Monday, 11/11/2019 UTC+2
IL SAPERE

Dialogo con gli Insegnanti a Rishi Valley

Dialogo con gli Insegnanti a Rishi Valley

Ins. -Sto pensando che molta della nostra educazione è basata e connessa con la coltivazione dell’intelletto, del ragionamento, della facoltà del pensiero e quindi con l’accumulazione della conoscenza. Ci sembra si dia pochissima attenzione a ciò che si potrebbe chiamare “sensibilità”. Alcune persone hanno un po’ di sensibilità attraverso l’arte, la musica, ecc. ma anche lì essi sono più in relazione con ciò che concerne la forma che verso l’esperienza della bellezza. Possiamo discutere la questione dell’avere sensibilità sia essa per qualcosa o per una  verità o per una pianta?

 K -Signore, come voi stavate dicendo proprio ora, l’intelletto e tutte le sue capacità sono altamente considerate nel mondo. L’intelletto è rispettato moltissimo. Io stavo parlando con alcune persone in New York che avevano avuto esperienze con Lsd ed erano interessati alla morte della mente. Così essi dicevano nelle riunioni. Essi volevano la morte della mente, perché dicevano che la mente è una cosa pericolosa, che la mente è dannosa al vero sentire, alla vera esperienza, alla vera gioia della vita. Così nell’intento di distruggere la mente, essi coltivavano la sensibilità che poteva essere raggiunta solo attraverso alcune forme di reazioni chimiche. Così essi prendono LSD o BAANG o ripetono infinite volte HARE KRISHNA etc.. ed hanno la “sensazione” che questa sia la maniera per entrare in quello stato.

Ora, come è uno che ha una mente altissimamente equilibrata, tale da non essere un individuo conformista? Questo è un punto. E l’altro è: come è uno che ha una mente buonissima, tale da essere altamente sensibile? Perché la grande sensibilità –  sia fisica che psicologica – porta verso la cosa di cui noi stiamo discorrendo: forti ed appassionati sentimenti. Vedete, passione è una parola un po’ difficile, ma una buonissima parola. Io credo che il significato della radice della parola è pena, sofferenza. Mi domando se la sofferenza produce passione o se invece la sofferenza intorpidisce, rende insensibile la mente?

Ins. – La sofferenza non intorpidisce la mente?

 K -Avrei una riflessione, piuttosto, che la continuazione, o il seguito della sofferenza intorpidisce la mente, non l’urto della sofferenza, della passione. A meno che tu non risolvi immediatamente la sofferenza, questa deve inevitabilmente rendere la mente intorpidita e insensibile.

Così ora noi, una comunità di insegnanti, come giungiamo a mantenere e sostenere un’alta qualità della mente che sia sana, salutare, per cui la mente possa ragionare non accordandosi alle proprie inclinazioni e pregiudizi o alle proprie tendenze o costrizioni causate dalle circostanze?

Come possiamo coltivare una mente che non distrugga la sensibilità? Perché nel momento che uno è sensibile, senza tirarsi indietro dalla sofferenza, senza cercare di sfuggire alla sofferenza, questa specie di sensibilità porta con sé una meravigliosa, sorprendente qualità di affetto, amore, passione.

Signore, vi sono due cose implicate in questo stato: c’è bisogno di avere un cervello molto buono che è capace di ragionare, ed allo stesso tempo avere intenso sentimento per la bellezza, e un intenso sentimento – percezione per la bellezza non è possibile se non c’è passione dietro di esso, che è totale abbandono di se.

Ins. -Signore cosa c’è che non funziona bene, o che sia errato nel coltivare l’intelletto?

 K -Permetteteci di raggiungere il problema chiaramente. Noi abbiamo bisogno di avere un cervello molto buono, un cervello che è capace di pensare, razionalizzare ed esso non può funzionare alle sue più alte capacità se è ristretto o limitato o guidato dall’inclinazione o dal temperamento. Giusto? Questo è un fatto e la supercoltivazione del cervello, nei termini dell’intelletto,  distrugge la sensibilità. E’ come sviluppare una grossissima forza nel braccio destro mentre il braccio sinistro diventa debole, incerto. Ora è possibile avere un buon cervello ed allo stesso tempo avere questa passione? La passione viene nell’essere nel totale abbandono di sé.

Traduzione dall’inglese e adattamento a cura di Luciano Giusti (1974 – 1975) Per “Centro-Scuola Educazione alla Vita”  Napoli-Caserta

 

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