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IL SAPERE

Contrari o Sacri Pagliacci [R]

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Alce Nero

La Terra è vostra Progenitrice e vostra Madre, ed è sacra. Ogni passo mosso sopra di lei dovrebbe essere come una preghiera. Essa è umile e nutre tutte le cose e rispetto a essa tutti sono fratelli. Queste parole non sono di San Francesco, sono di Alce Nero, il più grande uomo sacro del Popolo Lakota, quello che noi Occidentali siamo soliti chiamare un “santo”.
Pochi sanno che Alce Nero, oltre a essere un lakota, era anche un Heyoka, ovvero un appartenente alla “Società dei Contrari”. In effetti, a ben pensarci, ciò che Alce Nero dice a proposito della Terra è davvero il contrario di quello che noi uomini moderni pensiamo in proposito. Per noi la Terra è il pianeta del nostro sistema solare su cui ha avuto origine la vita, la nostra casa, ma anche e soprattutto il luogo che sfruttiamo freneticamente, sconsideratamente, selvaggiamente, abbattendo ogni tipo di vegetazione, uccidendo ogni specie animale, avvelenando le acque che beviamo e l’aria che respiriamo, al fine di garantirci quello che abitualmente amiamo definire benessere, progresso, civiltà.

Povero Alce Nero, che era un povero selvaggio senza educazione scolastica che riteneva che la Terra fosse sacra perchè madre di tutte le cose, e che di conseguenza tutte le cose fossero imparentate fra loro: non soltanto l’uomo con l’uomo, ma anche l’uomo con gli animali, gli alberi, l’acqua, le pietre, il cielo. E povero anche San Francesco, che senza saperlo era un Indiano d’America, un “Contrario” come Alce Nero, un uomo che ai suoi tempi fu bollato come pazzo da tollerare solo perché innocuo, e il cui esempio è tuttora il nostro punto d’arrivo e per gli Indiani d’America soltanto il punto di partenza.

Ma chi erano i “Contrari”?

 In ogni tribù nativo-americana, da sempre, troviamo la figura dei “Contrari”, altrimenti chiamati “Sacri Pagliacci”, vale a dire gli “uomini-doppi”, quelle personalità in grado di esprimere la dualità del cosmo attraverso comportamenti apparentemente contrari alla regola.
E’ sempre Alce Nero a fornirci la chiave filosofica per comprendere quale sia la vera identità dei “Contrari” laddove afferma: “Avete osservato che la verità appare in questo mondo con due facce. Una è triste di dolore, e l’altra ride; ma è la stessa faccia, rida o pianga. Quando la gente è già disperata, forse la faccia ridente è meglio per loro; e quando si sentono troppo bene e troppo sicuri di essere protetti, forse è meglio allora che vedano la faccia piangente.”
Il “Contrario” si presenterà allora come colui il quale cammina all’indietro, dice “sì” quando dovrebbe dire “no”, rabbrividisce d’estate e gira nudo d’inverno, si lava con la sabbia e si asciuga con l’acqua; oppure come colui che all’interno di una sacra cerimonia sarà l’unico a muoversi fuori tempo, a dare la schiena mentre tutti i suoi compagni offriranno il volto a chi li guarda, a cantare allorché ognuno tacerà, a ridere sguaiatamente nel corso di un evento luttuoso, o a piangere disperatamente nel bel mezzo di una festa. Tutto questo non per mero esibizionismo o per amore della teatralità, bensì perché il comportamento del “Contrario” aveva (e tuttora ha) la funzione di mantenere in equilibrio i due lati opposti della realtà.

