Sunday, 16/12/2018 UTC+2
IL SAPERE
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Giordano Bruno, Immaginazione e Magia

Giordano Bruno, Immaginazione e Magia

L’uomo degli inizi, non essendo in grado di avvolgere la realtà, pur desiderando di trovare il proprio posto nell’universo, si è rivolto all’animismo, come strumento dell’immaginazione, creando così un universo simbolico, oltre, vicino e alcune volte anche contro l’universo reale. Tramite l’animazione, la personificazione e l’iperboleggiare dello sconosciuto, l’uomo è arrivato gradatamente alla magia, alla religione e alla letteratura; l’apparente libertà alla conquista dello spazio immaginario imponeva praticamente una serie di regole, di tabù e di interdizioni magico – religiose che sono state alla base della grande scuola di disciplina dell’umanità appena uscita dall’animalità. La lingua fu la sorgente comune per la magia, la religione e la letteratura, attività puramente immaginative dal punto di vista del concetto; le formule fisse e soprattutto le formule magiche che non tolleravano alcuno sbaglio se si teneva conto dell’efficienza del rito, hanno costretto gli uomini a trovare mezzi mnemotecnici sicuri, cosicchè si potrebbe affermare di essere arrivati prima della nascita della poesia, alla versificazione, alle sequenze ritmiche che hanno permesso la fluidità del discorso. Il montaggio del rito faceva diventare il mago stesso, drammaturgo, regista e attore, insomma, un uomo di teatro avant la lettre. Dall’altro canto, le preghiere religiose hanno lasciato più spazio all’immaginazione, all’improvvisazione, alla creazione poetica alla quale si poteva arrivare sotto l’impulso delle necessità profonde e delle forti emozioni. Il tema dell’immaginazione e della fantasia ha rappresentato una preoccupazione costante per i filosofi che hanno riconosciuto in esso sia la funzione cognitiva, sia che hanno trovato in esso un ostacolo sulla strada della conoscenza della verità. Aristotele appartiene alla prima categoria, sorprendendo in “De anima” il legame indistruttibile tra immaginazione e sensazione (nota l’etimologia della parola “phantasia” da “phaos”, che significa “luce”, e “senza luce non si può’ vedere”; Platone appartiene alla seconda categoria, prendendo l’immaginazione per una perdita di se stessi, perdita che permette l’accesso a quello che non si mostra a tutti i mortali: “I poeti, ciechi nel mondo visibile, vedono l’invisibile (Guido de Rosa, Il concetto dell’immaginazione nel pensiero di Giordano Bruno). Da Giordano Bruno, il tema dello spirito fantastico prende un posto centrale, con la sintesi delle posizioni dei due filosofi, diventando cosi la facoltà intermediaria tra sensibilità e intelletto, come origine comune di entrambi. La ragione umana, come ragione sensibile con radici immaginative, apre sempre nuovi orizzonti cognitivi, fra i quali l’orizzonte della mnemotecnica, che ci permette l’analisi del ruolo dell’immagine e dell’immaginazione nel pensiero, nel conoscimento e nello sviluppo della funzione simbolica del linguaggio. L’immaginazione è vista come potere cognitivo, mentre l’immagine mentale e messa in relazione con la psicologia della personalità “ispirata”; dunque, l’arte della memoria appare come una tecnica di manipolazione dei fantasmi e si fonda sul principio aristotelico della precedenza della fantasia sulla parola e dell’essenza fantastica dell’intelletto. Preoccupandosi dell’allenamento dell’immaginazione nella direzione delle arti occulte della memoria, Giordano Bruno perpetua una tradizione rinascimentale, che proveniva dal rinascimento ermetico, visto che l’esperienza religiosa dello gnosticismo ermetico consisteva nella riflessione dell’universo nella propria mente o memoria. A questo stato si poteva arrivare soltanto in seguito alla convinzione che la mente umana fosse divina in sè e dunque in grado di riflettere