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Guglielmo Marconi Biografia e Invenzioni

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LA VITA DI MARCONI:

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Fisico e inventore italiano (Bologna 254\1874-Roma 207\1937) il giovane Guglielmo a dar retta al padre Giuseppe, poteva far tutto nella vita tranne che l’inventore. D’altra parte la madre Annie Jameson, intuì le capacità del figlio e spronò la sua attività di ricercatore. Marconi decise allora di costruirsi un laboratorio per dedicarsi alla sperimentazione delle sue idee.

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Così facendo riuscì a far funzionare il campanello di casa mediante la trasmissione di un segnale elettrico.
Grazie ad una lettura del fisico H.R.Hertz, aveva cominciato a lavorare sulle onde hertziane, costruendo un ingegnoso rilevatore di fulmini.

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Cosi, collegando un antenna ad un coherer e questo a campanello elettrico, il giovane Marconi poté costatare che ogni volta che scoccava un fulmine, anche a gran distanza, la suoneria entrava in funzione. Questa fu la prima delle grandi scoperte che porteranno Marconi a divenire il più gran fisico e inventore italiano.
L’appoggio incondizionato della madre permise al giovane Marconi di continuare i suoi esperimenti fino a quando riuscì a trasmettere segnali radiotelegrafici a distanze sempre maggiori nonostante la presenza di barriere naturali. Questo, rivoluzionò le teorie classiche sull’argomento, che sostenevano che i segnali elettromagnetici si potessero trasmettere solo in linea retta ed in assenza d’ostacoli fisici come una montagna, ad esempio. Compì i suoi studi a Bologna, a Firenze ed in seguito a Livorno dove cominciò ad interessarsi attivamente d’elettrotecnica. Da appassionato elettrotecnico Marconi iniziò i suoi esperimenti basandosi sulle proprietà fondamentali delle onde elettromagnetiche rese note in quegli anni da Maxwell e da Hertz. Nel 1895 trasmettendo radiazioni elettriche, ad una distanza di 2400 m, realizzò la prima stazione radiotelegrafica, scoprendo che le oscillazioni trasmesse potevano essere captate e rivelate da un’altra antenna e potevano superare ostacoli naturali, come in questo caso una collina.

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Nel 1896 si trasferì in Inghilterra e ottenne il brevetto per la sua invenzione del sistema telegrafico di trasmissione. In seguito al successo delle sue invenzioni si arrivò a fondare, nel 1900, la Compagnia Marconi grazie alla quale riuscì a dimostrare la possibilità di trasmettere radio-onde attraverso i continenti, superando l’ostacolo della curvatura della terra grazie alla presenza della ionosfera che agisce da specchio e riflette le onde elettromagnetiche. L’invenzione della RADIO gli conferisce il premio Nobel per la fisica (1909). Ottiene finalmente dei riconoscimenti anche in Italia dove nel 1914 viene nominato senatore a vita del Regno d’Italia; presidente dell’Accademia d’Italia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Accetta di appartenere al Gran Consiglio del Fascismo e che la sua invenzione venga utilizzata a scopo propagandistico dal regime per favorire la diffusione della radio nella sua patria. Nel 1935 diviene titolare della cattedra d’onde elettromagnetiche all’università di Roma, gli fu conferita la laurea in fisica honoris causadall’università di Bologna e dall’Oxford e Columbia University. Muore nel 1937 a Roma.

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…ORA LE RADIO-COMUNICAZIONI ERANO POSSIBILI…

1895 – 1995….cento anni nei quali la storia dell’Umanità é stata profondamente segnata da un’invenzione, quella della Radio, che un giovanissimo Guglielmo Marconi fece nei pressi di Bologna, sua città natale.
Hertz, inventando l’originalissimo oscillatore che porta il suo nome, scoprì le onde elettromagnetiche ipotizzate da Maxwell e Marconi, inventando un rivoluzionario “Oscillatore Verticale in Quarto d’Onda”, un vero e proprio “Radioricevitore”, scoprì, contro l’opinione sfavorevole delle accreditate teorie scientifiche, che le radiocomunicazioni erano possibili grazie anche, all’e sperimento “della collina”: Marconi pensò di utilizzare le onde hertziane a scopi di comunicazione (intuizione cui nessuno aveva minimamente pensato).

