Tuesday, 17/9/2019 UTC+2
IL SAPERE
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Altre Informazioni sulla Meditazione

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La noia l’estasi e l’umor nero

Quando hai permesso l’espressione della negatività, osservarla quelle volte in cui tende a riemergere diventa più facile. Hai fatto uscire un po’ della pressione, quindi non potrà avere un ascendente così forte su di te. La noia è un’altra delle sensazioni che appaiono comunemente. Riconoscila come sintomo della presenza della mente, come un altro stato d’animo che sta passando e deve essere osservato, senza identificarti e senza dover in qualche modo agire al riguardo.
A tutti noi piacerebbe essere distaccati dal nostro dolore, dalle nostre ferite e dalla noia, ma non dai bei momenti, dalle esperienze piacevoli. E invece il segreto per imparare l’arte dell’osservazione distaccata è di iniziare a praticarla proprio con le emozioni positive. Quando sarai in grado di far questo, ti sarà più facile non farti abbattere dal negativo. Ricorda che tutte le esperienze appartengono alla mente, mentre la strada passa molto al di là dei confini di questa mente minuscola.

Senza forzare…

Le vecchie abitudini della mente possono farsi sentire persino mentre mediti. Ad esempio, potresti cominciare a gareggiare con te stesso – spingendoti ad andare oltre i tuoi limiti, persino se il corpo prova dolore. [Naturalmente la mente può anche cercare di sabotare la tua intenzione di meditare dicendoti che hai raggiunto i tuoi limiti quando invece hai appena cominciato!]

…Ma mettendocela tutta

Se c’è una frase chiave per garantire il successo della tua pratica meditativa, questa frase è mettercela tutta, totalità. Così ad esempio, quando danzi nella Meditazione Osho Nataraj, danza veramente, non eseguire solo i movimenti – mentre la mente continua a essere impegnata con cose completamente diverse, ad esempio cosa farai dopo la meditazione, oppure rimastica una conversazione accaduta ieri. Sii presente, a ogni livello del tuo essere.
Segui le istruzioni del particolare metodo, ma poi decidi per conto tuo, entrando in sintonia con il tuo corpo e rimanendo in contatto con te stesso, il livello di sforzo che vuoi impegnare. C’è una linea sottile che divide la totalità dall’eccesso di zelo che può causare un danno fisico. A poco a poco i tuoi livelli di consapevolezza e di sensibilità si innalzeranno, e agiranno come barometri di cui ti potrai fidare. Allo stesso tempo l’abitudine della mente all’interferenza comincerà a perdere la sua presa su di te.

Così Osho introduce la meditazione vista come modo di vivere invece che come semplice metodo::

