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IL SAPERE
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Codex Gigas

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L’origine del Codex Gigas è sconosciuta. Una nota scritta a margine del manoscritto attesta che è stato impegnato nel monastero di Sedlec dai suoi proprietari, i monaci di Podlažice, nel 1295.

Poco dopo passò al monastero di Břevnov, vicino Praga. Tutti questi monasteri erano in Boemia, l’attuale Repubblica Ceca, ed è certo che il Codex Gigas è stato realizzato in qualche parte di questa regione, ma non necessariamente a Podlažice, un piccolo e poco importante monastero.

Nel 1594, Rodolfo II ha portato il Codex Gigas nel suo castello di Praga, dove vi rimase fino allo scoppio della Guerra dei Trent’anni, trafugato insieme a molti altri tesori dall’esercito di Svezia. A seguito del saccheggio, entrò nella collezione della regina Cristina di Svezia e messo nella biblioteca reale del castello di Stoccolma. Vi rimase fino al 1877, quando entrò a far parte della Biblioteca Nazionale di Svezia, sempre a Stoccolma.

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Il Codex Gigas è contenuto in una custodia di legno ricoperta di pelle, con alcuni ornamenti in metallo. Il nome “Gigas” (gigante) è ben meritato: 92 centimetri di lunghezza, 50 di larghezza e 22 di spessore, misure che lo rendono il manoscritto più voluminoso del medioevo. E di sicuro anche il più pesante: 75 kg di manoscritto. Inizialmente conteneva 320 pagine di vello (pelle di asino), ma otto di queste sono state rimosse: non si sa da chi e nemmeno il motivo di questa rimozione, ma sembra che queste pagine contenessero le regole del monastero.

Secondo molti studiosi per completare un libro, di quelle dimensioni e con 320 pagine in pelle ci sarebbero voluti tra i 20 e i 30 anni. Inoltre secondo un’analisi recente,  la grafia è giudicata pressocchè identica dall’inizio alla fine, oltre al fatto che non ci sono errori: è possibile dunque che il manoscritto sia stato scritto in tempi non eccessivamente lunghi e da un’unica persona.

La leggenda

Come riporta il sito della Biblioteca Nazionale di Svezia, esiste una leggenda riguardante la realizzazione del Codex Gigas, secondo la quale si tratterebbe del lavoro di un monaco, un compito gravoso attribuitogli per espiare i suoi peccati. Il racconto trae certamente origine dalla convinzione medievale che la copiatura dei testi fosse una via privilegiata per l’espiazione dei propri peccati. Resosi conto che il compito era al di là dei suoi poteri, il monaco si decise ad invocare l’aiuto del diavolo.

codex gigas bibbia del diavolo miniatura

Senza farsi pregare troppo, il diavolo aiutò il monaco, chiedendo in cambio di essere raffigurato nel codice e di prendere l’anima del monaco come pagamento. La leggenda afferma che il monaco scriba produsse l’intero manoscritto in una sola notte.

Il monaco aveva espiato la sua colpa, ma aveva perduto la sua anima e, pare, la sanità mentale. Preso dai rimorsi decise di rivolgersi alla Vergine Santa, implorandola di salvarlo. La Madonna accettò di aiutare il penitente, il quale morì pochi istanti prima di saldare il conto con il diavolo.

Storie e leggende successive hanno attribuito al Codex Gigas sventure e malattie su chi ne era entrato in possesso. Fortunatamente, come sagacemente afferma il blog Ancient Origins, la Biblioteca Nazionale di Stoccolma, dove è attualmente ospitato, sembra essere immune alla maledizione del codice.

L’origine della leggenda è sconosciuta e, probabilmente, è nata a causa dell’enorme dimensione del manoscritto, così impressionante da attribuirne l’origine ad un evento soprannaturale. Tuttavia, l’analisi testuale e grafica attesta una certa uniformità, tanto da ritenere possibile che si tratti dell’opera di un solo autore.

Il nome dello scriba del Codex Gigas non è noto, ma è stato ipotizzato che fosse un monaco chiamato Herman, che compare nel necrologio del 10 novembre. Nell’epiteto si fa riferimento alla sua vita peccaminosa e all’aver realizzato il Codex Gigas in una sola notte con l’assistenza del diavolo.

 Fatti misteriosi

Nel Tokroliga Anekdoter, pubblicato nel 1858, si legge che un custode della Biblioteca di Stoccolma rimase bloccato all’interno della sala lettura principale dopo essersi addormentato. Al risveglio, disse di aver visto i libri fluttuare nell’aria, spostandosi da uno scaffale all’altro. Un grande orologia, normalmente fuori servizio, cominciò a riprendere il funzionamento.

Secondo il custode, quando ‘La Bibbia del Diavolo’ ha preso parte alla danza, tutti i libri hanno cominciato a cadere in tutte le direzioni. La mattina seguente, il custode fu trovato tremante sotto un tavolo della biblioteca, letteralmente terrorizzato. Da qual momento perse la sanità mentale e fu internato in un manicomio.

L’autore Eugène Fahlstedt (1851-1935), intervistato nel 1911, raccontò che nel 1870 il suo amico August Strindberg (1849-1912) portò alcuni suoi amici in biblioteca per leggere la Bibbia del Diavolo. Era notte tarda, ma Strindberg, che lavorava presso la Biblioteca Reale, aveva la chiave d’accesso. Non appena tirò fuori il codice dallo scaffale, comparirono delle misteriose fiamme sulfuree che consentirono di leggere la Bibbia del Diavolo in piena notte.

Devil's Bible NGCUS  - Ep Code: 3619

Il contenuto

Il Codex Gigas contiene la versione completa della Vulgata, la Bibbia tradotta in latino da San Girolamo, più altri testi importanti. Si comincia con l’Antico Testamento, poi ci sono le Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio (1° secolo d.C.), l’Enciclopedia Etymologiae di Isidoro di Siviglia (6° secolo d.C.), una collezione di opere mediche di Ippocrate, Teofilo e altri, il Nuovo Testamento, e ‘Le Cronache di Boemia” di Cosma di Praga (1050 d.C.).

All’interno è possibile trovare inclusi altri testi più brevi, tra cui il rituale dell’esorcismo, formule magiche, una raffigurazione della Città Celeste e una pagina con l’illustrazione completa del Diavolo. Probabilmente, la leggenda e il nome del codice nascono proprio da questa inquietante immagine.

Secondo il National Geographic, per realizzare un’opera a mano come il Codex Gigas servirebbe una persona che lavora ininterrottamente, giorno e notte, per cinque anni, incluse le illustrazioni. Pertanto, realisticamente, ci sarebbero voluti più di 20 anni per l’autore per completare il codice. Eppure, per tutto questo tempo, la scrittura ha conservato un’incredibile uniformità dall’inizio alla fine. Forse per questo si tramanda che il testo sia stato prodotto in una sola notte.

Il codice è attualmente esposto presso la Biblioteca Nazionale di Stoccolma, dove è possibile visualizzare anche la versione digitale del Codex.


Fonte:

www.ilnavigatorecurioso.it

www.altrogiornale.org

www.abebooks.it

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