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In seguito il giovane, allora solo ventenne, trasformò la soffitta della villa di Pontecchio in un laboratorio, lavorando notte e giorno fra rotoli di filo di rame, sfere d’ottone, rocchetti di Ruhmkorff, tasti Morse e campanelli, realizzando i primi rudimentali apparecchi. I primi deboli segnali riuscirono a superare qualche centinaio di metri: dalla finestra dove era posto il TRASMETTITORE fino alla collinetta in fondo al giardino dove si trovava il RICEVITORE, i tre punti della lettera S viaggiavano nello spazio arrivando a destinazione, ed il colono Mignani sventolava il fazzoletto, indicando l’avvenuta ricezione. Marconi però voleva superare gli ostacoli del terreno e trasmettere fra due punto tra loro non visibili. Portò il ricevitore di là della collina, dove il Mignani con il suo fucile attese che il campanello del ricevitore suonasse tre volte. Dalla sua soffitta, Marconi premette per tre volte sul tasto del trasmettitore e gli rispose lontano un colpo di fucile…

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La trasmissione della voce umana, a distanza e senza fili, fu resa possibile da uno speciale amplificatore dei segnali (detto valvola termoionica), inventato da un collaboratore di Marconi e perfezionata da un americano.
Dieci anni più tardi i possessori di radio del mondo erano già alcuni milioni, e la fabbricazione di questi apparecchi costituiva uno dei maggiori settori della produzione industriale. Se questi apparecchi, abbastanza cari, fossero stati acquistai soltanto dai più ricchi, la loro diffusione sarebbe stata limitata. I più numerosi acquirenti furono invece proprio i meno ricchi, che non potendo permettersi concerti o teatri, con la radio avevano in casa svago e divertimento.

I PRIMI SERVIZI TELEGRAFICI E I PRIMI IMPIEGHI DELLA RADIO

Nel maggio del 1898 Marconi realizzò i primi apparecchi con circuiti sintonici atti a garantire l’indipendenza delle comunicazioni contemporanee di più stazioni (il futuro e famoso brevetto 7777) e nel luglio dello stesso anno effettuò il primo servizio radiotelegrafico giornalistico in occasione delle regate veliche indette dal Royal Yacht Club, trasmettendo la radiocronaca da un piroscafo a che era collegata a Dublino. Il 26 agosto per la prima volta fu chiesto soccorso per mezzo della telegrafia senza fili da parte di un battello; il 27 marzo Marconi realizzò il collegamento radiotelegrafico dall’Inghilterra alla Francia, alla distanza di 32 miglia.

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In settembre Marconi si recò negli Stati Uniti dove realizzò il collegamento tra gli incrociatori New York e Massachusetts della Marina Americana. In questo periodo Marconi perfezionò i suoi apparecchi allo scopo di vincere le difficoltà che si opponevano al superamento di distanze sempre maggiori, delle montagne ma soprattutto della curvatura terrestre, che gli scienziati di allora ritenevano insuperabile per le onde radio.Il 26 aprile Marconi ottenne lo storico brevetto inglese n° 7777 sui primi apparecchi sintonici. In ottobre terminò la costruzione della stazione di Poldhu (all’inizio funzionava da ricevente) in Cornovaglia, il più potente impianto di trasmissione radiotelegrafica mai costruito fino ad allora. Il 26 novembre 1901 Marconi accompagnato dai suoi assistenti PAGET e KEMPT s’imbarcò a Liverpool e raggiunse St. John’s a Terranova, dove costruì un’altra stazione radio: il 12 dicembre verso le 12,30, ora del luogo, Marconi ricevette i tre deboli segnali corrispondenti alle tre battute della lettera S dell’alfabeto MORSE.

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Base trasmittente in Cornovaglia dalla quale il 12 dicembre 1901 trasmise il codice morse della S. Sopra la collina si notano i quattro tralicci utilizzati per reggere l’antenna del trasmettitore.
Per molto tempo non fu possibile nessun collegamento e da Poldhu, via cavo, Marconi ricevette soltanto la scoraggiante parola convenzionale “standard“, ossia “non abbiamo ricevuto nulla“. Finalmente il 15 dicembre giungeva via cavo da Poldhu la parola “greentime” cioè “abbiamo ricevuto qualche segnale“, mentre il 18 la ricezione diventava chiara e la trasmissione era ormai assicurata nei due sensi: era stata operata la prima trasmissione bilaterale transoceanica.
Nel 1904 Marconi costruì l’oscillatore rotante, scoprì le proprietà direttive delle antenne orizzontali, ed iniziò ad usare la valvole termoioniche FLEMING. Nel 1905 brevetta le sue antenne orizzontali direttive, che permettevano un enorme aumento d’intensità dei segnali.

