Wednesday, 13/11/2019 UTC+2
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Corrispondenze Erbe/Organi – Le Influenze Dinamiche della Natura [R]

Corrispondenze Erbe/Organi – Le Influenze Dinamiche della Natura [R]

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Le Influenze Dinamiche della Natura

È utile ed interessante fare un’analisi delle corrispondenze che esistono tra le erbe e gli organi del corpo umano, in vista del pote­re terapeutico che esse posseggono nei riguardi degli stessi.
Questa analisi può mostrare come in Natura il tutto sia congruen­te e come il grande organismo funzioni, nelle sue parti, in modo armonico e perfetto.
La Natura, in effetti, nei riguardi dell’uomo, si preoccupa di for­nirgli i rimedi occorrenti secondo le sue necessità ed i suoi bisogni. Nel corpo umano vi sono organi fondamentali, che sono più esposti di altri, ad essere aggrediti dalle malattie, come pure vi sono organi che devono essere messi in grado di ben funzionare per l’e­conomia generale dell’organismo. In questo caso i rimedi occorren­ti per il loro corretto assetto saranno molto più numerosi di altri. Questo vale in linea di massima, per una vita che venga condotta sul metro delle leggi naturali e ove vengano rispettate determinate regole:

Primo
Una corretta alimentazione, basata non sul numero di calorie, ma sulle necessità personali di ciascuno.
A questi si aggiunga l’assunzione di alimenti che siano stati colti­vati, nel caso di erbe, secondo le leggi che vigono in natura, e nel caso di animali, che abbiano condotto un’esistenza che è stata loro impostata da millenni.
È basilare che un animale trascorra la sua vita esercitando le fun­zioni che la natura gli ha assegnato all’inizio, alimentandosi “secondo le sue caratteristiche, potendo scegliere le erbe che in quel mo­mento più gli aggradano per rispettare le sue necessità e che pos­sa muoversi nell’ambiente loro più confacente, per un giusto sviluppo muscolare.
Oggi purtroppo, si sente parlare di stress di suini, per esempio, che debilitano la qualità della loro carne a seguito delle condizio­ni in cui sono costretti a vivere.

Secondo
Vivere una vita nel pieno rispetto cosmico ove non esista la pre­senza di elementi inquinanti, quali i nostri prodotti chimici di sin tesi, in senso lato, che hanno completamente stravolto il nostro modo di essere.
Mi riferisco non solo ai coadiuvanti alimentari, oggi presenti ovun­que, quanto ai prodotti chimici fabbricati dall’uomo che sono sta­ti introdotti nell’abbigliamento e. nell’arredamento falsando le na­turali polarità che abbisognano per un vivere sano.
Faccio riferimento ai tessuti sintetici, come alle varie materie pla­stiche che ci circondano ovunque, sia in casa che fuori.
Oggi la plastica, termine terribile di cui non si conoscerà mai a fondo la portata infausta, ed orgoglio della nostra civiltà, sta sovvertendo le condizioni polari del pianeta e dei suoi abitanti.
Oggi stiamo scontando il nostro peccato di superbia poiché come dei abbiamo voluto creare per nostro conto, senza conoscere i più profondi equilibri esistenti nel funzionamento del cosmo.

Terzo
Una vita condotta in un atmosfera che rispetti gli andamenti cli­matici e meteorologici naturali senza essere appesantita e deviata da altri miasmi creati dall’uomo.
Oggi l’inquinamento atmosferico sta raggiungendo livelli impressio­nanti, fino ad arrivare alla ionosfera, il mantello protettore della nostra terra. Si fa riferimento non solo ai gas di scarico dei nostri mezzi motorizzati ed aerei ma anche, e principalmente, all’inquinamento prodotto dalle onde elettromagnetiche televisive, radio e radar, che stanno sovvertendo la sfera saturnina del violetto met­tendo in forse l’esistenza della vita organica del pianeta.