la mente divina. D’altra parte, il riconoscimento di una mens super omnia oltre alla mens insita omnibus rappresenta una delle concessioni che Bruno fa alla trascendenza; sostiene, invece, la mens insita omnibus alla quale si può arrivare tramite la ragione, e non la mens super omnia, la quale, trovandosi al di sopra di tutto, può essere assimilata soltanto tramite la fede. Le sue parole, lontano da essere un’espressione del misticismo, mettono in risalto l’unità che l’uomo riesce ad acquistare tramite la ragione nell’insieme dei fenomeni, e non tramite la mente suprema che esisterebbe oltre, secondo la credenza. L’educazione della memoria magica, che riflettere il mondo, diventa in Bruno una tecnica per acquistare una personalità da mago, da mago convinto di poter manipolare lui stesso un individuo oppure una collettività, un mago capace di invocare la presenza di esseri invisibili ricorrendo soltanto agli strumenti dell’immaginazione e alla conoscenza dei legami (vincula) giusti. Per poter eseguire il suo sogno di diventare il Padrone dell’universo, capace di disporre su natura e società, il mago deve stabilire un contatto con il sacro, riattivando le forze e le capacità psichiche ed immaginative eclissate dal razionalismo del logos. Tramite la magia, era capace di elaborare un modo di pensare in grado di esprimere il mondo dall’aldilà, al quale apparteniamo volens o nolens, cioè il mondo del sacro. Basandosi sull’osservazione che l’uomo sia l’unico essere sulla terra capace di essere felice o infelice a causa delle proprie fantasmagorie, il “mundus immaginalis” del Rinascimento ha sviluppato una cultura del fantastico la quale, conferendo un’immensa importanza ai fantasmi suscitati dal senso interno, ha favorito l’esercitazione della facoltà umana di operare attivamente sopra i fantasmi o con i fantasmi “che venivano trasmessi dall’apparecchio fantastico del mittente a quello del ricevente” (Culianu), con l’unica condizione di credere nell’efficienza della magia che veniva applicata, certamente, partendo dalla premessa che la felicità oppure l’infelicità non sono che fatti interni, di coscienza, dunque soggettivi. Gli implicati partecipavano tramite l’ascolto, l’immaginazione ed il vivere interno all’azione magica, per riacquistare la fiducia nelle proprie forze, nella possibilità di lottare e di vincere. Con il suo aiuto diventava tutto possibile; si è sentito, dunque, il bisogno di stabilire un limite fra quello che era lecito e quello che non lo era nella magia, differenziando così la magia bianca dalla magia nera, oppure la magia spirituale dalla magia demoniaca. G. Bruno differenzia anche lui la magia naturale dalla magia transnaturale (oppure demonomagia). Siccome l’interesse di questa relazione è indirizzato sulla magia naturale, mi fermerò pochissimo sulla demonomagia. derivata dalla sovrapopolazione dello spazio, inaccessibile alla percezione repentina, con le personificazioni iperbolizzate di numerosi dei o demoni dell’aria, dell’acqua o della terra, frutto dell’immaginazione umana spaventata davanti allo sconosciuto. La natura, ai tempi del Rinascimento, era invasa da queste creature immaginarie, che suscitavano passioni individuali, che determinavano disastri cosmici oppure, nel miglior dei casi, azionavano costringendo naturalmente (sonno, desideri erotici) quelli che gli si opponevano. L’intento di rabbonirle con le preghiere e i sacrifici ha portato allo sviluppo della religione, mentre quello di manipolarle o di ottenere la loro indifferenza, alla magia. Bruno, vedendo in queste creature spiriti invisibili che hanno la capacità di azione sul. senso interno, portando ad allucinazioni visive ed auditive, distingue cinque classi di demoni, in una gerarchia dalla bruta animalia, agli dei (De Magia, III). In base agli strumenti e ai metodi, lui identifica nove tipi di magia, suddivisi in tre categorie: magia physica, matematica e divina, tra le quali la prima e l’ultima sono benefiche e la seconda. da caso a caso, potendo essere sia benefica, che malefica. Alla magia physica corrisponde il mondo naturale, fisico (fuoco e acqua), alla seconda, la ragione (luce e buio) e alla terza categoria, l’archetipo (l’amicizia e lotta). Prendendo le sue precauzioni contro gli attacchi dei monaci, il nolano condanna le forme di magia che agiscono tramite i demoni e, per rivendicare la dignità della magia davanti alla sua demonizzazione da parte dei preti ignoranti, non esita ad aprire una sottile polemica contro l’oscurantismo di Malleus Maleficarum, provocando una discussione semantica intorno alle parole “mago” e “magia”. “Si è detto che il mago è uno stupido e cattivo stregone, che ha ottenuto, tramite il patto col demone cattivo, la possibilità di fare del male o di gioire di certe cose. Questo parere non si incontra nei filosofi o nei filologhi (apud gramaticos), ma negli infagottati in cappuccio (incappucciati), venendo prelevata dai catechismi per gli ignoranti e per i preti assonecchiati” (De magia. III). Il mago di Bruno non può essere associato in nessun caso ai classici stregoni che provocavano o si provocavano un “sogno della ragione partoriente dei mostri” con l’aiuto degli allucinogeni , che risuscitavano i fantasmi oppure i demoni. Per lui, il mago e un saggio con capacità pratiche; non si confonde neppure con i maghi che facevano talismani, preparavano pozioni magiche o farmaci; per lui, la magia significa conoscenza, scienza. “Il mago studia la natura, si appropria delle sue regole e poi, sulla base di queste conoscenze, riesce ad anticipare gli avvenimenti materiali. Su questa linea di un sapere qualitativo e non quantitativo, Ernst Bloch colloca tantissimi altri autori che pur muovendosi in un terreno pre-scientifico, hanno contribuito a creare i presupposti per la vera ricerca scientifica”. “De vinculis” rappresenta un vero manuale pratico del mago, che può diventare un buon manipolatore, nel momento in cui coscientizza il significato dei “vincula”, le specie di “vinculum”, e le condizioni in cui essi vengono applicati su un soggetto oppure su una collettività, le regole generali secondo le quali i soggetti possono essere divisi. L’azione magica si può realizzare tramite contatto diretto (virtualem o potentialem), tramite suoni (voce, canto, formule ritualiche) e tramite figure, in grado di esercitare il loro potere sull’udito o sulla vista, imprimendo, così, sull’ immaginazione “piacere o disgusto, attrazione oppure avversione”. Ma la vista o l’udito sono soltanto porte secondarie attraverso cui il mago (animarum venator) può introdurre “i legami , “i concatenamenti” , in quanto la porta principale (porta et praecipuus aditus) della magia resta la fantasia, raddoppiata però dall’intervento della facoltà cognitiva. Una prima condizione che s’impone è quella del manipolatore, che si deve difendere dal controllo che gli altri possano esercitare su di lui, rimanendo immune a qualsiasi emozione provocata da stimoli esterni tramite un controllo totale della propria immaginazione. Un’altra è la credenza, il legame dei legami (vinculum vinculorum), ma Bruno afferma che “è necessario che l’operatore possieda una credenza attiva e il paziente una credenza passiva”. Generalmente, la sua influenza si realizza più facilmente sulla moltitudine di gente, motivo per cui qualsiasi religione rappresenta una forma di manipolazione della gente, utilizzando tecniche efficienti per dirigere l’immaginazione dei gruppi ignoranti, direzionando le loro emozioni verso l’autosacrificio. Bruno non ha l’intento di criticare la religione, ma soltanto di demolire i suoi meccanismi, trovando le masse disposte ad accettarla e ricevere il messaggio per convertirsi; dimostrando come si può dominare la moltitudine di gente, lui anticipa le