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IL SAPERE
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Astrologia: Scienza Sacra NON Monetabile [R]

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L’Arte della Scienza Antica

E’ da qualche mese che viene pubblicata una rivista di Astrologia, a puntate, dotata di tutti quei “mezzi persuasivi” occulti e non, per portare al massimo le vendite.
La sete di mistero arde le gole della gente, che si butta famelica su tutto ciò che sa di Strano e Proibito. Sembra, questa, la goccia che fa traboccare il vaso, già colmo da tempo. Ma anche tra gli “addetti ai lavori” il concetto di Profitto massimizzato, a qualunque costo, ha preso definitivamente piede.
Il Maestro l’aveva preconizzato. Ritengo sia ancora di estrema attualità un articolo che Angelo Angelini pubblicò su una rivista specializzata, circa vent’anni fa e che riportiamo, convinti, a di là di ogni dubbio, che la sua voce, la nostra voce per il tramite della “Sua Rivista” possa e debba sforzarsi di fare chiarezza sulla vera essenza dell’Astrologia quale Scienza Suprema, che risveglia il Sacro che è in noi e lo coltiva fino a permetterci di Ritornare alla Casa del Padre.

Fino a quando?

Fino a quando l’Astrologia non indosserà la sua vera veste, togliendosi tutti quegli orpelli inutili di cui l’ha caricata la sedicente Astrologia moderna, che tutto è, fuorché quella parte di “Magia Naturalis” che accreditò per il passato l’Ars Magna, o Ars Regia, fonte di sapere e soprattutto di vita ?
Purtroppo oggi si sta assistendo ad un progressivo intristimento di quella scienza che fu vanto dell’iniziazione dei templi: decadimento fatto di elucubrazioni dialettiche, che hanno le loro radici in tutte le branche della scienza profana, dalla psicanalisi alla psicologia, dalla parapsicologia alla fisiologia, dal materialismo più stonato al più astruso degli spiritualismi.

Ma di astrologia, vera Astrologia, ben poco.

La scienza delle Influenze dinamiche che (che questo è il vero significato letterale di Astrologia, da “alfa” privativo, “stereon” fisso, e “loghia” scienza, e non scienza degli astri) è divenuto un campo di dispute puramente cerebrali, un campo ove le tenzoni dialettiche non ci contano più, ove il pensiero continua a rimbalzare da una parete all’altra della cassa cranica senza mai uscirne, e provocando, per legge fisica, un tal frastuono da assordare anche le orecchie allenate di un fonditore metallurgico. Senza entrare nel campo dell’Ermetismo, ove si potrebbe fare il discorso più vero e più diretto per poter capire l’Astrologia, ci atterremo al lato pratico, che è quello che più interessa chi opera nel mondo profano.
Di tutto il bagaglio che ci hanno passato gli antichi, ci è rimasto, in campo pratico, lo zodiaco, la domificazione, i pianeti tradizionali, i nodi lunari, qualche Parte, come quella di fortuna (non condivisa da tutti) la Luna Nera, dei Monomeri che tra l’altro non fanno solo parte della nostra tradizione occidentale, e basta.

Su questi resti abbiamo rifatto una nostra Astrologia, condita di belle parole per nascondere dei poveri concetti.
Perso il senso dello zodiaco, si sono viste le logomachie più esilaranti, discorsi meravigliosi, che hanno tirato in ballo anche la mitologia come avallo (di che cosa non so).
E la sua vera essenza ci è sfuggita. La sua primitiva potenza, essenzialmente solare, che rimane intatta nelle tombe faraoniche, specie in quelle di Ramsess VI e IX, illumina con i suoi geroglifici, solo quelle tombe, ma non noi.
E così anche il suo sviluppo storico, cadenzato dalla sequenza dei decani, proiettato sullo sfondo dei cieli, che dalle tombe passa sulle pareti dei templi, come quello di Dendera.
Solo che prestassimo orecchio potremmo capire il significato di molti passi ermetici, sparsi un po’ ovunque, anche nella nostra religione. Potremmo cogliere il suo intimo dinamismo, e forse degneremmo i nostri antichi progenitori di uno sguardo molto più benevolo.
Arriveremmo, forse, a gratificare gli antichi di conoscenze che noi abbiamo faticosamente riscoperto negli ultimi decenni.

