Monday, 20/5/2019 UTC+2
IL SAPERE
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Amrita: il Nettare dell’Immortalità

Amrita: il Nettare dell’Immortalità

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Questo mito inizia con una promessa

Una promessa fatta in tempi lontani, in cui, tanto per cambiare, i deva (dei) e gli asura (antidei) se le danno di santa ragione in una guerra infinita e sfinente: in palio c’è  il dominio sui tre mondi.  Entrambi gli schieramenti sono ormai fiacchi e indeboliti, ma gli asura sono decisamente in vantaggio: i deva hanno un disperato bisogno dell’Amrita, il nettare dell’immortalità.
Infatti nella notte dei tempi gli dei non sono nemmeno ancora immortali. vivono molto, molto a lungo, è vero, ma la morte li prende sempre e soffrono di tutte le lacerazioni che la guerra prolungata lascia dietro di sé.
Il fatto è che l’Amrita se ne sta immersa nell’immenso Oceano di latte, l’oceano senza sponde di prima dell’inizio, dove tutto è contenuto: ogni cosa è lì, intimamente mescolata a tutte le altre che ancora devono venire ad esistenza.
ma come si fa a tirar fuori, da quell’enorme marasma opaco, il prezioso nettare?
Essendo latte, si può frullare (per la precisione, zangolare), proprio come si farebbe per tirarci fuori il burro.
Bello.
Ma frullare un immenso oceano non è mica come zangolare un secchio di latte!
“Per riuscirci, alleatevi con gli asura”, consiglia Vishnu ai deva.
Questa è la promessa che do vita alla storia: i deva promettono agli asura, in cambio di collaborazione, di dividere con loro il prezioso nettare.
Una promessa pericolosa, difficile da mantenere.
I deva borbottano tra loro su questa inedita cooperazione, ma ci si penseranno dopo a come sistemare le cose, dopo, quando avranno la coppa dell’Amrita in mano.
Ora l’urgenza è tirarla fuori dall’Oceano.
Gli asura, sfiancati dalla guerra e sedotti dalla prospettiva di diventare invincibili, accettano subito di dividere fatiche e premio finale con gli avversari di sempre.
L’impresa è immane.
Per costruire la più grossa zangola mai esistita decidono di utilizzare, come perno, il monte più alto dell’universo: il monte Mandara.
Non è roba da poco: deva e asura scavano le radici della montagna, per estirparla dal suo sito, ma scavare come matti non basta perché non riescono, nemmeno tutti insieme, a trasportarlo.
Il monte scivola, tentenna, cade, schiaccia e non si lascia trasportare. non ce la farebbero mai se l’enorme Garuda, l’aquila divina, non lo prendesse con i suoi artigli, portandolo da solo al centro dell’Oceano.
Per fabbricare, però, una zangola non basta avere il perno adatto: serve anche una corda da avvolgere intorno al monte.
Qui entra in gioco Vasuki, il re dei serpenti, gigante quanto il monte Mandara, che sembra proprio fatto apposta per essere la fune del frullatore cosmico.
I deva tengono la coda del serpente, gli asura la testa, e tirano a turno.
Oooh issa, oooh issa!
La montagna  inizia a ruotare, prima piano ma, man mano che l’inerzia cede, sempre più in fretta…schiuma, ondate di latte,
Oooh issa, oooh issa!
Onde sempre più agitate, il vortice intorno al monte Mandara inizialmente è timido, ma via via diviene più profondo,
Oooh issa, oooh issa!
Tutti sudano faticano in modo inesprimibile.
Col progredire del lavoro, il fiato di Vasuki diventa caldo, poi più caldo, poi rovente, una fiatella da paura!
Gli asura, che proprio dalla testa lo tengono, maledicono l’ingenuità di essersi lasciati convincere dai deva che L’enorme testa di Vasuki fosse la parte più nobile, e quindi la più ambita, da maneggiare.
