Sunday, 16/6/2019 UTC+2
IL SAPERE
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Che cos’è l’illuminismo?

Che cos’è l’illuminismo?

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Alla  domanda – “Che cos’è l’Illuminismo?”, – lanciata nel 1784  dalla “Rivista mensile di Berlino”, Kant risponde con un breve scritto. A quell’epoca il termine Aufklärung (“rischiaramento”) circola da quasi trent’anni all’interno della cultura tedesca e l’Illuminismo come movimento di pensiero aveva ormai dato i suoi maggiori frutti in tutta Europa.

Nella Risposta kantiana, il motivo dominante è il riconoscimento dell’azione liberatrice dell’Illuminismo, in quanto spinge gli uomini a emanciparsi da ogni forma di tutela che li voglia mantenere intellettualmente sottomessi e bisognosi di essere guidati come bambini. Kant invita dunque ad avere il coraggio delle proprie idee, a usare la ragione in modo autonomo da qualsiasi direttiva esterna, a non delegare ad altri il compito di pensare e decidere per sé, a non rifuggire dalle proprie responsabilità di individui adulti dotati di razionalità.

L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo da uno stato di minorità, che è da imputare a lui stesso.
Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Questa
minorità è imputabile a se stessi se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza,
ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza
esser guidati da un altro.

Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!
– è dunque il motto dell’Illuminismo.

La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura
li ha da lungo tempo affrancati dall’eterodirezione (naturaliter maiorennes), tuttavia
rimangono volentieri minorenni per l’intera vita; e per cui riesce tanto facile agli altri
erigersi a loro tutori. È tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per
me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla
dieta che mi conviene ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero da me. Purché io
sia in grado di pagare, non ho bisogno di pensare: altri si assumeranno per me questa
noiosa occupazione.

A far sì che la stragrande maggioranza degli uomini  ritenga
il passaggio allo stato di maggiorità, oltre che difficile, anche molto pericoloso,
provvedono già quei tutori che si sono assunti con tanta benevolenza l’alta sorveglianza
nei loro confronti. Dopo averli in un primo tempo istupiditi come fossero animali
domestici e aver accuratamente impedito che queste pacifiche creature osassero muovere
un passo fuori del girello da bambini in cui le hanno imprigionate, in un secondo
tempo mostrano a esse il pericolo che le minaccia qualora tentassero di camminare
da sole. Ora questo pericolo non è poi così grande come loro si fa credere, poiché a
prezzo di qualche caduta essi alla fine imparerebbero a camminare: ma un esempio di questo genere rende comunque paurosi e di solito distoglie la gente da ogni ulteriore tentativo.
È dunque difficile per ogni singolo uomo districarsi dalla minorità che per lui è diventata
pressoché una seconda natura. È giunto perfino ad amarla, e attualmente è davvero
incapace di servirsi del suo proprio intelletto, non essendogli mai stato consentito di
metterlo alla prova. Regole e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale
o piuttosto di un abuso delle sue disposizioni naturali, sono i ceppi di una eterna minorità.
Anche chi da essi riuscisse a sciogliersi, non farebbe che un salto malsicuro sia
pure sopra i più angusti fossati, poiché non sarebbe allenato a siffatti liberi movimenti.
Quindi solo pochi sono riusciti, con l’educazione del proprio spirito, a districarsi dalla
minorità e tuttavia a camminare con passo sicuro.

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Valentina C.
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Fare domande è il mio mestiere.

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