Sunday, 15/12/2019 UTC+2
IL SAPERE

Quando devo Meditare e con che Frequenza ?

Quando devo Meditare e con che Frequenza ?

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Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice.

Ma quando vedo la gente fare Vipassana, perdo ogni speranza di avere successo come meditatore. Dammi per favore un po’ di incoraggiamento.

La meditazione è semplice. Proprio perché è così semplice, sembra difficile. La tua mente è abituata a trattare problemi difficili, e ha completamente dimenticato come rispondere alle cose semplici della vita. Più una cosa è semplice, più alla mente appare difficile, perché la mente è molto efficiente nel risolvere problemi complessi. È stata addestrata a risolvere problemi complessi, non sa come affrontare le cose semplici. La meditazione è semplice, la tua mente è complessa. Non è un problema creato dalla meditazione. Il problema proviene dalla mente, non dalla meditazione.
La vipassana è la meditazione più semplice del mondo. Buddha si illuminò tramite la vipassana, ed è tramite la vipassana – più che attraverso qualsiasi altro metodo – che molte altre persone si sono illuminate. La vipassana è il metodo per eccellenza. È vero, ci sono anche altri metodi, ma hanno aiutato solo pochissime persone. La vipassana ne ha aiutate migliaia, ed è una tecnica semplicissima, non come lo yoga.
Lo Yoga è difficile, complesso. Devi torturare te stesso in molti modi: distorcere il tuo corpo, contorcerti, sederti in questa o in quella maniera, torturarti mettendoti a testa in giù o con altri esercizi… ma lo yoga risulta molto attraente per la gente.
La vipassana è così semplice che non la noti neanche.
In effetti, quando incontri questa tecnica per la prima volta, dubiti perfino che possa essere chiamata una meditazione. Di cosa si tratta? Non devi fare un esercizio fisico, o di respiro; è un fenomeno molto semplice: osservi il respiro quando entra e quando esce… basta, questo è tutto il metodo; non perdere di vista il respiro, ecco tutto. Non che tu debba cambiarlo in qualche modo. Non è pranayama; non è un esercizio di respirazione in cui devi fare respiri profondi, espirare, inspirare, niente affatto. Lasci che il respiro sia, esattamente com’è. Devi solo portare in esso la qualità della consapevolezza.
Il respiro esce, osserva; il respiro entra, osserva. Osservando, diventerai consapevole di come il respiro ad un certo punto tocca le narici. Puoi concentrarti su quel punto: il respiro entra, e tu senti quando tocca le narici; poi esce, e senti di nuovo il suo tocco. Resta lì, alla punta del naso. Non che ti debba concentrare sulla punta del naso; tutto ciò che devi fare è essere vigile, consapevole: devi osservare. Non è concentrazione. Non perderti, continua solo a ricordare. All’inizio fallirai ripetutamente; allora devi ricominciare. Se per te è difficile – per alcune persone riesce difficile osservare in quel punto – in quel caso osserva il respiro nella pancia. Quando il respiro entra, la pancia si espande; quando va fuori, la pancia va giù. Continua a osservare la pancia. Se hai una bella pancia grande, questo potrà aiutarti.
Hai notato? Se vedi le statue di Buddha in India, non hanno vere pance; anzi non ne hanno per nulla. Buddha ha l’aspetto di un perfetto atleta: il petto in fuori, la pancia in dentro. Ma se vedi una statua di Buddha in Giappone, rimarrai sorpreso: non ha per nulla l’immagine di un Buddha, ha una bella pancia, così grande che non riesci neanche a vedere il petto, come se Buddha fosse in attesa di un figlio, tutto pancia. La ragione per cui è accaduto questo cambiamento è che Buddha, nel corso della sua vita in India, osservava anche lui il respiro nella zona del naso, quindi la pancia non era affatto importante. Ma quando la vipassana è passata dall’India al Tibet alla Cina alla Corea fino a Burma e al Giappone, a poco a poco la gente si è resa conto che è più facile osservare il respiro nella pancia invece che al naso. Allora le statue di Buddha si sono trasformate, hanno acquistato pance più grandi.
Puoi osservare sia nella pancia che al naso, dovunque ti sembra più facile o più giusto. Quello che ti è più facile, è il punto giusto. E semplicemente osservando il respiro, accadono miracoli.
La meditazione non è difficile. È semplicissima. Proprio perché è semplice, provi questa difficoltà. Vorresti fare molte cose, e non c’è nulla da fare; quello è il problema. È un problema grosso, perché ci hanno insegnato a fare. Chiediamo cosa c’è da fare, mentre meditazione vuol dire uno stato di non–fare: non devi fare nulla, devi smettere di fare. Devi essere in uno stato di completa inazione. Persino pensare è un certo tipo di fare; lascia cadere anche quello. Provare emozioni è un tipo di fare; lascia cadere anche quello. Fare, pensare, sentire: quando sono tutti scomparsi, tu sei. Quello è essere. Ed essere è meditazione. È semplicissimo.
