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IL SAPERE
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Chi era Giovanni Battista? [R]

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Giovanni il Battista è un personaggio che compare sia nella tradizione cristiana, come è ovvio, che in quelle ebraica e mandea

(Nella foto in evidenza: Leonardo da Vinci, “San Giovanni Battista”, 1508-1513, olio su tela, 69×57 cm, Museo del Louvre, Parigi)

Iniziando dall’etimologia del nome, l’italiano “Giovanni” viene dal greco Ioannes, che è a sua volta l’ellenizzazione dell’ebraico Yehoanan, nome teoforo contenente quello di Dio (Yeho, Yah, Yo, Yahweh, Yehowah, El) e la parola anan che in ebraico significa “grazia”. Il teoforo è attestato anche nelle varianti ananyah (come negli Atti degli Apostoli nell’episodio di Anania e Saffira) o in quella talmudica di ananel (l’Egiziano), o, tronco, come anan, Ananos, Ananus, come il kohen galod, sommo sacerdote, Anna o Anano ben Seth, coinvolto nel processo extra-sanhedrista a Gesù, sebbene non più in carica, essendo stato sostituito all’epoca della crocefissione dal genero Giuseppe ben Caifa – Anano omonimo di suo figlio, anch’egli, come i suoi quattro fratelli, Mattia, Gionata, Eleazaro e Teofilo, sommo sacerdote, nonché responsabile del martirio di Giacomo il Giusto, I Vescovo, mevaqqer in ebraico, della Chiesa ierosolimitana fino alla data della sua lapidazione, nel 62 d.C. Il femminile di Giovanni è Yehoannah, nome di una discepola di Gesù nel Vangelo di Luca, o, parimenti tronco, annah, Anna, madre di Maria, madre di Gesù. I Padri della Chiesa citano una Giovanna o Anna1 come una delle sorelle di Gesù citate in Marco e Matteo.

Appare dunque prima di tutto problematico conciliare l’affermazione di Luca per cui Giovanni era un nome eccentrico per il Battista giacché in apparente violazione del costume ebraico di dare nomi di famiglia. Secondo Luca, infatti, esso era un nome nuovo sia per la famiglia di Zaccaria, suo padre, che per quella di Elisabetta, sua madre. Eppure Elisabetta era parente di Maria, secondo lo stesso Vangelo, e dunque di Anna, madre di Maria, attestata con questo nome, sebbene non nel Nuovo Testamento, sin dai più antichi apocrifi dell’infanzia, accettati, per la tradizione sui genitori di Maria, Gioacchino e Anna, santi, sia dalle Chiese Ortodosse che da quella Cattolica.

Si potrebbe pensare che o l’una o l’altra affermazione non sia accurate. Per chiarirsi le idee, osservo che l’idea che tale nome fosse effettivamente presente in famiglia è confermata dalla tradizione ebraica, secondo cui anan o anin il Nascosto, come è chiamato quivi il Battista, fosse nipote di Ḫuni (Honi) il tracciatore di cerchi, chiamato nelle Antiquitates iudaicae di Flavio Giuseppe (opera che parla anche dell’uccisione di Giovanni e attesta il fatto che fosse tenuto in gran conto anche in ambiente giudaico), Onias il Giusto. Un’altra fonte riporta Anon come padre di Elisabetta, madre del Battista. Anon, Ḫuni e Onias appaiono ancora una volta variazioni della stessa radice. Quella di tracciatore di cerchi era una caratteristica della figura del mistico nel I sec. a.C. e d.C. che poteva mediante tale tracciatura rituale far piovere. Dopo Onias il Giusto, morto nel 70 a.C., anche un omonimo Honi, nipote (probabilmente da intendersi qui e in precedenza come pronipote per ovvie questioni cronologiche) anch’egli del precedente, e Nicodemo (Buni o Bunni Nakdimon e Boethus Naḫtum nel Talmud) durante la carestia di metà I sec. a.C. in Giudea, fecero piovere o tracciarono cerchi.

