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Il Dio della Luna di Abramo

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Il Dio della Luna di Abramo

Dopo il precedente articolo su questo sito (http://www.ilsapere.org/?p=11682), che ringrazio per dare spazio ai miei studi, proseguo con l’esposizione delle ipotesi che propongo nel mio primo libro Israeliti e Hyksos (e riprendo nel mio secondo Exodus, appena pubblicato), parlando della nascita del monoteismo ebraico, un tema complesso riguardante il Dio della Bibbia in cui confluiscono diverse precedenti divinità, il dio della Luna, di cui ci si occuperà in questo articolo, Aton (come spiegherà nel mio terzo libro, Aton, il dio della Bibbia. Da Mosè a Gesù: storia dei regni di Israele e Giuda, uscita prevista per Natale).
La formazione del concetto del dio ebraico è da collocarsi in un contesto variegato di dèi e culti. È molto complessa la questione della religiosità ebraica, argomento nel quale ora ci addentreremo, seppur in modo riassuntivo. Una operazione molto frequente e spettacolare nella storia delle religioni è la teocrasia, termine che deriva da “theòs” (dio) e “krâsis” (fusione), quindi significa “fusione di due (o più) dèi”, come nel caso di Amon e di Râ, che vengono fusi in Amon-Râ e adorati come unica persona divina. Si tratta di dèi con caratteri e funzioni simili, ma adorati in zone diverse e/o da cleri diversi. Quando le zone e/o i cleri si uniscono, vengono fusi insieme gli dèi simili [1]. In Mesopotamia, ogni città aveva un dio principale. Questo senza negare l’esistenza delle altre divinità o senza tributare loro onori e venerazioni, ma un culto particolare veniva riservato a una singola deità. Il dio principale di Ur era il sumero Nannar, chiamato Sin, in accadico, il dio della Luna [2]. A Ur veniva inoltre adorata anche Nin-Gal, la dea della Luna, come si apprende dall’architettura sumera di Ur, ove, intorno alla ziggurat vi erano cinque templi [3]. Il maggiore di questi, con una superficie di 100 per 60 m era consacrato a Nannar e un altro alla sua sposa Nin-Gal [4]. E Abramo era un abitante di Ur [5], nel sud della Mesopotamia, la città di Nannar [6]. Abramo inoltre abitò anche a Ḫarran, nella parte nord-occidentale della Mesopotamia, nell’attuale Siria. Ebbene, i due principali culti del dio della Luna, Sin, della Mesopotamia erano proprio Ur e Ḫarran, fino al tempo del re assiro Nabonedo, che regnò nel VI sec. a.C., secondo la cronologia media (555-539 a.C.) [7]. Vi è un’interessante ipotesi circa l’origine del nome “Yahweh”, teoria questa che non esclude assolutamente quella precedente, sinora esposta, di cui può essere anzi complementare, e ci porta a un’iscrizione del Tempio di Karnak in cui sarebbe inciso il nome del dio ebraico. Le prime due lettere del tetragramma sono YH e si presume che la vocale in mezzo sia la “a”, che forma la sillaba “yah”. Wallis Budge, nel suo celebre dizionario di geroglifico, traduce il nome «Iah» si può tradurre con «Luna». Se la parola Yahweh è derivata dall’Egitto, è possibile che abbia avuto una qualche connotazione lunare. In Israeliti e Hyksos e in Exodus comunque spiego in maniera molto più lunga ovviamente e approfondita l’origine lunare di Yahweh e di Allah, una delle divinità che confluirà insieme ad Aton nell’Unico Dio. Nell’antica Mesopotamia si praticava il politeismo. Essendo la terra fra il Tigri e l’Eufrate suddivisa in tante città-Stato, aventi ognuna una divinità (dingir in sumerico) protettrice, ogni città-Stato prediligeva la propria deità tutelare; naturalmente il culto degli altri dèi e delle altre dee non si arrestò, ma proseguì subordinato alla divinità principale cittadina. Con la nascita di Stati nazionali mesopotamici, come quello babilonese o quello assiro, si verificò l’assunzione di un dio a “divinità nazionale”, come avvenne con il babilonese Marduk [8] (sotto il re Hammurabi di Babilonia [9]) e con l’assiro Aššur [10]. Questo atteggiamento enoteistico favorì ragionevolmente mitocrasie e teocrasie, delle quali è emblematico il caso di Marduk: «La tendenza enoteistica portò a intendere numerosi altri dèi come diverse manifestazioni di Marduk: così “Ninurta è Marduk della forza, Nergal è Marduk della battaglia, Enlil è Marduk della sovranità”. Altrove [11] è detto che egli [Marduk] ha cinquanta nomi, uno dei quali è Enbilulu». Questa teocrasia enoteistica, che oserei definire “di massa”, è la seconda più consistente di cui abbiamo notizia (la prima avvenne in India con la riforma dell’Induismo e riguardò innumerevoli divinità) e viene descritta nel poema epico assiro-babilonese intitolato Enuma Elish, così intitolato dalle prime due parole contenute nella sua prima tavoletta [12], secondo l’usanza babilonese. Viene sovente ribattezzato Poema della Creazione, anche se la Creazione viene trattata solamente nella prima delle sette tavolette [13]; il tema centrale dell’opera è in realtà la glorificazione di Marduk. Da questa forma religiosa enoteistica, potrebbe essersi sviluppato in seguito l’Ebraismo, che fino all’epoca esilica contemplò l’adorazione di diverse divinità, oltre a Yahweh-Adonai. Addirittura il re Salomone, nel Tempio che a Gerusalemme fece edificare, si assicurò la presenza di altari dedicati ad altre divinità semitiche, come la dea della fertilità di origini amorree. Si pensi altresì al re ebreo Manasse, punito da dio per il suo politeismo o, meglio, enoteismo.