Ma perché un uomo come tutti gli altri, a un certo punto della sua vita, decideva di diventare un “Contrario”, di vivere un’esistenza che andava contro ogni regola, una vita sempre dedita alla rinuncia personale, alla povertà più assoluta, e all’instancabile servizio e cura degli altri?
Semplicemente perché quell’uomo era un prescelto, aveva avuto una vera e propria “chiamata” dall’”Alto”: aveva cioè ricevuto la visione dei “Poteri” che dimorano a Ovest, quelli che la tradizione Lakota chiama gli Wakinyan, gli “Esseri del Tuono”. Il potere dei “Contrari” derivava da quel temibile elemento -il tuono-, sul quale il “Contrario” era tuttavia in grado di esercitare il suo controllo. E questo perché gli Indiani d’America sanno che il Grande Spirito è il primo a voler mantenere il Tutto in equilibrio, ragion per cui a tanto sacrificio da parte dell’uomo che diventava un “Contrario” veniva offerto in cambio un poco del Potere degli “Esseri del Tuono”. I “Contrari”, pertanto, erano “medicine men” capaci di guarire molte malattie attraverso il Potere degli Spiriti dell’Ovest, nonché individui in grado d’influire sul tempo atmosferico creando la pioggia o interrompendola a seconda delle necessità.

Gli Heyoka

 I Lakota chiamavano i “Contrari” Heyoka, una mirabile intuizione, visto che la parola heyoka è il “contrario” di okahey, che vuol dire “tutto va bene”. E questo non perché i “Contrari” esprimessero il lato negativo dell’esistenza ma semmai l’altra faccia della medaglia, allo stesso modo degli “Esseri del Tuono” che avevano la proprietà di creare la vita così come di distruggerla.

Gli Wakinyan

 Ma chi sono gli “Esseri del Tuono”, gli Wakinyan della tradizione Lakota?
E’ necessario a questo punto parlare della “Genesi”, della storia della Creazione secondo la cultura tradizionale di quel Popolo.
Così narra la tradizione lakota: Wakan Tanka, il Grande Spirito, ciò che noi chiamiamo Dio, sta al centro dell’universo. E’ alla sua emanazione Inyan, la Roccia, che si deve l’opera della Creazione. In quel tempo, precedente al nostro tempo, Inyan aveva un alleato chiamato Wakinyan, che altro non è se non un’emanazione di Inyan stesso: il nome Wakinyan, infatti, porta il padre in sé. Sulla biforcazione dell’albero sacro che sta al centro del cerchio della Danza del Sole, che é il simbolo di Wakan Tanka, possiamo vedere un nido di rami di ciliegio intrecciati. Si tratta della dimora di Wakinyan, uno e molti, in quanto egli é gli “Esseri-del-Tuono”. Inyan dunque cominciò col creare Maka, la Terra, cui fece seguire Mini, l’Acqua, per proseguire poi con Mahpiyato, il Cielo. Tale enorme fatica consumò però tutto il potere di Inyan, il quale si prosciugò di tutto il suo sangue blu e s’indurì divenendo ciò che oggi conosciamo come roccia.
Maka pregò Inyan di riscaldarla in quanto aveva freddo, ma Inyan non aveva più la forza per farlo. Ci pensò il Cielo creando Anpetu Wi, il Sole, cui affiancò Tate, il Vento, Hanhepi, la Luna, e Pte, il Popolo dei Bisonti (Pte in lingua lakota è la femmina del bisonte).
Creati anche la notte e il giorno, Wakinyan pensò di generare la vita. E lo fece attraverso il “Verbo”, la sua voce -il tuono-, e con un battito delle sue palpebre, che corrisponde al fulmine. La creazione dell’universo avviene pressochè allo stesso modo in tutte le religioni.

