Saturday, 19/10/2019 UTC+2
IL SAPERE
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Esseri Privi di Spirito

Esseri Privi di Spirito

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                   Premessa

Sviluppai, per la prima volta, l’idea delle persone vuote nel 1999, dopo aver
compiuto una serie di ricerche sulla sociopatia e psicopatia, condizioni che la
cultura medica definisce “Disturbi da Personalità Antisociale”. Espressioni come
senza cuore esenz’anima, le quali possono sembrare puramente retoriche, nella
mia esperienza travalicavano l’allegoria e apparivano letteralmente vere.
Conobbi una persona, i cui occhi erano come vuoti, e i cui modi denotavano una
essenza molto superficiale. Alla fine, mi resi conto che tali condizioni erano
presenti anche in alcuni soggetti che non apparivano sociopatici, in quanto la
loro assenza di cuore era mascherata da una facciata di buon adattamento
sociale. In altre parole, ciò che la psichiatria definisce “Disturbo da
Personalità Antisociale” è solo la più estrema, criminale, sciatta
manifestazione di una condizione che, in molti altri casi, si manifesta invece
in modo socialmente accettabile e meno incriminante. Ed è proprio grazie alle
convenzioni sociali, che persone vuote di questo tipo possono mimetizzarsi tra
la popolazione. Ma cosa manca loro? La risposta è chiara se osserviamo da vicino
i loro comportamenti e la qualità delle loro risorse interiori e della loro
coscienza.

Caratteristiche comportamentali e psichiche

Il loro comportamento tende verso un disinvolto, superficiale, egoistico,
narcisistico, mondano, aggressivo materialismo. A volte questi tratti si celano
sotto una lucida facciata sociale, ma chiunque prestando un minimo di attenzione
può “scorgerli” oltre il travestimento. Mancano di individualità, di pensiero
indipendente, e sono fortemente sbilanciate verso una mentalità da gregge.
Dimostrano di non possedere la comprensione di qualsiasi cosa si ponga al di
fuori della sfera materiale dei cinque sensi, e non nutrono alcun interesse
verso le questioni metafisiche, eccetto che sotto forma di accessori che
fruttino magari un tornaconto sociale. Appaiono inoltre incapaci di empatia, di
coscienza e di reale spirito di sacrificio.

Tuttavia, sono in grado di allestire uno spettacolo di apprensione o altruismo
per fini di manipolazione. Ad esempio, lacrime di coccodrillo per suscitare
simpatia, o gesti altruistici per ricavare un tornaconto. L’esame della loro
psiche rivela, inoltre, qualcosa di interessante. Vi è una certa semplicità,
basilarità ed inerzia nella loro essenza, anche quando gli intelletti sono
sviluppati. A differenza di altri individui la loro energia cosciente è diffusa,
sorda, vacua e amorfa piuttosto che solida, frizzante e concentrata. Insomma, le
loro menti sono come castelli di sabbia identici a castelli reali, e c’è
qualcosa di animalesco e grezzo che pilota i loro corpi. Manca loro la
“cosciente consapevolezza di sé” che gli esseri umani dovrebbero avere, ma
sembrano invece possedere una consapevolezza simile a quella di piante o
animali. Esiste infatti una differenza importante tra la semplice consapevolezza
e la consapevolezza di sé.

Spirito: il fattore mancante

Il fattore mancante è ciò che conferisce ad un essere umano
l’auto-consapevolezza e la capacità di ideali e di valori trascendenti. Tutto
ciò va oltre meri fattori biologici, come disfunzioni cerebrali, geni difettosi
o fattori culturali, come, ad esempio, una cattiva educazione. Il problema qui
riguarda la consapevolezza nell’utilizzo della macchina biologica. Quella
percezione intuitiva o chiaroveggente che coinvolge fattori metafisici.

Come potremmo, allora, definire tale superiore fattore di coscienza assente in
alcune persone? Di solito viene chiamato Anima, definizione che tuttavia ha
causato troppa confusione in passato. Alcuni infatti non hanno familiarità con
la definizione di “assenza di anima” e tendono a confonderla con la totale
“assenza di coscienza”. In realtà l’espressione esprime una assenza “di
coscienza individualizzata”.

No, queste persone in realtà sono in possesso di energia animica in virtù
dell’essere vivi, ma tale energia non è intrisa di vera sensibilità e
consapevolezza di sé. Quindi definirò tale scintilla “Spirito” e la descriverò
come segue: “Lo spirito è il nucleo della coscienza individuale, aspetto
permanente del proprio essere che rappresenta il vero Sé, ed accumula esperienze
e saggezza spirituale nel corso di tutta la vita, sopravvive alla morte fisica e
si reincarna per continuare a crescere verso il compimento del proprio
potenziale”.