Un tanto collocherebbe peraltro Nicodemo presumibilmente tra i parenti di Onias e dunque di Giovanni e quindi di Gesù, il che spiegherebbe perché, insieme a Giuseppe d’Arimatea, parente di Gesù secondo la tradizione ortodossa e quella gallese, si faccia carico del corpo dello stesso secondo il Vangelo di Giovanni, incarico che era prerogativa dei parenti del defunto secondo le consuetudini ebraiche. Boeto Nicodemo sarebbe inoltre, a conferma di ciò, padre di due sorelle di nome Marta e Maria secondo il Talmud, di cui Maria (Miriam) anche in questa fonte associata agli unguenti profumati, esattamente come nel Nuovo Testamento (Giovanni, Luca). Effettivamente le agiografie dei Vescovi Jacopo da Varazze, o Varagine, e Rabano Mauro identificano Maria Maddalena, anch’ella coinvolta nel rito funebre di Gesù, con Maria di Betania, sorella di Marta.

Ecco dunque come queste altre tradizioni esaminate portino a concludere che Giovanni era un nome di famiglia portato da altri membri, come Onias, Anon, Honi e Anna. Il fatto che in Luca non venga considerato nome di famiglia potrebbe quindi forse riferirsi semplicemente al fatto che non fosse portato da fratelli né di Zaccaria, né di Elisabetta.

Apportati elementi dalla tradizione ebraica in favore della presenza del nome Giovanni (o simili) in famiglia, queste informazioni risultano interessanti per la credibilità, almeno parziale, della tradizione genealogica agiografica che lo lega alla famiglia di Gesù, tramite Anna, nel modo che segue.

Issachar

= Emerenzia

_______________|_______________

| |

Esmeria Anna

= Anon = Gioacchino

| |

Elisabetta Maria

= Zaccaria |

| |

Giovanni Battista Gesù

Il nome Giovanni compare altresì come apostolo, fratello di Giacomo, e figlio della moglie di Zebedèo, identificata nelle agiografie con Salomé, sorellastra di Maria, madre di Gesù. E ancora in un manoscritto del Nuovo Testamento vi è un Giovanni al posto di Iose o Giuseppe, fratello di Gesù nell’elenco composto normalmente da Giacomo, Iose o Giuseppe, Simone e Giuda, onde al posto di Giuda può trovarsi Taddeo, come in un frammento di Papia, e al posto di Giuseppe o Iose o Giovanni anche Giusto, epiteto del succitato Onias, oltre che di Giacomo, fratello di Gesù, Giacomo il Giusto, appunto. Tutto ciò rinsalda la fondatezza di tali legami di parentela.