Gli Elohim, “Esseri del Tuono”

Gli Elohim di cui parla la Bibbia sono gli “Esseri del Tuono”, gli “Spiriti Creatori” cui si riferisce la tradizione Lakota. Gli “Esseri del Tuono” solcano le grandi acque che sono le tenebre dell’immenso universo, arrivano presso il nostro mondo annunciandosi con un fragoroso rombo di tuono, e attraverso la loro immensa conoscenza creano la vita. Medicine men e Uomini Sacri di ogni nazione nativa americana vi diranno anche che gli Elohim sono le “Nazioni della Stella della Lira”, una costellazione che dista da noi 26 anni luce e che viene solitamente raffigurata sotto il sembiante dell’Aquila. Non è di certo un caso che l’aquila sia per i Nativi Americani l’uccello solare per eccellenza, la presenza in Terra del Grande Spirito, del Creatore. Gli Indiani vi diranno anche che a suo tempo la Terra fu scelta da differenti popoli come modello di tutta la Creazione, che tutti noi proveniamo dalle stelle, e che nostro compito è quello d’imparare a vivere insieme in Armonia così da diventare tutti UNO, perché ogni cosa proviene dall’UNO, e l’uomo non è altro che il riflesso di una luce e di un suono che sono la luce e il battito.

Gli Dei

Gli Elohim non provengono solo dalla costellazione della Lira. Sirio, ad esempio, è la casa-madre dei Nommo, gli déi dell’antichissimo Popolo dei Dogon dell’odierno Stato africano del Mali. I Nommo provenivano da un mondo fatto d’acqua, allo stesso modo degli Annunnaki, divinità anfibie di cui parla l’Enuma Elish, l’”Epica della Creazione” degli antichi Sumeri; o dei Neteru, gli déi egizi cui apparteneva Iside, come riportato dallo storico greco Plutarco (I secolo dopo Cristo), nella sua opera Iside e Osiride, allorchè viene detto: “Iside nacque in regioni eternamente umide”. Gli studiosi sono concordi nel ritenere che i Nommo, gli Annunaki, i Neteru siano tutti da considerarsi semi della stessa pianta. Ricordiamo poi che la parola egizia Neteru significa “I Guardiani”, che Anunnaki vuole dire “Guardiani della Terra”, che la stessa parola Sumer significa “Terra dei Guardiani”, che i Maya  chiamano gli déi i Muxul, ovvero i “Guardiani”, che tutti i popoli nativo-americani parlano degli “Esseri del Tuono” in termini di “Custodi”, “Guardiani della Terra”.

L’antico sapere dei Cherokee

Tra alcuni gruppi di Cherokee dell’Oklahoma e del Texas si parla ancora una lingua detta Elati, ovvero “il linguaggio degli antenati”, o anche “il linguaggio delle Stelle”, un modo di esprimersi che i vecchi medicine men della tribù considerano provenire dal cosmo. La tradizione orale dei Cherokee puntualizza infatti che essi arrivarono sulla Terra 250.000 anni fa dalle Pleiadi, che nella loro lingua vuol dire per l’appunto “Antenati”. A tal proposito precisa che l’uomo non discende affatto dalla scimmia ma dal “Popolo delle Stelle”. Nella cosmologia cherokee la Terra é detta il “Pianeta dei Bambini”, o meglio “il pianeta dei Figli delle Stelle”. L’antica “Società dei Capelli Intrecciati” parla di un tempo in cui esistevano dodici pianeti abitati da essere umani, i cui progenitori si riunivano su un pianeta chiamato Osiriaconwiya, vale a dire il quarto pianeta della costellazione del Cane Maggiore, cioé Sirio. Su quel pianeta quei grandi sapienti si trovarono un giorno a discutere delle sorti della nostra Terra, detta in lingua cherokee Eheytoma, il “pianeta dei figli”, vale a dire il tredicesimo pianeta. Poiché il nostro mondo era il meno evoluto rispetto agli altri, quei dotti pensarono di aiutarci fondando quattro civiltà -Lemuria, Mu, Mieyhun e Atlantide-, all’interno delle quali vennero create grandi scuole di conoscenza e segrete “società di medicina”. Anche i Cherokee dunque si riferiscono a Sirio come al loro luogo di origine.Il “Wampum” Sempre a proposito dei Cherokee, ricordiamo che la cintura detta Wampum non rappresentava in passato, come tutti gli studiosi hanno asserito, solo e semplicemente una sorta di moneta o merce di scambio usata dalla “Confederazione delle Sei Nazioni degli Irochesi” (composta da Irochesi, Mohawk, Oneida, Onondaga, Cayuga, Seneca, e in seguito Tuscarora). La cintura, realizzata cucendo insieme in disegni di straordinaria bellezza perline ricavate da parti interne di conchiglie, raccontava anche la storia delle origini di quei Popoli.