Cose, comunque, che si guarda bene dal fare la nostra egittologia, preoccupata com’è di non dispiacere, da una parte al materialismo storico, e dall’altra ai concetti biblici, le sole due forze, oggi, che conducono il mondo.
Per la domificazione accettiamo, senza discutere, le Tavole che quelle poche case editrici ci passano, senza curarci di sapere come esse siano state ideate e costruite.
Poco ci interessa sapere perché gli assi principali vengono una volta ad angolo retto, o acuto, o ottuso, o perché determinate case siano strette o larghe.
Se entrassimo un poco più nel dettaglio, incontreremmo delle nozioni che hanno condotto alla loro costruzione e ragion d’essere, come quella differenza ascensionale che sommata alle ascensioni obliqua dà quel semiarco diurno, che diviso per sei porta alla concezione delle “Ore Planetarie”, di cui oggi si è persa completamente la conoscenza, e che tanta importanza hanno avuto ed hanno tuttora in Astrologia.
Anche se qualche astrologo moderno con molta lungimiranza, in base al cambiamento dei calendari, le ha ritenute di nessun valore, dimostrando così di essere passato in superficie ad esse.
La loro “realtà” la troviamo nella vecchia costruzione di domificazione tolemaica, e l’abbiamo già vista esposta nello Zodiaco di Dendera, più volte millenario. Se errori ci sono stati, essi sono posteriori a Tolomeo, per errate interpretazioni del suo testo, come la teoria di Campanus o Regiomontano.
Questa delle errate interpretazioni sembra essere una logica del nostro tempo, a cui non è sfuggito nemmeno Platone con le dispute sulla “illomene” al posto di “eillomene” del suo Timeo, e che ha portato alla concezione della Terra statica al centro dell’universo.

La nostra attuale domificazione, la Placidiana, uscita dopo anni e anni di dispute astrologiche, non è altro che la vecchia concezione tolemaica ma non come portato dalle scoperte di Tolomeo, ma come compendio di conoscenze molto anteriori a lui, come specifica Tolomeo stesso nelle sue opere.
E quindi molto più antico.
Una disanima molto approfondita su questo punto ci porterebbe, ancora una volta, a rivedere le nostre idee sugli antichi, e ci accorgeremmo allora delle perfette conoscenze geodetiche, che presuppongono evidentemente una terra rotonda e non quadrata o piatta.
Ma tant’è, che la psicologia del nostro tempo vuole l’epoca moderna portabandiera del più eccelso illuminismo, colorato, purtroppo, dalle lenti degli occhiali che portiamo abitualmente!
Sui pianeti e loro aspetti, nel tentativo di esemplificare ed aiutare lo studioso, abbiamo riempito i moderni trattati di astrologia di tanti aforismi, che se fossero applicati ad un tema genetliaco, darebbero i risultati più spassosi ed umoristici.
Il tutto, evidentemente, senza tener conto del carattere essenziale del pianeta, del suo stato celeste, del suo stato terrestre, della sua significazione particolare in quel dato oroscopo, dei suoi aspetti se destri o sinistri, della sua orbita di influenza, della sua relazione con il tutto.

Ed al povero studioso gli si dice di fare poi una sintesi.
Ma sintesi di che cosa? Delle cose più strampalate fra loro ?
Gli antichi si sono ben guardati dal commettere simili corbellerie, ed infatti in nessun testo antico esistono aforismi generalizzati, perché la volgarizzazione non fa per l’Astrologia.
O si studia seriamente, e a fondo, o si tralascia. Intendo studio in senso antico, non moderno.
E questo è quanto abbiamo conservato del vecchio sapere.
Poi per strada (almeno in questi ultimi cinquant’anni) nell’era dell’esplosione astrologica e della sua volgarizzazione, abbiamo perso le sopra-citate “Ore Planetarie” o “Ore Temporali” come le chiama Tolomeo e tanto care al magismo medioevale (vedi Agrippa e Tritemio, Alberto il Grande e Paracelso), gli “antisci”, le “dodecatemorie”, i “decani”, che non servono a nulla, come ebbe a dire un astrologo moderno, i “termini”, “l’essenzialità dei gradi”, le “orbite di influenza”, gli “aspetti destri e sinistri”, gli “archi direzionali” dove, sempre per errate interpretazioni dei testi antichi, si è creata la maggior confusione.
E scusate se è poco!

