E non mi dica che anche lei vive al secondo piano!”
“Scì!”
E di nuovo il buon Jake portò quello sconosciuto fino al secondo piano. Di fronte alla stessa porta, un gesto dell’ubriaco gli fece capire che anche lui abitava lì… lo spinse dentro e ridiscese.
Al pianterreno, con sua sorpresa, trovò un terzo uomo, anche lui evidentemente ubriaco, ma in condizioni pessime: era pieno di graffi, sanguinava, e il volto era ridotto a una maschera. Stava per avvicinarsi a lui, quando l’uomo prese a correre fuori dalla casa, dove cadde nelle braccia di un poliziotto di ronda.
“Scignora guardia,” iniziò disperato, puntando il dito contro il buon Jake, e poi proseguì con voce sorprendentemente lucida: “mi aiuti… è tutta la notte che quell’uomo continua a buttarmi giù dalla tromba dell’ascensore!”
No, la domanda non è sapere di quanto altro caos l’uomo ha bisogno per risvegliarsi; l’uomo ha semplicemente bisogno di risvegliarsi. E il solo modo per risvegliarsi è la meditazione. Non esiste altra via. Lo Zen è la sola via… camminare in Zen, stare seduti in Zen!

Osho, Tratto da: “Walking in Zen, Sitting in Zen”, pag. 9
Tratto da: “All’Origine

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