Tuesday, 17/9/2019 UTC+2
IL SAPERE
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Discorso a Madras (1959)

Discorso a Madras (1959)

Qualche giorno fa in Kashmir alcuni Sannyasis mi hanno detto: ‘ Noi viviamo in solitudine nella neve. Non vediamo ma nessuno. Nessuno viene mai a visitarci.’ Ho risposto: ‘Siete veramente da soli, o siete solo fisicamente separati dall’umanità?’ ‘Ah, sì!’ replicarono ’siamo soli.’Ma loro erano con le loro Vedas ed Upanishads, con le loro esperienze e le conoscenze che avevano raccolto, con le loro meditazioni e Japas.

Non avevano rinunciato al fardello del loro condizionamento. Questo non significa vivere in solitudine. Portare una veste color zafferano non significa rinunciare. Non puoi mai rinunciare al mondo perché il mondo è una parte di te. Puoi rinunciare a qualche mucca, ad una casa, ma rinunciare alla tua eredità, alla tua tradizione, al bagaglio del tuo condizionamento, richiede un’enorme investigazione.”

(Krishnamurti) introdusse i bambini all’autoindagine ed alla meditazione.

Alla fine di un discorso disse: “Prima di tutto, sedete in completa tranquillità, in modo confortevole, sedete molto tranquillamente, rilassatevi. Ora guardate gli alberi, la forma delle colline, osservate la qualità. il colore degli alberi.Non ascoltate me. Osservate e guardate quegli alberi, gli alberi che stanno diventando gialli, il tamarindo, guardate poi le buganvillee.Non guardate con la vostra mente ma con gli occhi. Dopo avere guardato i colori, le forme e le ombre degli alberi, delle colline, delle roccie, spostatevi dall’esterno all’interno.

Chiudete gli occhi, chiudete gli occhi completamente.Avete terminato di guardare le cose esterne, ora, con gli occhi chiusi guardate che cosa sta succedendo dentro.Osservate quello che succede dentro di voi. Non pensate, solo osservate.Non muovete i vostri occhi, solamente manteneteli molto, molto calmi. Non c’è nulla da vedere ora, avete visto quello che c’è intorno a voi, adesso state guardando quello che succede dentro la vostra mente.Per vedere quello che succede dentro la mente dovete essere veramente calmi dentro. Quando siete calmi sapete quello che succede? Diventate molto sensibili, diventate molto attenti alle cose esterne ed interne. Così scoprite che l’esterno è l’interno.Così scoprite che l’osservatore è l’osservato.” “Può la frustrazione morire” chiese parlando con gli insegnanti ” come ponete la cosa in modo che la frustrazione si dispieghi, così che la frustrazione fiorisca? E’ solo quando il pensiero fiorisce che può naturalmente morire.