Il peggio, però, deve ancora venire: infatti il povero Vasuki, così stiracchiato tra testa e coda, inizia a sputare il suo terribile veleno e la prima cosa ad emergere dal frullamento dell’Oceano di latte è proprio il suo temibile miasma, che rischia di contaminare l’Oceano intero, distruggendo tutto il suo contenuto e avvelenando tutti, deva e asura compresi.
E adesso?
Tutto è perduto?
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I deva chiedono a Shiva aiuto e protezione dato che, in quanto distruttore, è l’unico che possa salvare la situazione.
Il mestiere di una divinità è di ascoltare le preghiere e assecondare le richieste che le vengono rivolte e Shiva, che sa fare il suo mestiere, usa l’unico modo possibile per esaudire la supplica: si respira da solo tutto il veleno, trattenendolo in gola.
Non rimane totalmente incolume, però, Shiva.
Assorbire il miasma perché il mondo possa esistere gli lascia un segno indelebile, e la sua gola diventa, per sempre, blu.
Ma i guai, si sa, non arrivano mai da soli.
Nemmeno il tempo per tirare un sospiro di sollievo (tutti meno Shiva), e ci si accorge con terrore che il monte Mandara sta inesorabilmente affondando…
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Allora interviene Vishnu, che prende la forma di Kurma la tartaruga e, intrufolandosi sotto la montagna, la sostiene sul proprio carapace.
Riprende il lavoro.
Tira e molla, tira e molla, tira e molla…per mille anni.
Forse per diecimila anni.
Forse di più.
L’Oceano di latte è bolle e schiuma, non si vede altro, immersi da ondate bianche, e schiuma, e bolle, c’è spazio solo per l’immensa fatica del tira-e-molla, infinito.
Si è addirittura persa la memoria dei fatti che li hanno portati tutti lì, paradossalmente insieme, a frullare l’immenso, inconcepibile Oceano.
Poi qualcosa di diverso da onde bianche e schiuma.
Qualcosa pare emergere, dallo sconfinato latte.
Un movimento differente delle onde sorprende tutti e la memoria torna e, insieme alla memoria, un barlume di speranza.
Tutto era nascosto nell’Oceano, ogni cosa ancora là da esistere.
E di più.
Soprattutto stavano nell’opaco silenzio di latte degli specialissimi tesori, Ratna, che, uno dopo l’altro, vengono a galla, lasciando deva e asura, ancora storditi dalla fatica, a bocca aperta, immobili per la sorpresa.
L’Oceano produce la splendida dea Lakshmi: la dea della bellezza, della fertilità, dell’abbondanza, della fortuna, che emerge dalle acque e prende subito per mano Vishnu, diventandone la consorte.
Afrodite, si chiama nel bacino del Mediterraneo.
[i miti raccontano parlano con immagini al nostro cuore, e il cuore dell’umanità è raggiungibile ovunque da figure simili, anche tralasciando le interessenze tra Oriente e Grecia. per la cronaca, Vishnu è il conservatore della Vita, Shiva il distruttore, Brahma il creatore]
Parijata, l’albero divino, con boccioli che non appassiscono né svaniscono mai, e che realizza tutti i desideri.
Sura, dea del vino.
il medico degli dei, Dhanvantari.
la luna, Chandra.
Surabhi, la vacca dell’abbondanza.
l’elefante bianco Airavata.
Rambha, la ninfa divina.
il cavallo bianco a sette teste, Uchchaisravas.
l’arco di Vishnu.
la conchiglia di Vishnu.
il gioiello Kaustubha.
del miasma abbiamo già detto.
Amrita, il nettare dell’immortalità.
eccola qua!
[ognuno dei Ratna finisce in altre storie, affluenti dello stesso fiume mitologico]
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Gli accordi svaniscono alla vista dell’Amrita e improvvisamente si genera un parapiglia confuso e totale, in cui tutti cercano di impadronirsi della coppa contenente l’agognato nettare.
Gli asura l’afferrano subito e all’istante iniziano a litigare su chi tra loro debba berne per primo.