Nel grembo di tua madre eri nello stesso spazio, esattamente lo stesso in cui entri con la vipassana. Te ne ricorderai, sarà un déja–vu. Quando entri profondamente nella vipassana, ti sorprenderà vedere che lo conosci già, che l’hai conosciuto prima. Lo riconoscerai immediatamente perché per nove mesi nel grembo di tua madre eri nello stesso spazio, non facendo nulla, tranne essere.
Mi chiedi: “Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice. Ma quando vedo la gente fare Vipassana, perdo ogni speranza di avere successo come meditatore.
Non pensare mai alla meditazione in termini di successo perché cio comporta l’ingresso della mente, della mente egoistica. Allora la meditazione diventa un ego trip. Non pensare in termini di successo o di fallimento. Questi termini non sono adatti al mondo della meditazione. Dimenticatene completamente. Sono termini della mente; sono un modo di fare confronti. E il problema è proprio quello: probabilmente stai osservando altri che hanno successo, che sono arrivati all’estasi, e ti senti molto depresso. Ti senti stupido, seduto là a guardare il respiro, a osservarlo. Hai l’aria da stupido, e non sta accadendo nulla. Non accade nulla perché hai un’aspettativa troppo grande che qualcosa debba accadere.
All’inizio, qualsiasi cosa nuova sembra difficile. Bisogna prima impararne il gusto.
Una donna ha per marito un ubriacone, mentre lei non ha mai toccato alcol in vita sua. Gli dice: “Vieni qui, ubriacone, dammi quella bottiglia. Voglio sentire che sapore ha questa cosa che ti ha conciato così”. Quindi afferra la bottiglia di whiskey a buon mercato, e ne manda giù una bella sorsata. “Aargh…glompf…breecch…fuy…brrrit…ptui!”, boccheggia. “È la cosa più schifosa che abbia mai assaggiato. Ha un gusto terribile!” “Vedi?”, dice il marito. “E tu invece tutti questi anni pensavi che mi stessi divertendo”.
Aspetta un po’, Paul. Abbi un po’ di pazienza. All’inizio sembra tutto difficile, persino le cose più semplici. Non aver fretta.
Questo è uno dei problemi della mente occidentale, la fretta. La gente vuole tutto e subito. Pensano in termini di caffè istantaneo, meditazione istantanea, illuminazione istantanea.
Un tipo di città eredita una fattoria piena di mucche e, dato che si considera un affarista molto furbo, decide di aumentare subito la mandria. A questo scopo, fa arrivare tre dei più bei tori della zona e li chiude per la notte nella stalla delle mucche. La mattina dopo chiama il proprietario dei tori per lamentarsi. Il contadino replica ridendo: “Che ti aspettavi? Dei vitelli il giorno dopo?” “Forse no”, dice il furbo, “ma mi aspettavo almeno qualche faccia sorridente tra quelle mucche!”
No, neanche quello accadrà tanto presto. Seduto per tutto il giorno in vipassana, non ne verrai fuori sorridente. Sarai stanchissimo, esausto, perché ti hanno detto di non far nulla; stanco perché non hai mai fatto prima una cosa così stupida. Non far nulla? Tu sei uno che combina qualcosa! Se avessi tagliato legna tutto il giorno, non saresti così stanco. Ma seduto in silenzio, a far nulla, osservando quello stupido respiro che entra e che esce… tante volte nasce l’idea: “Ma che sto facendo?” E il tempo ti sembrerà lunghissimo, perché il tempo è relativo. Il tempo diventerà lunghissimo. Un giorno di meditazione sembrerà come se fossero passati degli anni. “E che è accaduto? Sembra che il sole oggi non tramonti mai. Quando finirà?”
Se hai fretta, se vai di corsa, non conoscerai mai il gusto della meditazione.
Il gusto della meditazione richiede una grande pazienza, una pazienza infinita.
La meditazione è semplice, ma tu sei diventato così complicato che per rilassarti ci vorrà del tempo. Lascia che te lo ricordi ancora: non è la meditazione che ha bisogno di tempo, ma la tua mente complicata. Essa deve essere portata a uno stato di riposo, a uno stato di rilassamento. Per questo ci vuole tempo.
Soprattutto, non pensare in termini di successo e di fallimento. Goditi la vita! Non preoccuparti troppo dei risultati. Goditi il silenzio puro che accade quando osservi il respiro che entra e che esce, e presto scoprirai una bellezza, una nuova esperienza di bellezza e di beatitudine. Vedrai presto che non occorre andare da nessuna parte per essere estatici. Uno può star seduto in silenzio, da solo, ed essere estatico. Non serve nient’altro, la pulsazione della vita è sufficiente. Se vibri con lo stesso ritmo, diventa una profonda danza interiore.
La meditazione è una danza della tua energia, e il respiro ne è la chiave.

The Guest, Capitolo 15

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