Tra 200 e 400 Km., tutto attorno alla Terra, vi è uno strato di aria, in realtà costituito da tanti strati con proprietà diverse, che contiene molte molecole di aria ionizzata, specialmente di Azoto e di Ossigeno. Una molecola si ionizza quando libera uno o più elettroni che circondano il nucleo. La densità degli elettroni e io­ni liberi è massima tra 200 e 400 Km, ad altezze inferiori la densi­tà degli elettroni decresce e questa fascia ha il compito di arre­stare la radiazione ultravioletta.
Quest’ultimo fatto fa si che sulla terra possa aver luogo la vita, in caso contrario le radiazioni ultraviolette ionizzanti di 0,30 mille­simi di millimetro di lunghezza d’onda distruggerebbero in poco tempo ogni forma vivente.
Per la sua azione di regolazione dei campi magnetici planetari sui corpi viventi, gli antichi avrebbero parlato di azione delle Acque Superiori nei nostri confronti, compreso il pilotaggio della clima­tologia del pianeta, come in effetti avviene.
Purtroppo oggi, come ebbe a dire il Fulcanelli, non siamo sicuri fino a che punto la ionosfera, queste Acque Celesti, possano fun­zionare in modo adeguato nei nostri confronti ed in campo alchi­mico.

II marasma di onde create dall’uomo la stanno colpendo da ogni parte, alterandone i suoi delicatissimi equilibri. Secondo calcoli matematici, condotti sull’oscillazione del plasma, si può dimostra­re l’influenza preponderante di tutte le radiazioni elettromagneti­che.
Le onde TV, le onde radar, le onde radio, eccitano la ionosfera; e battimenti o modulazioni si propagano per onde successive, viaggiando alla velocità di gruppo.
Anche per frequenze basse, in ogni ciclo di oscillazioni, un elettro­ne subisce in media diversi urti con gli ioni e la forza di smorzamen­to è dominante, ma nel frattempo l’elettrone mette energia elet­tromagnetica. La ionosfera rimanda determinate onde quando la frequenza delle onde stesse che la colpiscono sono inferiori alla frequenza di taglio, che è compresa tra 10 e 30 MHz, perciò al­le frequenze per modulazione di frequenza TV, oltre i 30 MHz la ionosfera è trasparente e si comporta come un mezzo dispersi­vo. Ma nello stesso tempo questa trasparenza dovuta al campo ec­citatore che si inverte in tempo molto breve, come nelle onde ra­dar, non permette che il flusso di carica crei un campo di annulla­mento, prima di dover cominciare a fluire nell’altra direzione, co­me succede nelle basse frequenze radio, ove il moto degli elettro­ni ha modo di annullare il campo incidente, ottenendo un annul­lamento progressivo.

I guasti che sta provocando l’uomo, che si trova lontano dai po­stulati alchimici, sono di enorme portata, proprio là dove meno li aspettiamo, come nel caso della funzione della ionosfera che vie­ne solo analizzata, dalla scienza moderna, in funzione di schermo di raggi ultravioletti e non nella sua globalità di Acqua Celeste come la intesero gli antichi, con i suoi delicatissimi equilibri de­terminati dalle influenze del sistema planetario.

Quarto
Altri elementi inquinanti quali i rumori che in questo secolo di macchine e di elettronica hanno aggiunto altri elementi di pertur­bazione che stanno colpendo in modo anomalo gli organi preposti a riceverli.

Quinto
Una vita che oggi si svolge nel parossismo e nella frenesia, perché avvenimenti, conoscenze e decisioni debbano essere vissuti e presi in tempo reale, senza la necessaria maturazione e riflessione che ac­compagna ogni fenomeno naturale, sia esso la nascita di un individuo naturale qualsiasi, come la genesi, la formazione e l’attuazione di una idea.
Se oggi il calcolatore elettronico ci permette di operare meraviglie nel fornirci dati complessi in tempo reale, ovvero in pochi secondi al posto di giorni o settimane o mesi di complicati calcoli, ha di contro eliminato con la sua subdola persuasione o per l’errata interpretazione della sua funzionalità, quei normali processi di pu­trefazione e di maturazione che deve seguire qualsiasi fenomeno di natura quando esso deve venire alla luce.

