Sunday, 16/12/2018 UTC+2
IL SAPERE
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Il Campo Morfogenetico

Il Campo Morfogenetico

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L’armonia del mondo è resa manifesta nelle Forme e nei Numeri,
e il
cuore e l’anima di tutta la poesia della filosofia naturale
sono contenute nel concetto di bellezza matematica.

Sir D’Arcy Wentworth Thompson

 

Rupert Sheldrake, biologo e saggista britannico, nei suoi scritti: A New Science of Life (1981) e The Presence of the Past (1988), elabora la teoria dei campi morfogenetici. Sheldrake si pone il problema di prevedere il comportamento di un aggregato (un sistema, un organismo complesso composto da più parti) sulla base dei comportamenti dei suoi singoli elementi. Prendendo come riferimento il volo degli stormi di uccelli, o la formazione dei cristalli, fino a considerare le molecole proteiche del corpo umano o la formazione di cellule diverse a partire da un’unica cellula e da un unico DNA, Sheldrake idividua la presenza di una forza invisibile presente nel sistema ma non identificata con uno dei suoi componenti, bensì col sistema stesso. Inoltre questo “campo morfico”, responsabile dell’organizzazione, della struttura e della forma del sistema, avrebbe una sua memoria, determinata – questa si – dal contributo di ciascun membro.

In linea con la moderna fisica, che parla di campi elettromagnetici e gravitazionali, e parallelamente alle scoperte della fisica quantistica sull’entanglement (ovvero sulla permanenza di una relazione tra due particelle subatomiche poste a distanza), Sheldrake elabora tre principi base dell’ipotesi della Causalità Formativa:

  1. I campi morfogenetici sono un nuovo tipo di campo che fino ad ora non è stato riconosciuto dalla fisica: non potranno mai essere realmente compresi attraverso le concezioni meccanicistiche classiche, ma richiedono concetti assolutamente nuovi.

  2. Così come gli organismi alla cui formazione presiedono, si evolvono. Hanno una storia e, grazie a un processo chiamato risonanza morfica, contengono in sé una memoria. Ogni individuo facente parte di una specie, attinge alla memoria collettiva della specie e si sintonizza con i suoi membri passati, a sua volta contribuendo all’ulteriore sviluppo della specie stessa.

  3. Fanno parte di una famiglia più vasta di campi, detti campi morfici: così come i campi già noti dalla fisica, essi sono memorie di influenza all’interno dello spazio-tempo, localizzati dentro e intorno ai sistemi che organizzano e strutturano con le loro informazioni. Essi presiedono e organizzano i sistemi, ponendo ordine al caos e all’indeterminismo. Inoltre comprendono in sé e connettono le varie parti del sistema o dei sistemi che organizzano.

La funzione basilare dei campi morfici è quella di imporre un ordine all’indeterminismo dei sistemi che presiedono: essi lavorano a livello subatomico, agendo come restrizioni programmate e schematizzate sulla moltitudine di eventi probabili. I campi morfici guidano i sistemi verso obiettivi specifici, che rappresentano i limiti verso i quali un sistema dinamico viene attratto (quelli che Renè Thom nella sua teoria del caos e delle catastrofi chiama “attrattori“)

La teoria delle Costellazioni Familiari si basa sul fatto che i campi morfici siano collegati all’inconscio individuale: ciascuno di noi è collegato al campo morfico del pianeta, della specie umana, della popolazione territoriale, della propria identità nazionale, fino al campo morfico della propria famiglia di origine. Questi campi si sono creati nel corso degli anni (e dei secoli) in seguito agli eventi che sono capitati ai nostri antenati e in base alle loro scelte di vita; allo stesso modo possono aver determinato a loro volta alcuni passaggi della nostra storia familiare e continuare a incidere nella nostra vita personale, in un circolo vizioso che solo la consapevolezza può spezzare.

Di fatto quindi, nelle nostre interazioni e relazioni sociali, oltre al nostro stato di coscienza, è in azione anche il nostro campo morfico: ci portiamo sempre dietro (o meglio, dentro), le informazioni e le istruzioni comportamentali radicate nella nostra familgia.