Con questo quadro posso senz’altro credere a quegli astrologhi i quali affermano che un tema natale può servire soltanto ad un esame caratterologico, ma non a scandagliare una vita nei suoi avvenimenti predicendo dati e fatti (come una nota rivista astrologica, in una risposta ad un suo lettore, ha detto: “Se vuole sapere il futuro vada da un veggente” (sic!)). Ma io mi chiedo se anche un semplice esame caratterologico può risultare completo con la carenza di tanti dati così essenziali, a meno di non ricorrere ai funambolismi dei moderni trattati, dove, per far quadrare ad ogni costo le interpretazioni (sempre a posteriori) si assiste all’esibizione di esercizi dialettici tra i più strampalati e più imprevisti degni di un acrobata da circo. E il tutto mascherandolo sotto la parola “intuizione”.

Ma questa non è Astrologia! Tutt’al più astrologia moderna, ed allora va bene.

Con buona pace di coloro che si inalberano se 186 scienziati parlano male di noi, e a ragione.
Purtroppo l’Astrologia, come tutte le scienze antiche, è una scienza esatta, con le sue regole, a cui non può venir meno, che rispecchia, in uno stato materiale, tangibile, una verità analogica, superiore, immateriale. Ed essendo verità, è sottoposta quindi a leggi matematiche, immutabili, che non tollerano nessuna dialettica, perché sono quelle che sono.
Consideriamo per esempio gli “antisci”.
Così vivi e ben presenti davanti allo spirito degli antichi sono ora divenuti lettera morta.
Una certa colpa del loro disconoscimento va attribuito al libro di H. Selva, che ottimo sotto molti aspetti, su questo argomento è stato molto impreciso ed affrettato, definendoli dei “paralleli di declinazione”.
Il che in parte è vero ed in parte no. Concetto ripreso poi da Hieroz, discepolo del Selva, e quindi continuatore delle teorie del maestro. L’ultimo concetto corretto sugli antisci risale agli inizi del secolo, e precisamente a Formalhaut, nel suo “Astrologie spherique et judiciaire”, edito da Vigot.
Il Julevno ne fa l’ultimo cenno, molto sommario, dedicandogli una tabellina senza però alcuna parola di commento.
Già si avverte che il concetto di antisci si sta spegnendo per affondare miseramente.
Molto vivo nel 1600 ove Rantzau nel suo “Traité des iugements des thèmes genethliaques” così li definisce:
“Gli antisci sono i punti dell’eclittica egualmente distanti dai tropici” (0° Cancro — 0° Capricorno), che presentano delle affinità con gli aspetti: gli Egiziani gli hanno attribuito grande forza, e nessun astrologo li ha sottoestimati.
Trapenzontius (?) dice che l’ antisce di un pianeta possiede la stessa influenza del pianeta stesso, sebbene un poco più debole, e Pontano vede negli antisci un complemento notevole degli effetti planetari prodotti dagli aspetti.
Le Direzioni degli antisci, considerate come Promettitore a un Significatore qualsiasi, agiscono come quelle dei pianeti stessi.
Presenti in Abraham Ibn Ezra, nel 1100 ed in Tolomeo, gli antisci, come si vede, possono soddisfare la definizione del Selva, in quanto sono sul medesimo parallelo di declinazione del pianeta che dà origine all’antisce, ma a quella definizione andava aggiunto “calcolati rispetto ad un asse, che è quello dei solstizi”. E qui l’errore del Selva.
Gli antisci privilegiano un asse, quello della massima elongazione del Sole, al solstizio di inverno e al solstizio di estate, dove gli Egizi celebravano le massime feste, quella di Harpocrate di Dicembre, del Sole fanciullo, di Horo bambino, che nasce dal grembo di Hathor, e la festa dell’onnipotente Ra, di Horo Bedhuith. In altre parole, la Natività ed il Cristo in gloria così frequenti, ed associati, sui portali delle chiese cristiane romaniche e gotiche.
Gli antisci, inoltre, sensibilizzano tutto un parallelo lungo l’eclittica, definito dal pianeta ad una data latitudine e dal punto a stessa latitudine o declinazione dal lato opposto dell’asse dei solstizi.
Quindi non si considera più un punto solo, quello posizionale del pianeta, ma un cerchio, un’orbita, sulla quale il nostro abate Tritemio andava poi a cercare lo Spirito Planetario in oggetto, per le sue opere di Magia Naturale, calcolo che qui è inutile riportare.
A prima vista si vede come sull’asse dei solstizi i pianeti non abbiano antisci, mentre sull’asse degli equinozi i pianeti vadano in opposizione a loro stessi.
Nei punti intermedi essi vanno in quadrato.
Quindi essi possono rafforzare determinati aspetti, riformando dei quadrati i dei sestili in senso inverso in determinati temi natali, ed ecco l’inutilità e la pericolosità della generalizzazione degli aforismi.
Ci si può rendere conto con gli antisci, per esempio, della dissociazione della personalità di Van Gogh, non rilevabile dal suo tema natale (a meno di funambolismi come ha tentato qualche astrologo francese) dove questa dissociazione avviene sull’asse degli equinozi e quindi in opposizione, con quattro pianeti interessati, e per di più lungo l’asse principale, quello della X — IV.
Ci si può rendere conto come un arco di direzione, nel tema di Papa Roncalli, tra il suo afeta (pianeta datore di vita, e quindi Sole, perché in luogo afetico e in nascita diurna. Altro concetto perduto) e Saturno in antisce, in Leone, possa aver procurato la morte.
Sole in segno di Saturno e Saturno in segno di Sole, ambedue quindi in esilio e che danno piena ragione ai più elementari concetti astrologici tramandatici.

