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El Bisson – il Biscione Visconteo [R]

El Bisson – il Biscione Visconteo [R]

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Il simbolo più conosciuto di Milano, imperante sulle pareti del castello Sforzesco è il Biscione Visconteo, chiamato dai milanesi “el Bisson”

Vi sono, però, diverse interpretazioni per quanto riguarda quello che viene raffigurato in bocca al Biscione: per alcuni è un bambino, per altri un saraceno.
Tuttavia, vi può essere un’ulteriore interpretazione, che ci proviene dall’ambito Alchemico, esoterico.
Facciamo un breve preambolo.
Lo scopo dell’Alchimia è quello di trovare la Pietra Filosofale, capace di trasmutare i metalli “vili” o grezzi, in metalli nobili.
L’Opera Alchemica conosciuta anche col nome di “Grande Opera”, ed avviene sia in Spagiria (ovvero la lavorazione e trasmutazione delle erbe officinali), che in Alchimia spirituale e cioè dentro l’Uomo.
Vi sono quattro fasi dell’Opera: Nigredo, Albedo, Viriditas e Rubedo.
In Spagiria queste tappe sono conosciute coi nomi di: putrefazione, calcinazione, distillazione e sublimazione.
Il processo avviene sulla materia grezza per il tramite di 3 agenti materiali: zolfo, (combustibile) mercurio (volatile) e sale.
Tali operazioni avvengono nel forno alchemico conosciuto col nome di Athanor.
L’alchimia è la scienza del simbolo per eccellenza, dove ciascun elemento trova una sua spiegazione esoterica. Così vediamo che l’oro e l’argento corrispondono rispettivamente al Sole e alla Luna, nell’intento di congiungere e superare gli opposti.
Ma accanto a questo concetto fisico di trasmutazione, ve ne è uno interiore, che è volto a raggiungere la spiritualità alchemica, e quindi opera all’interno dell’Uomo stesso.
Da questo punto di vista, l’Opera al Nero rappresenta la distruzione delle sovrastrutture mondane, tramite una “morte interiore, l’Opera al Bianco è il momento di macerazione del mondo appena lasciato, che raggiunge successivamente l’Opera al Verde con la distillazione, quindi ad una interiorizzazione dell’esperienza fatta, per giungere al traguardo dell’Opera al Rosso, sublimazione finale verso un nuovo Individuo che ha trasceso i limiti della materia grezza, ed ha raggiunto uno stato di piena realizzazione di tutte le sue potenzialità. Queste operazioni avvengono nell’Athanor che è il corpo umano.
Se notate, l’omino (chiamiamolo così) che ha in bocca il biscione è di colore rosso.
Ma il biscione in Alchimia, ha la medesima “funzionalità” di quella del drago, ossia sorvegliare le porte dell’Athanor, e “mangiare” chi si è lasciato vincere dall’orgoglio, dalle illusioni del puro istinto materiale.

Di seguito riportiamo una parte interessante trovata su Wikipedia:

Lo stemma

« Viene offerto dal comune di Milano a uno della nobilissima stirpe dei Visconti che ne sembri il più degno, un vessillo con una biscia dipinta in azzurro che inghiotte un saraceno rosso; e questo vessillo si porta innanzi ad ogni altro; e il nostro esercito non si accampa mai se prima non vede sventolare da un’antenna l’insegna della biscia. Questo privilegio si dice concesso a quella famiglia in considerazione delle vittoriose imprese compiute in Oriente contro i saracini da un Ottone Visconti valorosissimo uomo. »

(Bonvesin de la Riva, De magnalibus urbis Mediolani)

Secondo il libro Storia di Milano (1945) di Alessandro Visconti, lo stemma dei Visconti fu in origine uno dei vessilli del Comune di Milano: era una bandiera bianca che riproponeva in azzurro il serpente della basilica di Sant’Ambrogio. A seguito della crociate vi posero l’insegna di un saraceno sanguinante.

giona

Statua del profeta Giona mentre viene vomitato dal grande pesce

In molti dimostrabili esempi la stessa iconografia risale al tardo impero romano ed è prodotto della nuova fede cristiana che, come simbolo di resurrezione e profezia, adoperano l’immagine di Giona, che nell’Antico e nel Nuovo Testamento viene ingoiato e, dopo tre giorni, vomitato da un grande pesce, raffigurato dagli artisti dell’epoca come un biscione.

Il poeta forlivese Giacomo Allegretti, nel XIV secolo, scrisse un carme sulla “bissa milanese”, cioè il biscione.

Nello stemma dei Visconti il mostro, persa la sua caratterizzazione di “cattivo”, porta in bocca un uomo. Non dovendo più seminare paura tra i nemici, viene amichevolmente chiamato col nome di “biscione”.

Una leggenda popolare vuole che il biscione sia stato aggiunto allo stemma di famiglia dopo che un esponente della famiglia Visconti, al seguito dell’imperatore di Germania come generale, avendo trovato una vipera nell’elmo, senza scomporsi l’abbia presa con la mano e gettata lontano senza venire morso da questa.

 Ailinn  (01-02-2017)

 

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Ricercatore della Verità, appassionato di Arti Marziali, Musica ed Esoterismo.

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