Se il calcolatore, quale oggetto inanimato e meccanico, può pro­cedere con una simile velocità, altrettanto non lo può fare un fe­nomeno vitale che abbisogna, per legge naturale, di un processo di incubazione, perché  nel buio possa maturare e poi sorgere.
Ciò dipende in larga misura dall’aver identificato il tempo, questo ente metafisico di cui ho già parlato, con il danaro.
Il tempo è danaro.
Questa frase è l’ultimo insulto uscito dalla bocca del Moloch del­la presunta efficienza in questo secolo di barbarie che noi chiamia­mo civiltà e progresso.
Nella vita di oggi si sono introdotte nuove perversioni che hanno profondamente alterato il ciclo naturale della vita, per cui occorrerebbero più erbe specifiche per determinati organi, oggi mag­giormente colpiti, che per il passato.
L’uomo sta producendo profondi insulti contro la Natura, senza pensare di esserne il riflesso, e la sta aggredendo e ferendo affret­tando così la sua distruzione.

Dove si coglie?

Un altro punto importante, per poter procedere alla preparazione di un prodotto spagirico, è dato dal luogo ove si raccolgono le erbe.
Si deve sapere ove sia meglio cogliere in modo da sfruttare tutta la specificità della pianta.
I luoghi che sono in prossimità dei centri abitati non possono es­sere presi in considerazione in quanto subiscono una varietà di inquinamenti.
Un primo inquinamento è dato dallo stato del terreno e dalle con­dizioni dell’atmosfera che sono avvelenate dai prodotti chimici che accompagnano inevitabilmente la nostra vita, e dagli scarichi ed effluvi pestiferi che escono dalle nostre case e dalle nostre macchi­ne.
Accanto a questo inquinamento di carattere prettamente chimico, ne esiste un secondo, molto più subdolo, già avvertito dalla no­stra scienza, ed è costituito dall’azione delle onde elettromagnetiche emesse dagli impianti di forza elettromotrice, dagli impianti di illuminazione, dagli apparecchi elettrodomestici e dalle onde radio e televisive.
Oggi viviamo in un mondo di onde, che abbiamo artificialmente creato e che turbano i delicati equilibri elettromagnetici naturali su cui si sono instaurati i processi di interscambio e di mutua cor­rispondenza tra specie e specie.

Sappiamo, dagli esperimenti condotti in questi ultimi anni, che le capre fatte vivere in prossimità di condotti ad alta tensione, di­ventano sterili. Le onde radar presentano lo stesso effetto sull’uomo, tanto che per l’impiego degli apparecchi che le emettono, o­gni nazione si preoccupa di mettere in opera accorgimenti e pre­venzioni per ridurre, ma non eliminare, la pericolosità.
Ogni filo percorso da corrente elettrica è fonte di campi elettro­magnetici che interferiscono tra di loro in modo complesso propagandosi nell’atmosfera e sovrapponendosi alle proprietà elettriche di ciascun individuo.
Lo stato di degrado del mondo vegetale che vive in questa triste comunanza con gli agglomerati dell’uomo è sotto gli occhi di tutti.
Il primo fenomeno atmosferico di una certa portata, come una ne­vicata fuori misura, spezza rami e tronchi di un maestoso albero che vive in città o in paese, mentre lo stesso albero, che prospera in un bosco, sopporta insulti ben peggiori, resistendo intatto ad assalti molto più consistenti degli agenti atmosferici.

Un ultima forma di inquinamento, che nessuna branca della scien­za sperimentale potrà mai mettere in luce, è emessa dall’uomo stesso, dai suoi effluvi eterei, da ciò che traspira e si protende al di fuori del suo corpo, proiezione che gli orientali chiamano cura e gli occidentali tintura.
Essa è il sublimato dello stato generale psicosomatico della per­sona, il risultato di come pensa e del suo stato di salute.
Queste tinture oggi non sono molto attraenti.
L’uomo, immerso in ben altri pensieri che quelli relativi alla soli­darietà umana e alla comunione di tutti gli esseri, distratto dai mille bisogni creati artificialmente dal Moloch del consumismo, ab­bagliato dalle mille luci della fantasmagoria sensista, soggiogato dai desideri insani di possesso, non ama la Natura.

