Monday, 10/12/2018 UTC+2
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Alcuni Cenni sul Dado

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Articolo di Giovanni Francesco Carpeoro

Dalla Genesi: “In principio la Terra era senza forma e vuota”. Possiamo noi comprendere o immaginare il vuoto? Come si può vedere dalla figura (01), il segno più semplice che potrebbe richiamare il vuoto non garantisce un effetto rappresentativo, l’effetto non è completo. In realtà tutto ciò che l’essere umano concepisce, idealizza o percepisce fa parte di una manifestazione, quella vissuta del mondo conosciuto, dove tutto fa parte di un ordine, quindi, poiché il nulla non ha parte in questo ordine, per noi è difficile evocarlo o rappresentarlo. Ma dal “principio” discende, tanto per rimanere nel linguaggio biblico, il disordine, il kaos e poi l’ordine. Quindi, dal concetto di nulla, occorre procedere ad esaminare in termini simbolici il concetto di kaos.

Orbene, se si è affermato che la nozione di nulla non è esprimibile nella nostra manifestazione, anche il kaos appare non ricompreso nella percepibilità umana. Il disordine, si può esprimere o tentare di esprimere, come dall’immagine (02) disseminando a caso dei puntini sullo spazio che prima era vuoto. Come si può notare il tentativo esperito esprime la materiale impossibilità che l’immagine delineata non richiami una struttura, in tal guisa eliminando la nozione di casualità e annullando il concetto stesso di disordine in quanto altro non è se non una forma riduttiva, parziale, o più profonda e sfuggente di ordine. Dopo il disordine, quindi nasce l’ordine (figure 3 e 4). Poiché l’ordine è una manifestazione tipica del nostro mondo è molto più semplice dare o estrarre sempre un ordine, talvolta totale, rispetto alla collocazione dei puntini. La memoria è il legame che dal segno conduce al simbolo, è il combaciare dei due frammenti, senza il quale il segno rimane sterile e non evoca alcun significato. Per verificare come funziona lo stabilirsi di questo legame basta partire dalle configurazioni dei puntini su un dado ed effettuare qualche piccola variazione. Si può partire dal presupposto che sul dado (oggetto e simbolo antichissimo: già presso i greci e i romani era molto diffuso e si chiamava astragalo, dal nome dell’osso del ginocchio del capro con cui veniva fabbricato) sono diffuse sei configurazioni (figura 5), talmente radicate nel nostro archivio mentale, che, in funzione di tali immagini, noi possiamo evocare i valori numerici senza contare i puntini. Il riconoscimento è immediato perché il segno diviene simbolo, aderendo al suo altro frammento, cioè allo schema mentale consolidato. Se invece si prova a spostare i puntini non solo non si ottiene il riconoscimento di cui sopra, ma vengono evocate altre immagini o sensazioni. Nell’esempio della figura 6, questo spostamento, non solo non evoca l’unità per la mancanza di centralità del puntino, ma provoca quasi una sensazione di disagio, caratteristica del decentramento, secondo un percorso che determina, in sociologia, l’applicazione del concetto di emarginazione. Nel caso della figura 7, la sensazione evocata è quella di due occhi in un viso.

Invece, l’ulteriore spostamento della figura 8, l’evocazione simbolica è quella di un archetipo come il triangolo. Si potrà notare come non viene mai spontaneo immaginare o simboleggiare tale archetipo con la punta rovesciata, per la mancanza in natura di una forma consimile, peraltro incompatibile con una serie di leggi fisiche. Nella figura 9 è ancora possibile la identificazione del quadrato e quindi del numero 4. Nella figura 10 si esprime un movimento che tende verso l’alto, come quello di una freccia, Nella figura 11 si rileva l’evocazione della lettera L, ma in questo caso occorre sottolineare come il simbolo trae in errore sulla entità numerica in quanto i puntini, a vista senza contarli con attenzione, sembrano 6 e non 5. Anche nella figura 12 non si riconosce il numero 6 bensì un triangolo. La scelta del dado, come si noterà ha semplificato la partenza nel percorso che ci siamo prefissi. Le facce del dado sono come una sorta di nastro perforato, un codice per informare, o meglio per richiamare l’altro frammento del segno divenuto simbolo, e cioè lo schema mentale. La memoria è il collegamento, insostituibile e indispensabile alla efficacia di qualunque simbolo. Come nasce il segno, prima di divenire simbolo? Si può provare a partire da un esempio grafico. La superficie della carta bianca è il vuoto (figura 13), il nulla inattivo. Se però si traccia un punto, viene attivata la superficie vuota, il bianco-nulla diventa luce-figura, che è riconoscibile solo in contrasto con l’oscurità-ombra.

Fonte: http://www.carpeoro.com/cennisuldado.php

https://www.facebook.com/Giovanni-Francesco-Carpeoro-1602207733370586/?ref=br_rs

 

 

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