Come il fiore nel giardino, il pensiero deve germogliare, deve giungere al completo sviluppo e poi morire.Nello stesso modo al pensiero deve essere data la libertà di morire.La domanda giusta è se ci può essere libertà, per la frustrazione, di fiorire e di morire.” “La vostra domanda era: c’è una dimensione che sebbene in movimento mantiene se stessa pulita, sana? Quella dimensione, quel fuoco che brucia, può esistere solo quando c’è libertà per ogni cosa di fiorire – il brutto, il bello, il male, il bene, lo stupido – in modo che nulla sia soppresso, in modo che non resti nulla che non sia stato esaminato, portato fuori e bruciato.ìNon posso fare ciò se non scopro la frustrazione, la miseria, la pena, il conflitto, la stupidità, l’insensibilità attraverso le piccole cose. Se scopro la frustrazione solo attraverso il ragionamento non so veramente che cosa la frustrazione significhi.”……….”Posso vedere i sintomi, entrare nella causa e lasciare che la causa fiorisca? Ma, voglio che fiorisca in una certa direzione, il che significa che ho un’opinione di come dovrebbe fiorire.Ora, posso seguire tutto questo? Posso vedere che impedisco alla causa di fiorire perché sono spaventato, non so che cosa succederebbe se lasciassi fiorire la frustrazione? Vedo che finchè esiste la paura non può esistere fioritura: Quindi devo esaminare la paura non attraverso l’idea di paura, ma esaminarla come un fatto, che significa: posso permettere alla paura di fiorire?” “Tutto questo richiede una forte percezione interiore. Permettere alla paura di sbocciare- sapete cosa significhi questo? Posso permettere a qualcosa di sbocciare? Questo non significa che diverrò un assassino, un ladro, ma posso solo permettere a “ciò che è” di sbocciare?”….”La fioritura qui non è espressa esternamente come nella pianta, è molto più reale…. Sapete che cosa è la gelosia? Nel momento della gelosia direste che è immaginazione? Voi state bruciando, non è vero? Siete arrabbiati, furiosi, perché non lo approfondite? Non come un’idea ma nei fatti. Potete portarla fuori, guardarla e vederla fiorire? Così che ogni fioritura sia la distruzione di se stessa e, perciò, non rimanga nessun “voi” alla fine a chiedere chi sta osservando la distruzione? In questo c’è vera creazione.” L’insegnante chiese ancora: “Quando il fiore sboccia rivela se stesso. Che cosa intende esattamente, signore, quando dice che sbocciando la gelosia distrugge se stessa?” Krishnamurti disse “Prendete un ramo, un vero ramo da un cespuglio, se lo tagliate non fiorirà mai, morirà rapidamente. Se invece lo lasciate sbocciare vi mostrerà i colori, la delicatezza, il polline. Mostrerà quello che è nei fatti, senza che nessuno vi dica: è rosso, è blu, è polline. Lo potete vedere davanti a voi. Allo stesso modo, se lasciate fiorire la gelosia, essa vi mostrerà quello che nei fatti è: invidia, attaccamento. Così lasciando fiorire la gelosia, essa vi mostra tutti i suoi colori, vi mostra quello che nasconde. Dire che la gelosia è la causa dell’attaccamento è mera verbalizzazione. Ma permettendo alla gelosia di fiorire quando si presenta, il fatto che siete attaccati a qualcosa diviene reale, non un’idea verbale ed intellettuale. Così ogni fioritura rivela quello che non siete stati capaci a scoprire, mentre ogni fatto svela se stesso, fiorisce e voi avete a che fare con esso.” La trasformazione del mondo è prodotta dalla trasformazione di sé, perché il sé è, al tempo stesso,prodotto e parte del processo totale dell’esistenza umana. Per cambiare è esenziale conoscere se stessi. Senza la conoscenza di quel che si è manca una base su cui possa fondarsi il retto pensiero e senza l’autoconoscenza non può esserci trasformazione. Se volete conoscere ciò che siete, non potete immaginare o coltivare l’illusione di qualcosa che non siete.Se sono avido, invidioso, violento, il semplice credere nella nonviolenza e nell’altruismo serve a ben poco. Ma sapere di essere avido o violento, saperlo e comprenderlo, richiede una percettività straordinaria,non è così? Richiede onestà e chiarezza di pensiero, mentre perseguire un ideale diverso da ciò che è costituisce una fuga, che impedisce di scoprire ed agire direttamente su ciò che si è. La comprensione di ciò che si è – brutti o belli, malvagi o disonesti, non importa – la comprensione di ciò che si è, senza finzioni, è l’inizio della virtù. La virtù è essenziale perchè dà la libertà. E’ solo nella virtù che si può scoprire, che si può vivere – ma non coltivando la virtù, poichè questo non porta altro che rispettabilità. C’è differenza tra l’essere virtuoso ed il diventare virtuoso. L’essere virtuoso ha origine dalla comprensione di ciò che è, mentre il diventare virtuoso è un modo di temporeggiare, di sovrapporre ciò che si dovrebbe essere a ciò che si è. Perciò diventando virtuosi si evita di agire direttamente su ciò che è. Il processo dell’evitare ciò che è coltivando l’ideale è ritenuto virtuoso; ma se lo si considera attentamente e senza filtri, si vedrà che non è affatto così. E’ semplicemente un modo di rimandare il momento in cui ci si troverà faccia a faccia con ciò che è. La virtù non è il divenire di ciò che non è; la virtù è lacomprensione di ciò che è e dunque la libertà da ciò che è. La virtù è essenziale in una società che si sta rapidamente disgregando. Per creare un mondo nuovo, una nuova struttura che si distacchi dalla vecchia, deve esserci libertà di scoperta; e per essere liberi deve esserci virtù, perchè senza virtù non può esserci libertà.Può l’uomo immorale che si sforza di diventare virtuoso arrivare mai a conoscere la virtù? L’uomo che non è morale non potrà mai essere libero e di conseguenza non potrà mai scoprire che cos’è la realtà. La realtà può essere colta solo attraverso la comprensione di ciò che è, e per comprendere ciò che è deve esserci libertà,libertà dalla paura di ciò che è. Per comprendere tale processo è necessario che ci sia l’intenzione di conoscere ciò che è, seguire ogni pensiero, sentimento ed azione; è estremamente difficile comprendere ciò che è perchè non è mai immobile, mai statico, ma sempre in movimento. “Ciò che è” è ciò che voi siete, non ciò che vi piacerebbe essere; non è l’ideale perchè l’ideale è fittizio, ma è invece quel che fate, pensate e sentite attimo per attimo. “Ciò che è” è il reale, e comprendere il reale richiede una mente molto vigile, molto pronta. Ma se cominciamo a condannare ciò che è, se cominciamo a criticarlo o ad opporci ad esso, allora non ne comprenderemo il movimento. Se voglio capire qualcuno, non posso assumere un atteggiamento di condanna nei suoi confronti: devo osservarlo, studiarlo, devo amare l’oggetto della mia indagine. Se volete capire un bambino dovete amarlo e non biasimarlo. dobete gicare con lui,osservare i suoi movimenti, le sue idiosincrasie, le sue modalità di comportamento; ma se vi limitate a biasimarlo,se vi opponete a lui e lo rimproverate, allora non sarete in grado di comprenderlo. Allo stesso modo, per comprendere ciò che si è, bisogna osservare i propri pensieri, sentimenti ed azioni attimo per attimo. Questo è il reale; Qualunque altra azione, qualunque azione ideologica o ideale, non è il reale; è semplicemente un desiderio, un’aspirazione illusoria ad essere qualcosa di diverso da ciò che è.

Fonte: “La ricerca della felicità” Fabbri ed.

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