E’ la scintilla divina, la sede del libero arbitrio, il frammento olografico del
Creatore che risiede al centro dell’Essere, l’osservatore interiore cosciente in
grado di osservare anche la propria auto-osservazione. Purtroppo, sembra che non
tutti gli esseri umani siano dotati dello spirito. Chi ne è sprovvisto non
possiede consapevolezza di sé, individualità, saggezza, empatia, intelligenza
creativa, o coscienza. Ciò che conferma ulteriormente questa ipotesi è che, come
verrà discusso in seguito, nelle loro vite si può osservare una totale assenza
di sincronismo, di sogni simbolici, di lezioni spirituali, di crescita
dell’anima e di karma.

Ciò sembra piuttosto plausibile, dal momento che costoro non posseggono
quell’elemento permanente che sopravvive alla morte e si reincarna, e che trae
giovamento dalle esperienze appena elencate. Sono esseri “temporanei” la cui
conoscenza si costituisce poco prima della nascita e si dissolve subito dopo la
morte. Se così fosse sarebbe comprensibile come mai costoro non recepiscano le
cosiddette “lezioni di vita” (spirituale). In assenza di un elemento di
congiunzione con le loro esistenze passate, in assenza di un Sé superiore,
costoro non possono nutrire alcun interesse per ciò che trascende la loro
attuale esistenza mortale. Pertanto è da attendersi che tali individui siano
particolarmente materialisti e mondani nelle loro ambizioni; un fattore
confermabile mediante semplice osservazione. Con questo non si vuole
assolutamente affermare che chiunque sia un po’ frivolo, mondano o materialista
sia da annoverare tra le persone prive di spirito.

Altri fattori: corpo e anima

Come possiamo capire meglio tutto questo? Attraverso l’analisi dei vari fattori
e il modo in cui si combinano per formare un essere, siamo in grado di cogliere
le numerose differenze e similitudini tra esseri umani dotati di spirito ed
esseri umani senza spirito.

A parte lo spirito, esitono altri fattori, ovvero: corpo ed anima. L’anima è
l’interfaccia fisica-energetica tra corpo e spirito. Gli occultisti suddividono
l’anima in corpo eterico ed astrale. Le persone ‘vuote’, come abbiamo detto,
sono dotate di corpo ed anima, ma mancano di spirito. Ciò detto, è evidente che
esse posseggano qualche tipo di energia cosciente, tuttavia è assente in loro il
nucleo permanente che sopravvive ed è presente in tutte le incarnazioni.

L’anima è costituita da due componenti, l’eterico e l’astrale. Il fattore
eterico è un campo quantistico di spinta che preserva il corpo fisico dalla
disintegrazione entropica. Oppure, per dirla più semplicemente, è energia vitale
che impedisce al corpo di decomporsi. Il fattore astrale è più astratto e
intangibile: funziona come la sede dei sentimenti e delle passioni. I sentimenti
non sono solo reazioni chimiche neurologiche, sono piuttosto energie vivide
residenti da qualche parte nel mezzo; quella zona a metà strada tra il fisico ed
il metafisico, è ciò che si dice componente astrale dell’anima.

Il corpo è lo strumento biologico attraverso cui interagiamo con il nostro
ambiente fisico. Ogni corpo si manifesta con le proprie peculiari
predisposizioniereditarie, istinti ed algoritmi comportamentali impressi in esso
attraverso la programmazione sociale. Tali influenze deterministiche convergono
per creare una sorta di “intelligenza artificiale” che governa il corpo, così
come un pilota automatico può governare un aeroplano. Tale intelligenza
artificiale è definita ego e il suo scopo primario è quello di garantire la
sopravvivenza del corpo, attraverso l’ottimizzazione del suo comportamento
rispetto all’ambiente circostante, fisico e sociale. In altre parole, sono i
condizionamenti esterni a programmare l’ego, affinché esso possa garantirsi la
sopravvivenza nello stesso ambiente da cui provengono i condizionamenti.

Ma l’ego non è in possesso di una vera e propria coscienza. E’ solo un
“software” che simula una identità vivente, e che controlla per via neurale (ed
eterica) un hardware. Essendo solo un software, il suo unico scopo è quello di
effettuare una serie di calcoli meccanici relativi alle situazioni contingenti,
così che – anziché soffermarsi a riflettere su di esse profondamente e
consapevolmente – possa rispondere in tempi brevi alle situazioni esterne.