In conclusione oserei dire che una fase fondamentale per la storia della spiritualità ebraica si svolse proprio in Egitto, quindi: come abbiamo visto, da un iniziale politeismo, in cui venivano adorati vari “dèi” dalle tribù semitiche del Sinai, del Delta e della Siria-Palestina, tra i quali Nannar/Sin, Aton, El, Baal, Suteḫ, Adon, Yurba, Adonai e Iah, si giunse, teocrasicamente e mitocrasicamente a un enoteismo, ove un dio veniva posto sopra tutti gli altri: «Non avrai altro dio all’infuori di me», recita uno dei comandamenti, che implica la precedente adorazione di altri dèi e la credenza comunque in altri esseri divini. Dall’enoteismo venne successivamente un vero e proprio monoteismo, sebbene, anche diversi secoli dopo l’epoca dei Patriarchi, come già detto, nemmeno i re ebrei erano sempre effettivamente monoteisti.

La prima presentazione di Israeliti e Hyksos, insieme a Exodus, si terrà il giorno mercoledì 23 ottobre 2016, alle ore 18:00, presso la Libreria Tarantola di Udine, che ringrazio per la disponibilità (eevento Facebook: facebook.com/events/1086486094740529/).

Andrea Di Lenardo  (20/08/2016)

Autore di Israeliti e Hyksos
e, con Alessandro De Angelis, di Exodus

Studente di Storia a “Ca’ Foscari”

Contatti:

facebook.com/Israeliti-e-Hyksos-895377820519976/?fref=ts

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andreadilenardo.myblog.it

andreadilenardo1994@gmail.com

Per ordinare copie di Israeliti e Hyksos:

http://www.kimerik.it/Autori.asp?IdSender=2298&Azione=Dettaglio&Id=10022

https://www.amazon.it/Israeliti-Hyksos-Ipotesi-Intermedio-cronologia-ebook/dp/B01JF91OQK

http://www.ibs.it/code/9788868849221/di-lenardo-andrea/israeliti-hyksos-ipotesi.html

http://www.mondadoristore.it/Israeliti-Hyksos-Ipotesi-Andrea-Di-Lenardo/eai978886884922/

http://www.lafeltrinelli.it/libri/lenardo-andrea/israeliti-hyksos-ipotesi-sul-ii/9788868849221

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__israeliti-hyksos-libro.php

Per ordinare copie di Exodus:

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__exodus-libro.php

[1] M. DELLA LUNA, P. CIONI, NeuroSchiavi. Tecniche e psicopatologia della manipolazione politica, economica e religiosa, Macro Edizioni, Cesena 2009, pp. 344, 345.

[2] W. KELLER, La Bibbia aveva ragione, Garzanti, p. 20.

[3] Ibid., p. 28.

[4] Ibid., p. 28.

[5] Gn., 11, 31.

[6] W. KELLER, op. cit., p. 20.

[7] A. POLCARO, L’impero neo-babilonese, in D. NADALI, A. POLCARO, Archeologia della Mesopotamia antica, Carocci editore, Roma 2015, p. 387.

[8] M. LURKER, op. cit., alla voce Marduk.

[9] Ibid., alla voce Marduk.

[10] Ibid., alla voce Assur.

[11] Enuma Elish, tavoletta VII.

[12] Ibid., tavoletta I.

[13] Ibid., tavoletta I.

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Andrea Di Lenardo
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Andrea Di Lenardo, classe 1994, nasce a Gemona del Friuli (Ud) il 12 aprile. Musicista, batterista, fin dall'infanzia sviluppa l'interesse per la musica – studia per anni batteria e chitarra classica – e per la storia, in particolare antica, l'egittologia, la biblistica, la storia delle religioni, la filosofia e la letteratura. Dai 14 anni scrive per la stampa locale, partecipa a trasmissioni radiofoniche e televisive e si aggiudica premi e riconoscimenti a concorsi letterari e filosofici, tra cui si ricordano i Colloqui Fiorentini, concorso letterario intercontinentale, con la tesi È tutta questione di metodo in studi danteschi, nel 2009, e un certamen filosofico con un elaborato sul nichilismo, nel 2013. Diploma al Liceo Classico (lo stesso anno), attualmente vive a Udine e studia Storia all'Università “Ca' Foscari” di Venezia. Nel 2016 viene pubblicato il saggio storico "Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d'Egitto e la sua cronologia", Kimerik, Patti (Me) 2016. Attualmente sta lavorando a "Filistei e Cretesi" e, con Alessandro De Angelis, a "Exodus".

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