Tutto il mio lavoro qui è quello di darvi un’idea molto ben definita di come diventare più consapevoli. Io lo chiamo meditazione – quando lavori, quando cammini, quando sei seduto.
Io non credo a ciò che altri chiamano meditazione – la fai per dieci o venti minuti e poi torni a essere come al solito per il resto delle ventiquattr’ore, e poi mediti di nuovo per venti minuti. Questo è stupido, è come dire a una persona che ogni mattina deve respirare per venti minuti e poi dimenticarsene completamente, perché ha tante altre cose da fare. La mattina dopo può respirare ancora per venti minuti. Per me, la meditazione è proprio come il respiro. Qualsiasi cosa fai e dovunque sei, fallo in modo più consapevole.
Ad esempio, puoi alzare questa mano senza alcuna consapevolezza, in modo completamente inconsapevole, per abitudine. Ma puoi anche alzarla con piena consapevolezza, e notare la differenza tra questi due atti. L’azione è la stessa: una è meccanica mentre l’altra è piena di consapevolezza, e la qualità è straordinariamente diversa. Prova, perché è tutta una questione di provare, di sperimentare. Quando cammini, prova per qualche minuto a camminare in modo consapevole. Ogni passo dovrebbe essere fatto con attenzione; rimarrai sorpreso da come la qualità del camminare sia completamente diversa: l’azione è rilassata. La tensione è assente, e da questo camminare in modo rilassato nasce una gioia sottile. Più ti rendi conto di questa gioia, e più desideri essere sveglio, consapevole.
Quando mangi, mangia con consapevolezza. La gente non fa che infilare il cibo in bocca, e poi non lo mastica nemmeno, lo ingoia e basta. Le persone che soffrono di obesità, di sovrappeso, continuano a mangiare sempre di più. Nessun dottore può aiutarle, a meno che non diventino consapevoli nel momento in cui stanno mangiando. Ci sono alcune cose che accadono come conseguenze della consapevolezza. Il loro modo di mangiare sarà più lento. Inizieranno a masticare: se non mastichi il cibo, stai appesantendo tutto il tuo fisico senza alcun motivo. Lo stomaco non ha denti. Occorre masticare ogni boccone esattamente quarantadue volte; a quel punto tutto ciò che mangi diventa liquido.
Una persona consapevole può solo bere, perché prima di ingoiarlo ha trasformato il cibo solido in liquido. E la cosa più strana è che, se mastichi quarantadue volte, puoi sentire il sapore molto più intensamente. Un boccone dell’uomo inconsapevole dà all’uomo consapevole quarantadue volte più gusto. È semplice aritmetica: la persona inconsapevole dovrà mangiare quarantadue bocconi per ottenere lo stesso gusto, ma allora diventa grasso ed è sempre insoddisfatto. Sente di dover mangiare ancora di più. La persona consapevole mangia solo tanto quanto occorre al suo corpo. Subito sente che ora non ce n’è più bisogno; la fame non c’è più, è soddisfatto… qualunque cosa faccia.
La mia meditazione è un approccio di tipo completamente diverso. Deve allargarsi a tutte le ventiquattr’ore. Persino mentre ti stai addormentando, resta vigile, nota come il sonno sta scendendo su di te, piano, in silenzio, eppure riesci a sentirne i passi. L’oscurità sta aumentando, ti stai rilassando – puoi sentire i muscoli, il corpo, le parti in tensione che ti impediscono di addormentarti – e molto presto riuscirai a vedere come tutto il corpo si è rilassato e il sonno è arrivato. Piano piano accade una grande rivoluzione. Il sonno arriva, ma qualcosa dentro di te rimane sveglia, persino mentre dormi.
La situazione è questa: tu sei addormentato anche quando pensi di essere sveglio, e io sono sveglio anche quando pensi che dorma. Se una persona non diventa consapevole anche nel sonno, non la si può dire sveglia, consapevole – questo è il criterio. Tanti sono gli effetti da cui puoi giudicare. I sogni scompaiono, perché i sogni richiedono che tu sia assolutamente inconsapevole – provengono dalla mente inconscia. Se sei consapevole non possono apparire.
Sigmund Freud sarebbe stato grandemente arricchito dall’incontro con un uomo come me che non ha sogni. Sarebbe rimasto anche molto stupito, e avrebbe dovuto cambiare tutto il suo concetto di psicoanalisi. E invece ha incontrato solo persone addormentate. Egli stesso era addormentato – non aveva alcuna idea di risveglio spirituale; altrimenti avrebbe certamente compreso che c’è uno spazio in cui una persona è consapevole, semplicemente consapevole, e non ci sono affatto sogni.
Se i sogni scompaiono durante la notte, accadrà per te un’altra cosa: scompariranno i pensieri di giorno. Questo non vuol dire che diventerai incapace di pensare; vuol dire solo che non andrai avanti a pensare in modo meccanico, senza alcuna necessità. Quando lo vorrai potrai pensare, altrimenti rimarrai in silenzio. Una persona che rimane in silenzio per ore sta accumulando energia quindi quando vorrà pensare, i suoi pensieri avranno una straordinaria forza, potere, energia. I pensieri delle persone comuni sono impotenti, sono solo dei vagabondi… nuvole che fluttuano nella loro mente.
Una persona di meditazione scoprirà che i sogni scompaiono, e allora il sonno ha una bellezza incomparabile. Allora il sonno diventa spirituale; religione è trasformare il sonno in spiritualità. Allora tutta la tua giornata diventa una giornata di silenzio. Parli, ma qualcosa nel profondo di te rimane un osservatore silenzioso. Così non dirai cose che possono creare senza alcuna necessità problemi per te e per gli altri. Dirai solo ciò che è assolutamente necessario. Dirai solo la verità; in caso contrario potrai anche dire: “Non lo so”. Non crederai a nulla. O saprai oppure non saprai.
Credere è un’illusione: non sai, ma fingi di sapere. Cosa fanno tutte queste persone nei templi, nelle chiese, nelle sinagoghe? Chi stanno pregando? Non conoscono Dio. Il prete non conosce Dio. Non sanno se qualche preghiera sia mai stata ascoltata da qualcuno. Non sanno se qualche preghiera abbia mai avuto risposta. Eppure continuano a pregare Dio…
La religione è un fenomeno molto semplice. La teologia non ha nulla a che fare con la religione; rende tutto complicato, e senza alcun motivo. La religione è la semplice consapevolezza di tutto ciò che fai, dovunque ti trovi. Quando questa consapevolezza inizia a circondarti come un’aura luminosa, per la prima volta diventi consapevole dell’universo – della sua bellezza, della sua musica, della sua canzone eterna. Per me, è questa l’esperienza religiosa. In essa non incontri qualche dio. Non c’è nessuno, tranne questa esistenza, pura. Ma tutto è vivo – questi fiori, questi uccelli in volo, queste stelle – tutto è vivo, ma tu sei addormentato e quindi non riesci a sperimentare tutta la vitalità che ti circonda.
Noi non siamo isole. Nessun uomo è un’isola. Siamo parte di questo continente infinito e colmo di vita. Questi fiori sono parte di noi proprio come noi siamo parte di loro. Quelle stelle così distanti sono contenute in noi proprio come noi siamo contenuti nell’universo. Questa esperienza di unità, di sintonia col tutto, è liberazione.
Il mio insegnamento è molto semplice: la chiave è la meditazione, il risultato è diventare totalmente consapevoli. Sperimentare l’unità con il tutto è la ricompensa.
Questa è la mia trinità: meditazione, consapevolezza, unità.

Osho: Last Testament, Vol 2, #7

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