ricerche di Gustave Le Bon (“Psicologie des foules” ) e di Freud in questo campo. A livello dell’eros, le specie di vinculum si differenziano in base al ricevente dell’affetto, in quanto si decidono i rapporti tra i membri della famiglia , tra gli amici, tra le persone che appartengono o meno allo stesso genere, della stessa età o che occupano la stessa posizione sociale. “In generale, l’uomo è più libero nella scelta dei legami rispetto agli animali” . Bruno stabilisce, dunque, alcune regole generali che agiscono a livello del subconscio nel momento in cui realizza legami fra i soggetti, tenendo conto dell’età, del carattere, della fisionomia e della posizione sociale. I bambini, gli adolescenti e gli adulti reagiscono in modo diverso alle seduzioni erotiche. Fra i quattro temperamenti, i malinconici, dotati di una fantasia più forte, sono meno stabili sul piano affettivo e prendono in considerazione il proprio piacere, e non il perpetuarsi della specie. Altrettanto instabili sono anche “i soggetti con una fisionomia somigliante al capro (con tibia fragile, naso prominente e curvato), quelli della specie dei satiri, dediti ai piaceri, all’allegria”. Per quello che riguarda i rapporti sociali, ai superiori piacciono essere lusingati, cosicchè i subalterni , per legarli, devono “lodare le virtù mediocri, attenuare i vizi, scusare quello che non è proprio scusabile, trasformare i difetti in pregi”. Sembrano parole prese dal “Principe” di Machiavelli, con l’unica differenza che Bruno si occupa della manipolazione psicologica in generale, mentre Machiavelli si occupa della manipolazione politica. Il suo operatore sa che qualsiasi essere, anche senza consapevolezza, appartiene a una rete intersoggettiva, partecipando così a un processo magico e, osservando questi rapporti, aziona nella direzione di una migliore conoscenza del soggetto e dei suoi desideri, per poter realizzare il legame o per poterlo manipolare. Lo psicanalista è il prototipo moderno del manipolatore bruniano che rappresenta anche nella società contemporanea una figura chiave, agendo anche lui a livello dei rapporti intersoggettivi nel campo della sociologia o della psicologia. “Il mago si occupa oggi delle relazioni pubbliche , di propaganda, di indagini sociologiche e di mercato, di pubblicità, di informazione, contro-informazione, disinformazione. Così la magia non è scomparsa in quanto le sue promesse (ottenere la luce, spostamento rapido da un posto all’altro, comunicazione a distanza, il volo, la grande capacità di memorizzazione) sono state messe in pratica della tecnica (l’elettricità, i trasporti, il telefono, la radio e la TV, l’astronautica e il computer). Molti testi letterari testimoniano il fatto che tutte queste scoperte furono percepite inizialmente dalla gente semplice come fatti del diavolo e accettate con paura, con una certa ostilità. Lo spazio del sacro si limita sempre di piu per l’uomo moderno che vede nella religione un atto di abdicazione e di sottomissione, dovuto al sentimento dell’inferiorità dell’uomo. La magia, al contrario, è stata e continua ad essere, con la sua nuova formula tecnica, un atto di audacia, di confronto e di soggiogamento del sovrannaturale alla realtà. Bruno, in grado di intuire questo sviluppo, convinto delle verità affermate, sopravvive oggi, gridando oltre i secoli ai giustizieri, con una straordinaria superbia intellettuale: “Credo che in questo attimo siate voi ad avere più paura pronunciando questa sentenza, che me, ascoltandola!”

Fonte: esoterismografico.blogspot.com

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Ricerco i fondamenti culturali nella spiritualita' e nelle religioni. Al di fuori da ogni connotazione e convenzione sociale, cerco modelli alternativi per migliorare il dialogo, anche attraverso la valorizzazione delle diversita'.

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