Gli anziani dei Cherokee, in proposito, si tramandano numerose storie relative al tempo in cui i loro antenati realizzarono i “mounds”, i “tumuli” che ancora oggi sono visibili in Ohio, prima di separarsi definitivamente dagli Irochesi per migrare altrove. Le cinture wampum, pertanto, mostrano il DNA di quei popoli e ci dicono che quelle genti provengono dalle stelle, da quali stelle, e come l’umanità fu “seminata”. Nei Cherokee ci sono sette clans e tutti e sette rappresentano le Pleiadi, le “Sette Sorelle” della tradizione di tutti i Nativi Americani, nonché gli insegnamenti della grande “Legge”: la prima stella fu la stella della creazione, la seconda portò Donna-che-cadde-dal-Cielo, con la terza fecero la loro comparsa gli animali, la quarta portò il profeta, la quinta parla di un’umanità allo sbando, la sesta di un nuovo profeta che parlerà tutte le lingue. Allorchè quel profeta si manifesterà al mondo, l’intera umanità sarà testimone dell’apparire improvviso della settima stella. In questo momento, dicono i Cherokee, la storia scritta sul wampum è arrivata alla fine. Tutte le parole che doveva dire sono state dette. E’ ora arrivato il tempo della settima stella, quella che annuncerà la battaglia del serpente, la battaglia di tutte le razze, nella quale periranno tutti quelli che vivono nell’oscurità, nell’egoismo, nell’avidità. Il wampum è inoltre preciso su come il “Creatore” scese sulla Terra dal cielo, attraverso il “vasto mare che è lo spazio siderale”, il giorno in cui -come testimoniato anche dai calendari maya- il Sole “sedette” sulla Terra senza bruciarla. Afferma l’indiano Seneca Fred Kennedy: “Quando la stella scende sulla Terra e non la arde ha inizio la Creazione. La “Grande Legge” narra che il giorno in cui il Creatore scese quaggiù fu la prima volta che questo continente udì il tuono: il suono del Creatore che “rema” nel cielo.”

Tayamni

 Quella delle Pleiadi, le “Sette Sorelle” pare essere una costante per molti Popoli nativo-americani.
In proposito, i Lakota affermano di essere “imparentati” con le Pleiadi, o meglio di avere “seme” pleiadiano nelle vene da sempre.
Devil’s Tower, la “Torre del Diavolo”, la montagna a forma di cono tronco che si trova nello Stato americano del Wyoming, in lingua lakota si chiama Mato Tipila, “Tenda dell’Orso”, e questo perché la tradizione lakota vuole che sette giovinette cercassero rifugio a un orso che le inseguiva arrampicandosi sulla sommmità di Mato Tipila, da dove furono prelevate e portate in cielo per diventare le “Sette Sorelle”, le Pleiadi. Anche alla mitica figura di “Stella Caduta”, figlio dell’unione tra una donna lakota e una stella, si deve la salvezza di sette fanciulle che possiamo oggi ammirare nel cielo come Wicincala Sakowin, le Pleiadi. Ricordiamo infine che l’avatar, ovvero il “Maestro” culturale dei Lakota è “Donna Bisonte Bianco”, essendosi tale divinità mostrata loro sotto quelle spoglie allorchè apparve sulla Terra per portare ai Lakota la Sacra Pipa e le Sette (ancora una volta il numero sette) Sacre Cerimonie con le quali pregare il Grande Spirito. In lingua lakota la parola Pte significa femmina di bisonte, e i Lakota chiamano se stessi “Il Popolo dei Bisonti”. Ora, la costellazione chiamata Tayamni è a tutti gli effetti la proiezione “celeste” del “terrestre” bisonte. Tayamni si presenta con le Pleiadi come testa, Betelegeuse e Rigel come costole, la cintura di Orione come spina dorsale e Sirio per coda. Il tutto assume la forma di un immenso bisonte celeste, il luogo dal quale un tempo lontano scese sulla Terra “Donna Bisonte Bianco” per aiutare i suoi fratelli Lakota. Non ci sono dubbi a riguardo: “Donna Bisonte Bianco” si dice in lakota Ptesan Win, dove Pte sta per “bisonte”, san per “bianco”, e win per “donna”. Tayamni è il “bianco bisonte celeste”, patria originaria del Popolo Lakota.