Arriva però Vishnu non nella sua consueta veste, ma nelle meravigliose forme di Mohini, l’eterno femminino, una figura di incantevole bellezza.
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La sua avvenenza stordisce tutti, al punto da convincere gli asura, completamente inebetiti da tanto splendore, a lasciare che sia lei a distribuire la bevanda.
Come negarglielo?
Mohni inizia la sua distribuzione  danzando, dispensando agli asura del vino (in fondo era pur sempre appena emerso dalle liquide profondità dell’Oceano), ai deva, invece, l’Amrita.
Questa parte di storia finirebbe qui, con i deva che furbescamente acquisiscono l’immortalità e gli asura che agogneranno sempre all’Amrita…
Ma ci sono altre mille storie collaterali.
C’è ad esempio il racconto del destino curioso e diverso di un asura, Rahu, che durante la distribuzione dell’Amrita si era intrufolato tra le fila dei deva.
Mentre il Sole e la Luna, in fila dopo di lui,  avvisano Mohini dell’imbroglio, Rahu riesce ad assaggiare qualche goccia di Amrita.
Purtroppo per lui non farà in tempo ad inghiottire il suo primo sorso, perché Mohini, che è pur sempre Visnu, velocissima lo decapita.
Ma le labbra di Rahu sono state fugacemente  in contatto con l’Amrita, quindi la testa dell’asura rimane immortale.
l’aver assaggiato anche solo per poco la meravigliosa bevanda rende Rahu per sempre famelico della pozione (Obelix in salsa indiana!): la coppa con l’Amrita viene nascosta sulla Luna e l’unica parte di Rahu immortale, cioè la testa, eternamente cerca di inghiottire l’intera Luna.
Ma Rahu è una testa senza corpo, e la Luna torna sempre, scivolandogli fuori dalla gola… provocando i cicli lunari, le maree e, di fatto, contribuendo al movimento della Vita nel mondo.
Sempre i miti, anche questo, ci raccontano di noi.
Qui si narra un cambiamento.
Estrarre il burro dal latte è cambiare lo stato della materia, e la trasformazione è irreversibile.
Il mito ci avverte.
Descrive un processo psichico, e l’impegno che il cambiamento richiede: bisogna mettere d’accordo deva e asura, integrare e armonizzare le nostre qualità energetiche, quelle che conosciamo meglio e quelle in ombra.
Descrive processi fisiologici, Corporei: l’oceano di latte da cui estrarre l’Amrita (e tutto l’esistente) è nella testa, la volta celeste sotto la calotta cranica.
Serve un perno sicuro, la percezione di un centro che è il nostro monte Mandara sostenuto dal carapace di Kurma, la tartaruga (la colonna vertebrale, il bacino, il pavimento pelvico).
Si tratta di sensazioni fisiche, del sistema endocrino, del sistema nervoso; le energie si sentono nel corpo.
Vasuki va tirato fuori dal suo nascondiglio e guardato bene in faccia, per poterlo conoscere, avvolto intorno al monte.
Il veleno c’è, perché all’inizio di un cammino di trasformazione viene a galla il turbamento.
Se non ci fosse il miasma, Shiva (il dio dello Yoga e della Danza, selvaggio e inossidabile al conformismo, uno che se ne va a spasso scalzo, coperto da una pelle di tigre, coi serpenti che lo avvolgono come gioielli e la luna tra i capelli…ogni dettaglio ha una simbologia precisa, una storia a sé) non potrebbe manifestarsi e respirare via il veleno.
Che lascia il suo indelebile marchio, segno di un passaggio di stato.
Glielo lascia nella gola, sede dell’espressione, da dove origina tutta la manifestazione che viene vocalizzata nell’esistenza.
Dopo il veleno, vengono i tesori.
Insieme al veleno, inizia la Vita.
tratto da: https://keyoga.blogspot.it/2013/05/il-frullamento-delloceano-di-latte.html

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Valentina C.
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