Se la tollera è per soddisfare la sua vanità, se accetta il verde è perché gli occorre una quinta da porre sul suo palcoscenico in modo che la scena possa soddisfare il suo falso senso estetico. La pianta avverte i sentimenti, sente l’indifferenza di cui è circon­data o l’odio di cui è vittima e soffre. Ed un essere che soffre, che si sente un intruso in un mondo che lo ignora, o un oggetto tolle­rato per scopi personali, non potrà mai esprimere la sua poten­zialità intrinseca.
Così è per le piante che sono in prossimità dei centri abitati o dove vive un gruppo di uomini il cui scopo è lontano da quello di un sincero ed intimo contatto con la Natura.
Un altro luogo in cui non si devono raccogliere erbe è quello ove esistono vaste estensioni coltivate secondo il sistema dell’attuale agricoltura intensiva o industriale. È il luogo della grandi pianure del Nord e delle piccole pianure del Sud e di molte colline dell’Appenino ove esistono vigneti, alberi da frutto, colture di olivo, di ortaggi.
In questi luoghi , accanto all’impiego di concimi chimici, si fa lar­go uso di disinfestanti e di anticrittogamici, il cui impiego non solo è dannoso per la pianta, ma anche per l’uomo che la impiega.
La conseguenza dell’uso indiscriminato di questi prodotti sfocia nell’assurdo che oggi nelle campagne esistono più persone am­malate che in città.

Una recente ricerca effettuata in una delle più rinomate zone agri­cole di Italia è giunta al paradosso di trovare nel latte materno un contenuto di veleni di gran lunga superiore alla media ammessa dalla nostra legislazione per i prodotti zootecnici.
Le nostre erbe, che possono essere sopravvissute a questo assalto da parte di questi insulti, quale garanzia terapeutica possono of­frire, quando esse stesse sono portatrici di veleni?
Vista l’eseguità dei terreni che sono rimasti dopo aver tolto quelli abitati, la cui densità in Italia è molto elevata, e quelli soggetti a culture industriali, che sono molto più estesi di quanto si possa pensare anche in collina, il pensiero può correre a quegli appezza­menti coltivati ad erbe officinali, detti anche orti botanici, dove vengono rispettate le condizioni biologiche ottimali.
Ebbene, un prodotto spagirico, che da quanto abbiamo detto deve essere il compendio del lavoro della natura, basato su di un fitto scambio funzionale, non può considerarsi tale se proviene da mo­noculture, anche se esse sono biologicamente sane.
Perché le monoculture sono contro natura.

Sono un portato dell’uomo, dell’ homo oeconomicus, che con i minimi mezzi vuoi trarre i maggiori guadagni.
In natura non esistono monoculture, poiché’ il termine stesso Natura significa integrazioni delle parti in vista di una Unità so­stanziale: la pienezza della Vita, ottenuta attraverso il minimo sforzo.
La terra non è soltanto un semplice supporto per l’essere che gli vive sopra, ma partecipa in modo attivo agli interscambi con gli individui che sopra di essa vi albergano.
Come pure le piante che in essa affondano le loro radici, non trag­gono solo alimento sfruttandola come una semplice nutrice, ma contraccambiano attivamente per ridarle i loro succhi elaborati in vista di un suo arricchimento.
È noto a tutti come per fornire di azoto un terreno, basti semina­re del trifoglio o delle leguminose, e come il rovo, su terreni poveri ed aridi sia il precursore di tutta la flora a venire per l’azione che i succhi delle radici hanno sul terreno.
La terra è un essere vivente ed è la madre di tutto ciò che sup­porta in un continuo e proficuo interscambio con i suoi figli in modo che il fenomeno Vita possa trionfare ovunque.