TRASMETTITORE:

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DESCRIZIONE DEL TRASMETTITORE DALLA CONFERENZA PRONUNCIATA DA MARCONI IL 2 MARZO 1899 A LONDRA IN UNA RIUNIONE:
“Se vogliamo superare grandi distanze e se non e’ necessario che i segnali siano trasmessi in un sola direzione definita, io utilizzo per la trasmissione un dispositivo, illustrato dalla figura, nel quale due piccole sfere sono collegate rispettivamente l’una alla terra e l’altra ad un conduttore verticale, che chiamerò aereo.
Se invece è necessario dirigere il fascio dei raggi in una data direzione io preferisco far uso di un dispositivo simile all’oscillatore di Righi.
Il trasmettitore funziona nel seguente modo: quando si preme il tasto, la corrente della batteria aziona il rocchetto, che carica le sfere dell’oscillatore di Righi o il conduttore verticale, che si scarica a sua volta.
La scarica e’ oscillante; com’e’ facile comprendere, abbassando il tasto per intervalli brevi o lunghi, si possono emettere brevi o lunghe successioni di onde, che, influenzano il ricevitore, producono in esso, secondo la loro durata, degli effetti brevi o lunghi, permettendo in questo modo la riproduzione dei segnali Morse o altri segnali emessi dalla stazione trasmittente.”

RICEVITORE

DESCRIZIONE DEL RICEVITORE DALLA CONFERENZA PRONUNCIATA DA MARCONI IL 2 MARZO 1899 A LONDRA IN UNA RIUNIONE:
Uno degli elementi principali del mio ricevitore e’ il tubo sensibile: esso consiste in un piccolo tubo di vetro, nel quale vengono introdotti e fissati due poli metallici. Questi poli sono separati l’uno dall’altro da un piccolo spazio, parzialmente riempito da una miscela di limatura di nickel e di argento. Questo coesore è inserito in un circuito di cui fan parte una pila ed un relé, inserito a sua volta in un altro circuito di cui fan parte un decoesore ed un apparato registratore.

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Un estremo del tubo è connesso alla terra, l’altro ad un conduttore verticale simile a quello del trasmettitore. Tutti di dispositivi elettro-magnetici del ricevitore hanno in parallelo resistenze in modo che non vi siano scintille sui contatti e brusche perturbazioni. Ho costatato che se mancano tali resistenze, si hanno disturbi. Tra il coesore ed il relè sono inserite piccole induttanze di blocco. Esse obbligano la corrente oscillante,a traversare il coherer anziché consumare la propria energia nel traversare il circuito dell’avvolgimento.
Le oscillazioni indotte dalla radiazione proveniente dall’oscillatore agiscono sul tubo sensibile : così il circuito viene ad essere chiuso e la corrente della pila fa funzionare il relè. A sua volta il relè fa passare la corrente di un’altra batteria r più grande attraverso il martelletto che e’ disposto in modo da battere sul tubo e scuotere la limatura in esso contenuta. L’apparecchio registratore segnerà un punto sulla striscia.Il risultato pratico e’ che il ricevitore funziona fin che viene abbassato il tasto nella stazione trasmittente.

PREMIO NOBEL

Alcune parole sulla comunicazione radio nella conferenza tenuta alla Reale Accademia Svedese delle Scienze, Stoccolma, 11 dicembre 1909, in occasione del conferimento a Marconi ed a Braun del Premio Nobel.
“Le scoperte relative alla propagazione delle onde elettriche a grande distanza e le applicazioni della telegrafia attraverso lo spazio, che mi hanno procurato l’alto onore di dividere il Premio Nobel per la Fisica, sono in gran parte la conseguenza le une delle altre. L’utilizzazione delle onde elettriche per le comunicazioni telegrafiche senza filo fra regioni della Terra fra loro distanti, e le esperienze, che ho avuto la fortuna di poter svolgere su scala più vasta di quanto non sia ottenibile negli ordinari laboratori, hanno reso possibile di studiare fenomeni e di costatare risultati spesso nuovi e inattesi. Nel tracciare brevemente la storia del mio contributo alla realizzazione della radiotelegrafia, debbo dire che non ho mai studiato in modo regolare la Fisica e l’Elettrotecnica, per quanto fin da ragazzo abbia nutrito il più vivo interesse per questi argomenti. Il valore pratico di questa innovazione non fu compreso per un considerevole periodo da numerosi fisici e i risultati da me ottenuti vennero erroneamente attribuiti all’accuratezza nei dettagli di costruzione del ricevitore e all’impiego di considerevoli quantità di energia.Altri non trascurarono il fatto che un cambiamento radicale era stato introdotto portando queste capacità alte dal suolo e la terra a far parte degli oscillatori ad alta frequenza e dei ricevitori.”