Ma v’è di più.
Saturno in antisce in decano di Marte, e nei “termini” di Marte; pianeta, che nel tema di Papa Roncalli, è vicino alla cuspide della VII e in esilio. Quindi una direzione mortifera che non si è verificata, per es., sull’arco di direzione Sole Saturno — pianeta, dove, pur essendo peregrino il pianeta (in Toro) è nei “termini” di Venere, benefica.
Si può notare come facendo intervenire le più elementari nozioni che ci siano state tramandate dalla sorpassata Astrologia dei nostri padri si possano fare delle vere previsioni e soprattutto della vera Astrologia.
Con gli antisci, gli antichi avevano a disposizione, con i sette pianeti tradizionali più la Parte di Fortuna, ben 16 punti del tema e tutti terribilmente significativi.
Noi, con i nostri pianeti, ne abbiamo solo 10, e stiamo dando la caccia ai pianeti transplutoniani per aumentare la nostra chance interpretativa. Con quali risultati non saprei dire, tenuto conto dell’estrema lentezza di questi già illustri sconosciuti, che hanno scatenato le fantasie dei nostri astrologi.
Gli antisci mettono in condizione l’astrologo di avere un ritratto della persona molto più vicino alla realtà e molto più completo, anche nelle più riposte pieghe della personalità, e soprattutto permettono, con l’uso degli archi direzionali di prevedere fatti ed avvenimenti, oserei dire, anno per anno.
Consiglio di provare, provare su se stessi, sulle persone che crediamo di conoscere molto bene; e vi garantisco che i risultati non cesseranno mai di stupirvi.

Entrerete allora nella vera dimensione dell’Astrologia, dimensione che vi porrà terribili problemi di coscienza.
Perché diverrà per voi, che disporrete della vita altrui, una scienza sacra non monetabile.
Come è attuale questo monito!

(a cura di: Carlo Paredi – rivista Kemi Hatnor n° 93 anno 1998)

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Scrivo articoli sulla tradizione celtica e milanese da oltre vent'anni, con pubblicazioni sia cartacee (Revue d'Etude Celtique di Aosta), che per vari siti Internet e blog. Ho scritto e pubblicato quattro libri: "Celtegh Medhelan - Milano Celtica", "Parlii Milanès ai voster fioeu", "Menisc Mes'ciòzz" e "Vocabolario della Gallia Cisalpina", acquistabili online su questi siti: http://www.compraebook.com/autore/496/Elena-Paredi.html http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/257369/vocabolario-della-gallia-cisalpina/

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