La Vita diviene, quindi, un insieme di unità comunicanti, legati in una vicenda di continui scambi, ove l’essenza vitale si plasma nella vita organica in un perenne rinnovamento, e simile ad una corrente, circola da organismo a organismo.
A queste leggi ubbidiscono gli individui dei regni superiori, uomo compreso.
Su aree ben definite e congruenti si vengono a formare delle vere e proprie simbiosi, e lo sviluppo è subordinato al trasformismo del materiale che è in circolo. In tal senso la Vita in quel particolare ambiente si organizza coordinando tra loro le unità, secondo il principio delle unità collettive.
Le unità biologiche diventano centri di elaborazione della Sostan­za che si organizza e si affina sempre di più, come in tutti i pro­cessi naturali che sono prettamente alchimici, distillando dalla fa­se materiale l’essenza eterica permettendo la fioritura della Vita in tutta la sua vasta complessità.

Si formano automatismi che si cristallizzano in una forma che ri­sponde alle forze ambientali, permettendo la stabilizzazione di reazioni costanti che si possono chiamare istintive.
Nasce in tal modo l’istinto del luogo che diventa il prodotto sub­liminale del posto.
Secondo la mentalità antica nascono gli Dei protettori dei campi e dei boschi, che rappresentano le condizioni vitali che si instau­rano in un dato posto e che sono il portato di un linguaggio comu­ne parlato da tutti gli individui che vivono in quel luogo.
Il Dio diventa il riassunto di quella fitta rete di azioni e reazioni che si stabiliscono tra i vari individui, le forze dell’ambiente e del­la terra e il Dio diventa l’espressione di una costruzione psichi­ca superiore, risultato finale del ricambio, della selezione, di tan­ta tensione.
La personalità istintiva del luogo viene allora ricordata in modo impersonale e generale dalla statua itifallica di Priapo, segno della potenza genetica del luogo, posta sul punto di maggior forza, o della piccola cappelletta dedicata alla Madonna, che nella sua impersonalità, ma con la sua sacralità, indica questo crogiolo di forze che assurge al compito di principio-legge.
Quando passate accanto ad una cappelletta, fermatevi.
Non sapete perché’ e quando essa fu eretta.
La sua presenza si perde nella memoria dei vecchi che ricordano di averla sempre vista e così i loro padri e i loro nonni. Se si risa­le nella notte dei tempi in quello stesso luogo sorgeva la cappella in onore di S. Brigida, la dea celtica dei campi o un immagine di Pria­po, il dio latino dei boschi.

Non sorridete dei nostri lontani progenitori, ma fate come loro. Cogliete fiori di campo e poneteli dinanzi all’immagine e dopo un breve minuto di raccoglimento proseguite il vostro cammino. Così facendo dimostrerete di possedere una profonda sapienza, an­che se qualcuno attorno a voi potrà sorridere di compatimento. Non si possono annullare i rapporti che intercorrono tra un suolo con le sue caratteristiche ben precise, come i potenziali magnetici e le correnti telluriche, e la vita che su di esso si svolge, uomo com­preso.
Se è difficile sradicare l’uomo dal suo angolo natale, ove egli vive e sente questa amalgama di forze che lo vincolano al Dio del suo luogo, molto più’ complicate saranno le reazioni che subirà una pianta, che in assenza di una propria volitività, si trova costretta a vivere in esilio, fontana dal suo linguaggio che aveva fino allora impiegato per stabilire rapporti di interscambio e di mutue corrispondenze con altri esseri.