Perché mi soffermo tanto su tali questioni? Non solo per diletto storico, genealogico e biografico, ma perché ritengo che tali famiglie avessero due ruoli di fondamentale importanza, uno regale e uno sacerdotale, uniti insieme in un’unica dinastia, e solo se di un’unica dinastia si trattava si può spiegare il ruolo sacerdotale e profetico di Giovanni Battista e di Giacomo il Giusto e quello regale e sacerdotale di Gesù e Giacomo. Questi due ruoli, che emergono dalla letteratura cristiana, ritengo vadano ricondotti all’attesa di due Messia nelle attese escatologiche e apocalittiche della Comunità di Qumrân, quasi universalmente identificata dagli studiosi con un insediamento esseno. Vi doveva essere un Messia sacerdotale o profetico e uno regale, corrispondenti a Giovanni Battista e a Gesù, secondo me, ovvero fusi in un’unica figura come nell’ordine sacerdotale giudaita di Melichisedec, figura centrale nella tradizione massonica. Ecco infatti che Giovanni è confuso con un Elia redivivo nei Vangeli, che avrebbe dovuto tornare alla fine dei tempi a investire il Messia politico affinché portasse il Regno dei Cieli sulla Terra. Giovanni è di stirpe sacerdotale, figlio del sacerdote Zaccaria, di una delle 24 classi di discendenti di Aronne, fratello di Mosè. Anche Gioacchino, padre di Maria secondo i vangeli dell’infanzia, è descritto nei vangeli dell’infanzia come sacerdote del Tempio di Salomone, fatto ricostruire da Erode I il Grande, re di Giudea. Lo stesso Gesù viene ricordato in due date specifiche della sua vita, all’età di 12 anni nel Tempio e all’età di 30. Queste infatti erano le due età cruciali nell’iniziazione di un sacerdote. Suo fratello Giacomo infine viene descritto dentro il Sancta Sanctorum nel giorno dell’Espiazione, lo Yom Kippur, facoltà riservata esclusivamente al kohen gadol. Maria Maddalena, secondo l’agiografia, era figlia di Eucaria, nome che in greco significa “graziosa”, “grazia”, esattamente come Anna, ancora un volta, e questa Eucaria sarebbe stata una principessa asmonea. Gli Asmonei, o Maccabei, erano i re-sacerdoti che assunsero in Giudea entrambe le prerogative dei due diversi Messia prima dell’avvento della dinastia erodiana.

Si ha poi, dopo la morte di Giovanni Battista, ultimo profeta, l’unione delle due funzioni nel Messia, Gesù Cristo, Unto, l’equivalente, come è noto, dell’ebraico Mašia e dell’aramaico Mašiha, dall’egizio Messeh, “grasso di coccodrillo”, con cui si ungeva il re-dio, il faraone. Giovanni e Gesù, dunque: i due Messia degli Esseni. Morto l’unigenito Giovanni, che si era votato secondo diverse fonti alla castità, entrambi i ruoli furono ricoperti dal suo successore, cioè il cugino Gesù, Messia sacerdotale e regale che battezza con fuoco e Spirito Santo, legittimato dall’ultimo profeta, colui che battezza con acqua, un novello Samuele che nomina Davide e in questo caso il figlio di Davide, il virgulto di Iesse. Il Cristo è allo stesso modo del faraone un Re Dio, da Paolo di Tarso e il Cristianesimo in poi e nel capo di imputazione in croce, il titulus crucis, I.N.R.I., acronimo di Iesus Nazarenus (probabilmente da intendersi come Nazoreus o Nazireus) Rex Iudaeorum.

1 Epifanio di Salamina, Ancoratus 60, 1; Sofronio di Gerusalemme, Encomio di san Giovanni, PG 87, 3364.

Andrea Di Lenardo (18-11-2017)

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Andrea Di Lenardo
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Andrea Di Lenardo, classe 1994, nasce a Gemona del Friuli (Ud) il 12 aprile. Musicista, batterista, fin dall'infanzia sviluppa l'interesse per la musica – studia per anni batteria e chitarra classica – e per la storia, in particolare antica, l'egittologia, la biblistica, la storia delle religioni, la filosofia e la letteratura. Dai 14 anni scrive per la stampa locale, partecipa a trasmissioni radiofoniche e televisive e si aggiudica premi e riconoscimenti a concorsi letterari e filosofici, tra cui si ricordano i Colloqui Fiorentini, concorso letterario intercontinentale, con la tesi È tutta questione di metodo in studi danteschi, nel 2009, e un certamen filosofico con un elaborato sul nichilismo, nel 2013. Diploma al Liceo Classico (lo stesso anno), attualmente vive a Udine e studia Storia all'Università “Ca' Foscari” di Venezia. Nel 2016 viene pubblicato il saggio storico "Israeliti e Hyksos. Ipotesi sul II Periodo Intermedio d'Egitto e la sua cronologia", Kimerik, Patti (Me) 2016. Attualmente sta lavorando a "Filistei e Cretesi" e, con Alessandro De Angelis, a "Exodus".

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