Le funzioni dell’ego sono dunque come un software deputato all’automatizzazione
delle interazioni con gli altri esseri umani, e alla dotazione di una maschera
identitaria programmata dalla nascita e consona all’ambiente locale. Il problema
è che mentre l’ego è un fattore del tutto appartenente al passato, lo spirito si
pone al di fuori del tempo lineare. Il primo è completamente deterministico, il
secondo è completamente non deterministico. Il primo è un prodotto della
materia, il secondo una condensazione permanente di coscienza. I due fattori
sono governati da impulsi che spesso si pongono in netto contrasto, dal momento
che uno agisce nel senso della materialità; l’altro nel senso della
spiritualità.

La nostra coscienza quotidiana, nota anche come sé inferiore, è una commistione
di entrambi i fattori, vale a dire che la parte spirituale è oscurata dalla
maschera dell’ego e si identifica con esso, in maniera analoga ad un pilota così
assorbito nell’atto di guidare il suo mezzo, che finisce per sentirlo come un
prolungamento del proprio corpo.

Influenze fisiche o spirituali sull’anima

Ciò detto, vediamo che l’anima, posta tra corpo e spirito, al fine di mediare
tra di essi, viene influenzata da entrambi. Essa concilia la gestione
dell’individuo tanto in funzione degli impulsi spirituali, quanto di quelli
corporali. Ad esempio, il corpo astrale reagisce sia ad un farmaco chimico che
induca sensazioni di euforia attraverso il corpo, che agli impulsi euforici di
una nobile gioia spirituale, sebbene gli effetti sul piano astrale non siano
identici.

Allo stesso modo, la struttura del corpo eterico può risultare alterata sia da
lesioni del corpo fisico che da blocchi o anomalie del corpo astrale, con
conseguenze a livello eterico. Qualsiasi influenza esercitata sull’anima dal
corpo e dallo spirito produce effetti che permangono in essa. Ecco perché l’ego
è come un software che viene eseguito sia a livello neurale che eterico.

Conseguenze dell’assenza dello Spirito

Sulla base di quanto appena detto, consideriamo cosa accade quando un individuo
è in possesso di corpo, di ego, di anima, ma non possiede lo spirito. In primo
luogo, la sua intera esistenza è il risultato di una serie di influenze
materiali, come la genetica e l’ambiente. La sede della sua apparente
intelligenza è l’ego, e senza il contrappeso dello spirito, questo ego finisce
per dominarlo. Pertanto, in conformità con la funzione dell’ego, tali persone si
dedicano solo a questioni materiali e alla loro sopravvivenza sociale. Si noti
invece come le persone dotate di spirito e connesse con i loro impulsi
spirituali, spesso compiano scelte che non soddisfano necessità finanziarie,
conquiste sociali o desideri egoistici, bensì scelte che servono solo fini
spirituali. Tali impulsi sono assenti nelle persone prive di spirito, la cui
essenza è del tutto ottimizzata per la sopravvivenza nel mondo fisico.

In assenza di coscienza, empatia o battaglie interiori tra gli impulsi dell’ego
ed i relativi deterrenti disciplinati dallo spirito, queste persone possono
accedere molto più rapidamente e facilmente ai vertici dei loro ambienti
mondani, in quanto le loro azioni sono poste in essere a prescindere dalle
conseguenze nei confronti del prossimo. Per comprendere meglio la differenza dal
punto di vista metafisico, si consideri, inoltre, la diseguaglianza esistente
tra persone dotate di spirito e prive di spirito, nell’ambito del rapporto con
la morte fisica.

Spirito e anima, annidati l’uno dentro l’altra, al momento della morte,
abbandonano contemporaneamente il corpo fisico. Dopo un po’ la componente
eterica dell’anima si disintegra e rimane solo lo spirito, annidato all’interno
del corpo astrale. In seguito anche il corpo astrale si disintegra. La
disintegrazione dei due corpi, l’eterico e l’astrale, cioè lo scioglimento
dell’anima, è noto nell’esoterismo cristiano come la “seconda morte”. Lo spirito
liberato quindi sopravvive alla morte prima di reincarnarsi. La reincarnazione
coinvolge di nuovo lo spirito, formando intorno ad esso una nuova anima, con la
quale scivola in un nuovo corpo fisico. Le predisposizioni, i talenti e gli
squilibri che lo spirito ha acquisito nelle vite precedenti influenzano la nuova
incarnazione.

Fonte: Fisicaquantistica

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