I Kachinas

Nel Sud-ovest degli Stati Uniti troviamo popoli quali gli Hopi, gli Zuni, gli Acoma, i Taos, i Piro, i Tewa. E’ soprattutto agli Hopi dell’Arizona che si deve la più antica conoscenza riguardo alla Creazione e alla storia dell’umanità. Gli “Esseri del Tuono” degli Hopi si chiamano Kachinas, ovvero i “Messaggeri degli Spiriti delle Nuvole presso gli Uomini”, che scesero sulla Terra in un’epoca remota per portare cibo e felicità ai loro fratelli “minori” e per insegnare loro la “giusta via”, vale a dire come condursi in accordo alle leggi del Creatore. Gli Indiani Hopi sono precisi nell’indicare come loro luogo d’origine su questo pianeta un antico continente che aveva raggiunto altissimi livelli di civiltà ma che perì distrutto a causa dell’abuso della tecnologia. Gli Hopi di oggi raccontano che i loro antenati furono tratti in salvo dall’arrivo tempestivo dei Kachinas, il “Popolo delle Stelle”, che li prelevarono a bordo dei loro grandi “cilindri metallici” e li trasportarono in suolo americano appena in tempo prima che il loro mondo (che noi chiamiamo Atlantide) si inabissasse nell’oceano.
Raccontano gli Hopi: “. C’era una “nave” fatta di sette parti -sei sezioni simili a fette di torta collegate a una sezione circolare che si trovava al centro. Quando gli Hopi si trovarono sopra Atlantide, la “nave” si scisse. Le diverse parti si diressero in diversi luoghi del pianeta. mentre la principale – quella al centro – si spostò sui San Francisco Peaks, il luogo ove gli Hopi dicono che hanno dimora i Kachinas. Quando verrà il tempo giusto, tutte e sette le sezioni si daranno appuntamento sopra la terra degli Hopi per riunirsi e ridare alla “nave” la sua antica forma. In tal modo gli uomini verranno salvati, e con loro le future generazioni.” Una volta sbarcati sulla loro nuova patria, ai sopravvissuti fu raccomandato di non commettere mai più l’errore di costruire in futuro grandi città. I Kachinas insegnarono quindi agli Hopi particolari preghiere e potenti cerimonie sacre la cui inosservanza avrebbe comportato la loro fine; quindi risalirono per sempre al cielo a bordo delle loro immense “navi”. Poi ci sono i Mi’kMaq del Canada, che si tramandano di generazione in generazione canti sacri che raccontano del “Piccolo Popolo” all’epoca in cui quegli esseri vivevano assieme agli uomini; o gli indiani Anishinabe della costa orientale degli Stati Uniti, che vantano una linea di discendenza ancora più diretta col “Sopra”, visto che lo stesso nome della tribù significa: “Uomo lasciato quaggiù dal cielo”.
Allo stesso modo dei Mi’kMaq e degli Anishinabe, ogni altro popolo nativo-americano vi parlerà di origini legate al mondo di “Sopra”, a quelli che abitualmente vengono chiamati i nostri progenitori, i “Popoli delle Stelle”.

Fonte: Segnidalcielo.it

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