Lasciamo le monoculture e gli orti botanici all’erboristeria profa­na e andiamo a cogliere le nostre piante nei boschi ove potremo trovare, come spagiristi, quei principi cinetici, che liberati dai lo­ro mezzi materiali potranno sviluppare la funzione Vita, che risul­ta essere il vero principio equilibratore per ogni manchevolezza. La materia in questo caso acquista una nuova dimensione; si affi­na, si assottiglia fino a giungere alla sua smaterializzazione. L’alchimista non guarda la mutevole veste organica di un fiore o di una pianta, ma giunge al principio che lo sostiene e che non muore, non considera I’ apparenza esteriore, ma la realtà che lo anima; non si sofferma sull’individuo, ma coglie l’espansione del principio direttivo del fenomeno e della realtà che lo informa.
Se si afferrano questi concetti sostanziali si potrà fare della spagi­ria, altrimenti si potranno fare solo tinture.
La Natura profonde enormi tesori di sapienza, adattando le varie forme e ricorrendo ad infiniti accorgimenti per realizzare le sue architetture che devono sfociare nell’essenza vitale.
Su aree ben definite si vengono a formare vere e proprie simbiosi il cui sviluppo è subordinato a tutto il trasformismo dei materia­li presi in circolo.
Questo non può avvenire in una monocultura o nell’orto botanico che diviene una specie di museo naturale ove l’individuo mostra al visitatore la sua forma esteriore, ma non le sue reali specificità prive di tutte le potenzialità animatrici che solo la natura può fornirgli.
Solo nei ricambi e nei mutui rapporti la Vita esprime tutta se stes­sa e nel principio cinetico vitale risiede il potere che anima e che vivifica.

E questo è quanto si prefigge lo spagirista: cogliere ed isolare questo principio che sostiene il tutto, che anima, che sana, che guarisce.
Secondo la visione alchimica, un luogo determinato si può consi­derare come un coacervo delle varie Funzionalità e Potenzialità che divengono le vie direttive lungo le quali la Vita si sviluppa se­guendo le specificità particolari.
Secondo gli antichi, ogni luogo della Terra è sotto l’influenza di una o più Potenzialità e più Funzionalità.
Il Sette ed il Dodici sono i due elementi fondamentali su cui si regge la manifestazione sensibile, ove la Funzione rispecchia lo spirito del luogo, mentre la Potenza ne determina le qualità spe­cifiche esteriori e le modalità che concorrono a fissarne le carat­teristiche principali.
Questo è valevole tanto per una grande estensione di parecchie migliaia di chilometri quadrati, come per una piccola superficie di pochi metri quadrati.

Se una Potenzialità governa una regione molto estesa, sarà la direttrice generale di quel luogo, che a sua volta contiene altre Funzionalità e Potenzialità che governano superfici molto più piccole, che agiscono secondo le loro qualità pur subendo l’im­pronta data dalla Potenzialità direttrice generale.
È simile ad un grande cerchio che contiene una serie di cerchi con­centrici, che possono anche intersecarsi, qualificando con la loro impronta una dato settore della terra.
Nascono in tal modo regioni estese con proprietà particolari che dipendono da una data Potenzialità entro cui possono svilupparsi sotto-Funzioni e sotto Potenze, che arricchiscono l’aspetto della regione, nel rispetto della peculiarità della Potenza prima reggi­trice.
Un esempio è costituito dall’area del Mediterraneo, il centro calo­rifico che ha dato origine alla serie delle civiltà occidentali e pro­babilmente sede della civiltà iperborea, la civiltà del Nord, ove, secondo i risultati degli scandagli effettuati sui fondi marini e rela­tivi alle magnetizzazioni dei materiali prodotti dalle eruzioni lungo le geosinclinali, vi doveva essere la sede del Polo.

Gli antichi proiettarono lo Zodiaco sul Mediterraneo, ponendo in Fenicia l’Est, il segno dell’Ariete, ed all’Ovest, sullo stretto di Gi­bilterra, la Bilancia, i cui due piatti sono le due colonne di Ercole.
Quest’area diviene una proiezione in terra del circuito zodiacale e lei stessa uno zodiaco terrestre con i vari Segni che sono preposti alle varie regioni, come illustra il disegno.
L’Italia e la Provenza sono sotto il dominio del Segno del Leone ed il golfo ove sfocia il Rodano si chiama appunto il Golfo del Leone.
L’antica Venezia, ove inizia il dominio del Segno, aveva come sim­bolo della città il Leone, il Leone di S. Marco, in ossequio alla Potenzialità dominante.