Fonte: http://itisravenna.dyndns.org/nobel/marconi.doc

Biografia di Guglielmo Marconi

Nacque a Bologna il 25 aprile 1874. Figlio di Giuseppe Marconi, un proprietario terriero vissuto nelle campagne di Pontecchio (BO). Vedovo con un figlio conobbe una giovane irlandese Annie Jameson, nipote del fondatore della storica distilleria Jameson & Sons in visita in Italia per studiare bel canto. Se ne innamorò e la sposò il 16 aprile 1864 a Boulogne-sur-Mer (FRANCIA). Nel 1909 Guglielmo Marconi fu il primo Italiano a vincere il Premio Nobel per la Fisica: anche se ottenuto in giovane età – Marconi aveva 35 anni – quel premio giunse al termine di un programma straordinariamente intenso di lavoro durato poco meno di 15 anni. Tutto era iniziato nel laboratorio della casa paterna – Villa Griffone, situata sulle colline bolognesi – con i primi esperimenti di telegrafia senza fili, ma poi teatro del periodo pionieristico delle radiocomunicazioni furono le coste Atlantiche: la Gran Bretagna fu la seconda casa dell’inventore ma fu la prima dell’imprenditore Marconi, l’Irlanda – terra da cui proveniva la madre – ospitò importanti stazioni per i primi collegamenti transatlantici, il Canada e gli Stati Uniti videro trionfare il giovane visionario italiano che tra il 1901 e il 1903 riuscì – tra polemiche, scetticismo e grande meraviglia – a ricevere i primi segnali radiotelegrafici che avevano superato quell’enorme ostacolo naturale che era appunto l’Oceano Atlantico.
Una tappa fondamentale fu l’inaugurazione del primo regolare servizio pubblico di radiotelegrafia attraverso l’Atlantico, nell’ottobre del 1907. Il radio soccorso diede eccezionale prova in occasione del salvataggio dei passeggeri a bordo del transatlantico Republic nel gennaio 1909, nel quale grandi meriti ebbe l’operatore radiotelegrafico Binns che lavorava per la Compagnia Marconi. E proprio in quell’anno iniziato con i clamori di quel salvataggio Marconi vinse – condividendolo con lo scienziato tedesco Karl Ferdinand Braun – il Nobel per la Fisica “a riconoscimento del contributo dato allo sviluppo della telegrafia senza fili”.
La carriera di Marconi durò ancora a lungo e in decine di occasioni egli fu celebrato in quanto simbolo vivente delle radiocomunicazioni, ma non vi è dubbio che il conferimento del Premio Nobel fu un momento fondamentale per un personaggio che aveva avviato, a soli 21 anni, una vera e propria rivoluzione nelle telecomunicazioni e che dedicò l’intera carriera agli sviluppi della Radio combinando doti scientifiche e qualità imprenditoriali, grandi intuizioni e straordinaria determinazione.
Queste caratteristiche costituiscono oggi, a un secolo di distanza, un esempio di grande positività in tempi di serrata competizione globale. E’ questo un elemento che rende il personaggio Marconi assai interessante in un’epoca contrassegnata da tecnologie riconducibili agli sviluppi della sua invenzione. L’attualità del Marconi inventore e imprenditore e la grande importanza delle radiocomunicazioni nella nostra vita quotidiana costituiscono motivi fondamentali per la preparazione di un programma di iniziative che culmini con l’appuntamento del centenario del conferimento a Marconi del Premio Nobel che cadrà nel dicembre 2009. Il programma che la Fondazione Marconi sta mettendo a punto rappresenta una grande occasione per l’Italia e le sue istituzioni scientifiche, per il territorio di origine di Guglielmo Marconi e naturalmente si avvarrà di prestigiose collaborazioni internazionali per celebrare un personaggio cosmopolita la cui invenzione e i relativi sviluppi di essa – vale la pena sottolineare – rappresentano un potente strumento a disposizione dell’umanità.