Nelle Costellazioni Familiari avviene che la persona su cui si lavora, mettendosi al centro dell’attenzione del gruppo, apre il suo campo morfogenetico all’interpretazione delle persone che agiscono come rappresentanti. Questi ultimi percepiscono in modo sottile le informazioni stratificate nell’inconscio familiare: agiscono spontaneamente, ma sono mossi dalle istruzioni presenti nel campo morfogenteico, che realmente e concretamente (ovvero fenomenologicamente) “dà forma” a una rappresentazione.

Tutto ciò che si trova nel profondo dell’inconscio tende a manifestarsi al di fuori

Carl Gustav Jung

 

Per rendere visibile il campo morfico, che di per sé è invisibile in quanto composto di non-materia, di energia sistemica, si utilizza l’indagine fenomenologica (dal greco fainomai, “appaio, mi manifesto”).

La fenomenologia come concetto filosofico trova la sua origine e teorizzazione nel pensiero di Edmund Husserl(1859-1938), il quale formulò i principi della dottrina fenomenologica:Il mondo sensibile non è del tutto evidente alla nostra coscienza, quindi è giusto dubitarne; ma il mondo sensibile appare (fainomai) alla nostra coscienza, questo è indubitabile. In altre parole, il metodo fenomenologico si basa sulla “sospensione di giudizio” (epoché), ovvero viene messa “tra parentesi” l’esistenza del mondo: non si deve cioè accettare alcunchè come scontato, ma avvolgere ogni cosa nel dubbio (col paradosso cartesiano per cui “posso dubitar di tutto ma non del fatto che sto dubitando“), sapendo che quello che percepisco coi sensi è quello che appare, non necessariamente quello che è. Non posso però dubitare né di me come soggetto dubitante né delle percezioni che ricevo: l’atteggiamento fenomenologico si configura come un “puro guardare“, o come “ritorno alle cose stesse“.

Lo “sguardo puro” della coscienza produce dati assoluti che vengono “intenzionalmente” riferiti a qualcosa che è reale e oggettivo, ma in senso “trascendente”. La coscienza è coscienza “di qualcosa”, ha cioè necessariamente un oggetto, e tale oggetto non può essere la realtà oggettiva (esistenza), bensì il dato assoluto (essenza). Grazie alla “riduzione fenomenologica“, il mondo intero è ridotto a pure essenze della cui empirica non ci si cura: la fenomenologia è per l’appunto “scienza dei puri fenomeni quali ci si donano incessantemente alla coscienza“.

Le universalità osservate tramite l’intuizione del fenomeno si intrecciano con la singolarità del vissuto. Ma la percezione è un vissuto che dura nel tempo e che incessantemente intreccia il presente con l’appena passato. Inoltre, su di essa influisce il ricordo dei passati più lontani. Per di più, la cosicenza – lungi dall’essere un inerte contenitore di fenomeni – concorre a costituire i fenomeni, ad esempio coi suoi atti temporali, con “atti categoriali” (i suoi giudizi, le sue categorie), e non di rado “atti immaginari” e simbolici.

L’approccio fenomenologico, nelle Costellazioni Familiari, consiste nell’osservazione del comportamento che i “rappresentanti” (ovvero persone che si prestano a dare un corpo e una voce a ciò che viene indagato) mettono in atto in uno spazio scenico predefinito. Grazie all’approccio fenomenologico, è possibile “mettere in scena” ogni aspetto della nostra realtà interiore ed esteriore (attraverso la collaborazione dei rappresentanti e dell’interpretazione metaforica della scena), e di osservare ciò che accade.

Aprendosi a tale approccio, ci si concentra su tutti gli eventi fenomenici che appaiono, senza giudicare e senza soffermarsi su uno in particolare. Questa tipologia di indagine richiede uno stato interiore privo di giudizi, preconcetti e intenzioni.

La più alta forma di intelligenza umana
è la capacità di osservare senza giudicare

Jiddu Krishnamurti

Fonte: http://www.costellazionifamiliariesistemiche.it/teoria/rupert-sheldrake-e-il-campo-morfogenetico

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Gabriele
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"L'Universo è puro Stile" non deve desiderare, non deve compiacere, non deve cercare approvazione. Sperimentandosi inevitabilmente migliora e non perché si vuole bene ma perché è l'unica cosa che può fare.

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