Percorrere il viaggio nel Mediterraneo per via mare, significa se­guire lo Zodiaco e quindi incamminarsi lungo la via iniziatica. In tal senso vanno intesi i vecchi raccolti mitici che parlano di viaggi per via mare percorsi dagli eroi mediterranei.
Il viaggio di Ulisse parte da Ilion, Troia, dal segno del Toro, il più materiale di tutto lo Zodiaco, e Ilion deriva dalla greca tale che significa materia.
Esso percorre tutto il Mediterraneo e il suo viaggio ha un significato prettamente iniziatico.
È la via che percorre l’eroe per giungere al regno del Fuoco, I­taca, perché tale è il significato del nome: Casa del Padre.
Ogni spiaggia che tocca, ogni avventura vissuta dall’eroe ha un si­gnificato analogico relativo ad un Segno particolare.
Ed Omero, secondo quanto ci dice Eraclito, era un iniziato ed un astrologo.
Se l’Italia è sempre stata chiamata il paese del Sole, lo deve alla sua potenzialità dominante, il Leone, domicilio astrologico del Sole.
Il pensiero e la vita dell’Antichità erano interamente dominati dal concetto divino delle Funzionalità e Potenzialità, che in ul­tima analisi è il concetto astrologico, spinto a sviluppi e sottilità di ragionamento e di intuizione, che oltrepassano i nostri mezzi attuali.
Per gli antichi ogni insieme nazionale e culturale, e quindi la natura visibile che fa da quinta, era un Zodiaco particolare, un tema astra­le, in tutto simile ad un tema individuale.

Se in Grecia Delfo era chiamata il centro del mondo,  l’omphalos, non era un’invenzione dei loro preti per rialzare il prestigio del luogo, ma era realmente il centro del mondo greco, il centro del loro zodiaco nazionale sotto il cachet generale del Segno dei Ge­melli.
Entro questo Zodiaco nazionale, per così dire, ne esistevano al­tri minori, come quello attico, per esempio, descritto da Teseo, figlio di Cecrops, che raggruppò, nel 1250 a.C. i villaggi in un organismo politico unico.
Questo paese costituì uno Zodiaco nello Zodiaco, diviso in quat­tro tribù e ciascuna tribù composta di 3 fratrie e ciascuna fratria composta di trenta clan.
È la suddivisione zodiacale trasposta in terra. La direzione simbo­lica dello zodiaco attico non è la direzione Nord-Sud, ma la linea Atene-Delfo.
Lo studio delle stele preistoriche ci dicono che questi zodiaci particolari esistevano già nel 3000 avanti la nostra era. La loro conoscenza è stata poi occultata, per costituire il segreto del sa­cerdozio egizio prima, e quello di Delfo poi.
Le stesse osservazioni si possono porre per il mondo celtico, e Cesare, nella conquista della Gallia, si preoccupò di mettere le mani sul centro calorifico per sottomettere tutta la regione.
Questo centro era Mediolanum che significa il Santuario di mezzo, posto centrale del sistema oroscopico, come lo è la nostra Milano, la latina Mediolanum e la celtica Mediolanon, che diviene il pivot attorno a cui ruota lo zodiaco dell’Italia settentrionale sotto la supervisione del segno del Leone.
Si deve dire, comunque, come oggi queste linee di forza siano state in gran parte deviate dalla mano dell’uomo, che ignaro dell’esistenza di questa Geografia Sacra, con i suoi lavori insani ed irresponsabili sta ribaltando la faccia del mondo.
Non è senza ragione che Mosè, come i druidi, proscrissero il fer­ro, simbolo dell’era di decadenza.

Angelo Angelini

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Scrivo articoli sulla tradizione celtica e milanese da oltre vent'anni, con pubblicazioni sia cartacee (Revue d'Etude Celtique di Aosta), che per vari siti Internet e blog. Ho scritto e pubblicato quattro libri: "Celtegh Medhelan - Milano Celtica", "Parlii Milanès ai voster fioeu", "Menisc Mes'ciòzz" e "Vocabolario della Gallia Cisalpina", acquistabili online su questi siti: http://www.compraebook.com/autore/496/Elena-Paredi.html http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/257369/vocabolario-della-gallia-cisalpina/

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