 

Evoluzione dell’invenzione di Marconi

Guglielmo Marconi aveva fatto i primi esperimenti di trasmissione a distanza nel 1895 e ottenuto un collegamento fra l’Inghilterra e la Francia nel 1897. Nel 1901 realizzò la prima trasmissione transoceanica, che apriva la via alle comunicazioni su scala “globale”; si trattava di telegrafo in codice “digitale” (alfabeto Morse) – e non era broadcasting, comunicazione diffusa: né Marconi né altri in quel periodo avevano immaginato che potesse nascere qualcosa come la radio.
Le “radiodiffusioni” sono un concetto completamente diverso dal “telegrafo senza fili” e si svilupparono vent’anni più tardi: la prima emittente radiofonica nacque nel 1920 negli Stati Uniti mentre negli anni seguenti la radio si diffuse in Europa (in Italia nel 1924) diventando così un mezzo di comunicazione di massa: il grande pubblico si forniva di apparecchi riceventi con cui seguiva i programmi radiofonici trasmessi dalle poche emittenti allora esistenti. E’ evidente quindi che a pochi soggetti attivi corrisponde una massa assai numerosa di ascoltatori passivi.
In America, e soprattutto negli Stati Uniti si svilupparono presto un gran numero di emittenti che si finanziavano con gli introiti delle pubblicità. In Europa invece vigeva il monopolio pubblico: una compagnia statale era addetta alla fornitura del servizio radiofonico e si finanziava grazie al contributo dei cittadini riscosso sotto forma di “abbonamento” (analogamente all’attuale canone RAI). In Italia durante il periodo fascista il servizio era affidato alla URI (Unione Radiofonica Italiana) che iniziò ufficialmente la sua attività nell’ottobre 1924.
La radio svolse un importantissimo ruolo  di informazione di massa durante la seconda guerra mondiale soprattutto in Italia dove all’inizio della guerra erano diffusi poco più di un milione di apparecchi: nonostante la ridotta diffusione di apparecchi radiofonici il popolo si sentiva direttamente partecipe di eventi che solo pochi potevano vedere di persona. Negli Stati Uniti il presidente Roosevelt pronunciò molti suoi discorsi alla radio in modo da assicurarsi una campagna politica capillare; in Italia il 9 maggio 1936 Benito Mussolini pronunciava il “discorso di proclamazione dell’Impero fascista” che passò alla storia come più alto successo propagandistico del fascismo: per l’occasione furono posti degli altoparlanti nelle più grandi piazze d’Italia in modo da permettere anche a chi non avesse apparecchi radiofonici di ascoltare il discorso.
Oltre al ruolo di informazione e politico la radio diventò la colonna sonora di milioni di persone con la musica, i varietà e le trasmissioni radiofoniche di intrattenimento.
Nel corso degli anni trenta fu messa a punto la tecnologia della televisione e  cominciò la diffusione dei primi apparecchi televisivi. Nel 1938 la seconda guerra mondiale era ormai alle porte quando in Italia furono realizzate le prime trasmissioni televisive sperimentali; lo sviluppo di questo nuovo mezzo di comunicazione si arrestò temporaneamente durante il conflitto mentre la radio ebbe un boom inaspettato. Dopo la guerra la televisione ebbe rapidamente il successo che meritava e nel 1954 si ebbero le prime trasmissioni televisive anche in Italia.
Col passare degli anni la televisione ha assorbito dalla radio tutte le forme di comunicazione esistenti: cinema, musica, teatro e intrattenimenti di piazza valorizzando così anche gli aspetti più umili della cultura popolare e proponendosi come la naturale evoluzione della radio stessa mentre il cinema perdeva sempre di più il suo pubblico.
Nel frattempo la radiofonia non fu completamente soppiantata (come qualcuno ipotizzò all’avvento della televisione) ma assunse funzioni diverse: perse il suo carattere familiare divenendo così mezzo di comunicazione individuale: la scoperta dei semiconduttori e il progredire delle tecnologie permise la realizzazione di apparecchi portatili mentre il pubblico diventava molto variabile a seconda delle fasce orarie, analogamente a come accade oggi per la televisione.
La casa non era più un luogo di raccoglimento protetto dalla comunicazione pubblica, che fino ad allora aveva come teatro la piazza, ma era costantemente collegata con il resto del mondo attraverso la rete telefonica, e poteva accogliere i messaggi più disparati dalla televisione e dalla radio.

Autore: Simone A. D’Auria

http://skuola.tiscali.it/sezioni/tesine/tesina-radio.doc

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